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Marea nera: la Katrina di Obama e gli effetti dello Stato minimo

luglio 14, 2010

Una grande sfida per Obama. Un errore che macchia la sua presidenza. La cronologia di un disastro ambientale che ha catalizzato l’attenzione mondiale

Nell’articolo: Questo rivela gli effetti profondi di trent’anni di smantellamento dell’apparato statale, abbandono dei servizi pubblici, sotto-investimento nelle infrastrutture. E’ il risultato del piano “affamare la bestia”, con cui il reaganismo lanciò l’idea che bisognava smantellare l’eredità del New Deal uccidendo lentamente lo Stato, per fame

Federico Rampini per “Limes

Barack Obama ha paragonato l’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon e la marea nera nel Golfo del Messico a un “11 settembre dell’ambiente”. Intendeva fare un parallelo in termini di impatto sulla “psiche nazionale”, e di stimolo all’adozione di politiche nuove. Il paragone può essere inteso in altro modo: evoca un evento che diventa simbolo della decadenza degli Stati Uniti.

Altri hanno parlato della “Katrina di Obama”. Una Katrina al rallentatore, perché il bilancio immediato delle vittime umane è meno dell’un per cento della strage di New Orleans (1.500 morti per l’inondazione del 2005 contro gli 11 operai morti nell’esplosione della Deepwater). Ma l’attuale disastro ambientale prolungherà i suoi effetti per decenni.

“La Katrina di Obama” sarà ricordata, insieme ad altri infortuni di questa presidenza, per le debolezze che rivelano dell’America. Quando New Orleans fu inondata e abbandonata a se stessa dalle istituzioni federali, la sinistra americana e l’Europa intera liquidarono quel disastro sotto la categoria “le colpe di Bush”. Un presidente di destra – secondo i suoi avversari politici – fu indifferente alla sorte di una città povera e nera. Nella primavera 2010 però gli americani hanno scoperto che l’Amministrazione federale non reagisce molto diversamente quando ai comandi c’è Obama. Certo, Obama ha evitato le gaffes odiose del suo predecessore, che nei primi giorni di Katrina non volle neppure interrompere le vacanze. (more…)

Una scia tra macchie e bolle

giugno 4, 2010

Kenneth Rogoff da “Il Sole 24 Ore“, (traduzione di Fabio Galimberti)

Mentre la piattaforma petrolifera della Bp continua a sputare milioni di litri di greggio nelle profondità del Golfo del Messico, la sfida immediata consiste nell’attenuare gli effetti di una catastrofe ambientale di proporzioni sempre più ampie. Si può soltanto sperare che riescano a bloccare in tempi rapidi lo sversamento in mare, e che gli scenari sempre più cupi che si stanno delineando non si materializzino.

Ma il disastro in corso mette anche le società moderne di fronte a una sfida di maggior spessore, che riguarda il modo di regolamentare tecnologie complesse. La velocità sempre più sostenuta dell’innovazione rende vani gli sforzi dei regolatori, che non riescono né a gestire i rischi né tanto meno a prevederli.

I parallelismi tra lo sversamento di petrolio e la recente crisi finanziaria sono fin troppo evidenti: la promessa d’innovazione, l’insondabile complessità e la mancanza di trasparenza (secondo i calcoli degli scienziati, conosciamo solo una piccola frazione di quello che succede nelle profondità oceaniche). Lobby ricche e politicamente potenti mettono fortemente sotto pressione perfino le strutture di governance più solide. L’amministrazione Obama è in grande imbarazzo perché poco prima della catastrofe del Golfo del Messico aveva proposto (sotto la pressione dell’opposizione repubblicana) una forte espansione delle trivellazioni petrolifere offshore. (more…)