Posts Tagged ‘pablo picasso’

Nature Morte Sous La Lamp, 1962, Pablo Picasso

settembre 24, 2016

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Pablo Picasso, Pitcher and Bowl of Fruit, 1931

luglio 29, 2016

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Pablo Picasso, Bird on a Tree, 1928

gennaio 16, 2016

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Nature morte sous la lampe (Still Life under the Lamp), 1962, Pablo Picasso

ottobre 31, 2015

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Glass and bottle of Suze – Pablo Picasso

settembre 11, 2014

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Picasso debout travaillant à Guernica dans son atelier des Grands-Augustins, 1937 © Dora Maar, by SIAE 2013
. Madrid, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía

settembre 1, 2014

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Pablo Picasso, Studio, 1960

luglio 24, 2014

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Bull (plate IV) 1945 ~ Pablo Picasso

luglio 10, 2014

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Man’s Head, Pablo Picasso – 1972

giugno 14, 2014

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Pablo Picasso – A bullfight. 1934

giugno 4, 2014

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Man and Woman a the Table/ Angel Fernandez de Soto and his Friend, Pablo Picasso – circa 1902-1903

aprile 29, 2014

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Self-Portrait ~ Pablo Picasso

aprile 8, 2014

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Pablo Picasso – The death of Casagemas, 1901

aprile 2, 2014

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Pablo Picasso

marzo 30, 2014

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Pablo Picasso, Portrait de Sebastia Junyer-Vidal. 1904

marzo 29, 2014

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Pablo Picasso, Massacre in Korea (detail, 1951)

marzo 24, 2014

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Two Women with Hats, Paris, autumn 1921, Pablo Picasso. (1881 – 1973)

marzo 22, 2014

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Pablo Picasso, The Bird Cage

marzo 21, 2014

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Pablo Picasso

marzo 18, 2014

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Still Life under the Lamp, 1962, Pablo Picasso

marzo 14, 2014

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Pablo Picasso – Le Repas Frugal [1904], Sotheby’s Auction House, London

febbraio 21, 2014

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Pablo Picasso

novembre 22, 2013

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The Village Dance (1922). Pablo Picasso (Spanish, 1881-1973)

settembre 14, 2013

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Pablo Picasso, Woman with Book, 1932

settembre 10, 2013

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Pablo Picasso

luglio 21, 2013

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Pablo Picasso

luglio 19, 2013

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Le peintre et son modèle, 1970, Pablo Picasso. (1881 – 1973)

gennaio 13, 2013

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Pablo Picasso 1881 – 1973 Femme À La Fenêtre (Marie-Thérèse)

gennaio 11, 2013

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Pablo Picasso (1881-1973) Sur l’impériale traversant la Seine

dicembre 17, 2012

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Pablo Picasso

novembre 5, 2012

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Pablo Picasso, Les deux amies

settembre 1, 2012

Sono io l’unica donna di Picasso

aprile 28, 2012

Maria Teresa Cometto per “Il Corriere della Sera

«Ciao, hai vinto e a me piacciono i vincenti». Sono le ultime parole dette da Pablo Picasso a Françoise Gilot, pittrice e sua compagna dal 1943 al 1953.

Gilot lo racconta in un’intervista alla «Lettura» nella sua casa-studio newyorchese dove tuttora, a 91 anni, dipinge a tempo pieno. «La mia mente è sempre al lavoro, anche mentre dormo: se sei un artista, devi esserlo 24 ore al giorno», spiega mostrando il suo ultimo quadro, un’opera astratta in giallo.

«Picasso mi chiamò al telefono dopo che vinsi anche l’ultima delle tre cause con cui lui aveva cercato di bloccare la pubblicazione nel ’64 del mio libro Vita con Picasso — continua Gilot —. Certo non era contento, ma ammirava i vincenti come lui». Nel libro, un bestseller da oltre un milione di copie, c’è tutta la loro storia dal primo incontro in un ristorante a Parigi nel ’43, quando lei aveva solo 21 anni e lui 61, fino a quando dieci anni dopo lei lo lasciò, l’unica donna tanto indipendente e forte da osare un simile gesto. In mezzo, il comune amore per l’arte e la filosofia, due figli — Claude nel ’47 e Paloma nel ’49 —, i giorni felici in Costa Azzurra immortalati dalla celebre foto di Robert Capa dove Gilot cammina radiosa sulla spiaggia mentre Picasso, un passo indietro come un fedele servitore, regge l’ombrellone per proteggerla dal sole. Ma anche i tanti giorni neri in cui Picasso dava il peggio di sé, come uno dei minotauri-mostri delle incisioni che aveva mostrato a Gilot la prima volta che lei aveva visitato da sola il suo studio.

Gilot ne parla senza rancore, con il distacco e la serenità di una donna che alla sua età è ancora bella, in perfetta forma e lucidissima, sopravvissuta non solo a Picasso (scomparso nel ’73 a 91 anni), ma anche a due mariti, il pittore Luc Simon (da cui divorziò nel ’62) e l’inventore del vaccino antipolio Jonas Salk (con cui rimase sposata felicemente per 25 anni fino alla sua morte nel ’95).

Riluttante a concedere interviste, Gilot stavolta ha accettato perché il 2 maggio alla Gagosian Gallery sulla Madison avenue apre la mostra Picasso and Françoise Gilot: Paris-Vallauris 1943-1953, la prima in cui sono esposte insieme le opere della coppia. «Ci sono alcuni quadri della mia prima mostra del 1943 a Parigi, quelli visti da Picasso che poi mi mandò una lettera invitandomi a visitare il suo studio — racconta Gilot —. C’è il mio Autoritratto come una Civetta con Pablo, del ’48. La civetta nella mitologia greca era il simbolo della saggezza: nel quadro è appollaiata sulla spalla di Picasso. Il buffo è che avevamo davvero una civetta nello studio a Parigi: ce l’aveva data nel ’46 un suo aiutante, che l’aveva trovata con una zampa rotta. Picasso e io l’abbiamo adottata ed era molto utile: in casa avevamo parecchi topi e lei ne mangiava uno al giorno. Lui amava molto gli animali, abbiamo avuto anche piccioni, cani, capre: sulla civetta scherzavamo, dicendo che sembrava sempre di cattivo umore».

Fra i quadri di Picasso ispirati a Gilot, sono esposte quattro versioni di La Femme-Fleur. «È uno dei primi ritratti che mi fece, ovviamente astratto —ricorda Gilot —. Sia lui sia io non abbiamo mai dipinto copiando la natura. È molto più interessante usare la memoria visiva: puoi selezionare qualsiasi aspetto di quello che hai osservato, di solito ricordi quello che ti piace, e poi ricomporlo come vuoi, in un modo completamente diverso. Questo stile ti dà un maggior grado di libertà».

Quando la ventunenne Gilot incontrò Picasso, sapeva di avere davanti un monumento vivente, ma non era per niente intimidita. «Perché mai avrei dovuto esserlo? — chiede sbuffando — Come figlia unica sono cresciuta in mezzo a persone molto più vecchie di me. Inoltre ero anch’io un’artista, una tra i giovani emergenti più riconosciuti sulla scena di Parigi di quegli anni. Allora gli artisti non avevano un buon rapporto con il pubblico e stavano vicini l’un l’altro. C’era la cosiddetta Repubblica delle Arti e della Letteratura e se tu ne facevi parte, anche se poco noto, eri trattato allo stesso modo di un Picasso». Ad affascinarla erano stati soprattutto l’intelligenza e il coraggio di Picasso. «Era molto brillante, aveva sempre idee interessanti e gli piaceva essere circondato da persone intelligenti, era costantemente in dialogo con poeti e scrittori oltre che con altri pittori, come Braque e Matisse — ricorda Gilot —. La mia generazione lo ammirava anche per la sua decisione di restare nella Parigi occupata dai nazisti: non aveva più il passaporto spagnolo, a causa di Franco, ma avrebbe potuto andare negli Stati Uniti, come fecero molti altri. Invece rimase lì, a rischio della sua vita, un gesto molto coraggioso».

Anche fra Picasso e Gilot il dialogo era continuo, ma attento a non urtare le sensibilità reciproche. «Non parlavamo mai direttamente del nostro lavoro — precisa la pittrice —. Non puoi criticare quello che sta facendo l’altro, disturberebbe il processo creativo e sarebbe sgradevole, negativo. Invece discutevamo di arte in generale, comunicavamo facendo riferimento a pittori del passato».

Diventare madre non ha reso più difficile essere artista. «Al contrario — sottolinea Gilot —, mi ha reso adulta. Prima avevo vissuto o sotto la tutela della mia famiglia o dedicata a Picasso. Poi la responsabilità verso i figli, volerli crescere normali, mi hanno fatto cambiare valori. A 31 anni avevo bisogno di indipendenza e di poter volare con le mie ali. Ho lasciato Picasso non perché non lo amavo più. Era la routine quotidiana a non essere più vivibile». Per qualche anno Gilot con i figli ha continuato a vedere Picasso. «Io sarei andata avanti così, ma lui non poteva sopportare l’idea che io avessi preso la mia libertà, era furioso — ricorda la pittrice —. La situazione è peggiorata dopo il suo matrimonio con Jacqueline nel ’61 e poi il mio libro nel ’64 è stata solo una scusa per smettere di vedere me e i nostri figli».

Non è tenera Gilot con le altre compagne di Picasso e con le donne in genere. «Chi mi ha attaccato di più, distruggendo la mia immagine dopo l’uscita di quel libro, è stata la scrittrice Hélène Parmelin, moglie del pittore Édouard Pignon, un amico stretto di Picasso — dice Gilot —: voleva scrivere solo lei di Pablo! In effetti molti dei miei nemici erano donne che stavano attorno a Picasso, perché io ero l’unica che non poteva essere rimpiazzata». L’unica che non è stata abbandonata da Picasso. E che oggi, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, lo difende.

«Picasso non ha mai impedito alle sue compagne di esprimersi — spiega Gilot -. Ma molte di loro erano solo muse, modelle, donne passive e non esseri umani che partecipano in una relazione. Picasso era più moderno di loro e si aspettava che una donna fosse anche creativa: la sua mente era sempre al lavoro e se non riuscivi a seguire il ritmo, non era abbastanza per lui. Se hai solo la bellezza, quando sfiorisce finisce anche la relazione». Il fatto che la prima moglie Olga Khokhlova, che lo sposò nel 1918 e che ruppe con lui nel 1935 senza però concedergli mai il divorzio, e Dora Maar, che lo conobbe nel 1936 e che sarebbe stata la sua amante per nove anni, «siano finite pazze dopo essere state lasciate da Picasso», e che Marie-Thérèse Walter, amante dal 1927 al 1935, e Jacqueline Roque, sposata nel 1961 e uccisasi con un colpo di pistola 12 anni dopo l’artista, «si siano suicidate dopo la sua morte, prova che quelle donne — conclude Gilot — erano comunque incapaci di esprimere qualcosa da sole: senza di lui non potevano vivere. Questo non è colpa di Picasso».

Un robot e 24mila fotografie sveleranno i segreti di Guernica

gennaio 25, 2012

Guernica

Un macchinario cartesiano indagherà l’opera: immagini con dettagli a 3,5 micron per conoscere lo stato di salute del capolavoro di Picasso e scoprire i disegni “nascosti” dal maestro. Intanto è polemica tra il Reina Sofia e il Prado, che vuole appropriarsi del capolavoro

da “la Repubblica

Un’indagine fotografica dettagliata come non mai, per svelare tutti i segreti della “Guernica” e accertarne lo stato di salute. Eseguita non da un umano ma da un robot. L’operazione ha preso il via in questi giorni nel Museo Reina Sofia di Madrid, dove il capolavoro di Pablo Picasso, icona artistica e non solo del Ventesimo Secolo, è esposto da sempre. La più dettagliata analisi mai realizzata su quest’opera, e la prima per mezzi usati in assoluto, coincide con il settantacinquesimo anniversario dell’opera, che il genio spagnolo creò nel 1937, a documentare da par suo gli orrori della guerra civile che portò al lungo periodo franchista.

Davanti alla tela è quindi stato installato un “robot cartesiano”, cioè capace di muoversi sui tre assi corrispondenti alle tre dimensioni spaziali:  una struttura lunga nove metri e alta 3,5 che, cioè quanto la stessa opera firmata da Picasso, che da qui a giugno scatterà oltre 24mila fotografie ad altissima risoluzione (precisione di 3,5 micron) di ogni centimetro quadrato del Guernica, a luce naturale, con gli ultravioletti, a raggi infrarossi. Il progetto “Viaggio all’ interno del Guernica”, finanziato da una multinazionale spagnola, consentirà in primo luogo, ha precisato oggi il direttore del Museo Reina Sofia Manuel Borja-Villel, di fare il punto sullo stato della tela. L’ultimo studio approfondito risale al 1998, da parte degli esperti del reina Sofia, che avevano parlato di “condizioni di conservazione molto precarie”, a causa in particolare dei numerosi viaggi compiuti dal Guernica in giro per il mondo fino al suo rientro in Spagna dopo la morte del dittatore Francisco Franco.

Picasso dipinse il suo capolavoro assoluto a Parigi per il padiglione del governo repubblicano spagnolo all’Esposizione universale del 1937, mentre nel paese era in corso il bagno di sangue della Guerra Civile. Illustra gli orrori subiti dalla popolazione civile ad opera dei ribelli di Franco e dei loro alleati tedeschi e italiani, che avevano da poco bombardato e raso al suolo la cittadina di Guernica, simbolo della cultura basca. Lo studio consentirà anche di ricostruire con esattezza i vari strati dell’opera, le prime figure dipinte da Picasso e poi coperte da altre, le pennellate, e quindi darà la possibilità di una ricostruzione in 3D del quadro. Durante i lavori di ‘dissezione’ del Guernica le visite non saranno interrotte. Il robot entrerà in funzione ogni notte dopo la partenza degli ultimi visitatori del museo.

La polemica con il Prado. E proprio la fragilità di Guernica è il motivo definitivo per non spostarla. Mai più. E’ questa la risposta implicita del direttore del Reina Sofia alla richiesta avanzata dal Prado, l’altro grande museo madrileno. Il suo direttore, Miguel Zugaza, la reclama. “Per volontà di Picasso – dice – doveva andare al Prado. “Quando Picasso espresse le sue volontà, non esisteva il Reina Sofia”. Il direttore Prado aveva già proposto l’anno scorso di spostare il Guernica al Cason del Buen Retiro, una dependance del museo, che lo aveva ospitato già nel 1981. Ma il Reina Sofia, con l’ appoggio del governo dell’allora premier Josè Luis Zapatero, aveva respinto seccamente l’idea, sostenendo che il quadro oggi è troppo fragile per potersi muovere.  Il direttore del Reina Sofia Miguel Borja-Villel, ha ribadito oggi il ‘no’ a uno spostamento del capolavoro di Picasso. “La questione è chiusa, non c’è discussione possibile”, ha replicato a Zugaza. “Guernica ha bisogno di un suo luogo proprio, contestualizzato negli anni ’30. Toglierlo da questo museo vorrebbe dire toglierlo dal suo contesto” ha tagliato corto. A giugno, poi, il Reina Sofia ospiterà una grande mostra che ruota proprio intorno a Guernica e al padiglione spagnolo dell’Expo’ del 1937.

Una carriera itinerante
. Una lunga carriera da nomade, per Guernica. Fino alla morte di Franco era rimasta fuori dalla Spagna, girando per il mondo fra Europa e America. Approdò a Madrid solo nel 1981, ospitato dal Prado come aveva auspicato Picasso – morto nel 1973 – che avrebbe voluto vederlo in Spagna solo dopo il “ritorno della Repubblica”. Nel 1992 venne spostato al nuovo Reina Sofia – intitolato alla moglie di re Juan Carlos di Borbone, certo non  un repubblicano – da dove non si è più mossa. Ma Zugaza, 10 anni di success-story al Prado, di cui ha raddoppiato numero di visitatori e spazio espositivo, non si arrende. “Se non ora, spero almeno che i miei nipotini possano vederlo vincolato alla meravigliosa collezione del Prado”.

Sono il Minotauro! Nel mito vedeva la sua doppia natura

ottobre 15, 2011

Particolare della copertina dell’album «Picasso. Toros y toreros» del 1961

Tori e tauromachie nella vita del genio. Istinto e razionalità, l’eterna lotta

Francesca Bonazzoli per “Il Corriere della Sera

«Mi sarebbe piaciuto essere Luis Miguel Dominguín. Quella sì che è arte». Suona paradossale l’ammirazione per uno dei toreri più grandi di Spagna da parte di Picasso, l’artista che aveva fatto del Minotauro il suo alter ego. «Se tutte le tappe della mia vita potessero essere rappresentate come punti su una mappa e unite con una linea, il risultato sarebbe la figura del Minotauro», aveva affermato il pittore per spiegare la presenza del mostro mitologico nel suo lavoro, dal 1928 fino alla morte, nel 1973. Molto è stato scritto sull’identificazione di Picasso con il figlio di Pasifae, metà uomo metà toro, concepito dall’unione con il toro inviato da Poseidone. E in occasione di una mostra allestita nel 2000 al museo Reina Sofia di Madrid intitolata «Picasso Minotauro» la curatrice Paloma Esteban si spingeva fino a legare il tema del mostro ucciso da Teseo alla relazione sentimentale instaurata da Picasso con la diciassettenne Marie-Thérèse Walter e poi con Dora Maar: «Per alcuni anni, il Minotauro vive insieme al pittore un rapporto quasi quotidiano nel quale il mostro conoscerà i piaceri e il dolore, la violenza e la tenerezza, la morte e la resurrezione», scrive la Esteban nel catalogo. (more…)

Per i versi di Reverdy dimenticò il cubismo

ottobre 15, 2011

1955: Picasso assiste a una corrida a Vallauris, in Francia, con Jean Cocteau (© Vittoriano Rastelli/Corbis)

A Parigi, nel ’48, un libro con il poeta. La guerra in quei segni rosso sangue

Rachele Ferrario per “Il Corriere della Sera

Graffiano, i segni rossi di Picasso a margine delle parole di Pierre Reverdy, nei fogli del libro d’artista a quattro mani, Le chant des morts. Il pittore e il poeta, il genio artistico indiscusso del Novecento e lo scrittore irrequieto, il più grande del proprio tempo, figlio di scultori e amico degli artisti che a Montmartre vivono al Bateau-Lavoir. È appena finita la Seconda guerra mondiale e lo choc della distruzione scuote gli animi: Picasso durante l’occupazione tedesca aveva deciso di restare a Parigi, per sprezzo dei nazisti, per opportunismo, per vivere l’esperienza della guerra in città come i War Artists inglesi o forse solo per non lasciarsi condizionare dagli eventi. Denuncerà il dramma e lo squallore della vita di quei momenti nei brani che scrive e raccoglie nei Poèmes et lithographies, pubblicati alla fine del conflitto accanto a incisioni in tipico stile picassiano. Le chant des morts è qualcosa di diverso. Con Reverdy si conoscono fin dal 1910 e hanno una certa consuetudine. Forse per questo Picasso, in questi fogli, sembra dimenticare d’essere il padre del cubismo e, accanto alle parole autografe dell’amico poeta, traccia segni simili alla calligrafia orientale, cui s’ispira la nuova generazione degli espressionisti astratti americani e degli informali europei. (more…)

Picasso. La furia creativa

ottobre 15, 2011

Disegni, ceramiche, tele. A Palazzo Blu si celebra il trionfo dell’eros e del vitalismo

Marco Gasperetti per “Il Corriere della Sera

L’inizio è uno choc emozionale. Si entra nell’anticamera-corridoio di Palazzo Blu e c’è Lui, rappresentato con l’autoritratto del 1962. «Sono io, Pablo Picasso», sembra sussurrare mentre, cubico, dipinge (se stesso?). Si sfiora un cartello con biografia e frase celebre, titolo alla mostra («Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso») e poi ecco la prima deflagrazione estetica, «schegge» di dipinti e disegni.

«Gli archetipi dell’opera picassiana, – spiega la curatrice Claudia Beltramo Ceppi – l’essenza del pittore che si trasforma in Picasso, mai artista astratto che perde il contatto con la realtà, bensì demiurgo che distrugge la forma per sviluppare sostanza, energia e metamorfosi». Archetipi. Come Le Repas frugal (Il Pasto frugale, 1904), un’acquaforte dalla tecnica perfetta, capolavoro di perfezione e intensità di contenuti, concepito dal genio di Malaga nello studio parigino di Bateau-Lavoir, su un fianco della collina di Montmartre a Parigi, tra eccessi, notti insonni e grandi digiuni. Un capolavoro lontanissimo, alla vista di un occhio disattento, dallo stereotipo del Picasso cubista e distruttore del particolare. E invece dietro quella tecnica, raffaellesca, già s’intravedono i percorsi della metamorfosi. (more…)

Dora nelle grinfie di Picasso

settembre 29, 2011

Giuseppe Scaraffia per “Il Sole 24 Ore

Nella vetrinetta dello studio, dove Picasso conservava i suoi ricordi, c’era un paio di guanti neri a fiorellini rosa. Quando, nel caffè dei Deux-Magots, aveva notato una bruna avvenente, Dora Maar, Pablo aveva cinquantaquattro anni e un ciuffo beffardo sulla fronte. L’aveva osservata togliersi lentamente i guanti per iniziare uno strano gioco: con un coltello affilato colpiva sempre più rapidamente lo spazio tra un dito e l’altro della piccola mano, senza fermarsi quando si feriva.
Ma quali erano i colpi giusti? In quel gioco sadomasochista si riassumeva perfettamente l’orientamento verso la vita di quella geniale fotografa, intima dei surrealisti e dell’estrema Sinistra. A questa bellezza austera, colta e intelligente, Nicole Avril dedica un commosso monologo, in cui, identificandosi con la musa di Picasso ricostruisce la sua storia dolorosa e densa. Una sfida vinta, malgrado qualche sbavatura e qualche eccesso di interpretazione. (more…)

Rock Picasso

febbraio 7, 2011

Philippe Daverio per “Avvenire

Nel 1928 René Magritte dipinge un quadro simpatico e bizzarro che raffigura una pipa sotto la quale sta scritto «ceci n’est pas une pipe» (questa non è una pipa): ha infatti ragione in quanto il quadro non si può fumare quindi non è una pipa, ma solo una sua raffigurazione. Il titolo del dipinto è Il tradimento delle immagini. Nel 1912 Pablo Picasso aveva intrapreso il percorso opposto: aveva costruito con dei pezzi di cartone un oggetto che chiamava «chitarra» ma che alla chitarra non assomigliava affatto, la evocava mentalmente, non era ovviamente suonabile, ma ne costituiva l’esaltazione dell’immagine. Da questa prima chitarra derivarono una serie infinita di schizzi e di piccole opere dall’aspetto effimero che furono in gran parte distrutte dall’incuria del momento. Le superstiti vanno in questi giorni a costituire una curiosa mostra con 70 opere che apre al MoMA di New York il 13 febbraio e resterà aperta fino al 6 giugno. Molto interessante. Picasso era un personaggio particolare assai. Usava dire ai suoi colleghi «non portatemi nel vostro studio; se per caso vi è venuta una buona idea, ve la rubo…» il che non era che un’altra versione del suo detto «io non cerco, trovo».  (more…)

Spuntano 300 inediti di Picasso. Erano a casa del suo elettricista

novembre 29, 2010

L’artigiano assicura di averli avuti in dono dall’artista e dalla moglie Jacqueline. Valgono almeno 60 milioni

Elisabetta Rosaspina per “Il Corriere della Sera

Diventerà famosa probabilmente come “la collezione dell’elettricista”: una raccolta di quasi 300 opere di Pablo Picasso, mai viste prima neppure dal figlio Claude, riapparse dopo 80 anni dagli armadi di un artigiano francese, ormai in pensione. Pierre Le Guennec assicura di averli avuti in dono direttamente dall’artista e dalla moglie Jacqueline per i quali aveva eseguito diversi interventi all’impianto elettrico nelle case della coppia in Costa Azzurra. Sono disegni, acquarelli, bozzetti, studi su tela e nove collages cubisti eseguiti negli anni ’20 che, per la loro rarità, potrebbero valere da soli 40 milioni di euro: l’intero tesoro, di cui dà notizia il quotidiano francese “Libération”, potrebbe fruttare sul mercato dell’arte almeno 60 milioni di euro. (more…)

Picasso segreto: voleva fare pace con Franco

giugno 2, 2010

Il biografo John Richardson: «Per una mostra a Madrid ebbe contatti con il regime. Il mio amico era un cannibale»

Francesco Bonami per “La Stampa

Incontrare John Richardson, il biografo di Picasso, è come incontrare Vasari e farsi raccontare di Michelangelo. Solo che ascoltandolo viene il paradossale sospetto che Picasso fosse un personaggio molto più complicato da raccontare che il maestro rinascimentale. Non fosse altro per lo sconfinato numero di opere che il pittore catalano ha prodotto e che continuano a venire fuori da eredi e collezioni come il petrolio nel Golfo del Messico. Richardson sta per inaugurare alla Galleria Gagosian di Londra «Picasso’s Meditteranean Years (1945-1961)». Cento opere fra dipinti, ceramiche e sculture molte delle quali mai mostrate al pubblico e provenienti dagli eredi, primo fra tutti il nipote di Picasso, Bernard Ruiz-Picasso, figlio di Paulo nato dal primo matrimonio del pittore spagnolo con Olga Koklova, ballerina russa. Richardson ha già pubblicato tre volumi della vita di Picasso con Random House e sta lavorando al quarto che partirà dal 1932 e si concluderà nel 1973, anno della morte del pittore. (more…)