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Quando Bettino si beveva la città

gennaio 3, 2010

Superattici, cene e belle donne: gli anni ruggenti dei socialisti a Milano. La svolta del Psi: dalla sobrietà antica di Nenni all’ostentazione del potere

MICHELA BRAMBILLA
MILANO
Basilio Rizzo, della Lista Fo, è ormai rimasto uno dei pochi politici a dire, senza timore di apparire spietato, che Milano a Craxi non deve dedicare alcunché. E non tanto per la corruzione che – Craxi regnante – prosperò, e che Rizzo – consigliere comunale dal 1983 – già da allora denunciò. Quanto perché «dopo di lui la parola socialismo non è più identificata con le lotte dei lavoratori ma con una stagione di pacchiana grandeur». Con lui il socialismo si identifica con quella “Milano da bere” che era sinonimo di soldi da spendere – spiega Rizzo – Craxi ha tradito non solo la storia del Psi ma anche i comportamenti dei suoi militanti, il loro stile di vita. Con lui i socialisti hanno subìto una mutazione antropologica: dalla sobrietà di un Nenni all’ostentazione del lusso e del potere».

«Milano da bere» era un fortunato spot pubblicitario della Ramazzotti, datato 1987. Voleva indicare una città gioiosa, ottimista, desiderosa di uscire dalle nebbie, le luci gialle, i cortei e le violenze dei cupi anni Settanta. Finalmente tornava la vita, la voglia di divertirsi, di produrre, di consumare e di crescere. Fecero anche dei film, su quel tempo da Bengodi, come Sotto il vestito niente e Via Montenapoleone di Carlo Vanzina. Soldi, champagne, moda, modelle, sesso. Ma fu vera gloria? L’ideatore di quello spot, Marco Mignani, mai avrebbe immaginato che cinque anni dopo la «Milano da bere» sarebbe stata chiamata «Tangentopoli», un neologismo inventato all’epoca dell’inchiesta Mani Pulite. «A bere Milano – ha scritto Massimo Fini – erano solo i socialisti». (more…)