Posts Tagged ‘pakistan’

La lunga mano del Pakistan dietro al ricatto del terrore

ottobre 30, 2011

Guido Olimpio per “Il Corriere della Sera”

Sono tenaci. Capaci di adattare le loro tattiche. Picchiano come fabbri, poi lasciano intravedere spiragli di negoziati. E godono delle simpatie interessate dei pachistani. La loro strategia è semplice: tenere il più possibile, visto che alla fine la Nato se ne dovrà andare. La strage di Kabul sintetizza i dieci anni della guerra più lunga. Un’autobomba impressionante — quasi 700 chili di esplosivo —, un veicolo blindato che nulla può contro il kamikaze, un attacco nella capitale, perdite pesanti. L’ultimo rapporto uscito dal Pentagono, pur sottolineando i successi registrati in alcuni parti dell’Afghanistan, avverte che la situazione rimane instabile anche per colpa delle trame pachistane e della debolezza del governo Karzai. Le forze locali appaiono incapaci di affrontare la sfida: su 218 battaglioni di polizia neppure uno può agire da solo; su 204 battaglioni dell’esercito afghano solo uno è in grado di operare in modo autonomo. Gli sforzi degli alleati — Italia compresa — nell’addestramento dei reparti afghani non ha ancora colmato il divario. È ovvio che non dipende dagli istruttori ma dalla volontà dei locali. Lo rivela un dato. Soltanto a giugno hanno disertato 5 mila soldati afghani. Fughe che accompagnano un altro fenomeno in crescita, quello dei militari che sparano sui soldati Nato: ieri sono stati uccisi tre australiani. Tutti si chiedono — conoscendo già la risposta — cosa accadrà man mano che le province passeranno sotto il controllo delle autorità afghane.
Il quadro precario favorisce i talebani e i gruppi affini. Dimostrando grande pragmatismo, gli insorti si sono adeguati al momento. Sul piano strettamente militare hanno continuato a evitare lo scontro diretto. Non potrebbero sostenerlo, vista la disparità di volume di fuoco. E allora si sono affidati alla loro arma migliore. Gli esplosivi. Il 90 per cento delle perdite Nato (e dei civili) è da attribuire agli ordigni improvvisati, in gergo Ied. Ancora un numero: da giugno ad agosto sono state scoperte o individuate 5.088 bombe. (more…)

DOUBLE PAKISTAN! – I RAPPORTI TRA GLI USA E L’AMBIGUO ALLEATO SONO IN CRISI MA L’AMERICA FA FINTA DI NON VEDERE – ISLAMABAD DIETRO UN’IMBOSCATA DEL 2007 IN CUI MORÌ UN MAGGIORE SATUNITENSE. FERITI 3 UFFICIALI – I PAKISTANI APRIRONO IL FUOCO A TRADIMENTO AL TERMINE DI UN MEETING – WASHINGTON NON HA MAI VOLUTO FARE CHIAREZZA DAVVERO: MEGLIO UN PAKISTAN AMICO INAFFIDABILE CHE NEMICO…

settembre 27, 2011

Dagoreport da “The New York Times” – http://nyti.ms/qrxRxX 

Nuove rivelazioni gettano luce sugli ambigui rapporti tenuti dal Pakistan con gli Stati Uniti. Il “New York Times” di oggi racconta il retroscena di un’imboscata avvenuta a Teri Mangal, sul confine afgano, il 14 maggio del 2007. Un maggiore americano morì e tre ufficiali rimasero feriti. Dietro quell’attacco c’era proprio l’inaffidabile alleato.

Si trattò di una vera e propria trappola, scattata al termine di un incontro tra l’esercito Usa e alcuni ufficiali afgani, con degli ufficiali pakistani. Gli ufficiali pakistani erano ospiti. Il meeting si tenne all’interno di un edificio scolastico a ridosso del confine. L’imboscata era stata organizzata accuratamente. I pakistani aprirono il fuoco sugli americani non appena terminata la riunione. I soldati Usa risposero al fuoco, prima di riuscire a fuggire in elicottero. (more…)

La tregua tra India e Pakistan sopravvive agli attentati

luglio 18, 2011

Carta di Laura Canali

Nessuno a New Delhi ha incolpato pubblicamente il Pakistan degli attentati di settimana scorsa. Dietro al basso profilo, l’importanza del rapporto con gli Usa e la partita sul futuro dell’Afghanistan. Chi sono i mandanti?

Francesca Marino per “Limes

Appurato che le tre bombe esplose lo scorso 13 luglioa Mumbai non erano il preludio a un altro attacco in grande stile come quello del 26 novembre 2008, le notizie relative all’accaduto sono prontamente scomparse dai giornali. Non soltanto, abbastanza comprensibilmente, da quelli stranieri. Ma anche, e questo è già meno comprensibile, dai quotidiani e dai settimanali indiani – se si escludono le polemiche con relativo dibattito a diversi livelli scatenate dalla discussione sul fallimento (l’ennesimo) dell’intelligence indiana.


La quale si dimostra ancora una volta, secondo i detrattori, completamente incapace di reagire in maniera efficace a quella che è da sempre una minaccia costante e consolidata alla sicurezza nazionale. Grandi assenti, sulle prime pagine dei giornali e nelle dichiarazioni di politici di ogni livello, anche le abituali accuse più o meno dirette nei confronti del Pakistan e del terrorismo usato da Islamabad come mezzo privilegiato di politica estera. Le dichiarazioni, fin dall’inizio, sono state estremamente caute. (more…)

OSAMA IMPAKISTATO

giugno 24, 2011

DOPO QUASI 2 MESI DI RICERCHE SPUNTA L’INDIZIO CHE SMERDA IL PAKISTAN: SUL CELLULARE DEL CORRIERE DI BIN LADEN PRESO NEL BLITZ AL COMPOUND DI ABBOTTABAD CI SONO I NUMERI DI UN GRUPPO ISLAMISTA DIRETTA ESPRESSIONE DELL’INTELLIGENCE DI ISLAMABAD – SI CHIAMA HARAKAT-UL-MUJAHEDEEN E PROTEGGEVA IL RE DEL TERRORE – “LA PISTOLA FUMANTE NON C’È”, MA POCO CI MANCA…

Dagoreport dall’articolo di Carlotta Gall, Pir Zubair Shah ed Eric Schmitt per “The New York Times”
http://nyti.ms/jYa2nF

Dopo quasi due mesi di ricerche ecco spuntare il primo vero importante indizio della protezione che il Pakistan avrebbe offerto a Osama bin Laden. Gli agenti americani lo hanno trovato sul cellulare del corriere di Osama, quello che si occupava di inviare per lui i messaggi, sempre attento a non farlo mai dal compound di Abbottabad per non essere intercettato.

Sul suo telefonino, sequestrato nel blitz dei Navy Seal in cui è stato ucciso il Re del Terrore, sono stati trovati i contatti di un gruppo militante islamista legato all’Intelligence pakistana: si tratta della formazione Harakat-ul-Mujahedeen. Gli Usa sono andati a spulciare i tabulati telefonici, scoprendo che il gruppo faceva parte del network di protezione su cui bin Laden poteva contare all’interno del paese. (more…)

La morte di Kashmiri è il nuovo atto del teatrino Usa-Isi

giugno 13, 2011

 L’eliminazione in Pakistan di una primula rossa del terrorismo islamico ad opera dei droni americani è un’ulteriore conferma dell’ambiguo rapporto tra Washington e i servizi segreti di Islamabad. Le visite di Clinton e Panetta. L’ascesa dell’islamismo

Francesca Marino per “Limes

La morte di Ilyas Kashmiri, avvenuta giorni fa ad opera di uno dei famigerati droni americani, è passata in Italia quasi completamente sotto silenzio, nonostante l’uomo fosse, quanto a importanza strategica e operativa, uno dei pezzi da novanta della cosiddetta internazionale del terrore. In effetti, nonostante fosse attivo fin dai bei tempi della jihad afghana contro i russi, l’elusivo comandante era entrato trionfalmente a far parte della lista dei terroristi internazionali soltanto nel 2010 ed era sconosciuto ai più da questa parte del mondo.

Eppure, secondo i pakistani, gli indiani e qualche settore illuminato dei servizi segreti internazionali, era stata opera di Kashmiri la strategia che aveva condotto all’attentato di Camp Chapman in Afghanistan in cui erano saltati in aria ben sette membri della Cia. Sempre opera sua il recente attacco alla base della Marina militare di Karachi così come due dei tre attentati alla vita dell’ex-presidente Musharraf per i quali era stato arrestato e in seguito rilasciato. (more…)

L’asse Cina-Pakistan sulla nuova ‘Via della Seta’

Mag 17, 2011

La Zona Economica Speciale di Kashgar come punto d’arrivo della Karakoram Highway: un legame politico che viaggia sui flussi dell’economia

Gabriele Battaglia per “Peacereporter

I legami tra Pechino e Islamabad si rafforzano “secondo caratteristiche cinesi”, viaggiano sulle infrastrutture e si corroborano con gli investimenti, fino a rispolverare la formula che ha dato il via al boom del Dragone trent’anni fa: le Zone Economiche Speciali.

Da tempo ormai la Karakoram Highway, che congiunge Pakistan e Cina – l’area di Abbottabad con Kashgar, nello Xinjiang – è l’arteria su cui viaggiano le relazioni tra i due Paesi. Relazioni molto concrete: Pechino investe massicciamente non solo nella regione pachistana di frontiera del Gilgit-Baltistan (“Territori del Nord” in italiano), ma giù lungo tutto il percorso. Sono ormai circa 150 le imprese cinesi che operano in Pakistan per oltre undicimila lavoratori, tra operai e ingegneri, provenienti dal Celeste Impero. Costruiscono infrastrutture, fanno ricerche minerarie, allestiscono reti di telecomunicazioni, centrali elettriche, deviano i corsi d’acqua. (more…)

Stabilizzare Karachi per stabilizzare il Pakistan

novembre 9, 2010

Original Version: Stabilize Karachi in order to stabilize Pakistan

Karachi rappresenta un microcosmo dei problemi politici e di sviluppo del Pakistan; il ministro degli interni pakistano, Rehman Malik, ha affermato più di una volta che destabilizzare Karachi equivale a destabilizzare il Pakistan – scrive  Huma Yusuf, giornalista freelance residente a Karachi; scrive abitualmente sul quotidiano pakistano Dawn; collabora anche con alcuni giornali statunitensi e indiani, da “Medarabnews

***

Mentre il Pakistan affronta la più grave alluvione del delta del fiume Indo, Karachi, la capitale finanziaria del paese, si trova sull’orlo di quella che è stata definita una guerra civile. Karachi, una metropoli che si sta sviluppando in maniera incontrollata, dove vivono 18 milioni di persone, è da tempo afflitta dalla violenza politica. Tuttavia, l’escalation degli omicidi dovuti a motivazioni politiche, etniche e religiose – noti anche come omicidi mirati – rischia di paralizzare la città e con essa ciò che rimane dell’economia pakistana in crisi.

Nel contesto della perdurante guerra in corso nella regione, i problemi economici e quelli legati allo sviluppo del Pakistan vengono troppo spesso letti attraverso la lente dell’estremismo e del terrorismo. Tuttavia, i problemi più gravi del paese derivano in gran parte da questioni di distribuzione delle risorse e di gestione della politica a livello locale. In questo senso, Karachi rappresenta un microcosmo dei problemi politici e di sviluppo del Pakistan – cioè delle questioni che preoccupano i comuni cittadini pakistani – e per questo motivo merita l’attenzione della comunità internazionale. (more…)

Kashmir, come una piccola Palestina

settembre 14, 2010

Claudio Gallo per “La Stampa

Al di là del furore scatenato tra le masse islamiche dai roghi più o meno reali del Corano, in Kashmir tutte le proteste confluiscono nell’unica protesta contro il dominio indiano, in favore dell’indipendenza. L’aggressione alla scuola cristiana accade dopo tre mesi dai tumulti indipendentisti in cui la polizia ha ucciso almeno 70 persone. Si può dire che India e Pakistan abbiano cominciato a litigare per il Kashmir prima ancora di esistere sulla carta geografica, continuando poi attraverso quattro guerre.

Nel 1947 il maharaja del Kashmir Hari Singh decise di aderire alla Repubblica indiana (nonostante il suo principato fosse per quasi l’80 per cento musulmano) promettendo però un referendum. La consultazione popolare, fatta propria da diverse risoluzioni dell’Onu, non fu mai indetta dai governanti indiani che, citando gli accordi di Simla con Islamabad (1972), sostengono che il nodo vada affrontato bilateralmente e non a livello internazionale. Ironicamente i due stati rivali, nati dall’India imperiale britannica, concordano sul fatto che il Kashmir non debba essere indipendente, la soluzione che sembra invece preferire la sua popolazione. Il governo di Manmohan Singh che sta guidando l’elefante indiano sulla strada (ancora lunga) della superpotenza globale, ha tutto sommato trascurato il problema kashmiro, sperando forse di relegarlo in una dimensione locale. Ma il Kashmir è per certi aspetti una piccola Palestina, più esotica e meno dirompente certo, ma un fuoco che si autoalimenta, una tragedia di cui non si scorge la fine. Lo scorso mese le parole di Syed Ali Geelani, il patriarca del movimento islamista, erano suonate come un’inattesa speranza. Col volto severo e ieratico, l’«uomo che non si piega» aveva esortato i manifestanti a «combattere pacificamente». «Sedetevi davanti ai poliziotti e dite loro: sono qui, sparate». La non violenza alla Gandhi non sembra aver fatto molti proseliti nelle valli del Kashmir.

In Pakistan è “come chiedere al Diavolo di prendere Dracula”

luglio 27, 2010

Perché i generali di Musharraf hanno cominciato la loro guerra privata a fianco di talebani e al Qaida

Daniele Raineri per “Il Foglio“, 30 Settembre 2008

Riassunto delle puntate precedenti: in Pakistan una cupola formata da alti generali in congedo e da sezioni dei servizi segreti tira i fili del terrorismo e della guerriglia talebana. Sono infuriati dalla svolta filoamericana dopo l’11 settembre. Alla loro testa c’è un ex capo dell’intelligence, Hamid Gul, che ha contribuito alla cacciata del suo ex allievo, il presidente Musharraf. Gul è il Gran protettore di al Qaida e dei talebani, il loro uomo radar: li avvisa quando il pericolo americano si avvicina troppo. Assieme a lui c’è Javed Nasir, ex capo dell’intelligence. Nasir è il Gran fornitore di al Qaida e dei talebani. Il suo carico migliore è un grosso quantitativo di missili antiaerei. In pubblico i due ex capi dei servizi lanciano manifestazioni antiamericane. In segreto s’incontrano con altri doppiogiochisti dei servizi, con capi di al Qaida e della guerriglia afghana e anche con esuli del partito Baath. Tema delle riunioni: dissanguare i contingenti occidentali in Afghanistan. (more…)

Lunedì spie, martedì guerriglia. Ecco l’agenda di Petraeus

luglio 15, 2010

Il generale comincia con tre richieste alla Casa Bianca, a Karzai e ai pachistani. Al Qaida nomina il suo AntiPetraeus

Nell’articolo: Al Qaida ha nominato il controPetraeus. Negli stessi giorni in cui l’Amministrazione Obama ha sostituito il generale ribelle McChrystal con Petraeus, anche al Qaida ha nominato un nuovo capo delle operazioni in Afghanistan, al posto di Mustafà Yazid al Masri, ucciso da un drone americano nell’area tribale pachistana del Waziristan del nord

Daniele Raineri per “Il Foglio

Lunedì, il generale Petraeus è atterrato in Pakistan. Il nuovo comandante della guerra in Afghanistan sa come gira il mondo e come primo atto del suo mandato si è presentato a Rawalpindi, la capitale militare del paese, gemella della capitale politica, Islamabad, a pochi chilometri. Se vuoi battere i talebani, sa bene, prima devi andare a parlare con i generali pachistani. Petraeus ha incontrato il capo delle Forze armate, Ashfaq Pervez Kayani, e in pubblico ha speso le consuete parole di lode e incoraggiamento per gli sforzi contro il terrorismo intrapresi dal Pakistan. Ma con Kayani, faccia triste, decine di sigarette e le occhiaie di chi nel lavoro deve mediare e tenere conto di pressioni di segno completamente opposto, c’è un rapporto particolare di fiducia. Il pachistano ha ricevuto negli stessi momenti anche una telefonata di Anne Patterson, la donna messa dal dipartimento di stato a guidare l’ambasciata americana in Pakistan. Non si sa che cosa i due americani abbiano chiesto al generale, ma con tutta probabilità si tratta della solita richiesta: levateci di mezzo i gruppi di terroristi e guerriglieri pachistani che attraversano il confine e vengono a combattere in Afghanistan, perché conviene anche a voi. Ieri otto soldati Nato sono morti in attacchi in tutto il paese. (more…)

Non solo taleban, l’altro Islam dei Sufi

luglio 4, 2010

Colpita in Pakistan la moschea della corrente mistica anti-Al Qaeda. Il maestro Ansari: «I kamikaze comprano un biglietto per l’inferno»

Nell’articolo: Prosegue Ansari: «Nella storia il problema si manifesta quando la capitale del mondo islamico passa dalla penisola arabica a Damasco. La ricchezza e il potere corruppero la purezza dell’Islam originario. Il vero Islam rimase celato dietro la ricchezza e il potere e il volto superficiale della fede emerse sotto la forma di rituale come la vera rappresentazione

da “La Stampa

ISLAMABAD
L’impressione che i lettori occidentali si fanno dai resoconti dei media sulla regione fissata nell’acronimo Af-Pak, Afghanistan e Pakistan, è di una terra abitata da feroci estremisti islamici. Invece la regione dell’Asia centro-meridionale è la culla del sufismo, il misticismo islamico. Dal leggendario Jalal ad Din Rumi a Khawaja Moinuddin Chishti Ajmeri molti sufi provengono dall’antico Khorasan, che comprendeva parte dell’attuale Afghanistan, dell’Iran e del Pakistan. Il sostegno dei sufi è stato spesso cruciale per il dominio musulmano. Ancora in tempi recenti, la famiglia Gillani, (emigrata da Baghdad) è stata in Afghanistan la colonna del potere dell’ex re Zair Shah. La famiglia Gillani, insieme con Sibgatullah Mujadedi (discendente dei sufi indiani Mujadid aft-e-Thani) è stata il motore principale della rivolta dei mujaheddin contro i sovietici.

Entrambe le famiglie sufi sono oggi tra i principali sostenitori del governo Karzai. L’affermazione di Al Qaeda e dei taleban ha tuttavia cambiato l’intero equilibrio della regione. Il Sud e il Nord Waziristan, che erano stati la terra di celebri santi sufi, come il leggendario avversario dei colonialisti britannici, Faqir Ipi, che apparteneva alla scuola Qadri, sono diventati le roccaforti da dove l’Islam salafita ordina la distruzione dei santuari, proibisce la musica e la danza che invece sono parte integrante della tradizione sufi. Guerriglieri sono inviati dal Nord Waziristan nella valle dello Swat e in altre zone tribali per distruggere i santuari e uccidere i sufi. Esattamente come è accaduto in Iraq. Non vengono risparmiati nemmeno i santuari che la devozione popolare attribuisce ai discendenti del Profeta. (more…)

Il Pakistan e la farsa della democrazia

luglio 3, 2010

Un presidente compromesso a vari livelli protetto dall’immunità che solo una grottesca caricatura della democrazia offre. La legge sulla stampa, in un paese sull’orlo della guerra civile, impone divieti e sanzioni come una vera democrazia d’occidente

Nell’articolo: Giornali e Tv pakistane saranno inoltre ‘dispensate’ dal pesante compito di dover dare notizia di dichiarazioni dei militanti o “attività connesse all’estremismo e al terrorismo” e gli sarà vietato trasmettere notizie che possano incitare “all’odio o alla militanza”. Pena la cancellazione delle licenze a trasmettere o pubblicare, sanzioni fino a dieci milioni di rupie pakistane e la galera fino a tre anni

Francesca Marino per “Limes

C’era una volta, in quello che veniva definito dai più come “il paese più pericoloso del mondo” un perfido dittatore. Che però, abbastanza singolarmente, aveva un debole per giornali e televisioni e mezzi di comunicazione di massa assortiti. Negli anni della dittatura i suddetti erano sorti più o meno come funghi e avevano prosperato, salvo sporadiche incursioni nelle vite private di singoli giornalisti o in redazioni televisive e di quotidiani durante il periodo buio dell’emergenza. Tornata la democrazia, ci si aspettava che sul travagliato cielo del Pakistan, oltre ai drone americani, tornasse a splendere la completa e totale libertà di stampa che l’Occidente tutto, orgoglioso delle sue democrazie dalle solide radici, indicava a esempio.

C’era una volta, e c’è ancora, il presidente
andato a sostituire Musharraf nel democratico Pakistan. Democraticamente eletto ma, come succede ovviamente soltanto in Pakistan dove la democrazia appare soltanto una grottesca caricatura, pesantemente compromesso a vari livelli. (more…)

La predilezione del jihad per i sacrifici umani e i ‘Ragazzi del Paradiso

giugno 11, 2010

Nell’articolo: L’esempio più famoso di questa nuova forma di sacrificio umano ha avuto luogo nel 2004, quando un bambino palestinese di undici anni fu pagato un dollaro per portare un pacco attraverso i controlli di sicurezza israeliani. Il bambino non lo sapeva, ma il pacco conteneva una bomba che sarebbe stata fatta esplodere con un telecomando

da “Il Foglio”

Secondo un recente rapporto di Amnesty International, sono 300 mila i bambini pronti a morire da soldati in guerre religiose, etniche, regionali.Ma dei figli del jihad, arruolati o giustiziati in tenera età, né Amnesty né altre ong umanitarie si è mai occupata. Il Daily Times, giornale sempre addentro all’intelligence militare britannica, ha rivelato che cinquemila bambini pachistani e afghani sono stati addestrati dai talebani per portare a termine attentati kamikaze. Questi “Ragazzi del Paradiso”, come si chiamano nella narrativa islamista, sono l’altra faccia dei bambini afghani assassinati in questi anni di guerriglia terroristica. (more…)

SARKÒ TOCCA IL FONDO (NERO)

giugno 4, 2010

ARRIVA IN LUSSEMBRGO UN PAPOCCHIO FATTO DI ARMI AL PAKISTAN (CON ANNESSI ATTENTATI ANTI-FRANCESI FALSAMENTE ATTRIBUITI AD AL-QAEDA) E SOLDI PER FINANZIARIE LA CAMPAGNA DI BALLADUR CONTRO CHIRAC – TUTTO ARCHITETTATO DALL’ALLORA MINISTRO DEL BILANCIO SARKOZY – L’ELISEO SMENTISCE SDEGNATO E GRIDA AL COMPLOTTO DELL’ECONOMIA PARALLELA E DELINQUENZIALE, ANSIOSA DI VENDICARSI DEL ’CAFONE’ DEL CAPITALISMO ETICO E FUSTIGATORE DEI PARADISI FISCALI…

Domenico Quirico per “la Stampa

Da un paio di mesi c’è un melmoso torrente carsico che corre sotto la politica francese e ne fa sfrigolare le massime fondamenta: ogni tanto balza in superficie con voci, articoli, rivelazioni, addirittura un libro. Ma questa volta c’è un documento, addirittura poliziesco: è arrivato dal Lussemburgo al giudice francese nel gennaio scorso, ha visto la luce solo ieri, a dimostrazione che questa vicenda di corruttela su forniture militari, con l’aggiunta di un massacro per vendetta attribuito ad Al Qaeda, fa davvero paura al Potere in carica a Parigi.

Secondo la polizia lussemburghese, Nicolas Sarkozy sarebbe l’architetto di un raffinato sistema di retro-commissioni su forniture di sottomarini al Pakistan, che ha fatto affluire nelle casse di Edouard Balladur, impegnato nelle presidenziali contro Chirac, 96 milioni di franchi.

All’epoca Sarkozy era ministro del Bilancio, per poi diventare stratega della campagna (fallita) di Balladur contro Chirac nel 1995. Al suo fianco c’era allora un altro tenace frequentatore di vicende di tangenti, Charles Pasqua, ex ministro degli Interni. Lo hanno appena condannato per un’altra faccenduola di tangenti su forniture di armi all’Angola. I cannoni sono una forma di attecchimento classico della corruzione, anche perché la Francia è uno dei maggiori produttori mondiali. (more…)

Pakistan supermercato per terroristi. Il governo esca dall’ambiguità

Mag 10, 2010

di Fareed Zakaria per “Il Corriere della Sera”

Si direbbe che Faisal Shahzad, l’aspirante terrorista di Times Square, abbia seguito un percorso familiare. Come tante altre reclute della Jihad in passato, anche il nostro è un uomo istruito, appartenente alla classe media e a quanto pare ben integrato nella società occidentale — ma poi, di colpo, gli è successo qualcosa che lo ha spinto tra le braccia degli estremisti. Forse non sapremo mai che cosa possa averlo convinto a voler massacrare uomini, donne e bambini innocenti, ma la sua storia presenta un particolare inquietante, in comune con molti dei suoi predecessori: il collegamento con il Pakistan. Il governo britannico ha stimato che il 70% dei progetti terroristici sventati negli ultimi dieci anni è riconducibile al Pakistan. Il Pakistan resta un vivaio di terroristi proprio nel momento in cui la popolarità dello jihadismo è in forte calo nel resto del mondo musulmano. Dall’Egitto alla Giordania, dalla Malesia all’Indonesia, i gruppi estremisti islamici sono stati indeboliti militarmente e hanno perso gran parte del sostegno politico di cui godevano finora. Perché questo scenario non si è ripetuto in Pakistan? (more…)

AfPak è un attentato alla sovranità del Pakistan: intervista a Gul

Mag 4, 2010

Conversazione con il generale ed ex capo dell’Inter-Service Intelligence pachistano Hamid Gul. Da entusiasta sostenitore degli Usa si è trasformato ormai da tempo in paladino degli integralisti islamici.  I rapporti tra India, Pakistan e Usa, chi comanda adesso a Islamabad, dove si trova Osama bin Laden e molto altro…

“Gli occidentali non si rendono conto, o forse se ne rendono conto benissimo, che ogni volta che adoperano la sigla Af-Pak attentano alla nostra sovranità nazionale. Non riconoscendo, di fatto, l’esistenza del Pakistan come stato sovrano separato e distinto dall’Afghanistan o dal resto del mondo. E il risultato di questo mancato riconoscimento sono gli attacchi con i drone sul nostro territorio. Attacchi che gli Stati Uniti continuano a imporci, pur essendo completamente inusuali e contrari alla prassi di una qualunque democrazia. A quale altro paese è mai stato chiesto di mandare il proprio esercito a combattere contro i propri cittadini?”.

Il generale ed ex capo dell’Inter-Service Intelligence Hamid Gul, da entusiasta sostenitore degli Stati Uniti ai tempi dell’invasione russa si è trasformato ormai da tempo in paladino degli integralisti islamici e, di recente, in un convinto sostenitore dell’Islam come fede religiosa, politica e dottrinaria. L’uomo che un tempo cercava di vendere a Rhyad materiale nucleare e missili a lunga gittata per rendere i sauditi indipendenti dagli americani e che pare che abbia portato Osama bin Laden a incontrare l’ex-premier Nawaz Sharif, teorizza adesso sul significato della democrazie e sulla sostanziale identità di vedute tra i principi dell’Islam, quelli del socialismo e gli slogan della rivoluzione francese.

A grattare soltanto un pochino, però, sotto il tradizionale abito di cotone e la nuova veste di nonno circondato da nipotini, il generale capo dei servizi segreti, accusato dalla Bhutto come possibile attentatore alla sua vita e ancora fortemente temuto dai servizi segreti indiani per la sua influenza occulta sui centri del potere pakistano, è sempre là. Più temuto, forse, proprio perché sempre più defilato.

“Democrazia significa governo del popolo. E le politiche di governo dovrebbero riflettere la volontà popolare. Ma se le politiche di governo vengono dettate o manipolate dall’esterno, la sovranità popolare è compromessa e la democrazia cessa di esistere”.

F.M. – Ma in Pakistan ormai da due anni c’è un governo democratico

La verità è che la nostra politica estera, e anche la nostra politica interna, sono ormai dettate completamente dagli americani e seguite alla cieca dai politici. Da tutti, inclusi i partiti di opposizione. Nawaz Sharif, ad esempio, che al momento è il più importante e significativo politico del paese. Il suo partito dovrebbe dare battaglia in Parlamento contro i provvedimenti di zardari, ma non lo fa. E Sharif sta perdendo popolarità, ha assunto un incomprensibile atteggiamento difensivo, si è chiuso in un metaforico bunker. E la gente sta perdendo fiducia in lui. Economia a rotoli, corruzione endemica, il Kashmir: Sharif non ne parla. E la situazione precipita”. (more…)

Pakistan: una buona economia spesso nasconde tristi realtà

aprile 6, 2010

Un excursus storico del Pakistan che rivela le sue grandi potenzialità economiche. Lo sviluppo industriale si concentrava nella parte occidentale dominata dal Punjab. Analfabetismo, malnutrizione e vita media breve sono il prezzo pagato per le spese militari

Il Pakistan non gode di buona stampa. Visto da fuori, appare a molti come un paese pieno di mullah pazzi, con migliaia di madrasse dove vengono addestrati potenziali taliban o militanti di al Qaida. Si pensa, insomma, che sia uno Stato fallito, sull’orlo del collasso, diversamente dall’India, considerata invece una nazione democratica, con un’economia di mercato in forte espansione.

Ma in realtà non è così. Almeno per
quanto riguarda l’economia, il Pakistan regge il confronto con l’India anche se non la eguaglia. A distanza di quasi cinquant’anni dal simultaneo riconoscimento della loro indipendenza, il 14-15 agosto del 1947, i due paesi erano testa a testa da questo punto di vista. Solo nel corso dell’ultimo decennio l’India ha accelerato la sua crescita sorpassando ampiamente il Pakistan.

Sotto altri aspetti – istruzione, sanità,
mortalità infantile – quantificati dall’Indice di Sviluppo Umano delle Nazioni Unite, India e Pakistan figuravano poco distanti nei ranghi inferiori della graduatoria. Nel 2008, l’India era al 132esimo posto e il Pakistan al 139esimo nella classifica dei 180 paesi considerati. Entrambi apparivano afflitti da problemi di povertà, disuguaglianza, cattiva salute, analfabetismo, discriminazione contro le donne. (more…)

Pakistan – Prospettive sociali sul terrorismo

marzo 26, 2010

Fra i gruppi e i movimenti islamici del Pakistan, ma anche all’interno dell’apparato statale civile e militare, vi sono diversi gradi di sostegno e di simpatia nei confronti dei Talebani, anche se non vi è un aperto appoggio e una dichiarata adesione ai loro metodi – scrive l’analista pakistano Hasan al-Askari Rizvi

Gli attacchi terroristici dell’8 e del 12 marzo a Lahore non fanno che ricordarci come il terrorismo continui a minacciare l’ordine e la stabilità interna del Pakistan. Questi attacchi dimostrano anche che i terroristi non sono solamente presenti nelle città, ma hanno anche sviluppato una fitta rete, a scapito del governo e del popolo pakistano.

L’ultimo grande attacco terroristico a Lahore ha avuto luogo il 7 dicembre 2009, quando due bombe sono esplose in un mercato, uccidendo almeno 70 persone. La pace a cui si è assistito a Lahore nel corso degli ultimi tre mesi ha creato la falsa impressione che il peggio fosse passato. Gli incidenti più recenti mostrano che la cacciata dei terroristi dalla valle di Swat e dalla maggior parte del Sud del Waziristan li ha certamente indeboliti, ma la loro minaccia rimane allarmante.

Un’operazione di sicurezza eseguita congiuntamente dall’esercito, dalle forze aeree e dalle forze paramilitari, è riuscita a porre fine al controllo territoriale del regime talebano nello Swat / Malakand e nella maggior parte del Sud del Waziristan. La maggior parte dei Talebani sopravvissuti all’attacco sono fuggiti sulle montagne, in Afghanistan e in altri centri tribali. Quando le forze di sicurezza iniziarono le loro operazioni nei centri di Bajaur, Khyber, Orakzai, Kurram, alcuni Talebani si trasferirono nelle aree abitate del Pakistan, in particolare in alcune grandi città. (more…)

Le sanzioni all’Iran e il dilemma del Pakistan

dicembre 15, 2009

L’imposizione di ulteriori sanzioni all’Iran potrebbe rivelarsi inefficace vista la riluttanza del Pakistan a controllare il lungo e poroso confine che separa i due paesi – scrive il giornalista pakistano Irfan Hussein

Mentre il mondo è sempre più vicino ad imporre pesanti sanzioni all’Iran, in un ultimo disperato tentativo di ostacolare le ambizioni nucleari del paese, l’establishment pakistano rimugina sulle opzioni a sua disposizione.

La realtà è che, con un’India ostile al confine orientale ed una guerra che infuria su entrambi i lati del confine con l’Afghanistan, l’ultima cosa di cui il Pakistan avrebbe bisogno è un Iran indispettito ad Ovest. Ulteriori sanzioni dell’ONU imporrebbero un fardello intollerabile sui rapporti fra Pakistan e Iran.

Tali rapporti si sono recentemente inaspriti a causa dell’attacco terroristico di Jundullah che ha ucciso più di 40 iraniani, compresi alcuni importanti ufficiali della Guardia Rivoluzionaria. Sulla scia dell’atrocità compiuta dal gruppo estremista sunnita, l’Iran ha accusato il Pakistan di dare rifugio ai killer obbedendo al volere americano, ed ha minacciato di esercitare il proprio diritto di perseguire i colpevoli al di là del confine. Il consistente appoggio fornito dal Pakistan ai Talebani sunniti è stato per anni uno dei motivi di  maggior frizione fra Islamabad e Teheran. (more…)

Il dèjà vu afghano: nuovo Vietnam americano o nuovo Afghanistan sovietico?

dicembre 5, 2009

Al di là della retorica, il discorso di Obama che ha annunciato l’invio di altri 30.000 soldati americani in Afghanistan mette a nudo l’assenza di una chiara strategia americana nella crisi centro-asiatica, in uno scenario che ricorda sempre più da vicino il Vietnam americano e l’Afghanistan sovietico – scrive l’analista pakistano Ayaz Amir

C’è un senso di déjà vu in tutto questo. Tutto ciò è qualcosa che abbiamo già conosciuto in passato. I sovietici seguirono la stessa strada, e cosa dimostrarono con i loro sforzi? Non riuscirono a pacificare l’Afghanistan più di quanto stiano facendo adesso gli americani.

Alla fine dovettero andarsene, e quella fu la cosa più sensata di tutta la loro avventura afghana, iniziata con grandi speranze nel dicembre 1979 e risoltasi in una situazione umiliante nel febbraio 1989. Ci vuole uno sforzo di fede per credere che ciò che non ha funzionato per il Cremlino di Breznev funzionerà per la Casa Bianca di Barack Obama. 

Sono senza dubbio pensieri tristi e deprimenti, ma i fatti, purtroppo, non vanno a sostegno di una conclusione differente. Obama si appresta a inviare altri 30.000 soldati USA in Afghanistan, che verranno dispiegati nei prossimi sei mesi. Poi gli Stati Uniti inizieranno il ritiro da quel paese, dopo diciotto mesi. (more…)

Al Qaida emigra in Asia Centrale

ottobre 18, 2009

AHA6VX6CAP4UN2BCAXWMVD3CA2EEQGQCA9AQJ3ICAMWR57ACAS4G1HBCAFD02M0CAYVTCUACA1WE0KUCAI12CW3CA78MGG3CAUL4VNQCANRG5WZCAE0NMM4CA7KYKJ1CAQRHLATCAOIUESJCAVB2IEGL’espulsione dei salafiti jihadisti dalle loro roccaforti in Pakistan e Afghanistan, per mano delle offensive condotte dall’esercito pakistano, spingerà questi gruppi nelle vicine regioni dell’Asia centrale che si estendono fino alla Cina, determinando così un’espansione dell’arco della crisi nella regione, non certo un suo ridimensionamento – scrive l’analista giordano Murad Batal al-Shishani

I mezzi d’informazione hanno recentemente riportato il messaggio del salafita jihadista Abu Yahya al-Libi, un membro di al-Qaeda. Il messaggio, intitolato: “Turkestan orientale: la ferita dimenticata”, incitava i musulmani cinesi al jihad, alludendo chiaramente ai musulmani uiguri nella regione dello Xinjiang cinese. Si ritiene che gli uiguri nella regione siano circa 10 milioni, mentre i musulmani sarebbero circa 24 milioni in tutta la Cina. Anche i più fondamentalisti fra gli uiguri raramente si definiscono “musulmani di Cina”. Essi ritengono piuttosto di essere un’etnia distinta dai cinesi Han. Accanto ad essi vi sono i musulmani Hui, che si ritiene siano più di 10 milioni. (more…)

Taliban e tripli giochi: il minestrone pakistano

agosto 28, 2009

imagesHakimullah Mehsud, leader del gruppo integralista Fedayeen al-Islam che opera nelle zone di Orakzai, Kurram e Kyber è il nuovo comandante del Tehrik-i-Taliban. O, almeno, così pare. Hakimullah, che sarebbe stato eletto dai comandanti dei gruppi che formano il Tehrik-i-Taliban, prende il posto di Baitullah Mehsud, appartenente alla sua stessa tribù, di cui era considerato il braccio destro. L’elezione di Hakimullah, considerato dai più un capo particolarmente violento e senza scrupoli, conclude due settimane di trattative e, sembra, di lotte intestine tra varie fazioni taliban per la successione di Baitullah. A contendere la leadership ad Hakimullah era principalmente Wali-ur-Rehman, un altro dei più stretti collaboratori di Baitullah, che si diceva avesse addirittura ucciso, nei giorni scorsi, lo stesso Hakimullah. La notizia è stata, ovviamente, smentita, nonostante Islamabad, per bocca del suo ministro degli Interni, si affanni a confermarla dicendo che non di Hakimullah si tratta ma di un suo ‘gemello afghano’. (more…)

Pakistan

agosto 14, 2009

imagesSyed Saleem Shahzad : ” Tre attacchi taleban agli arsenali nucleari “

 

Una rivista pubblicata dall’accademia militare americana di West Point sostiene che negli ultimi due anni i terroristi islamisti avrebbero attaccato tre impianti nucleari dell’esercito pachistano, e che esiste il serio rischio che prima o poi riescano ad accedere all’arsenale atomico del Paese. Ma rimane la domanda da un milione di dollari: è veramente così facile per i taleban colpire un arsenale nucleare nazionale? Un portavoce del Pentagono ha dichiarato che l’ammiraglio Mike Mullen, capo dei comandi unificati, e il segretario alla Difesa Robert Gates sono convinti che le bombe atomiche pachistane siamo al sicuro. (more…)

Padre Hussein Younis e il pogrom anticristiano

agosto 3, 2009

imagesI fedeli accusati dagli estremisti musulmani di aver strappato pagine del corano

KABUL – «Ma ve ne rendete conto? Non si sono accontentati di tirare pietre, dare fuoco alle abitazioni e linciare i cristiani. Hanno utilizzato anche pistole, mitra e persino un lanciagranate. Volevano distruggere e soprattutto uccidere con una rabbia e un accanimento per noi incomprensibili».

Sarà che proprio mentre parla al telefono frate Hussein Younis ha davanti agli occhi i corpicini dei due nipotini uccisi, appena coperti da un lenzuolo sporco di sangue. E sarà che fuori dalla finestra vede le macerie fumanti della sessantina di abitazioni devastate dalla rabbia musulmana. Ma il suo racconto del pogrom anticristiano due giorni fa nel suo villaggio natale, Gojra, provincia di Faislabad, nel Punjab orientale, è davvero drammatico e non esita a puntare il dito «contro gli estremisti islamici, molto probabilmente legati ad Al Qaeda e ai Talebani, che attaccano le minoranze cristiane con un vasto progetto di destabilizzazione regionale». (more…)

Il Pakistan, stretto tra l’India e i Talebani

giugno 25, 2009

imagesIl problema di molti indiani e pakistani è che, accecati dalla contrapposizione fra i due paesi, non vedono i mali che attanagliano le rispettive società in cui vivono. Tuttavia la vecchia abitudine di puntare il dito al di là del confine serve a poco, oltre che a distogliere l’attenzione dai pressanti problemi interni

 

Stando all’articolo di Kapil Komireddi, la fine del Pakistan sarebbe “inevitabile” perché, sin dalla sua fondazione, il paese è stato all’origine di divisioni ed estremismo. Questa non è una teoria nuova. Praticamente ogni analista occidentale, a cui adesso si è felicemente aggiunto un coro di osservatori indiani inspiegabilmente privi del contesto regionale e storico, ritiene che lo stato del Pakistan, contrastato da autentici estremisti al suo interno, sia la peggiore minaccia in assoluto per la pace e la sicurezza internazionale. (more…)