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Moby Prince, ancora nebbia sui 140 morti

giugno 15, 2010

Restano senza risposta, dopo 19 anni, tutti gli interrogativi sulle stranezze di quella notte del 10 aprile 1991 in cui il traghetto si scontrò con la petroliera Agip Abruzzo nel porto di Livorno. Anticipiamo un brano del libro “1994” di Luciano Scalettari e Luigi Grimaldi, prossimamente in uscita per Chiarelettere 

Nell’articolo: Nessuna responsabilità. Ma il punto chiave è la nebbia. Se questo strano fenomeno della “nebbia d’avvezione” c’era, allora le 150 pagine dei tre magistrati hanno un senso. Se non c’era, o se non è solidamente dimostrato che c’era, allora forse è tutto da rifare, di nuovo. Perché senza la nebbia i molti inquietanti misteri che circondano il caso Moby Prince rimangono irrisolti e senza risposte

di Luciano Scalettari Luigi Grimaldi* da “Il Fatto

L’URTO È VIOLENTISSIMO. LA PRUA del traghetto penetra nella fiancata dell’Agip Abruzzo, fora la cisterna contenente iranian light. L’onda di combustibile investe il Moby Prince. È un attimo e il traghetto si trasforma in un inferno di fuoco. Sono le 22:27 del 10 aprile 1991. Il destino del Moby Prince e dei suoi 141 passeggeri è segnato. Se ne salverà uno solo, il mozzo Alessio Bertrand. Solo ventiquattro minuti prima il traghetto ha staccato gli ormeggi. A Livorno è una tiepida notte di primavera, mare calmo, serata limpida. L’equipaggio effettua le operazioni di rito per un viaggio verso Olbia, come ogni giorno. L’equipaggio è al lavoro e i passeggeri si sistemano a bordo, chi nelle cabine, chi a bere qualcosa al bar della nave. Uomini e donne comuni, intere famiglie. L’uscita dal porto avviene nella più totale normalità. Poi accade qualcosa che nessuna verità giudiziaria è mai riuscita a spiegare. Perché il Moby Prince si schianta contro una petroliera dellaSnam, alta come un palazzo di 10 piani, illuminata come uno stadio e lunga 280 metri?

Quella dei passeggeri del Moby è stata una terribile agonia. Allo scontro e alla prima vampata ne sono sopravvissuti 120. Con la radio portatile di bordo i naufraghi si rifugiano nel salone Deluxe del traghetto, dotato di protezioni antincendio: là dentro sanno di poter resistere, in attesa dei soccorsi. L’apparato portatile del Moby Prince chiede aiuto, lancia il suo Sos. Due, tre volte. Ma nessuno lo sente. Nessuno ha udito neppure quello lanciato al momento della collisione. La radio, invece, riceve le comunicazioni che si intrecciano sul canale d’emergenza e tutti si rendono conto di quanto sia grave la situazione: nessuno li sta cercando. Asserragliati nel salone Deluxe passeggeri ed equipaggio ascoltano impotenti la petroliera che comunica la collisione con “una bettolina (piccola nave cisterna per trasporti costieri, ndr) che ci è venuta addosso”. La ascoltano attirare su di sé i soccorsi senza comunicare che nel disastro è coinvolta una nave passeggeri, che c’è gente da salvare. (more…)