Posts Tagged ‘petrolio’

OPEC SPACCATO

giugno 7, 2011

L’INCONTRO DEI PAESI PRODUTTORI DI PETROLIO A VIENNA SI PREANNUNCIA UN BORDELLO A CAUSA DELLE RIVOLTE – ARABIA SAUDITA E IRAN SI CONTENDONO LA LEADERSHIP – LA LIBIA SI PRESENTA CON DUE DELEGATI: UNO DI GHEDDAFI E L’ALTRO DEI RIBELLI – SPACCATURA ANCHE SUL PREZZO DEI BARILI: TEHERAN E LA NIGERIA VOGLIONO GONFIARLO PER SANARE I BILANCI – L’UNICA CERTEZZA È IL TERRORE DEI PAESI OCCIDENTALI, CHE RISCHIANO NUOVE STANGATE (LA PRODUZIONE DI PETROLIO È SCESA DI 1,4 MILIONI DI BARILI AL GIORNO)…

Maurizio Molinari per “la Stampa“, da “Dagospia

Washington teme la vendetta saudita, la Libia è presente con due delegati che sostengono tesi opposte, l’Iran guida la seduta puntando a mettere in difficoltà l’Occidente e sullo sfondo i più timorosi di una spaccatura sono i cinesi: il summit ministeriale dell’Opec che si apre domani a Vienna riassume e rispecchia le tensioni politiche internazionali innescate dalle rivolte arabe ruotando attorno all’interrogativo se far scendere o no il prezzo di 100 dollari a barile che minaccia la ripresa globale.

«Il tema in cima all’agenda è l’impatto del prezzo del petrolio su una crescita ancora debole – spiega Amy Myers Jaffe, analista di punta sui temi energetici del Baker Institute della Rice University di Houston in Texas – e dunque conterà la decisione presa dagli unici Paesi produttori che possono aumentare le estrazioni, anzitutto Arabia Saudita e subito dopo Kuwait ed Emirati Arabi Uniti». Se il prezzo del barile oscilla attorno ai 100 dollari e il 29 aprile è salito fino a 113,93 – il livello più alto degli ultimi due anni – è a causa delle rivolte arabe che hanno bloccato la produzione di 1,4 milioni di barili al giorno, secondo una valutazione del «Petroleum Policy Intelligence» britannico. (more…)

A 50 anni l’Opec torna a mostrare i muscoli

settembre 14, 2010

Nell’articoloA fine anni 50, quando l’offerta di greggio sui mercati era eccessiva, le sette sorelle, che estraevano petrolio soprattutto in Medio Oriente, abbatterono i posted price. Vale a dire il prezzo che pagavano per ogni barile ai paesi dove estraevano greggio. Una sorta di tassa, decisa unilateralmente. Riducendola, i paesi produttori videro le entrate crollare. La risposta fu la creazione dell’Opec. Fu presto evidente ai paesi produttori quanto vantaggioso fosse far parte del cartello

Roberto Bongiorni per “Il Sole 24 Ore

Oggi che i rigurgiti della crisi finanziaria soffocano ancora la ripresa dell’economia mondiale, riducendo la domanda di energia, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) se ne sta quasi in disparte, lontana dai riflettori dei media internazionali. In attesa. Sapendo che prima o poi tornerà alla ribalta, non appena l’economia mondiale ripartirà. Nei prossimi anni potrebbe accadere di tutto. Le incognite che pendono su alcuni paesi produttori, minacciando un’improvvisa interruzione dell’offerta di greggio, sono ancora lì, e sono molte. Tutto indica che l’Opec tornerà a giocare un ruolo primario.

Ha i numeri per farlo: dispone del 75% delle riserve mondiali di greggio e più del 50% delle esportazioni.

Eppure, quando il 14 settembre del 1960 i rappresentanti del settore energetico di Iran, Iraq, Kuwait, Venezuela e Arabia Saudita si riunirono a Baghdad per fondare l’Opec, quasi nessuno se ne accorse. Tredici anni più tardi il mondo comprese un’amara realtà: l’Opec poteva tenere sotto scacco le loro economie, semplicemente decidendo di allentare o stringere i suoi rubinetti di greggio. Volenti o nolenti era divenuta un irrinunciabile interlocutore. (more…)

«Quelle carte rubate dopo la morte»

marzo 4, 2010

Pasolini e «Petrolio»: Guido, cugino di Pier Paolo, conferma l’episodio

Dunque, ricapitoliamo. L’«Appunto 21» di Petrolio, che si intitola «Lampi sull’Eni», fu scritto certamente da Pasolini, ma nel manoscritto del romanzo non c’è: ne è rimasto solo il titolo. Fu scritto certamente, perché qualche pagina dopo l’autore vi fa cenno, rimandando il lettore a quel paragrafo come a un testo compiuto. Il secondo volume Mondadori (Meridiani) dei Romanzi e racconti, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, contiene Petrolio, il libro incompiuto a cui Pasolini stava lavorando da tre anni quando, il 2 novembre 1975, venne ucciso a Ostia nelle circostanze oscure di cui sappiamo. Nella Nota al testo riguardante il romanzo, Silvia De Laude chiarisce la genesi e lo stato dei lavori e nelle Postille che ne seguono commenta, da brava filologa, passo per passo, la situazione testuale, le varianti, le cassature e le inserzioni. Ma in coincidenza di quella pagina bianca e del successivo riferimento nell’«Appunto 22», non c’è nessuna annotazione che illustri le ragioni del vuoto e il cenno alla parte mancante. (more…)

Le compagnie USA restano indietro nella corsa al petrolio iracheno

dicembre 14, 2009

Nell’asta che in questo fine settimana ha aggiudicato i più importanti contratti petroliferi degli ultimi anni in Iraq le compagnie americane hanno avuto un ruolo inaspettatamente marginale – riferisce il corrispondente del Washington Post Ernesto Londoño

Le compagnie cinesi, russe ed europee si sono aggiudicate il diritto, in questo fine settimana, a sviluppare importanti giacimenti petroliferi in Iraq, mentre le società statunitensi hanno fatto una magra figura alle aste irachene che hanno rappresentato la prima grande incursione delle compagnie petrolifere straniere nel paese negli ultimi quattro decenni.

Le compagnie, che si sono assicurate 10 contratti nelle aste tenutesi questo fine settimana e nel mese di giugno, si preparano a ricavare profumati guadagni, ma la loro è una scommessa rischiosa.

L’Iraq possiede la terza riserva accertata di greggio al mondo, ma il paese resta pericolosamente instabile, soffre di una cronica corruzione, e di una politica litigiosa che ha impedito l’approvazione di nuove leggi per regolamentare il settore.

Delle sette compagnie statunitensi che si erano registrate alle aste, solo una è emersa come il principale partner in un consorzio che ha vinto un contratto. Un’altra impresa statunitense ha una quota di minoranza in un altro contratto. (more…)

Il petrolio fu l’arma finale contro l’Urss

novembre 5, 2009

Muro_BerlinoGli Stati Uniti, con l’Arabia Saudita,  usarono il prezzo del greggio per mettere in crisi Mosca, al cui bilanci in crisi erano indispensabili le esportazioni dell’oro nero

La caduta del muro di Berlino vent’anni fa è stato il segnale più dirompente della crisi sovietica in fase avanzata. Si temeva nella notte del 9 novembre l’arrivo devastante di divisioni corazzate sovietiche, come già successo nel 1953 nella stessa città e nel 1968 a Praga. Non successe, e il mondo cambiò per sempre.

Sulle ragioni della crisi sovietica si è scritto molto e la tesi più accreditata è quella dell’ “iperspesa” sovietica. Il sistema statale inefficiente, reso isterico dalla competizione militare reaganiana, giunse in pochi anni a una crisi che generò prima il disarmo, e poi la disgregazione. (more…)

Un atteggiamento realistico sul petrolio mediorientale

settembre 25, 2009

imagesIl Medio Oriente rimarrà negli anni a venire il principale esportatore di petrolio a livello mondiale, continuando ad essere determinante per la sicurezza energetica dell’Occidente – sostiene l’analista israeliano Shlomo Ben-Ami

TEL AVIV – Non importa quanto stiano diventando importanti le potenze petrolifere emergenti al di fuori del Medio Oriente:  la regione rimarrà ancora per anni la principale fonte di energia a livello mondiale. A differenza della Russia, i membri OPEC del Medio Oriente agiscono come un cartello che produce ben al di sotto delle propria capacità. Agli attuali livelli di produzione, la Russia sarà fuori gioco entro il 2020. La situazione non è troppo diversa in Africa. 

Ciò significa che la sicurezza energetica rimarrà fortemente dipendente dalle politiche mediorientali, con i produttori di petrolio dell’area intenti a cercare di dettare le condizioni sul mercato mondiale. Preoccupa soprattutto il legame tra le ambizioni militari e l’afflusso di capitali che le esportazioni di petrolio possono comportare. Il programma di armamenti nucleari dell’Iran e l’eccezionale sviluppo militare iracheno degli anni ’90 sono un esempio del legame letale tra l’iper-militarizzazione e il potere sul mercato energetico. (more…)

I 150 anni del petrolio

agosto 27, 2009
imagesEdwin Drake non era mai stato nell’esercito, ma si faceva chiamare Colonnello. Quell’appellativo era l’unico modo per avere un po’ di rispetto dalla gente di Titusville, il villaggio della Pennsylvania dove l’ex ferroviere Drake era stato mandato, nel 1857, dalla Pennsylvania Rock Oil Company, con il compito di tirare fuori petrolio dal sottosuolo. Gli abitanti di Titusville lo vedevano armeggiare con funi e trivelle mentre tentava di applicare le tecniche di trivellazione delle cave di sale alla ricerca del greggio, e la chiamavano la “follia di Drake”. Lo stesso Drake iniziava a disperare dato che, dopo un anno e mezzo di lavoro, era l’agosto del 1859, il petrolio non era uscito, i finanziamenti della Pennsylvania Rock (ribattezzata Seneca Oil) si erano esauriti e il presidente della società, il banchiere James Townsend, gli aveva scritto di pagare tutti i debiti e interrompere i lavori. (more…)

Il petrolio maledetto oro nero senza valore

agosto 20, 2009

imagesIl petrolio è una maledizione. Anche il gas naturale, il rame e i diamanti non fanno bene alla salute di un Paese. Ed ecco dunque una tesi tanto forte quanto paradossale: le nazioni povere ma ricche di risorse naturali di solito sono sottosviluppate non a dispetto delle loro ricchezze minerali e di idrocarburi, ma a causa di esse. In un modo o nell’altro, il petrolio – o l’oro, o lo zinco – rende poveri. È un dato di fatto difficile da credere, ed eccezioni come la Norvegia e gli Stati Uniti spesso vengono citate come esempi del fatto che petrolio e prosperità diffusa non sono in contraddizione fra loro.La rarità di queste eccezioni, però, non soltanto conferma la regola, ma dimostra quali sono i requisiti necessari per evitare le conseguenze impoverenti della ricchezza fondata sulle risorse naturali: democrazia, trasparenza e istituzioni efficaci e attente ai cittadini. Sono precondizioni importanti per aspetti più tecnici della ricetta, come la necessità di mantenere la stabilità macroeconomica, di gestire in modo accorto le finanze pubbliche, di investire parte della manna all’estero, di accantonare fondi per i tempi di magra, di diversificare l’economia e di fare in modo che la valuta locale non raggiunga un prezzo troppo alto. (more…)

L’Iraq in balia dei big del petrolio

luglio 1, 2009

imagesNel giorno in cui l’esercito Usa ha completato il ritiro dalle città irachene a Baghdad si sono svolte le gare per l’assegnazione dei contratti per dieci giacimenti petroliferi e di gas. Ma è stato un mezzo passo falso, perché i giganti del greggio chiedono migliori condizioni prima di farsi avanti con gli investimenti necessari. (more…)

A COSA è SERVITA LA GUERRA A SADDAM?

giugno 22, 2009

AXGP7BWCABMXXDWCA9VOWD3CAEI516GCAF5NYWBCADHQZYICA6VN495CA3WLVH0CAKJ3K5MCA3PJNZSCAHG5X1TCAG9WDRWCAEO04LFCAB0CXB1CAY6TXDTCAIZ81XPCABH2UT8CAJSX5TQCANF7ISQCOSTATA MIGLIAIA DI MORTI E DEVASTAZIONI? FACILE: A PERMETTERE IL RITORNO IN MASSA DELLE COMPAGNIE PETROLIFERE – In Iraq la chiamano già la “Madre di tutte le Svendite”

 

In Iraq la chiamano già la «Madre di tutte le Svendite», a ricordo della «Madre di tutte le Battaglie» che il dittatore Saddam Hussein aveva minacciato di scatenare nel 1991 se le truppe occidentali avessero provato a invadere il suo Paese (invece finì in un massacro a senso unico di soldati iracheni inermi). (more…)