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Il riciclaggio dei docenti: da antisemiti a democratici

giugno 15, 2010

Nell’articolo: “C’è una lettera (1 luglio 1946) del fisico Enrico Persico al suo amico e collega Franco Rasetti che merita di essere citata: «L’epurazione», scrive Persico, «come forse saprai, si è risolta in una burletta, e fascistoni e firmatari del manifesto della razza rientrano trionfalmente nelle università”

Paolo Mieli per “Il Corriere della Sera”

Nel 1998 Giorgio Israel e Pietro Nastasi scrissero un libro, Scienza e razza nell’Italia fascista (Il Mulino), nel quale puntavano l’indice contro la «clamorosa insufficienza della storiografia» nel campo degli studi sulle leggi razziali del 1938. Riconosciuto a Renzo De Felice il merito di aver intrapreso, già all’inizio degli anni Sessanta, lo scavo sull’argomento con la sua Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo (Einaudi), i due autori si applicavano a temi che erano stati successivamente solo sfiorati. Infatti fino agli anni Novanta la materia era stata a lungo disattesa — con qualche eccezione come i saggi di Roberto Finzi L’università italiana e le leggi antiebraiche (Editori Riuniti) e di Michele Sarfatti Gli ebrei negli anni del fascismo. Vicende, identità, persecuzione (Einaudi) — e meritava perciò molti approfondimenti. Poi, nel decennio successivo, nuovi libri (e nuovi documenti) hanno proiettato sul tema ulteriori fasci di luce. È il caso— per citare solo alcuni — di L’espulsione degli ebrei dalle accademie italiane (Zamorani) di Annalisa Capristo; di Scienza e fascismo (Carocci) di Roberto Maiocchi; de L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei (Il Mulino) di Marie-Anne Matard-Bonucci; dell’assai interessante Leggi del 1938 e cultura del razzismo a cura di Marina Beer, Anna Foa e Isabella Iannuzzi; e di alcuni saggi pubblicati su «Nuova Storia Contemporanea» da Paolo Simoncelli (sul suicidio di Tullio Terni) e da Eugenio Di Rienzo; oltre a uno assai importante di Tommaso Dell’Era su «Qualestoria». C’era di che tornare sull’argomento ed è quel che ha fatto Israel (stavolta senza Nastasi) con Il fascismo e la razza. La scienza italiana e le politiche razziali del regime, edito anche questo dal Mulino.

Il nuovo libro si sofferma meritoriamente sulla tortuosità e le contraddizioni con cui l’Italia, dopo l’uscita di scena di Mussolini, si liberò delle famigerate leggi. Il fascismo cadde come è noto il 25 luglio del 1943, ma nessuno si preoccupò di chiudere in tempi brevi la stagione dell’antisemitismo di Stato. Lo notò già Piero Calamandrei in una pagina del suo diario agli inizi dell’agosto di quello stesso 1943. Il padre gesuita Pietro Tacchi Venturi, a nome della Segreteria di Stato vaticana, intervenne addirittura nei confronti del governo Badoglio per suggerire cautela nell’abrogazione di quelle leggi. Al ministro dell’Interno Umberto Ricci, Tacchi Venturi fece presente che «secondo i principi e la tradizione della Chiesa cattolica» quella legislazione aveva «bensì disposizioni che vanno abrogate», ma ne conteneva «pure altre meritevoli di conferma». Così il processo di abrogazione delle leggi razziali fu, secondo Israel, di una «lentezza esasperante» e si dovette attendere il 20 gennaio 1944 (!) per la promulgazione di un testo organico abrogativo. Un testo, peraltro, «sofferto e insufficiente». Tant’è che per regolare le eredità degli ebrei deceduti in seguito ad atti di persecuzione ci fu bisogno di un’apposita legge del maggio 1947. Per l’estensione alle vittime delle leggi del ’38 dei provvedimenti già emanati per i perseguitati politici si dovette attendere addirittura una legge del 10 marzo 1955. Per una serie di riconoscimenti agli israeliti colpiti dalla Repubblica sociale italiana si aspettò l’11 gennaio del 1971, quando erano trascorsi oltre ventisette anni dalla seduta del Gran Consiglio che provocò la destituzione di Mussolini. È quindi evidente, sottolinea l’autore, che «la caduta del fascismo non segnò per gli ebrei italiani un trionfale reingresso nella comunità nazionale». È altresì indubitabile che per alcuni decenni la sensibilità pubblica nei confronti di quel che era stata la persecuzione antisemita in Europa — e nella fattispecie in Italia — fu piuttosto tenue. (more…)

“CARO BETTINO, GRAZIE DAL PROFONDO CUORE PER QUELLO CHE HAI FATTO. TUO SILVIO”

gennaio 3, 2010

PER L’IMMORTALE SERIE, “I MORTI AGGREDISCONO I VIVI”, LE CARTE SEGRETE DI CRAXI – NAPOLITANO, MIELI, OCCHETTO, SCALFARI, L’ITALIA IN GINOCCHIO DAL ‘CINGHIALONE’ – E POI DOSSIER SCALFARO-SISDE E NICOLA MANCINO, GLI ASSEGNI DI GALEAZZO CIANO A MONTANELLI PER L’ARTICOLO “IL NUOVO EROISMO”, CARTEGGI SUI FINANZIAMENTI ESTERI DEL PCI (LA MISTERIOSA FINANZIARIA MALTESE SAPRI BROKER), IL PASSATO “CINESE” DEL PM FRANCESCO GRECO, UNA MISSIVA SIBILLINA IN DATA 1979 DI COSSIGA A LICIO GELLI, L’OPERAZIONE DI CARLO DE BENEDETTI NEL 1989 QUANDO LA SUA OLIVETTI INCORPORÒ LA SRL SYSTEM DI ROMA CHE DI FATTO ERA UNA COOPERATIVA INFORMATICA LEGATA AL PCI… –

Filippo Facci per ‘Libero’

Carte, appunti, fascicoli, informative, soprattutto lettere. Bettino Craxi spesso non le leggeva neanche, talvolta neppure le apriva: resta che ne riceveva a tonnellate. E’ ben chiaro che le missive fossero proporzionali, per numero e spesso per l’adorazione che promanavano, al potere che il leader socialista deteneva prima di schiantarsi: ecco perché sono centinaia e perché ne faremo se va bene un sommario.

Come detto, non è solo posta più o meno confidenziale: ci sono lettere di portata storica – quella di Ronald Reagan, per esempio – più altre non meno importanti come quelle dei principali leader europei.

Ci sono carte e informative e dossier: roba interessante mischiata a spazzatura. C’è un dossier sull’allora Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro circa i suoi rapporti col Sisde e coll’imprenditore Valerio Valetto. C’è una lettera autografa di Indro Montanelli in cui, il 31 luglio 1934, dichiara di ricevere 150 lire dall’Ufficio stampa del Capo del governo per l’articolo «Il nuovo eroismo»; allegato, anche il tagliando dell’assegno intestato a Galeazzo Ciano e girato a favore di Montanelli. (more…)