Posts Tagged ‘nazismo’

Così il Reich pianificò lo sterminio degli ebrei, esiste ancora una copia del protocollo

gennaio 14, 2012

Il documento uscito dalla riunione segreta del 20 gennaio 1942 sulla “soluzione finale” fu trovato per caso dopo la sconfitta del nazismo, fotocopiato e riprodotto in vari testi didattici, ma si pensava che l’originale non esistesse più. Invece c’è. E Welt online ha pubblicato quelle agghiaccianti 15 pagine dattiloscritte

Andrea Tarquini per “la Repubblica

Esiste ancora una copia del protocollo della riunione segreta in cui, il 20 gennaio 1942, alti ufficiali delle SS e dignitari d’alto rango del Partito nazionalsocialista (Nsdap) e dell’amministrazione del Terzo Reich discussero e organizzarono con precisione e metodicità industriale il genocidio del popolo ebraico. Per decenni, è stato custodito come documento storico negli archivi dello Auswaertiges Amt, il ministero degli Esteri tedesco. Il documento fu trovato per caso, dopo la disfatta dell’Asse, da ufficiali delle forze armate americane, e consegnato ai giudici del processo di Norimberga, la grande istruttoria degli Alleati contro i criminali nazisti. Fu più volte fotocopiato e riprodotto in testi storici e scolastici, ma si pensava che l’originale non esistesse più. Invece eccolo qui: in quelle 15 pagine dattiloscritte ingiallite dal tempo, pubblicate da Welt online 1 (edizione digitale del quotidiano liberalconservatore vicino al governo Merkel) oggi tutti, soprattutto i giovani, possono ritrovare la prova schiacciante della Shoah. E’ l’ennesima smentita ai negazionisti, ai nostalgici e agli storici revisionisti che spudoratamente affermano che l’Olocausto sarebbe stato inventato a posteriori dai vincitori della seconda guerra mondiale (Usa, Regno Unito, Urss, la Polonia del governo in esilio a Londra, la Francia libera di De Gaulle e i molti Paesi e movimenti di resistenza loro alleati). Nossignore: tutto vero, confermato ancora una volta dalla lettura di quell’agghiacciante documento.

FOTO LE 15 PAGINE DEL PROTOCOLLO 2

Era il freddo 20 gennaio 1942 quando un gruppo di alti responsabili nazisti si riunirono in una bella, lussuosa villa nel quartiere elegante di Wannsee, nell’area sudovest di Berlino. “Geheime Reichsache!”, cioè “top secret del Reich”, dice il timbro in rosso in cima al documento. L’idea di redigere il protocollo della riunione e di stamparne trenta copie venne ad Adolf Eichmann, l’alto ufficiale delle SS che fu poi il progettista-ingegnere dell’esecuzione dell’Olocausto nei minimi dettagli anche tecnici, dal numero di treni-bestiame piombati alla cadenza delle esecuzioni di massa quotidiane col gas Zyklone-B in dosi ben calcolate prodotto dalla diligente, moderna azienda IG Farben, con colpi alla nuca, con criminali esperimenti “medici” in cui i deportati erano cavie destinate alla morte, fino alla “sinergia” con governi e polizie collaborazioniste esistenti ovunque tranne che in Polonia nell’Europa occupata dall’Asse.

Già alla riga tre del documento, come si vede nelle immagini, una piccola frase chiarisce di cosa si trattava in quell’incontro al Wannsee: “die Endloesung der Judenfrage”, cioè “la soluzione finale del problema ebraico”, in esecuzione degli ordini del Fuehrer Adolf Hitler e del vertice della tirannide, a cominciare dallo spietato, sadico capo delle SS, Heinrich Himmler. Il testo del protocollo, redatto da Eichmann, parla chiaramente di “evacuazione verso l’Est”. Annotazioni d’accompagno scritte dal suo stretto collaboratore Reinhard Heydrich spiegano che si tratta “dell’esecuzione pratica della soluzione finale del problema ebraico”.

Il protocollo su ordine di Eichmann fu dattiloscritto in trenta copie. Più tardi però, quando fu loro chiaro che la guerra da loro scatenata si sarebbe conclusa con la disfatta tedesca, i gerarchi nazisti, le SS, la Gestapo, tutti i singoli personaggi e istituzioni che ne avevano una copia, la distrussero. In marzo e aprile del 1945, il regime eliminò migliaia di documenti che contenevano le prove dei crimini contro l’umanità, in una corsa contro il tempo contro gli Alleati vittoriosi: a Ovest gli angloamericani di Patton, Eisenhower, Bradley e Montgomery, a est l’Armata rossa guidata dai marescialli Zhukov e Rokossovskij, le unità militari dell’Armia Krajowa polacca comandata dal governo in esilio a Londra e le divisioni polacche nelle forze armate sovietiche.

Distrussero tutte le copie, tranne una, la numero sedici. Sembra che un funzionario del ministero degli Esteri, convinto nazista, e giudicato anche rozzo e corrotto, Martin Luther, riuscì a conservarla nel sogno di compromettere il suo ministro, Joachim von Ribbentrop. SS e Gestapo scoprirono i piani di Luther, che fu internato a Sachsenhausen. Ma nessuno distrusse la copia. Che restò negli archivi sotterranei del ministero. Dopo la disfatta del “Reich millenario”, i sovietici che avevano preso Berlino, setacciarono insieme a inquirenti Usa, britannici e francesi ogni archivio delle istituzioni naziste. Così quel protocollo finì in mano a Robert Kempner, un esule antinazista tedesco divenuto cittadino e ufficiale americano. Kempner non volle credere ai suoi occhi, e la trasmise subito a Telford Taylor, il giudice americano capo della Corte alleata che giudicò i capi del regime nazista a Norimberga. “Oh Dio, ma è un documento vero?”, disse il giudice Taylor sotto shock, poi lo esaminò subito coi colleghi britannico, sovietico e francese.

Il processo di Norimberga si concluse con numerose condanne a morte. Alcuni dei capi del nazismo, come Hermann Goering, si suicidarono. Degli estensori del protocollo, uno era già caduto vittima dei suoi crimini, l’altro avrebbe reso conto più tardi al mondo del suo ruolo. Reinhard Heydrich fu il sadico governatore di Praga occupata, ogni giorno faceva affiggere nelle strade manifesti con le foto dei resistenti o dei sospetti assassinati. Un commando suicida della resistenza cecoslovacca si assunse l’incarico: si fece addestrare nel Regno Unito dalle truppe speciali britanniche, poi fu paracadutato presso Praga da aerei per missioni segrete della Royal Air Force. Uccisero Heydrich in un attentato, poi si tolsero la vita per non cadere prigionieri e non parlare sotto tortura.

Eichmann era fuggito in Argentina, ma il Mossad, l’efficientissimo servizio segreto dello Stato d’Israele intanto sorto, lo scovò, e in una straordinaria missione lo rapì e lo portò in Israele con un quadrimotore DC 4 cargo con false registrazioni di volo trasporto merci. Al processo a Gerusalemme Eichmann ammise freddo ogni colpa, senza mostrare alcun pentimento. Fu condannato a morte e impiccato. Ma la caccia agli ultimi criminali nazisti continua, guidata da Efraim Zuroff al Centro Simon Wiesenthal con la collaborazione dei servizi americani, israeliani, tedeschi e di altri Paesi. Quelle pagine ingiallite con il piano del più orrido crimine della Storia incoraggiano a ricordare, e a non smettere di ricercarli.

Quando l’Islam seguì la svastica

ottobre 13, 2011

Gran Muftì di Gerusalemme con Adolf Hitler

Luciano Canfora per “Il Corriere della Sera”

Lo storico statunitense Jeffrey Herf ha pubblicato nel 2009 un robusto saggio sulla Propaganda nazista per il mondo arabo (ora in traduzione italiana presso le edizioni dell’Altana, Roma, pp. 462, 20€ con una appropriata prefazione di Sergio Romano). E uno studio molto documentato, riguardante un fenomeno che, per varie ragioni, è rimasto ai margini della ricerca storica. «Documentare e interpretare l’impegno della propaganda nazista rivolta agli arabi e ai musulmani del Medio Oriente e del Nord Africa», con una particolare attenzione agli anni tra il 1939 e il1945: questo è il preciso ambito del libro e non bisogna chiedergli di più. (Quando si lancia in pistolotti ideologici, come a pagina 2oo, l’autore diventa piuttosto confuso). Al centro del libro è la figura di Amin el-Husseini, cosiddetto Gran Muftì di Gerusalemme, la cui dedizione alla politica nazista, alla propaganda e agli obiettivi di guerra nazisti non ha nulla da invidiare a quella dei più fidi collaborazionisti europei, da Monsignor Tiso a Ante Pavelic. Poco tempo prima era apparsa una biografia di Husseini a cura di Dalin e Rothmann, La mezzaluna e la svastica (Lindau). Ricorda Romano nella prefazione la nascita, promossa dagli occupanti nazisti in Jugoslavia, di una legione di SS bosniache alla cui opera nefasta il Gran Muftì Husseini diede il suo avallo «spirituale». (more…)

Così la Germania hitleriana ha resistito alla sua apocalisse

settembre 13, 2011

ian kershaw

Angelo Allegri per “il Giornale

Dall’agosto del 1944 all’aprile del 1945 l’esercito tedesco lasciò sul campo 2,7 milioni di morti, una media di 300mila al mese. Nello stesso periodo i bombardamenti alleati trasformarono le città di Germania in un cimitero di fuoco. Il raid più noto, a Dresda, nel febbraio del 1945, fece 25mila morti in poche ore. Ma in rapporto alla popolazione quello sul piccolo centro di Pforzheim, nella Foresta Nera, fu ancora peggiore: 17mila persone, e cioè un abitante su quattro, rimasero sotto le bombe. Il bilancio dell’ultimo anno di guerra segna 500mila vittime civili.
Eppure, nonostante la catastrofe e la carneficina, la Germania fino all’ultimo non crollò, ciò che rimaneva di una formidabile macchina da guerra continuò a combattere, e la vita proseguì tra inenarrabili sofferenze, seguendo il copione di un’impossibile normalità. Fino all’aprile del 1945 gli stipendi dei dipendenti pubblici vennero regolarmente pagati. La Berliner Philharmoniker rispettò il programma dei suoi concerti fino a quattro giorni prima che i russi muovessero all’attacco della capitale: a fare da sfondo all’ultima serata (in programma c’era, naturalmente, il Tramonto degli dei di Richard Wagner) fu una Berlino ormai spettrale. Persino il calcio non si fermò. Il 23 aprile, con le truppe tedesche in rotta, si svolse l’ultimo derby di campionato: il Bayern battè 3 a 2 i rivali del Monaco 1860. (more…)

L’uomo che costruiva il nazismo

settembre 2, 2011

Trent’anni fa morì Albert Speer, architetto di Hitler e delle visioni urbanistiche del Reich

da “ilpost

Trent’anni fa, il 1 settembre 1981, morì a Londra Albert Speer, noto come “l’architetto di Hitler” e ministro degli Armamenti e della Guerra della Germania nazista dal febbraio 1942 alla fine del regime: uno dei personaggi più importanti e studiati nella costruzione del progetto hitleriano.

Speer era nato a Mannheim, nella Germania sudoccidentale, in una famiglia della media borghesia tedesca: aderì al partito nazista nel 1931, a 26 anni. I suoi primi incarichi importanti, che lo misero in contatto con Hitler, furono quello di progettare l’organizzazione degli spazi e la struttura del raduno di massa del partito nazista nel 1933 a Norimberga, e parte della ristrutturazione del palazzo della Cancelleria del Reich di Berlino. Speer divenne così uno dei collaboratori più stretti di Hitler e un suo amico personale, condividendo molti momenti della sua vita quotidiana. Insieme a lui Speer passò molto tempo negli anni successivi sui grandiosi progetti architettonici e urbanistici che avrebbero dovuto fare di Berlino, dopo la sottomissione dell’Europa, la “capitale del mondo”. (more…)

Nelle librerie nazi spopolava la fantascienza

luglio 21, 2011

Vito Punzi per “Libero”

È stato da tempo appurato che il programma ideologico del nazionalsocialismo è consistito di un amalgama di diverse correnti spirituali. Meno noto (e accettato) è il fatto che il paesaggio culturale del Terzo Reich non possa essere reso in alcun modo con un’immagine di compattezza e uniformità. E se il controllo della quotidianità era l’obiettivo del regime, bisogna direchequel progetto fallì in particolare nel contesto editoriale. Questo sebbene fin dal 1927 i nazisti avessero fondato, sotto la guida di AlfredRosenberg, un “Fascio per la cultura tedesca”. I problemi emersero già dal 1933, l’anno della presa del potere, perché il ricco e articolato sistema editoriale tedesco si vide consegnato nelle mani di molte e discordanti istituzioni impegnate a vario titolo nel controllo e nella censura: il ministero per l’Educazione, quello per gli Interni e la Propaganda, l’ufficio di Rosenberg, le amministrazioni provinciali e dei Länder, le commissioni culturali del partito nazista, l’asso – ciazione “Energia e gioia”, varie associazioni di docenti e studenti ecc. Insomma, una baraonda, tanto che a neppure un anno dall’ascesa al potere di Hitler un libraio si lamentò pubblicamente del divieto di vendita emesso per oltre mille titoli da 21 uffici diversi. (more…)

La dittatura nasce nelle parole di tutti i giorni

luglio 1, 2011

Il linguaggio politico determina i comportamenti sociali. Una nuova edizione di “LTI” di Victor Klemperer

Gian Enrico Rusconi per “La Stampa

Sulla Germania hitleriana disponiamo ormai di una documentazione imponente, praticamente definitiva, in tutti suoi aspetti. Che cosa può dirci ancora la rilettura di uno dei libri classici sulla società tedesca nel cuore della dittatura totale? Il libro ci ricorda ancora una volta il ruolo decisivo del linguaggio politico e pubblico nella costruzione e nel mantenimento sino all’ultimo della identità e della struttura politica del regime nazista. Mi riferisco a LTI. La lingua del Terzo Reich diVictorKlemperer ripubblicato ora dall’editore Giuntina (pp. 418, euro 20) in una importante edizione riveduta e scrupolosamente annotata. Si tratta di una straordinaria testimonianza e documentazione di come nel corso del dodicennio nazista la società tedesca sia stata ridotta a strumento passivo e consenziente – addirittura fanatico – della dittatura. Lo strumento, o forse sarebbemeglio dire l’oggetto primario di questa operazione è stato il linguaggio pubblico e privato. La suamanipolazione, la sua decostruzione e ricostruzione. L’acronimo LTI significa infatti Lingua Tertii Imperi: la lingua del Terzo Reich. (more…)

I racconti shock dei nazisti: “Che gioia uccidere italiani”

aprile 4, 2011

I dialoghi dei soldati della Wehrmacht rivelati in un libro da due storici tedeschi. Bambini e donne massacrati: “Ma che pena i cavalli” 

Andrea Tarquini per “La Repubblica

 “In Italia, in ogni luogo dove arrivavamo, il tenente ci diceva sempre “cominciate ad ammazzarne un po’”. Io parlavo italiano, avevo compiti speciali”. Conversazione quotidiana tra un caporalmaggiore della Wehrmacht e un suo compagno di prigionia, registrata dai servizi segreti alleati durante la seconda guerra mondiale. Una delle tante. Citando e narrando questi documenti, un libro d’imminente uscita in Germania racconta con la precisa freddezza degli storici una realtà agghiacciante, che i tedeschi del dopoguerra, nelle due Germanie e dopo la riunificazione, avevano amato rimuovere: la Wehrmacht non fu l’esercito implacabile ma “pulito” e cavalleresco. Fu nell’animo collettivo pieno complice sia dell’Olocausto, sia dei crimini di guerra.
Ancora una volta la Germania democratica, antinucleare, pacifista fino al no alle bombe contro Gheddafi, rifà i conti con il passato. (more…)

STRANI ALLEATI

gennaio 18, 2011

da “Il Giornale

Mentre, sul far della sera, il 30 gennaio 1933, a Berlino imponenti cortei si dirigevano verso il palazzo del governo per festeggiare la «presa del potere» da parte dei nazionalsocialisti, l’ambasciatore italiano in Germania, Vittorio Cerruti, affidava a un messaggio diretto a Benito Mussolini le sue impressioni a caldo. Le parole del diplomatico, giunte sul tavolo del presidente del Consiglio italiano una mezz’ora dopo la mezzanotte, sottolineavano la sorpresa generale di gran parte degli ambienti politici tedeschi per la collaborazione fra Hitler e Hindenburg. In realtà, il meno sorpreso fra i diplomatici accreditati a Berlino era proprio Cerruti, il quale, da qualche tempo, si era reso conto che il movimento hitleriano avesse più concrete possibilità di giungere al potere di quante non ne avessero gli ambienti conservatori tradizionali. Aveva quindi espresso su di esso valutazioni positive. Ciò aveva avuto come conseguenza un intensificarsi di contatti del movimento di Hitler con il fascismo che, fino a qualche tempo prima, aveva preferito guardare con attenzione, anche servendosi di una «diplomazia parallela», soprattutto al mondo composito della destra tedesca di tradizione militare e conservatrice. Non a caso il caustico ambasciatore francese André François-Poncet lo aveva definito il «Lord Protettore del Reich». (more…)

Un piano nazista per Gerusalemme

gennaio 10, 2011

Michele Sarfatti per “Il Corriere della Sera”

La Germania nazista programmò lo sterminio degli ebrei di Gerusalemme e Tel Aviv? Secondo il libro di Klaus-Michael Mallmann e Martin Cüppers, ora tradotto in inglese col titolo Nazi Palestine. The Plans for the Extermination of the Jews in Palestine (Enigma Books), tale progetto venne realmente pianificato, anche se al dunque non fu messo in pratica. Siamo nel momento della formidabile avanzata delle forze italo-tedesche lungo la costa meridionale del Mediterraneo, oltre la Libia. Il 29 giugno 1942 conquistano Marsa Matruh e il giorno dopo raggiungono la piccola località di El Alamein. Nelle settimane seguenti provano a debellare gli inglesi ivi attestati, ma senza successo. Stesso esito ha l’offensiva di fine agosto. Infine la battaglia di ottobre-novembre vede il successo Alleato e l’avvio di una rapida e questa volta definitiva controffensiva. Mallmann e Cüppers documentano che nella prima metà di luglio di quell’anno Himmler decise la creazione di un commando speciale della Polizia di sicurezza -Servizio di sicurezza della Direzione generale per la sicurezza del Reich, posto direttamente sotto i suoi ordini, da aggregare all’Afrika Korps. Un documento del 13 luglio precisò che il suo incarico era di «adottare, sotto la propria responsabilità, provvedimenti esecutivi contro la popolazione civile» , senza aggiungere ulteriori dettagli (pagina 117). Va osservato che l’incarico era di natura tale da dovere essere svolto in Paesi di nuova occupazione, non quindi nella Libia già italiana. (more…)

La figlia di Hitler

dicembre 12, 2010

Andrea Tarquini per “La Repubblica”

RUDOLSTADT (Turingia)
«Con mia madre feci pace solo due anni prima della sua morte, ma non riuscii mai a chiamarla mamma. L´uomo che mi generò non lo conobbi mai, morì da nazista convinto sul fronte russo. Non l´ho mai sentito come un padre, ho vissuto col timore di vergognarmi di suoi possibili crimini di guerra. Eccomi, io fui uno dei tanti bambini nati con l´organizzazione Lebensborn, gli ariani perfetti voluti da Hitler. Riuscii a darmi da sola la vita normale che il nazismo mi negò organizzando la mia nascita, solo da adulta seppi com´ero nata. Oggi sono una nonna felice, anche se l´uomo che mi ridette una vita, mio marito, è appena morto, stroncato dal cancro». (more…)

Pio XII

novembre 5, 2010

Marco Ansaldo per “La Repubblica”

«Pacelli ha chiarito che certi sviluppi del nazionalsocialismo lo preoccupano. La Chiesa si è sempre prodigata per la pace nell’interesse dei popoli, in particolare ora». È il 16 dicembre 1943, esattamente due mesi dopo la grande razzia degli ebrei il 16 ottobre nel ghetto di Roma. Ed Ernst Kaltenbrunner, capo della Polizia di sicurezza a Berlino invia con urgenza un rapporto ricevuto da Roma a Joachim von Ribbentrop, il ministro degli Esteri tedesco. Il documento è classificato come segreto. Oggetto: “La posizione del Papa sull’attuale situazione bellica e sullo Stato nazionalsocialista”. «Il Pace fragile Pacelli ha chiarito che certi sviluppi del nazismo lo preocatpano. La Chiesa si è sempre prodigata per la pace — si legge nel dattiloscritto che arriva sul tavolo del ministro del Terzo Reich—è convinto che, fino a questo momento, la controparte tedesca non ha manifestato la seria intenzione di mutare atteggiamento nei confronti della Chiesa». Possiamo fidarci di Hitler?, si chiede Pio XII a questo punto del-la guerra. L’ atroce dissidio interiore sulla posizione da prendere durante il conflitto è l’ultima traccia che esce dagli archivi sulla figura di Eugenio Pacelli. (more…)

Il violinista di talento che architettò la Shoah

novembre 4, 2010

 

Già dal 1940 Reinhard Heydrich sosteneva la necessità della “soluzione finale”

Gaetano Vallini per “L’Osservatore Romano

  “Taceremmo la verità se non dicessimo che si esce provati dal confronto, durato parecchi anni di ricerca, con un personaggio verso il quale non è possibile provare alcuna empatia. Heydrich non lascia tregua al suo biografo:  forse ci sono stati momenti di innocenza nella sua infanzia, nella sua giovinezza e negli anni di formazione, ma egli fece cancellare quasi tutte le tracce di questo periodo quando diventò capo della Polizia di sicurezza. In seguito, quando si fu posto l’obiettivo di raggiungere, al fianco di Himmler, la cerchia più ristretta del Führer, Heydrich si rivelò pronto a schiacciare non soltanto singoli individui ma popoli interi, pur di soddisfare la propria ambizione”. Lo storico Édouard Husson non nasconde la fatica anche emotiva che ha dovuto sostenere nell’affrontare analiticamente la vita dell’uomo che considera l’architetto della Shoah. Una fatica che però, dal punto di vista della ricerca storiografica, ha prodotto importanti novità interpretative.
Heydrich e la soluzione finale. La decisione del genocidio (Torino, Einaudi, 2010, pagine x+405, euro 32) non è, infatti, una biografia in senso tradizionale, ma un vero e proprio lavoro di analisi capace di fare sintesi delle teorie finora accreditate sullo sterminio degli ebrei in Europa e soprattutto di proporre una posizione originale che rende sorpassata la vecchia opposizione tra “intenzionalismo” e “funzionalismo”. Husson mostra, sottolinea Ian Kershaw  nella  prefazione, “come le parole  d’ordine  ideologiche  della direzione del regime, formulate, abitualmente, in maniera indiretta da Hitler, servissero a mettere in movimento e a legittimare le  iniziative ai diversi livelli del  regime, a  cominciare da quelle dello stesso Heydrich”. (more…)

Quei crimini nazisti compiuti dalle donne

luglio 19, 2010

Nell’articolo: Altvater Zelle era in invece una di quelle signorine che cercarono la fortuna in Ucraina. Trovò servizio come segretaria di un commissariato di polizia. I sopravvissuti la ricordano mentre scaraventava i bambini fuori dalla finestra di un ospedale. Una volta prese la testa di un neonato e la massacrò contro il muro del ghetto

Angelo Aquaro  per “La Repubblica”, da “Informazione Corretta

L’ altra metà della banalità del male. Settant´anni dopo l´insuperabile Hannah Arendt c´è voluta un´altra donna per riportare alla luce l´ennesima verità nascosta del nazismo. «Perché guardare negli occhi questa realtà è una sfida troppo profonda alla nostra nozione di comportamento femminile», dice l´americana Wendy Lower di fronte agli esperti dello Yad Vashem di Gerusalemme. Dan Michman, il capo degli storici del Museo dell´Olocausto a cui la ricercatrice ha presentato i propri studi, concorda: «Nella letteratura dominante non troverete quasi mai le donne nominate». E invece quante erano? «Parlare di migliaia è dire poco», suggerisce la Lower, 45 anni, studial Museo della Shoah di Washington e oggi all´univeristà di Monaco. (more…)

Mussolini-Churchill, lo «scherzo» del carteggio

luglio 14, 2010
Nell’articolo: Il nazional-socialismo è consapevole della sua forza (vedi le statistiche annunciate da Simon sull’attuale armamento tedesco), e Hitler è deciso a non accettare condizioni di inferiorità da parte della Francia e dell’Inghilterra. L’Italia ha il dovere e il diritto di cautelarsi e di garantirsi per il futuro
Roberto Festorazzi per “Avvenire
Del carteggio Churchill-Mussolini, la corrispondenza supersegreta intercorsa tra il duce e lo statista britannico, si discute e si litiga da decenni. Così come per i Diari di Mussolini, la scomparsa dei documenti originali – che pure ci sono stati e forse tuttora esistono – ha generato la proliferazione di falsi, i cosiddetti apocrifi mussoliniani. Non è tuttavia esatto affermare – è il caso di Dino Messina, sul “Corriere della Sera” del 18 giugno scorso – che nessuno abbia mai letto neppure la versione apocrifa del carteggio Churchill-Mussolini.

Parte dei documenti, come è noto, furono pubblicati, nel 1954, sul “Candido” di Guareschi e sul settimanale “Oggi”, e furono oggetto di famose controversie giudiziarie. Queste carte molto eterogenee tra loro, rimaste in possesso del giornalista Alessandro Minardi, antico e fedele collaboratore di Giovannino Guareschi, furono attentamente esaminate, negli anni Ottanta, da Arrigo Petacco, che dedicò un libro al mistero dell’epistolario tra il capo del fascismo e l’uomo col sigaro. Petacco, dopo aver analizzato le carte, concluse: «Se si tratta di falsi, bisogna riconoscere che sono falsi realizzati con grande abilità da persone dotate di una conoscenza approfondita, fin nei particolari, della storia, nonché dei personaggi i cui scritti avrebbero falsificati». Insomma, se di apocrifi dobbiamo parlare, aggiunge il giornalista-scrittore, bisogna ammettere che furono fabbricati da «artisti di prim’ordine». Vero, ma solo in parte. (more…)

Quando il cinema di Hollywood faceva affari con il Terzo Reich

luglio 5, 2010

Un saggio storico revisionista americano: «Inizialmente Hitler non fu contrastato»

Nell’articolo: Poco dopo, nel dicembre del 1941, ci fu l’attacco a Pearl Harbor. Roosvelt dichiarò guerra e finì per arruolare non solo milioni di giovani mandati a combattere sul fronte europeo e su quello del Pacifico ma anche Hollywood e le sue stelle. Fu solo a quel punto che venne fuori Il dittatore, con Charlie Chaplin nel duplice ruolo di un barbiere ebreo e del dittatore anti-semita Adenoid Hynkel, che Hitler volle vedere due volte e che negò ai suoi sudditi

Lorenzo Sorio per “La Stampa

LOS ANGELES
E’ una delle storie che Hollywood ama raccontare a se stessa e che viene tramandata di generazione in generazione: come la fabbrica dei sogni ebbe il suo momento di eroismo reale durante la II Guerra Mondiale, trasformandosi in un efficace braccio di propaganda e mandando al fronte divi come James Stewart, Robert Taylor e Clark Gable. C’è pure Carole Lombard, morta in un incidente aereo mentre era in un tour per vendere obbligazioni di guerra. Ma come le storie generate nelle sue sale di posa anche questa ha un difetto ed è che non corrisponde alla realtà, che è perlomeno un po’ più complessa: negli anni tra l’arrivo del nazismo in Germania e l’ingresso in guerra dell’America, Hollywood mantenne un atteggiamento alquanto timido e schizofrenico. Come il resto del Paese.

Una tesi che emerge dalla ricerca di David Wilkes, professore di storia all’Università dell’Arkansas e autore di The moguls and the dictators: Hollywood and the coming of World War II. I «moguls» sono Harry Cohn alla Columbia, Louis Mayer alla MGM, Sam Goldwyin, Jack e Harry Warner, i padri-padroni degli studios e tutti di origine ebraica. I dittatori sono Hitler, Franco, Mussolini. Ed ecco, siamo nel 1933, l’anno in cui arrivano al potere Hitler in Germania e Frankin D. Roosvelt negli Stati Uniti. Un Paese, in quegli anni, ancora alle prese con gli effetti devastanti della Grande Depressione e, oltre che isolazionista, percorso da fremiti antisemiti. (more…)

I “lunghi coltelli” contro i cattolici

giugno 23, 2010

Nell’articolo: Reduce da quell’inferno, egli scrive a Schulenburg da Londra: «Da due giorni provo a scriverle un rapporto su tutte le cose terribili che ho potuto vivere personalmente a Berlino. Ma ho ancora gli occhi e le orecchie come paralizzati così che il tentativo odierno potrebbe riuscire un po’ confuso

Roberto Festorazzi per “Avvenire

«Domenica sera alcuni amici delle Ss mi portarono con loro a Lichterfelde dove da una stanza potevo godere della vista sul cortile e assistere allo spettacolo. Mi risparmi il racconto delle mie impressioni». Così scrive, in una lettera inedita al barone Werner von der Schulenburg, diplomatico tedesco antihitleriano, un testimone d’eccezione della purga interna al Partito nazista, avvenuta alle prime luci dell’alba del 30 giugno 1934, e passata alla storia come la «notte dei lunghi coltelli». Si tratta del massacro delle milizie delle Sa di Ernst Röhm – camerata della prima ora di Hitler – da parte delle nuove Ss di Heinrich Himmler, sorte come guardia pretoriana del Führer. La «notte dei lunghi coltelli» e la successiva morte del presidente von Hindenburg segnano la definitiva affermazione del governo hitleriano in forme totalitarie. Le vittime del massacro furono un migliaio. Vennero assassinati, oltre a Röhm e ai suoi fedelissimi, esponenti di primo piano del Partito nazista, come Gregor Strasser.

Ma anche l’ex cancelliere Kurt von Schleicher e alcuni dei principali collaboratori del vice-cancelliere cattolico Franz von Papen: Erich Klausener, leader dell’Azione Cattolica, il consigliere giuridico Edgard Jung, il capo dell’Ufficio stampa, Herbert von Bose. 150 comandanti delle Sa furono prelevati, trascinati e messi al muro nella caserma di Lichterfelde, la scuola berlinese degli allievi ufficiali. Il nuovo documento, conservato in segreto da 76 anni, ci è stato fornito dalla vedova del diplomatico germanico, la baronessa Jsa von der Schulenburg. Esso è parte del vastissimo e assai importante archivio di Schulenburg, mai aperto finora agli studiosi. Autore della lettera è un ebreo, Nathan Berlin, alias «Canterbury», un giovane arrampicatore sociale che invia rapporti politici al suo committente, già coinvolto in una trama che il vice-cancelliere di Hitler, von Papen, aveva intessuto nella seconda metà del 1933 per tentare di abbattere il governo nazista. Di Berlin sappiamo pochissimo: soltanto che, al tempo in cui assume l’incarico per conto di Schulenburg, ha 23 anni e desidera fare il giornalista. (more…)

Radici lontane per la Shoah

giugno 17, 2010

Nell’articolo: Prendiamo la questione del Talmud, il testo basilare dell’esegesi rabbinica della Torah, che nel 1871 il canonico tedesco August Rohling attaccò come blasfemo ed anticristiano, in uno scritto, Der Talmudjude, volto soprattutto a contrastare l’odiata emancipazione degli ebrei. Erano, le sue, affermazioni che rientravano pienamente nella tradizione antigiudaica più consolidata: opposizione all’emancipazione in quanto parificazione della verità cristiana all’errore ebraico, attacchi ad un testo proibito già dalla Chiesa, nei territori ad essa sottoposti,  fin dal Cinquecento.

Anna Foa per “Avvenire

Le parole che usiamo  per definire l’ostilità antiebraica sono nate tardi, assai più tardi del fenomeno che intendono descrivere. È solo in tempi assai recenti che appaiono sia il termine «antigiudaismo», con cui designiamo oggi un’opposizione nei confronti degli ebrei caratterizzata in senso religioso e diretta in particolar modo contro l’ebraismo post-biblico, sia quello di «antisemitismo», con cui designiamo un’ostilità antiebraica a carattere prevalentemente razziale. «Antisemitismo», infatti, è un termine che si afferma nel linguaggio comune soltanto nel 1879, dopo essere stato usato dal giornalista tedesco W. Marr nel corso di una violenta campagna giornalistica contro gli ebrei.

Quanto ad «antigiudaismo», che descrive un fenomeno assai più antico, è termine ancora più recente che appartiene, nella sua forma sostantivata, alla seconda metà del XX secolo, anche se è coniato sul più antico aggettivo «antigiudaico» e sulla tradizione, affermatasi già nella prima età patristica, degli scritti contra Iudaeos. In realtà, fino a che la teologia cristiana aveva considerato naturale considerare gli ebrei come il simbolo dell’errore e accettarne la presenza nella società cristiana solo entro uno statuto di inferiorità, l’ostilità verso di loro non aveva avuto bisogno di un nome. L’insegnamento del disprezzo verso gli ebrei era una parte fondamentale dell’insegnamento religioso, quello che individuava l’errore per esaltare la verità del Cristo. (more…)

Ognuno muore solo

giugno 7, 2010

L’Inghilterra e gli Stati Uniti scoprono Hans Fallada dopo più di sessanta anni. Primo Levi lo definì “uno dei più bei libri sulla resistenza tedesca contro il nazismo”

Nell’articolo: “Fallada morì per un overdose di morfina poco prima che il libro fosse pubblicato. Figlio di un giudice che lo voleva avviato alla sua stessa carriera, la sua vita fu segnata da droghe, alcolismo e da una malattia mentale per cui fu più volte ricoverato in diverse cliniche psichiatriche”

da “ilpost

L’ultimo romanzo di Hans Fallada uscì postumo nel 1947, si intitolava “Jeder stirbt für sich allein (“Ognuno muore solo”) e fu definito da Primo Levi “uno dei più bei libri sulla resistenza tedesca contro il nazismo”. Racconta la storia di Otto e Anna Quangel, che dopo aver perso il figlio in guerra decidono di iniziare una campagna contro Hitler distribuendo cartoline anti-naziste per le strade di Berlino. Ne depositeranno 285 in due anni, ma solo 18 non saranno consegnate alla polizia e la loro silenziosa opposizione finirà con la morte per mano della Gestapo. Il libro si ispira alla storia vera dei coniugi Otto ed Elise Hampel, che furono catturati, processati e decapitati dal regime nazista nel 1943.

Poi prese la penna in mano e disse piano, ma con energia: “La prima frase della nostra prima cartolina sarà: ‘Madre! Il Fuhrer mi ha assassinato mio figlio!”. […] In un lampo capì che con quella prima frase egli dichiarava la guerra per oggi e per sempre, e sentì anche oscuramente che cosa volesse significare: guerra fra loro due da una parte, poveri, piccoli insignificanti operai che per una parola potevano essere annientati per sempre, e dall’altra parte il Fuhrer, il partito, quell’immenso apparato con tutta la sua potenza e tutto il suo splendore, e dietro di esso tre quarti, no quattro quinti del popolo tedesco”. (more…)

Hitler-Franco, ecco perché l’alleanza non si fece

giugno 7, 2010

Nell’articolo:  “L’invio dei volontari franchisti a supporto dello sforzo bellico contro l’Urss era però l’unica concessione militare che Hitler riusciva a strappare. La Spagna restava, infatti, in una situazione di benevola neutralità nei confronti dell’Asse”

Eugenio Di Rienzo per “Il Giornale

Dopo un lungo colloquio con Francisco Franco, il 23 ottobre 1940 a Hendaye, Hitler confidò a Mussolini di «preferire di vedersi strappati tre o quattro denti piuttosto di dover nuovamente parlare con un uomo simile». Franco infatti, aveva respinto la proposta del Führer di fare entrare la Spagna a fianco dell’Asse, dimostrandosi sordo alle intimidazioni del capo della Germania nazista che nei mesi precedenti aveva fatto intendere di essere disposto a piegare la resistenza di Madrid anche attraverso l’invasione. (more…)

La neutrale Svizzera fece armi per Hitler

maggio 25, 2010

di Roberto Festorazzi per “Avvenire

Esiste ancora un lato occulto del riarmo dell’Italia, nella seconda guerra mondiale, e ciò getta luce soprattutto sul ruolo equilibratore svolto da Mussolini, come ago della bilancia tra Hitler, da un parte, e la Francia e l’Inghilterra, dall’altra. Dossier illuminanti, che emergono dopo settant’anni dagli archivi privati di un ministro di Mussolini, Raffaello Riccardi, sotto chiave alla Wolfsoniana di Genova (la collezione del miliardario di Miami Mitchell Wolfson), ci mostrano quanto la Svizzera, ad esempio, temesse lo strapotere della Germania nazista in Europa. Il governo della Confederazione elvetica, che pure fin dagli anni Venti aveva ospitato sul proprio territorio la ricerca e lo sviluppo della produzione di armi da guerra tedesche, banditi dai Trattati di Versailles, nel fatale 1940 – dopo la caduta della Francia e lo sconfinamento delle armate di Hitler fino alla Manica – cominciò a temere la cancellazione della nazione dalle carte geografiche. (more…)

Shoah, quei treni si potevano fermare?

maggio 22, 2010

Paolo Sorbi per “Avvenire

«È un errore supporre che il problema di evitare un’altra guerra non solo europea ma, con ogni probabilità mondiale, dipenda, per la maggior parte, dalla risposta che Hitler ha indirizzato alle potenze di Locarno. Bisogna, io credo, fermare ora la valanga!» Così Winston Churchill sull’Evening Standard del 3 aprile 1936. Come sappiamo le potenze democratiche fecero orecchie da mercante. Continuarono inutili conversazioni col tiranno tedesco e pochi anni dopo scoppiò la tremenda Seconda guerra mondiale. Se non inquadriamo “l’abbandono ebraico” in questo scenario di politica internazionale di metà, fine degli anni Trenta non possiamo intendere perché poi nessuno poté più salvare l’ebraismo europeo. Allora, nell’inizio del ’36, con una decisione di attacco alla Germania nazista, sarebbe stato possibile. Ma questo non ci fu.

L’impossibilità di agire durante la guerra, mentre si doveva agire prima, lo sottolinea correttamente Claude Lanzmann, attuale direttore di Temps Modernes e grande regista di Shoah, in un lungo servizio uscito di recente sul Nouvel Observateur. Le democrazie furono culturalmente innanzitutto, e poi anche politicamente, “bloccate” dall’insidiosa tattica hitleriana, accettarono la linea delle continue mediazioni con Hitler dell’allora primo ministro inglese Chamberlain. Anche perché, ribadisce sempre Lanzmann, la percezione dell’importanza culturale e spirituale dell’Ebraismo nella millenaria storia europea non era affatto centrale nell’opinione diffusa degli europei, sia nelle élites che nelle popolazioni.  (more…)

1938, sondaggio Usa sui pogrom nazisti

aprile 21, 2010
Il pogrom scatenato dai nazisti in Germania tra il 9 e il 10 novembre 1938, durante la cosiddetta «notte dei cristalli», non manca certo di documentazione. Di fronte ad un ulteriore libro sul tema (Nie mehr zurück in dieses Land, a cura di Uta Gerhardt  e Thomas Karlauf, edito da Propyläen Verlag) ci si chiede allora che cosa esso possa aggiungere al già noto. Molto, a cominciare dalla storia della sua realizzazione, davvero particolare.

Nell’agosto del 1939, nove mesi dopo il pogrom, un articolo del “New York Times” intitolato «Prize for Nazi Stories» annunciava un’iniziativa dell’università di Harvard: alcuni studiosi erano alla ricerca di testimonianze sulla vita in Germania prima e dopo l’avvento di Hitler e ai cinque migliori scritti inediti che sarebbero loro pervenuti avrebbero riservato un premio complessivo di oltre mille dollari. Insomma un vero concorso. I manoscritti raccolti, che dovevano essere redatti in tedesco o in inglese, avrebbero costituito una raccolta utile a capire «gli effetti sociali e spirituali del nazionalsocialismo sul popolo tedesco». I testi, al fine di difendere gli autori da eventuali rappresaglie, sarebbero stati trattati «in forma riservata» e in ogni caso era fondamentale che fossero «veritieri», «il più possibile semplici, immediati e esaustivi». (more…)

La riva bruna la riva nera

aprile 12, 2010

Un parallelo tra le milizie naziste e fasciste

di Gaetano Vallini
Per quanto le camicie brune tedesche, le sa (Sturmabteilungen), ammirassero le camicie nere italiane, la Mvsn (Milizia volontaria per la sicurezza nazionale), l’influsso diretto di queste ultime sulle prime dal punto di vista della struttura e del carattere dell’organizzazione fu minimo. Tuttavia svolsero un ruolo decisivo soprattutto in relazione alla politica del potere, perché il movimento nazista ricevette dal successo fascista in Italia, per il solo fatto che “lo si può fare”, come disse Hitler, una spinta enorme. Dunque sotto il profilo più ampio del modello di potere, il fascismo italiano fu considerato un esempio luminoso. In ogni caso sia le camicie nere che le camicie brune giocarono un ruolo importante rispettivamente nell’ascesa del duce e del führer; per questo lo storico Sven Reichardt, dell’università di Costanza, si è concentrato sullo studio comparato delle due organizzazioni paramilitari, fotografandole nel momento di massima ascesa, peraltro antecedente alla presa del potere da parte dei due movimenti:  il 1921-1922 per le squadre d’azione fasciste, il 1929-1932 per le sa. (more…)

Hollywood si prende troppe licenze. Così il nazismo diventa gioco

marzo 3, 2010

di Bernard-Henri Lévy

Già l’anno scorso c’eravamo meritati Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, dove Hitler non moriva a Berlino ma a Parigi, nell’incendio di un cinema. Dove ebrei americani, combattenti per la libertà, strappavano lo scalpo ai nazisti che catturavano; o incidevano una svastica sulla fronte di coloro che lasciavano in libertà. Il sergente Donnie Donowitz, alias «l’Orso ebreo», giocava a baseball con i crani delle proprie vittime. Lo stesso Hitler diventava una sorta di Grande Produttore che aveva esteso a Germania ed Europa le frontiere dei suoi studio. E Tarantino, quando gli si chiedevano spiegazioni sul significato ultimo del suo film, non temeva di rispondere che, per gli angeli sterminatori antinazisti le cui «nonnette» europee erano rimaste «impotenti» quando per la prima volta si andò a «bussare alle loro porte», il tempo era scaduto e «l’ora della vendetta» era suonata. Certo, Tarantino restava Tarantino. L’autore di «Pulp Fiction» e delle «Iene» non aveva perso nulla, grazie al cielo, della propria genialità. Ma era difficile non domandarsi cosa avrebbe lasciato questo film nella testa di un adolescente mediamente informato della California, del Minnesota o, anche, della vecchia Europa. (more…)

Pilecki, la spia che entrò ad Auschwitz

febbraio 28, 2010
Witold Pilecki è un nome che non ci dice niente se non – forse – che si tratta di un polacco. Del resto, è poco conosciuto anche nella sua terra. Prima di raccontare la sua storia ho aspettato che fossero passate sia la Giornata della Memoria (per le vittime del nazismo nella Shoah) sia quella del Ricordo (per le vittime del comunismo nelle Foibe): proprio per vedere se qualcuno si ricordava di questo straordinario eroe, vittima sia del nazismo sia del comunismo. Macché, non se ne è sentito parlare, nonostante la recente pubblicazione di un libro che racconta – e quanto bene – la sua vicenda. Che sarebbe incredibile, se non fosse così ben documentata proprio dal volume di Marco Patricelli: Il volontario (Laterza, 304 pagine, 20 euro).
Era nato nel 1901, in una famiglia della piccola nobiltà polacca, e nessuno avrebbe detto che avesse l’animo e la tempra di un James Bond. Amava la musica e la letteratura quanto la famiglia, si sposò presto e ebbe due figli. Per far intuire la mitezza dell’uomo, basterà dire che – fra le sue attività – ci fu la scoperta di un nuovo tipo di trifoglio. Però era anche un militare di carriera, come si usava appunto nella piccola nobiltà polacca di inizio Novecento. Arruolato già nel 1918, nel 1919 fu tra i protagonisti dell’occupazione polacca di Vilnius, contesa fra tedeschi e sovietici: un episodio che ricorda, con esiti meno fortunati, la contemporanea occupazione dannunziana di Fiume.
Quando Hitler invase la Polonia, il 1° settembre 1939, Pilecki era tenente di cavalleria, quella cavalleria che si scagliava disperatamente contro i panzer tedeschi: invano. I nazisti vinsero facilmente, ma continuarono a trovarsi di fronte un esercito clandestino di ben ottocentomila membri, su un totale di un milione e duecentomila che avevano composto quello polacco. Pilecki era fra loro e – essendo le attività di spionaggio e sabotaggio le più pericolose – scelse proprio quelle. (more…)

Se la storiografia ignora le testimonianze

febbraio 5, 2010

Documenti confermano che la resistenza tedesca antinazista chiese a Pio XII di non intervenire direttamente contro Hitler

di Roberto Pertici
Nel dibattito in corso sull’operato di Pio XII e in particolare sul problema dei “silenzi” del Pontefice sulla tragedia della Shoah è utile riconsiderare una testimonianza riguardante più in generale la politica vaticana verso Hitler e i suoi rapporti con l’opposizione anti-nazista in Germania. Mi pare una testimonianza non trascurabile, sia per l’autore, sia per la precocità:  è, come vedremo subito, del giugno 1945, a ridosso quindi della fine della guerra. È compresa in un documento (n. 242) pubblicato nella straordinaria raccolta curata da Ennio Di Nolfo nel 1978 e dedicata a Vaticano e Stati Uniti 1939-1952 (Milano, Franco Angeli, 1978):  non è ignota – fra gli altri ne fece cenno, qualche anno fa, Piero Melograni – ma non è sembrata sempre presente a quanti in questi ultimi tempi hanno ripercorso queste complesse vicende.
L’autore della testimonianza:  si tratta dell’avvocato bavarese Josef Müller (1898-1979), esponente del cattolicesimo politico tedesco durante la repubblica di Weimar e dopo la seconda guerra mondiale tra i fondatori della Csu. Durante il regime nazista, fu tra gli esponenti più attivi dell’opposizione ed è noto soprattutto per i contatti assidui che ebbe col Vaticano tra il 1939 e il 1940. Müller faceva parte dei servizi segreti tedeschi (Abwehr) dell’ammiraglio Canaris, uno dei centri occulti dell’opposizione anti-hitleriana. Fu inviato a Roma con una scusa, in realtà per prendere contatto con l’entourage del Pontefice (in cui erano presenti molti prelati tedeschi) e mettere a conoscenza lo stesso Pio XII dei progetti dell’opposizione tedesca e dei suoi piani per rovesciare Hitler e costruire una Germania democratica. Soprattutto chiese che il Papa se ne facesse tramite e garante con il governo inglese, ruolo che Pio XII, con notevolissimi rischi, accettò di svolgere per mezzo dell’ambasciatore inglese presso la Santa Sede, Osborne. (more…)

Un continente di fosse comuni

gennaio 16, 2010

Nel libro “Fucilateli tutti” padre Patrick Desbois ricostruisce la storia delle stragi di ebrei sul fronte orientale

di Stas’ Gawronski
Il 22 giugno 1941 il Terzo Reich invade l’Unione Sovietica e nelle retrovie delle armate lanciate da Hitler alla conquista di Mosca e Stalingrado le Einsatzgruppen di Reinhard Heydrich avviano l’assassinio sistematico degli ebrei. La “soluzione finale” diventa operativa prima ancora che ad Auschwitz inizi lo sterminio su scala industriale attraverso il gas zyklon b. La Shoah nei territori occupati dalla Wermacht durante l’operazione “Barbarossa” avviene attraverso fucilazioni di massa. I tedeschi rastrellano città, villaggi e campagne trascinando gli ebrei dentro boschi e avvallamenti dove vengono costretti a scavare delle fosse, a spogliarsi e ad allinearsi sull’orlo della buca o a sdraiarsi sui cadaveri di coloro che li hanno preceduti:  uomini, donne, vecchi e bambini vengono uccisi con un colpo alla testa o con una sventagliata di mitragliatrice. L’omicidio non è causato dall’automatismo della camera a gas, c’è un rapporto diretto tra l’uomo che preme il grilletto e l’uomo che viene assassinato. Le fucilazioni avvengono in pubblico per giorni interi, c’è chi si limita a guardare e chi collabora indirettamente all’assassinio. Spesso per scavare o ricoprire di terra le fosse, raccogliere i vestiti degli ebrei, strappare i denti d’oro, bruciare i corpi o addirittura pigiare i cadaveri per consentire alla fossa di contenerne un maggior numero, le SS precettano adolescenti del luogo o si servono di prigionieri di guerra. Tra questi c’è il soldato francese Claudius Desbois che molti anni dopo la fine della guerra non trova parole per raccontare a suo nipote Patrick ciò che ha visto nel villaggio ucraino di Rava-Rus’ka. Questo nome che racchiude un doloroso e inaccessibile segreto familiare diventerà per Patrick Desbois, ordinato sacerdote a Lione nel 1986 all’età di 31 anni, il punto di partenza per sbrogliare la terrificante matassa della “soluzione finale” nei territori della ex Unione Sovietica. (more…)

Il pregiudizio che portò a Berlino 1936

novembre 1, 2009

Image_5_095108--140x180Nella lotta tra antirazzisti e filonazisti all’interno del Comitato olimpico vinse il partito ostile agli ebrei

di Paolo Mieli

Le Olimpiadi che si tennero a Berlino nell’estate del 1936 sono passate alla storia per la performance di Jesse Owens che vinse ben quattro medaglie d’oro (nei cento e duecento metri piani, nel salto in lungo, nella staffetta 4×100) e mise in grande imbarazzo il regime hitleriano. Le vittorie di Owens provocarono grande stizza in Adolf Hitler il quale, secondo i resoconti dell’epoca, non volle in alcun modo congratularsi con lo sportivo afroamericano che con la sua stessa presenza alla competizione sportiva — e salendo poi sul podio — aveva infranto il più grande tabù della Germania razzista. Tra l’altro Owens era soltanto uno, certo il più importante, dei diciassette atleti neri presenti in quei giorni nella compagine olimpica statunitense: diciasset­te ragazzi di colore che vinsero complessivamen­te tredici medaglie nell’atletica leggera e totaliz­zarono 83 dei 107 punti assegnati agli americani. Il loro punteggio totale nelle competizioni di at­letica fu addirittura superiore a quello di tutte le altre squadre nazionali e quando alla fine dei gio­chi ci furono le manifestazioni di saluto conclusi­vo, il «Los Angeles Times» registrò con ironia la «depressione» del dittatore tedesco al cospetto di quella «sfilata in nero». (more…)

Berlino, dove i tedeschi nascondevano gli ebrei

settembre 13, 2009

imagesMancano solo i materassi a terra e l’armadio piazzato davanti la porta per camuffare l’ingresso. Per il resto è rimasto tutto come allora: le grosse tavole di legno a formare il pavimento, il piccolo forno in un angolo, le pareti screpolate. E prive di finestre. Perché nessuno, in quel lontano 1943, doveva scoprire che in questa stanza non più grande di dieci metri quadrati al primo piano di un palazzo della Rosenthaler Straße a Berlino l’allora fabbricante di scope e spazzole Otto Weidt nascondeva una famiglia ebrea. Weidt aveva capito che ormai non poteva più corrompere la Gestapo per impedire la deportazione dei suoi dipendenti (quasi tutti ebrei), come aveva fatto fino ad allora. Per questo ricorse all’ultimo mezzo che gli restava: nasconderli. (more…)

Un raggio di luce nell’ora più buia

giugno 15, 2009

imagesUn volume ripercorre la storia della Rosa Bianca

 

Giovani e studenti, cristiani e testimoni dello spirito nazionale tedesco. Simbolicamente, dei martiri della libertà. Furono essenzialmente questi i giovani che dettero vita, tra l’estate del 1942 e il febbraio del 1943, al gruppo della Rosa Bianca, il minuscolo ed eroico manipolo di studenti che si oppose al nazismo attraverso una serie di volantini e scritte murali contro il regime. Il 22 febbraio del 1943 Sophie Scholl venne ghigliottinata dal regime a soli ventuno anni. E con lei suo fratello Hans e il suo amico Christoph Probst. Nei mesi successivi vennero uccisi altri studenti e il professore Kurt Huber, ma la vicenda ha finito, quasi sempre, per associarsi alla biografia di Sophie Scholl. (more…)