Posts Tagged ‘mondadori’

C’è voluto «c…» per pubblicare l’«Urlo»

marzo 30, 2011

Fernanda Pivano

Tommy Cappellini per “Il Giornale

«Cara Nanda, l’editore ha accettato la mia proposta (l’unica, permanendo il moralismo della Magistratura Italiana, che ci permetta di realizzare l’edizione italiana delle poesie di Ginsberg)». Così scrive il 16 dicembre 1964 Elio Vittorini, editor Mondadori, alla traduttrice Fernanda Pivano, proponendole: il testo inglese lo forniamo integralmente al lettore, però bisognerà dare «la tua traduzione con omissioni nei punti incriminabili, contrassegnati da spazi bianchi o da righe di puntini (meglio le righe di puntini)».
Come mai tutta questa cautela? Howl – Urlo di Ginsberg, celebre poemetto-Bibbia della beat generation, circolava già da dieci anni e un po’ di carica trasgressiva l’aveva persa per strada, così come le altre poesie con cui la Mondadori voleva raccoglierlo in volume. Tuttavia «il moralismo della Magistratura» e di chissà quali ulteriori tribunali della coscienza in quell’Italia ancora molto bigotta avevano messo in allarme prima Vittorio Sereni (che stava tentando di portare Ginsberg in Mondadori su segnalazione del 1960 della stessa Pivano, nonostante fosse opzionato Feltrinelli), poi Vittorini stesso, che doveva assicurarsi che la silloge, oltre ad arrivare sui banchi delle librerie non venisse ritirata, dietro sentenza del tribunale. (more…)

La Fininvest sta peggio del capo

settembre 5, 2010

Viaggio nei bilanci di Fininvest e delle controllate: Mediaset, Mondadori, Mediolanum e Milan. Dai debiti degli anni ’90 alla ristrutturazione finanziaria, con ricca distribuzione degli utili alla famiglia padrona. Adesso i numeri volgono al peggio: siamo agli anni del declino. In quest’articolo si spiega perché

di Pitagora da “Sbilanciamoci.info

E’ opinione diffusa che la situazione economica e finanziaria del gruppo Fininvest fosse critica nei primi anni ’90 mentre sia florida quella attuale. L’esame delle informazioni di bilancio, delle operazioni realizzate sui mercati finanziari, dei punti di forza nei confronti dei concorrenti e dei rischi che gravano sulle società del gruppo mostra una realtà differente.

All’inizio degli anni ’90 il gruppo Fininvest era fortemente indebitato: nel bilancio consolidato del 1993, i debiti finanziari assommavano a circa 4.500 miliardi di lire e quelli commerciali superavano i 2.200 miliardi, ma le società operative si trovavano in una situazione favorevole nei mercati di riferimento. I rischi che gravavano sul gruppo riguardavano comportamenti degli amministratori censurabili sul piano penale, ma con improbabili ricadute sulle società operative. L’assetto proprietario, benché opaco e improprio, consentiva un’elevata flessibilità della gestione.

Le tre principali società del gruppo (Mediaset, Mondadori, Mediolanum) esprimevano elevate potenzialità di reddito perché operavano in mercati in espansione in una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti; in particolare:

  • Mediaset si trovava in una situazione di duopolio con la Rai, ma aveva una struttura organizzativa più agile, una gestione più flessibile ed era sottoposta a minori vincoli amministrativi;
  • La quota di Mondadori nel mercato dei libri e dei periodici era maggioritaria e la carta stampata non subiva la concorrenza di altri media;
  • Il modello commerciale di Mediolanum, incentrato sulla rete di promotori finanziari invece che di sportelli fissi rappresentava uno schema più aggressivo e flessibile ma meno costoso rispetto a quello dei concorrenti; inoltre il mercato della previdenza privata e del risparmio gestito si trovava in una fase di espansione.

    I punti di forza delle società operative consentirono la ristrutturazione finanziaria del gruppo attraverso l’apertura dell’assetto proprietario al mercato. (more…)

Passera (senz’accento)?

agosto 24, 2010

Nell’articolo: Anche perché, in platea, avrebbe potuto imbattersi in uno degli azionisti Alitalia che han perso tutto grazie alla mirabile operazione condotta da Passera nel 2008 per conto del governo Berlusconi, scaricando sui contribuenti la parte marcia della compagnia (un buco da 3-4 miliardi) e regalando quella sana a 15 furbetti dell’aeroplanino. Nell’operazione Passera era contemporaneamente advisor del governo per trovare i compratori giusti e azionista della Cai, la compagnia acquirente della good company. Arbitro e giocatore

Marco Travaglio per “Il Fatto

L’altro giorno, tomo tomo cacchio cacchio, Corrado Passera è sceso dall’astronave che lo riportava sul suolo patrio dopo 20 anni di soggiorno su Saturno, atterrando dritto dritto sul Meeting ciellino di Rimini per tenere una dura requisitoria contro “tutta la classe dirigente italiana” che “non risolve i problemi della gente” e “suscita indignazione”. Applausi scroscianti dalla platea di Comunione e Fatturazione, anch’essa indignatissima contro questa classe dirigente che non risolve i problemi della gente, ma trova sempre il modo di risolvere quelli del Meeting di Cl, anzi Cf, finanziato negli anni dai migliori esponenti della classe dirigente: Berlusconi, Ciarrapico, Andreotti, Tanzi e altri gigli di campo; e ora da Banca Intesa, Eni e Formigoni (coi soldi della Regione Lombardia e delle Ferrovie Nord). (more…)

Quelli che a Segrate non rinuncerebbero mai ma non vogliono dirlo

agosto 23, 2010

Nell’articolo: L’acrobatica Benedetta Tobagi su Repubblica tempo fa esprimeva «profondo disagio» da «autrice Einaudi» per le «tensioni striscianti» da mesi, sul «modo di dimostrare» il suo «impegno». Conclusione: «Però stare dentro Einaudi per me ha voluto dire essere supportata per scrivere al meglio il libro di una vita, e poi vederlo sostenuto e difeso. Ho in mente l’intelligenza, la professionalità, la sensibilità di tanti in casa editrice. L’esperienza di molti autori, non solo Saviano, che hanno potuto esprimersi liberamente, crescere». E quindi ha deciso di rimanere (ma con «profondo disagio», s’intende)

Alessandro Gnocchi per “Il Giornale

Continua il tormentone sulla Mondadori. Neanche il riposo estivo ha portato ristoro alle tormentate coscienze degli intellettuali italiani assillate da questioni etico-morali. Frotte di autori si chiedono con una mano sul cuore (l’altra è sul portafogli): si può pubblicare per la casa editrice di proprietà della famiglia Berlusconi? O è cosa indegna di un democratico? Ultimo in ordine di tempo il teologo Vito Mancuso il quale, capace di farsi una domanda ma incapace di darsi una risposta, chiede consiglio alle altre firme di Repubblica in affari con Segrate e marchi collegati, cioè quasi metà redazione: Corrado Augias, Pietro Citati, Federico Rampini, Roberto Saviano, Nadia Fusini, Piergiorgio Odifreddi, Michela Marzano, Eugenio Scalfari, Gustavo Zagrebelsky, Adriano Prosperi. Tutti quanti spediti a farsi l’esame di coscienza da Mancuso. E loro che fanno? Nicchiano. Prendono tempo. Fanno qualche distinguo. Alla fine, giustamente, rimarranno dove sono. Nel primo gruppo editoriale italiano, in cui si trovano benissimo. Solo che devono fare formale atto di antiberlusconismo. (more…)

Le mani sulla Rizzoli

luglio 4, 2010

Berlusconi tratta per comprare i periodici in crisi della Rcs. Vuole regalarli alla figlia Barbara. Per ottenere il controllo di testate popolari come Oggi. E (soprattutto) pesare di più sul Corriere della Sera

Nell’articolo: Un ruolo defilato ma molti considerano Pini uno degli artefici della legge sul sistema radiotelevisivo. L’ex consigliere Rai rappresenta un gruppo di interessi berlusconisti che vogliono contare di più in Rcs, inclusa la nomina del vertice di via Solferino, dove l’attuale direttore Ferruccio de Bortoli si è espresso in modo critico sulla dialettica azionisti-giornale. “Noi abbiamo un difficile rapporto”, ha detto un mese fa de Bortoli, “con la proprietà”

Gianfrancesco Turano per “L’Espresso

Mondadori 2 la vendetta? Marchiare con il Biscione della Fininvest la Rcs Periodici, incluso “Oggi”, il giornale che pubblicò le foto di Antonello Zappadu con Silvio e le sue girls in grembo nel parco di Villa Certosa. Lo stesso giornale che mercoledì 30 giugno ha concluso una minisaga in due puntate su quanto è bello, quanto è atletico, quanto è padre, sposo, nonno esemplare il presidente-operaio-imprenditore “Barbieusconi”, che qualunque abito o accessorio indossi produce successo, voti e ricavi, come la bambola della Mattel.

Prendersi un altro pezzo di editoria italiana, magari aggiungere una fetta della Rcs libri, per girare il tutto a Barbara, visto che Marina ha già di che lavorare a Segrate, sull’altro lato della tangenziale di Milano a pochi chilometri dallo stabilimento Rizzoli. Occupare un altro pezzo strategico dell’informazione, quella dei rotocalchi popolari e isolare ancora di più quei giornali contro i quali il premier invoca oggi lo sciopero dei lettori come si era augurato l’embargo degli inserzionisti un anno fa, al convegno dei giovani di Confindustria. (more…)

Le ultime due leggi ad personam

giugno 1, 2010

La prima riguarda i 20 milioni elargiti alla banda larga. Una mancetta per non mettere a rischio il monopolio Mediaset. La seconda è la cosidetta salva-Mondadori

Marco Travaglio per “Il Fatto

La marea marron che sommerge l’Italia da 16 anni non accenna a fermarsi: falliti anche gli ultimi tentativi di bloccare la falla a Palazzo Chigi da cui fuoriesce il liquame maleodorante pompato dalla compagnia Pdl, negli ultimi giorni si sono registrate altre due puzzolentissime leggi ad personam, la trentanovesima e la quarantesima dell’Era Berlusconiana. Che però, confuse nell’immensa chiazza scura, sono passate praticamente inosservate agli occhi di tutti, eccezion fatta per alcuni specialisti che le hanno notate, peraltro inascoltati. La prima (anzi, la trentanovesima), segnalata ieri da Giovanni Valentini su Repubblica, è la mancetta di 20 milioni elargita dal governo delle tre I (Impresa, Istruzione e Internet) ai giovani internettiani per lo sviluppo (si fa per dire) della banda larga o larghissima. Il governo Prodi ne aveva stanziati 900 di milioni ed era stato irriso dal centrodestra perché erano troppo pochi: per lo sviluppo della banda larga o larghissima occorrono almeno 3 miliardi. (more…)

PARENTE (MASSIMILIANO) SERPENTE

aprile 19, 2010

ECCO L’ASSURDO: SE BERLUSCONI NON DECIDE I LIBRI DELLA MONDADORI, UN AUTORE MONDADORI DECIDE COSA DEBBA DIRE BERLUSCONI – SAVIANO STA CERCANDO IL PRETESTO E IL PRE-TESTO PER ABBANDONARE LA MONDADORI DA MARTIRE – NON È PIÙ UN UOMO, È UN MARCHIO, UN FETICCIO, UN LOGO, UNA FANZINE, UNA MAGLIETTA, E COME TALE RENDE LA CAMORRA UNA FICTION…

Massimiliano Parente per Dagospia

«Il problema non è il tuo romanzo, ma quello che hai scritto su Saviano. Mi interessi molto come scrittore, ma lasciamo passare del tempo, l’editoria ha memoria breve, si dimenticheranno di quello che hai scritto».

Non rivelerò mai neppure sotto tortura chi, all’interno della Mondadori, ai piani alti, mi pose il suddetto argomentato veto dopo avermi accolto con grandi onori. Non lo dirò perché fu molto sincero quando poteva inventarsi qualsiasi scusa e comunque fatto sta che, per tale ragione, non si stipulò nessun contratto tra me la Mondadori e chissenefrega, io continuo a esistere come scrittore nonostante la Mondadori e non penso non ci sia libertà di stampa, né che ci sia solo la Mondadori, come invece credono gli autori di sinistra che pubblicano solo per Mondadori.

Per Concita De Gregorio, direttrice dell’Unità e querelata da Berlusconi, non ci sono mai stati veti, per me, colpevole di scrivere sul Giornale quello che penso, sì, pazienza. D’altra parte ero abituato: alla Bompiani era colpa di quello che avevo scritto di Scurati, alla Feltrinelli sarebbe stato quello che avevo scritto su Baricco, perfino alla minimum fax pretendevano facessi abiura di quanto scritto su alcuni autori minimum fax. (more…)

Mondadori: utili e stato di crisi

marzo 28, 2010

Il bilancio è in attivo ma l’azienda manda in pensione decine di giornalisti

di Alfredo Faieta

Milano – L’editoria è in crisi, o sono gli editori che reagiscono in modo scomposto a una fase transitoria dell’economia? E’ questo l’argomento di cui più si discute in questi giorni nei corridoi delle redazioni di testate che fanno capo al gruppo Mondadori. Negli ultimi mesi all’interno delle redazioni di grandi e piccole case editrici crescono tensioni per la decisione di molte società, e in prima linea ci sono i grandi gruppi del settore, di ricorrere allo stato di crisi per poter alleggerire le redazioni spesso tramite prepensionamenti che spesso sono percepiti come licenziamenti in tronco o traumatici svecchiamenti del personale.

Hanno fatto ricorso allo stato di crisi gruppi come Itedi-La Stampa, la prima a chiedere il decreto, il gruppo L’Espresso, Rcs Mediagroup, Il Sole 24 Ore, dov’è in atto una rivolta dei giornalisti contro la decisione di prepensionare una trentina di redattori grazie allo stato di crisi chiesto per due anni, in presenza di rumors circa la volontà del direttore del quotidiano Gianni Riotta di procedere contestualmente a nuove e mirate assunzioni. Rcs e Sole hanno però chiuso il 2009 in profondo rosso con i conti, con perdite nette rispettivamente per 130 e 52 milioni di euro circa, giustificando la necessità di procedere a una ridefinizione degli organici. (more…)

MARINA DA SBARCO

ottobre 22, 2009

imagesPAPI SILVIO È A FAVORE DEL POSTO FISSO, MA LA SUA FIGLIOLETTA TAGLIA ALLA GRANDE IN MONDADORI – “PANORAMA” DIMEZZATO: 82 GIORNALISTI E 181 DI PERSONALE – REDAZIONI MULTIUSO A GÒ GÒ – MA “CHI” RIMANE CON LA REDAZIONE INTONSA? INDOVINA “CHI”…

Natalia Lombardi per “L’Unità”

L’altra faccia della fiorente immagine esposta da Marina Berlusconi sullo stato di salute della Mondadori è un pesante piano di ristrutturazione che l’azienda metterà in atto. Con la richiesta dello stato di crisi. Calcolati 82 giornalisti in esubero fra tutte le testate del gruppo (dei quali oltre la trentina a Panorama), 181 fra il personale poligrafico, e un 35 per cento dei dirigenti.

 

In due anni, dal primo novembre 2009, Mondadori ricorrerà a pensionamenti e prepensionamenti, con incentivi per chi si dimette subito, e cassa integrazione fino all’uscita per chi non va fuori volontariamente. Saranno inoltre accorpate le redazioni di molte testate. Tutto ciò avviene nonostante il quadro roseo dipinto da Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori, nell’intervista al Corriere della Sera: aziende in cui lavorano «ventimila persone», aziende «quotate, che creano ricchezza». (more…)

TRANQUILLI, L’IMPERO DEL BISCIONE NON VACILLERÀ (ANCHE PERCHÉ PAPI SILVIO FARÀ L’IMPOSSIBILE PER NON PAGARE)

ottobre 7, 2009

imagesSimone Filippetti e Marigia Mangano per “il Sole 24 Ore”

L’esito finale dello scontro, ormai ventennale, tra Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti sul “lodo Mondadori” è ancora tutto da scrivere. Resta agli atti, per ora, un fatto: Fininvest potrebbe essere costretta a pagare 750 milioni. Non sono briciole, nemmeno per un gruppo come quello della famiglia del premier che vale circa 6 miliardi e ne fattura altrettanti potrebbe disporre di una dote di 2,5 miliardi per fare fronte all’emergenza.

 

Il team di legali arruolato dal presidente del Consiglio è al lavoro per ottenere una sospensiva, soluzione che rimanderebbe ai tempi lunghissimi della giustizia la questione del risarcimento. Si vedrà. Ma nell’attesa (e nel dubbio) il mercato ragiona su come la Fininvest potrà far fronte al maxi esborso. E le combinazioni, su cui si stanno esercitando gli addetti ai lavori, si possono riassumere in tre punti: cessioni, liquidità e politica di dividendi. (more…)

Mondadori, la presa del potere con seduzioni e mazzette

ottobre 1, 2009

berlusca-previtiLa Guerra di Segrate è per Silvio Berlusconi una sorta di prova generale della sua “discesa in campo”. Nella presa del potere di Mondadori, la principale casa editrice italiana, registra tutte le sue abilità: la seduzione, la dissimulazione, l’uso spregiudicato delle mai chiarite eppure quasi illimitate disponibilità economiche, la capacità di condizionare i giudici. Ed è la vittoria sull’altro principale azionista della Mondadori, Carlo De Benedetti, imprenditore e finanziere d’esperienza internazionale, a convincere il Cavaliere di essere ormai pronto per la conquista del cuore del potere: il governo del Paese.
La prima parte della vicenda è per Berlusconi un ricasco dell’acquisto di Rete 4 (1984) proprio da Mondadori, che gli consente di schierare nell’etere tre reti nazionali come la Rai. Con metodo, l’ormai ex costruttore edile acquista pacchetti di azioni sempre più consistenti della casa editrice quotata in borsa. Gli eredi del fondatore non vanno d’accordo e, nel 1988, Berlusconi riesce ad avere il controllo anche delle quote del più debole nipote di Arnoldo Mondadori, Leonardo. L’azienda di Segrate si ritrova così con tre azionisti: la Cir di Carlo De Benedetti (che a sua volta acquista quote azionarie), la Fininvest e la famiglia Formenton, erede di Mario, per molti anni guida indiscussa dell’azienda e genero di Arnoldo. De Benedetti stipula un patto apparentemente d’acciaio con la famiglia Formenton, convincendola a cedergli la sua quota entro il 30 gennaio 1991. Per blindare il suo predominio l’ingegnere ottiene, il 9 aprile del 1989, che Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo vendano alla sua Mondadori i loro pacchetto azionari dell’Espresso. Nasce la Grande Mondadori, che ha come presidente Caracciolo e in dote Repubblica, l’Espresso e i giornali locali della catena Finegil. (more…)