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Scene e pitture (Füssli e altri)

maggio 22, 2010

Memorie lontane da una magnifica mostra e da palcoscenici d’antan

Alberto Arbasino per “Il Foglio

Ahi, che dispiacere, non aver potuto partecipare alla magnifica mostra “De la Scène au Tableau”, riunita da Guy Cogeval al Musée Cantini di Marsiglia, ora al Mart di Rovereto, e in seguito a Toronto. Mancanza di tempo serio, naturalmente. Ma soprattutto, limitazioni temporali – dalla fine del Settecento con David e Füssli all’alba del Novecento con Appia e Gordon Craig – che escludono ogni esperienza teatrale e visuale diretta, da raccontare. Un peccato, per chi nei giovani anni potè ammirare le scene e i costumi di De Chirico, Castrati, Cassinari, Cagli, Sironi, Clerici, i due Benois, Lila De Nobili, Léonor Fini, Eugene Berman, Salvatore Fiume, Foujita, Sciltian, Sassu, e Picasso, nonché Zeffirelli, Zuffi, Tosi, Pizzi, Ratto, Coltellacci, Damiani, Colonnello…

Ma le mie più lontane memorie del Neoclassicismo teatrale, purtroppo, risalgono ai memorabili colpi di calcagno e coturno di Maria Callas nella Medea alla Scala, e di Jean Marais nel Britannicus alla Comédie Française, per la risistemazione delle pieghe del manto pesante dopo la discesa di ciascun gradino. Senza la souplesse delle discese di Wanda Osiris cantando giù per scale ben più impegnative. Mentre la gestualità da statuaria greca tipica si ritrovava smandrappata fra centurioni scalcinati e legionari decrepiti – Pierre Dux e Pierre Fresnay, Bruti e Catoni e Pompei e Lentuli con gambe varicose, occhi bistrati, braccini molli, rughe frananti da vecchi setter, chiusura-lampo sulla corazza di plastica tipo sedile d’auto – nella Guerre civile di Montherlant che invece di liberarci dai Greci e dai Romani si ispira alla Farsaglia di Lucano (poeta chiamato da Marziale “l’Unico Cordovese”, come un torero). E sempre di Montherlant, sempre alla Comédie Française, tre ore senza intervallo di Port-Royal, alti portamenti e birignao di signore della scena, già “cameos” nei film Scalera e Itala e Invicta degli anni Quaranta, con le loro permanentine quasi albine, le alopecie da vecchi volpini, il riverbero del riflettore cheap nella doppia lacrimetta di glicerina: Germaine Kerjean, Annie Ducaux, Renée Faure, Berthe Bovy, Denise Noël. Ma suprema, l’eccelsa birbona Marie Bell, talvolta sublime Phèdre di Racine e talvolta birbantissima Voleuse de Londres in impiccagioni ottocentesche con un vecchio prefetto di polizia in preda a sconvenienti pâmoisons su “ces belles petites mains de voleuse”, sotto il patibolo. Ma (come con Edwige Feuillère), quale allure! (more…)