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L’avversione di Barney per i lettori

marzo 23, 2011

Nel volumetto Mordecai torna il Diario di un ambulante, in cui Richler descriveva il grottesco rito delle presentazioni in libreria. E il figlio Noah fa rivivere il padre sul set del film con Dustin Hoffman

Daniele Abbiati per “Il Giornale

«Erano i giorni felici in cui noi scrittori potevamo permetterci di guardare i piazzisti, quei disgraziati che giravano da una città all’altra con la loro valigetta di campioni, dall’alto in basso: adesso – anzi, da un pezzo – li consideriamo per quel che sono, colleghi». Quel «noi scrittori» suona un po’ stonato, uscendo dalla penna di Mordecai Richler, uno scrittore, appunto, che non ama la prima persona plurale, preferendo di gran lunga la prima e la seconda singolari, più acconce all’autobiografismo. Però la battuta (che poi battuta non è, bensì semplice constatazione) tratta da Diario di un ambulante rende bene l’idea. L’idea, cioè, della… «travetizzazione» dell’autore. Di tutti gli autori, grandi e piccoli, celebri e sconosciuti. Preso nel tritacarne del «firmacopie» e delle presentazioni, anche Mordecai-Barney porta dunque il suo obolo di noia, disinteresse, estraneità e, ovviamente, ironia prettamente ebraica a quella che potremmo chiamare, parafrasando un’espressione oggi largamente usata, «fabbrica del miele». (more…)