Posts Tagged ‘ortodossia’

Il mondo salvato dagli eremiti

settembre 8, 2010

Callistos Ware, metropolita ortodosso, Diokleia, da “Avvenire

Solitudine e comunione, si può sostenere, non si escludono a vicenda. Sono interdipendenti e complementari. È questa una verità che Cicerone evidenzia quando parla di se stesso come di persona «mai meno sola di quando è sola». Una persona, in altri termini, può essere sola nel senso che non è nell’immediata compagnia di altri, e tuttavia, se vive un’intensa e creativa vita spirituale, nelle proprie profondità scopre un indissolubile vincolo di comunione con gli altri. Ritiro non significa necessariamente isolamento, solitudine non implica lontananza e disinteresse.

Quanti sono compartecipi della nostra umanità  possono essere fisicamente assenti, ma sono spiritualmente presenti. La comunione può esistere a molti diversi livelli. Dal suo deserto cristiano, Evagrio Pontico afferma la stessa cosa quando dice che il monachòs, con cui forse intende non solo il monaco ma proprio il solitario, è «separato da tutti e unito a tutti». Questo descrive esattamente la situazione dell’anacoreta, uomo o donna che sia: «separato da tutti» esternamente, in termini spaziali o topografici, ma interiormente e spiritualmente «unito a tutti» attraverso la preghiera. Come dice abba Lukios nei Detti dei padri del deserto, «se non impari prima a vivere con gli altri, non sarai capace di vivere in solitudine come dovresti». (more…)

Ortodossia e modernità

gennaio 23, 2010

di Roberto Morozzo della Rocca

Il protestantesimo insegue ammaliato la modernità, il cattolicesimo dialoga con la modernità. E l’ortodossia? L’ortodossia invece del dialogo con il mondo moderno, ne afferma la trasfigurazione. Invece di cambiare il mondo moderno, ne cerca la metamorfosi spirituale.
Secondo Giovanni Filoramo, le Chiese ortodosse innanzi alla modernità “hanno teso, insistendo sulla atemporalità della dimensione liturgica che le caratterizza, a vivere ai margini se non al di là della storia e delle sue contingenze”. Il giudizio percepisce acutamente un’attitudine ortodossa. E l’interpreta alla stregua di un rigetto o quantomeno di un disinteresse verso la modernità. Non è propriamente così.
Le Chiese ortodosse non sono, in linea di principio, contro, né a favore della modernità. Piuttosto la rifiutano; oppure l’accettano secondo i suoi differenti aspetti e manifestazioni. In ogni caso l’interpretano alla luce del mistero cristiano, cercando in essa i segni del bene e del male, della croce e della resurrezione di Cristo. Come sosteneva Panayotis Nellas, la modernità va per l’appunto trasfigurata, non subita né combattuta.
In epoca sovietica, i giornalisti occidentali chiedevano agli ecclesiastici ortodossi come si rapportassero all’ateismo sovietico, ossia quale rapporto avessero con la storia e con la modernità dell’Unione Sovietica, e la risposta spesso era:  “Noi celebriamo la liturgia”. Una prima interpretazione di questa risposta concerne le difficoltà della storia. A lungo le Chiese ortodosse hanno vissuto situazioni storiche non facili. Si pensi alle dominazioni tatare, ottomane, oppure al Novecento sovietico. La loro età d’oro è stata l’impero bizantino, e non a caso, per secoli l’una e l’altra nazione ortodossa hanno successivamente vissuto nel mito di “Bisanzio dopo Bisanzio”.

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