Posts Tagged ‘modernità’

Papato e modernità al trapasso del potere temporale

febbraio 7, 2010

Dalle carte Soderini-Clementi dell’Archivio Segreto Vaticano riemerge un’opera inedita su Pio IX e il Risorgimento italiano

Nel volume Dall’Archivio Segreto Vaticano. Miscellanea di testi, saggi e inventari, iv (Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 2009, pp. 279-434, Collectanea Archivi Vaticani 70) è contenuto il saggio  La mancata pubblicazione dell’opera “Pio IX e il Risorgimento italiano” di Giuseppe Clementi ed Edoardo Soderini. L’autore, vescovo prefetto dell’Archivio Vaticano, ne ha sintetizzato i contenuti per il nostro giornale.

di Sergio Pagano

Nel 1956 venivano depositate presso l’Archivio Segreto Vaticano le 98 buste – più 14 scatole contenenti un prezioso schedario onomastico – dell’attuale fondo Carte Soderini-Clementi, relative, per lo più, al materiale preparatorio all’opera Pio IX e il Risorgimento italiano, curata dal conte Edoardo Soderini e da don Giuseppe Clementi, rimasta a tutt’oggi inedita. Soltanto pochi fascicoli delle Carte riguardano bozze e minute di un lavoro del conte Soderini su Leone XIII, opera che, rimasta anch’essa incompleta, aveva parzialmente visto la luce nel 1932-1933 per i tipi della casa editrice milanese Mondadori, con il titolo Il Pontificato di Leone XIII. Altra documentazione riguarda il contenzioso che avrebbe contrapposto in maniera irreparabile Soderini a Clementi. Queste carte – per lo più memorie e allegazioni giuridiche prodotte dalle parti nel processo civile istruito per l’attribuzione della paternità delle opere – costituiscono una fonte primaria per ricostruire la tribolata collaborazione tra i due autori.
Edoardo Soderini (1853-1934), romano, rampollo di una famiglia esponente della nobiltà “nera”, dopo aver iniziato la carriera sotto Pio IX (nel 1890 fu prefetto delle date della Dataria Apostolica), fu fra gli aristocratici più vicini a Leone XIII, anche per l’amicizia che legava i Soderini ai Pecci di Carpineto Romano, congiunti del pontefice. Cattolico impegnato, nel 1885 fu chiamato dal cardinale Domenico Jacobini a far parte dell’Unione per gli Studi Sociali. Dopo la Rerum novarum – alla stesura della quale si vuole abbia avuto una qualche parte – ebbe un ruolo di primo piano nell’Opera dei Congressi accanto a Giuseppe Toniolo, sostenendo in più occasioni la “controrivoluzione intellettuale” dei cattolici nei riguardi dei liberali anticlericali. (more…)

Ortodossia e modernità

gennaio 23, 2010

di Roberto Morozzo della Rocca

Il protestantesimo insegue ammaliato la modernità, il cattolicesimo dialoga con la modernità. E l’ortodossia? L’ortodossia invece del dialogo con il mondo moderno, ne afferma la trasfigurazione. Invece di cambiare il mondo moderno, ne cerca la metamorfosi spirituale.
Secondo Giovanni Filoramo, le Chiese ortodosse innanzi alla modernità “hanno teso, insistendo sulla atemporalità della dimensione liturgica che le caratterizza, a vivere ai margini se non al di là della storia e delle sue contingenze”. Il giudizio percepisce acutamente un’attitudine ortodossa. E l’interpreta alla stregua di un rigetto o quantomeno di un disinteresse verso la modernità. Non è propriamente così.
Le Chiese ortodosse non sono, in linea di principio, contro, né a favore della modernità. Piuttosto la rifiutano; oppure l’accettano secondo i suoi differenti aspetti e manifestazioni. In ogni caso l’interpretano alla luce del mistero cristiano, cercando in essa i segni del bene e del male, della croce e della resurrezione di Cristo. Come sosteneva Panayotis Nellas, la modernità va per l’appunto trasfigurata, non subita né combattuta.
In epoca sovietica, i giornalisti occidentali chiedevano agli ecclesiastici ortodossi come si rapportassero all’ateismo sovietico, ossia quale rapporto avessero con la storia e con la modernità dell’Unione Sovietica, e la risposta spesso era:  “Noi celebriamo la liturgia”. Una prima interpretazione di questa risposta concerne le difficoltà della storia. A lungo le Chiese ortodosse hanno vissuto situazioni storiche non facili. Si pensi alle dominazioni tatare, ottomane, oppure al Novecento sovietico. La loro età d’oro è stata l’impero bizantino, e non a caso, per secoli l’una e l’altra nazione ortodossa hanno successivamente vissuto nel mito di “Bisanzio dopo Bisanzio”.

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