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Ex Birmania, gli interessi delle multinazionali di Cina e India dietro le repressioni

luglio 9, 2011

I due potenti vicini si contendono le risorse e gli appalti in Myanmar. Tra le conseguenze della costruzione di grandi infrastrutture volute dal governo c’è la devastazione dei territori delle etnie autoctone. Che spesso insorgono, ma vengono represse militarmente dai generali di Yangon

Sonny Evangelista per “Il Fatto

Ci sono gli interessi delle grandi multinazionali indiane, cinesi, thailandesi ad alimentare il conflitto civile contro le minoranze etniche che dilania il Myanmar. Con i progetti di grandi opere infrastrutturali che il governo dell’ex Birmania ha avviato per incentivare lo sviluppo del paese ma anche per mortificare, in nome del progresso, le comunità indigene. Esemplare l’ultimo caso della diga e della centrale idroelettrica cinese sull’Irrawaddy, nel Nord del paese, che ha scatenato la reazione del popolo di etnia kachin: da qui la repressione militare su vasta scala, che include abusi e violenze sui civili, con metodi da “pulizia etnica”.

D’altro canto l’alto tasso di conflittualità interna, sostengono gli analisti, è una manna per i generali di Yangon, legittima il loro potere e il loro ruolo, che risulta così indispensabile per la tenuta della nazione e per la stabilità interna. Non per niente i generali non hanno mai cercato di tradurre in pratica l’accordo politico fondamentale raggiunto a metà degli anni ’90 con 17 eserciti riconducibili ad altrettante popolazioni indigene. Tale politica bellicista, inoltre, smentisce la origini stesse dell’Unione Birmana che nel 1947, in piena era post coloniale, nacque come stato federale, risultato della volontaria unione fra differenti gruppi etnici. (more…)

Myanmar, il regime e le connivenze

giugno 20, 2009

imagesPresentato a Cannes un documentario sul regime rifiutato sia dalla Bbc che dalla Rai

La pacifica rabbia del popolo birmano sta per esplodere e si prevedono imponenti manifestazioni di massa. Parola di Ashin Sopaka, monaco buddhista birmano in esilio in Germania.Non è bastata la colossale manifestazione di due anni fa di migliaia di monaci, non sono bastate le pressioni dell’Occidente nei confronti del regime dittatoriale di Rangoon, non sono bastate le passionali e dure parole di Aung San Suu Kyi. La giunta militare è sorda e indifferente. Adesso, dopo che il premio Nobel è nuovamente agli arresti, nella capitale l’atmosfera è bollente, soffia un’aria fervida che ha il sapore della ribellione. (more…)