Posts Tagged ‘partiti’

Il ritorno del Pentapartito

luglio 12, 2010

Nell’articolo: Una volta l’inconcludenza italiana era il frutto della incompatibilità di interessi sociali contrapposti: i ceti popolari e la razza padrona, la rendita e il profitto, lo Stato e le professioni liberali…

di FRANCESCO MERLO, per “La Repubblica

MANZONI racconta che in una cena venne deciso il rapimento di Lucia. E non fu politica ma cosca. Allo stesso modo quello in casa Vespa non fa pensare ad un incontro di antico stampo democristiano, ma ad un summit. E solo in superficie il “sistema Berlusconi” ricorda i riti bizantini del pentapartito che tentava di governare l’ingovernabilità con le cene e i convegni più o meno segreti, appunto.

C’era saggezza in quel tempo senza tempo. E nei patti delle frittelle, delle crostate e nelle staffette, persino negli scambi inconfessabili, nel doppio gioco, nel dire per non dire, e in tutte le antiche forme del potere che si prolungava oltre gli orari e oltre i luoghi istituzionali, insomma nella potenza dell’impotenza c’erano le radici lontane del sissizio greco, dello stare assieme aristocratico e della tavola rotonda. Il banchetto era la risorsa dell’antropologia italiana. (more…)

La politica del disprezzo

Mag 17, 2010

Lo Stato e il partito durante il periodo fascista

di Andrea Possieri
Un’interpretazione storiografica d’uso comune, che si ritrova facilmente in ogni manuale scolastico, è solita rappresentare il fascismo come una forma di “totalitarismo imperfetto”. E cioè come un regime che, a dispetto dei suoi corrispettivi del periodo, il nazismo e lo stalinismo, si differenziava per almeno due motivi. Prima di tutto, per il ruolo svolto in Italia da due istituzioni, la corona e la Chiesa, che limitarono l’invasività coercitiva del regime sulla società italiana. In secondo luogo, per il diverso rapporto che si instaurò tra il partito e lo Stato. Mentre nella Germania nazista e nell’Unione Sovietica lo Stato venne infatti sottomesso al partito, il fascismo fece esattamente l’opposto:  ossia procedette a subordinare, anche formalmente, il partito unico allo Stato.  Se a queste affermazioni corrisponde un giudizio storiografico pressoché unanimemente condiviso, più complesse e discusse rimangono, invece, le modalità attraverso cui si sviluppò il rapporto tra lo Stato e il partito. Questo problema storico campeggia al centro dell’ultimo libro di Loreto Di Nucci, Lo Stato-partito del fascismo (Bologna, il Mulino, 2009, pagine 632, euro 40) che prende in esame tutto il periodo del fascismo monarchico, dalle origini del movimento dei Fasci al collasso del regime.
Basato su una vasta documentazione, il saggio analizza il rapporto tra lo Stato e il Pnf da un duplice angolo visuale, ovvero dalla prospettiva della meccanica istituzionale del regime da un lato e della costruzione identitaria della patria degli italiani dall’altro. Due piani d’indagine che, intersecandosi e sovrapponendosi, gettano una nuova luce sui rapporti, al tempo stesso conflittuali e simbiotici tra l’edificio statual-nazionale, di derivazione risorgimentale, e il nuovo soggetto politico scaturito da quel particolarissimo rimescolamento delle carte del gioco ideologico che fu la grande guerra.
Il Pnf, infatti, ebbe sicuramente un ruolo subalterno rispetto allo Stato, ma non così tanto, secondo Di Nucci, da essere sbrigativamente liquidato come una macchina propagandistica funzionale alla mobilitazione e alla raccolta del consenso. (more…)