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L’ira funesta (e ignorante) di Bonito Oliva

novembre 26, 2009

REPLICA. Punta della Dogana vetrina delle collezioni di Pinault? Sciocchezze. Le accuse del critico sono lo specchio dell’autolesionismo italiano. Grazie al francese e alla Biennale, Venezia è l’unica città del mondo che coniuga antichità e contemporaneità

Ogni occasione è buona per il presidente dell’Accademia della Rosica professor Achille Bonito Oliva per usare al meglio l’italiano vulgaris. Così dopo le dimissioni della direttrice di Palazzo Grassi Monique Veaute, per la naturale conclusione di un ciclo con l’apertura di Punta della Dogana, ecco che il dr. Bo dell’arte italiana si scaglia contro François Pinault, l’imprenditore francese che ha investito decine di milioni di euro per ridare nuova vita ad uno degli edifici più spettacolari di Venezia, da 60 anni abbandonato. Nella sua tirata tourettiana, ecco le definizioni sprezzanti verso il sottoscritto e la sua collega Alison Gingeras, curatori dell’attuale mostra della collezione Pinault a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana. Secondo l’ira fumante del peloso Achille, siamo poveri servi di scena, non curatori o critici come lui. Siamo fortunati che in questa occasione il professore non ci ha paragonati a quelle che lui considera sotto categorie umane, tipo i camerieri o i filippini. Ma veniamo al nocciolo delle sue rimostranze. Pinault non fa vivere abbastanza gli spazi che possiede o gestisce. Mi chiedo, nonostante il bluff di Franco Miracco, portavoce del governatore Galan e consigliere della Biennale, che dice di avere investitori del calibro di Pinault per sostenere la fondazione Guggenheim, se questa avesse vinto la gara per Punta della Dogana, dove sono gli imprenditori nostrani con la visione del francese e, più che altro, la sua generosità. (more…)