Posts Tagged ‘politica’

Faccendieri, quegli uomini all’incrocio tra politica e affari

luglio 22, 2010

Gli scandali venuti alla luce in questi giorni vedono il ritorno sulla scena di personaggi del passato accusati di pressioni indebite e tangenti. Nemmeno Pasolini aveva previsto quello che accade oggi con il livello del malaffare che va ben oltre quello raggiunto dall’Italia del pentapartito

Nell’articolo: Un’Italia dei faccendieri ben oltre i livelli di malaffare raggiunti in quella pentapartita, quando buona parte del maltolto finiva ai partiti, anche se già allora Rino Formica proclamava: “I frati sono ricchi, la Chiesa è povera!”

di ALBERTO STATERA per “La Repubblica 

Carlo, ingegnere che lavora all’Eni in un cefisiano losco contesto, ritorna a casa e non solo fa sesso con la mamma e anche con la nonna, ma ritrova il faccendiere Troya.

Chissà se Pier Paolo Pasolini sapeva, nello scrivere la monumentale opera incompiuta Petrolio, che al suo faccendiere aveva dato non un nome di fantasia, ma proprio il nome anagrafico di uno degli uomini che a quel tempo incarnava il non plus ultra dei faccendieri. Filippo Troja, forse con la “j” forse con la “y”, da un ventennio incarnava lo spicciafaccende che al servizio della diccì programmava appalti, distribuiva tangibili benemerenze, erogava nomine e privilegi, appalti e mazzette. Mazzette, sia chiaro, da centinaia di milioni di lire, non le ricchezze stellari di milioni di euro che transitano oggigiorno prelevati da pubbliche risorse, nel mondo della neo-confraternita dei Beati Paoli, i sotterranei faccendieri di alcuni secoli fa, cui la complice benevolenza berlusconiana assegna al massimo il ruolo di “quattro pensionati sfigati”. (more…)

Dio e Cesare secondo Sant’Ambrogio

gennaio 31, 2010

Politica e questione morale nella seconda metà del IV secolo

Dinanzi agli interventi delle autorità ecclesiastiche nelle questioni temporali, è frequente che alcuni interlocutori parlino di ingerenza e vogliano ricordare a tali autorità, non senza una certa ironia, che si deve dare “a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. Ciò mette in evidenza, quantomeno, due questioni di un certo spessore:  in primo luogo che oggigiorno nella cultura occidentale il dualismo politico religioso è pacificamente accettato come modo di intendere i rapporti fra l’autorità politica e quella religiosa; in secondo luogo, che il testo evangelico a cui abbiamo fatto allusione non è percepito in maniera univoca.
Lo studio sistematico dell’epistolario politico di sant’Ambrogio ha, fra le altre virtù, quella di contribuire a chiarire il contenuto di questa frase di nostro Signore. La prossimità temporale del santo agli accordi di Milano del 313, il suo passato come funzionario pubblico dell’Impero, la sua santità di vita e i suoi interventi, come vescovo di Milano (374-397), dinanzi alle autorità politiche del suo tempo, si presentano come credenziali più che sufficienti per questo compito. (more…)

Tintura di odio

dicembre 23, 2009

L’attentato è un rischio quasi fisiologico legato alla funzione dell’uomo politico. Nel nostro caso non si tratta di una passione forte ma di una diarrea del comportamento

di Umbero Eco

L’attentato a Berlusconi ha subito suscitato il discorso dell’odio, da chi auspica la fine della spirale dell’odio, a Berlusconi che ha visto l’attentato come risultato di una campagna d’odio verso di lui, a Di Pietro che lo ha visto come risultato delle campagne d’odio suscitate per primo da Berlusconi. Se si pensa che l’Italia si è qualificata attraverso i secoli come un paese dominato dall’odio tra città e città e dall’odio reciproco tra i singoli (e il primo piagnone a lamentarsi dell’odio a cui era fatto segno è stato proprio il padre Dante) non ci si potrebbe che associare al discorso dell’odio. Troppo odio, quanto odio.

Ma è proprio vero? Negli altri paesi le persone non si odiano tra di loro e la politica non viene mai fatta all’insegna dell’odio? La civilissima Francia ha avuto due vampate d’odio unite da un secolare e continuo crepitare di piccole combustioni, tra il grande momento della rivoluzione, dove i politici, dopo aver tagliato la testa al re, se la tagliavano tra di loro, e l’immenso massacro della Comune, dove le due fazioni si trucidavano a vicenda e si fucilavano all’angolo della strada donne e bambini.
La guerra di secessione ha soltanto inaugurato un odio razziale americano durato (se è davvero finito) sino a ieri, nella guerra civile spagnola l’odio si è manifestato in modi orrendi, chi sventrava le monache e chi decimava gli anarchici, e taccio su tante vampate d’odio durante la guerra civile russa, e su quello che accade ancor ora tra varie tribù africane, eccetera eccetera. Noi della specie umana siamo insomma esseri inclini all’odio, tanto quanto siamo inclini al sesso, al pianto, al riso o alla religione, siamo fatti così e basta – altrimenti non sarebbe suonato così inedito e scandaloso il richiamo evangelico all’amore. (more…)

POLITICHE DI MARCA

dicembre 17, 2009

PROPAGANDE STRATEGICHE NEL SEGNO DEL MARKETING

A mano a mano che si sviluppano connessioni sempre più strette tra la politica e il sistema mediatico, il ruolo svolto dalla propaganda si trasforma. In un passato non lontano, la propaganda veniva considerata essenzialmente come un mezzo in grado di influenzare l’opinione pubblica rispetto alle idee e ai grandi temi – un mezzo dunque adatto alla sfera politica, sebbene lo si associasse soprattutto a situazioni particolari come i regimi totalitari o le guerre. Negli ultimi anni, però, questo ruolo si è modificato, fino a occupare territori che prima appartenevano alla pubblicità, vale a dire lo strumento utilizzato solitamente per promuovere prodotti e marche aziendali. Un’evoluzione testimoniata da due o tre testi approdati di recente in libreria, intorno ai quali è possibile imbastire alcune riflessioni.

Nell’euforia degli anni ’20
Forse l’opera più classica in materia è stata scritta nel 1928 da Edward Louis Bernays ed è uscita solo pochi mesi fa in Italia per Fausto Lupetti Editore (Propaganda. Della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia, pp. 160, euro 14). Nipote di Sigmund Freud, Bernays viene considerato uno dei pionieri della propaganda in quel contesto euforico e di grande sviluppo economico e sociale che erano gli Stati Uniti dei primi decenni del Novecento. Bernays era convinto che la propaganda fosse uno strumento indispensabile per il buon funzionamento delle società democratiche. Nella sua prospettiva, infatti, la società aveva bisogno di essere «messa in ordine», in quanto potenziale vittima di un caos ingovernabile generato dalle numerose spinte contrapposte in essa presenti, dal bolscevismo allo sviluppo del Ku Klux Klan, alla crescita della violenza nelle metropoli.
D’altronde, continua Bernays, se l’ideologia democratica sulla carta promette a tutti di partecipare al governo della società, di fatto ciò non è possibile. Gli individui non ne hanno le capacità e accettano che coloro che li dirigono e i media più o meno legati ad essi indichino i principali problemi da risolvere e le soluzioni adeguate. Infatti, scrive lo studioso, «se tutti i cittadini dovessero studiare per proprio conto tutto ciò che riguarda le informazioni astratte di ordine economico, politico e morale che entrano in gioco quando si affronta il minimo argomento, si renderebbero ben presto conto di non poter giungere a nessuna conclusione». (more…)

La domanda imbarazzante

novembre 1, 2009

spettegolare-thumbSerpeggia a sinistra il dubbio di essere finiti nella trappola erotico-moralista

“Chi di sesso ferisce, di sesso perisce… A frugare nei panni sporchi del potere, ci infanghiamo tutti”, ha scritto ieri Marco d’Eramo sul Manifesto. “Trappola”, D’Eramo la chiama proprio così. Di fronte al “basta” scritto da d’Eramo su uno dei giornali storici della sinistra, c’è chi, a sinistra, raccoglie lo spunto. La deputata pd Paola Concia si dice “d’accordissimo” con il giornalista del manifesto, “anche sulla citazione di Foucault: il sovrano l’abbiamo costruito noi insistendo sul corpo del sovrano”. Concia si augura che “si produca una riflessione: abbiamo tanti argomenti per proporre un’altra idea di società – dal mio punto di vista migliore di quella proposta dalla maggioranza – ma possiamo farlo uscendo da questo moralismo. Un giornale può fare legittimamente le campagne che vuole, ma quelle non possono essere le campagne di un partito. E allora usciamo dall’abitudine di giudicare il politico sulla base della vita privata e non per quello che fa, per esempio esaltando la coerenza tra quello che si è e quello che si fa, come in Germania, dove un politico gay può serenamente rappresentare la Germania nel mondo”. Per Vladimir Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione, “è vero che fissarsi sul privato del politico fa entrare in una spirale senza uscita, con un cortocircuito tra soldi, audience, copie vendute, ricatti, vendette, estorsioni. Si azzera la capacità di far politica e il vincitore non è un partito, ma soltanto la Conferenza episcopale italiana”. (more…)

Il cattolicesimo politico in America

ottobre 29, 2009

imagesMezzo secolo fa, non era così ovvio che un cattolico potesse diventare presidente degli Stati Uniti. Kennedy ci riuscì abbracciando due capisaldi del liberalismo: la fiducia nella soggettività e l’autonomia dalle istituzioni ecclesiastiche. Da qui la sua adesione al principio della distinzione tra stato e chiesa

Un libro di recente pubblicazione,The Making of a Catholic President: Kennedy vs. Nixon 1960” (scritto da Shaun Casey per Oxford University Press), rivela che Kennedy prese coscienza della profondità del risentimento che una porzione importante della popolazione americana aveva nei confronti dei politici cattolici soltanto nel corso della sua campagna presidenziale. Il problema non era il loro status di politici, quanto quello di cattolici. Dal punto di vista protestante, ed allora gli Stati Uniti erano un paese decisamente bianco e protestante, essere cattolici politici significava rappresentare una sorta di lunga manus del Vaticano. Pastori come il metodista G. Bromley Oxnam, che Casey introduce come ‘la cosa più vicina ad un cardinale protestante americano del XX secolo’, mise in guardia contro il pericolo rappresentato da politici cattolici che funzionano da cinghia di trasmissione di una potenza straniera. (more…)

I filosofi greci? Sono maestri di politica

ottobre 26, 2009

imagesdi Alain de Benoist

Ogni epoca di transizione comporta il riappropriarsi di fonti antiche, specie greche. E così il disagio post-moderno, nato dal crollo dei punti di riferimento. Nietzsche diceva: «Ai greci non si torna». E aggiungeva che non sapremmo nemmeno imparare da loro, tanto la loro maniera ci è ormai estranea. Invece è proprio quest’«estraneità» che fa pensare, dando una formidabile lezione d’inattualità. A cogliere l’inattualità della filosofia greca è stato Giorgio Colli in Filosofi sovrumani (Adelphi, 2009). (more…)

DA CRISPI A SCELBA, LO SCANDALO SESSUALE IMPERVERSA NELLA LOTTA POLITICA

settembre 1, 2009

mario scelba

mario scelba

SI COMINCIÒ NEL 1868 QUANDO UN DEPUTATO FU MESSO A TACERE CON ACCUSE DI OMOSESSUALITÀ – TAMBRONI CON SILVA KOSCINA – SUSSURRI E GRIDA SU RUMOR, BISAGLIA, SULLO…

Aldo Giannulli per “l’Unità”

Forse non riusciremo a celebrare con la dovuta solennità il 150° anniversario dell’Unità nazionale, però le tradizioni più radicate sappiamo mantenerle. Per esempio quelle di usare gli scandali sessuali per tacitare scandali d’altro genere. 

La prima occasione si presentò subito dopo l’Unità, quando la capitale era ancora Firenze, nel 1869: il deputato della Sinistra Cristiano Lobbia denunciò una storiaccia di corruzione riguardante la «Regia manifattura dei tabacchi»: subì prima un attentato e dopo, con una montatura ben congegnata dal servizio segreto della polizia, venne accusato di omosessualità e messo a tacere. Poi, nel 1878, venne la scoperta della bigamia di Crispi, tirata fuori dal Ministro dell’Interno Nicotera. E non mancò una pennellata porno neppure nello scandalo delle «corazzate di burro» (1903). (more…)

Il ricco giacimento della memoria dei cattolici in politica

giugno 17, 2009

AI6EH2OCAWDRRJSCAE9W0E3CAIAWXOTCA8D42YJCA0M8VMLCAINZKY6CADFAURZCA2VY518CAN1LPQ5CAQHDF7ICAODZ9C4CALUUKZJCA8GP9P7CABZGZXJCADU0XBSCA1D6BNECAX40V0KCAX7918Nuna sintesi dell’intervento del segretario generale dell’Istituto Luigi Sturzo in occasione della consegna del ix premio Giambattista Gifuni

Fin dalla sua origine, sessant’anni fa, l’Istituto Luigi Sturzo è stato in Italia un importante punto di riferimento per la ricerca, per il dibattito nell’ambito delle scienze sociali e storiche e soprattutto un luogo di confronto e di “libertà culturale”. Le numerose iniziative dell’istituto testimoniano oltre a una incisiva presenza nella realtà culturale, anche la fedeltà ai principi, alle aspirazioni di Luigi Sturzo. (more…)