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Da Auschwitz alle stelle: “Primolevi” è in orbita

novembre 29, 2011

Primo Levi (Torino, 1919-1987). Il "suo" pianeta fu scoperto nel 1989

Battezzato con il nome dello scrittore-scienziato (scritto tutto unito) un pianetino tra Marte e Giove

Piero Bianucci per “La Stampa

Scoperto nel 1989, per più di vent’anni il pianetino 4545 è rimasto anonimo nella sua orbita tra Marte e Giove. Da qualche giorno ha un nome: si chiama Primolevi (tutto unito, come vogliono le regole dell’anagrafe celeste) e anche il numero d’ordine che lo contrassegnava ha assunto un significato: 1945 è l’anno del rientro di Primo Levi da Auschwitz, e quasi cabalisticamente un 45 sta tra due 17 nel numero che i nazisti gli tatuarono sull’avambraccio e che lui non volle mai cancellare (174517).

L’idea di dedicare un pianetino a Primo Levi è di Mario Di Martino, astronomo all’Osservatorio di Pino Torinese. La proposta è stata accolta dalla International Astronomical Union, organizzazione mondiale che ha il potere di battezzare gli oggetti del cielo. La motivazione riporta i dati biografici essenziali: «Primo Levi (1919-1987), chimico e scrittore italiano, fu autore di due romanzi e di alcune raccolte di racconti, di saggi e poesie. La sua opera più nota è Se questo è un uomo , testimonianza del suo periodo di prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz».

Il pianetino Primolevi fu scoperto nel 1989 dall’astronomo belga Henri Debehogne con un telescopio dell’Osservatorio australe europeo, sulle Ande del Cile. Ha un diametro di 17 chilometri, si trova nella fascia principale degli asteroidi e impiega cinque anni e mezzo a completare la sua orbita, che è stata determinata con 1084 osservazioni, l’ultima del 28 ottobre di quest’anno. Debehogne se n’è andato nel 2007 all’età di 78 anni. Astronomo all’Osservatorio reale del Belgio, specializzato nello studio di asteroidi e comete, ha scoperto più di 700 pianetini. È il primato dell’era in cui agli asteroidi si dava la caccia fotografando zone del cielo promettenti. Rimarrà imbattuto: negli ultimi anni i telescopi automatici hanno sostituito l’intelligenza e la pazienza degli astronomi.

Sarebbe bello sentire le reazioni di Primo Levi alla notizia di questo battesimo. Il cielo lo affascinava e molta sapienza astronomica è sparsa nelle sue pagine. Su La Stampa commentò la missione dell’Apollo 8 intorno alla Luna, lo sbarco dei primi astronauti, Armstrong e Aldrin, nel 1969, la partenza delle sonde Pioneer verso Giove con a bordo un messaggio a eventuali alieni, la tragedia dello shuttle Challenger esploso al decollo nel 1986. Nel racconto Una stella tranquilla un astronomo che aveva programmato un weekend con la famiglia se lo vede andare in fumo per colpa di una supernova esplosa migliaia di anni prima. Nelle poesie Stelle nere e Sidereus nuncius lo ispirano un articolo di Scientific American sui buchi neri e Galileo che punta il cannocchiale «come una bombarda». In Notizie dal cielo vede nell’astronomia e nella fisica delle particelle il riscatto intellettuale del Novecento dagli orrori di due guerre mondiali: «Credo che quanto si va scoprendo sull’infinitamente grande e sull’infinitamente piccolo sia sufficiente ad assolvere questa fine di secolo e di millennio». Nel racconto Visto da lontano rovescia il punto di vista come fece Keplero nel Somnium e fa osservare da astronomi lunari la comparsa dell’inquinamento luminoso sulla Terra.

Il Levi astrofisico si coglie anche in cenni quasi impercettibili. L’ultimo capitolo del Sistema periodico racconta le multiformi «vite» di un atomo di carbonio fino a quando, imprigionato in una molecola di zucchero, fornisce a Levi stesso l’energia per mettere il punto che chiude il libro. Ma prima di descrivere i vortici delle reazioni chimiche, Levi inserisce una nota in apparenza trascurabile: l’atomo di carbonio che da milioni di anni è immobile in una roccia calcarea – ci comunica sommessamente – «ha già una lunghissima storia cosmica alle spalle, ma la ignoreremo».

Chi ha orecchie per ascoltare capisce a che cosa Levi sta pensando. L’atomo di carbonio, come tutti suoi gemelli esistenti nell’universo, non si è formato nel Big Bang – dal quale uscirono soltanto idrogeno, elio e un pizzico di litio – ma nelle reazioni termonucleari di qualche stella che, dopo aver fuso l’idrogeno in nuclei di elio, incominciò a fondere nuclei di elio in nuclei di carbonio. È lì, in una fucina stellare alla temperatura di miliardi di gradi, che il carbonio è nato. Poi la stella esplode, il carbonio e altri elementi pesanti si spandono nello spazio, e da questi materiali, disseminati in una nebulosa, nasceranno altre stelle e pianeti e rocce calcaree… È una scoperta che si deve a Fred Hoyle e a William Fowler datata 1957. Ricordiamolo: Levi sapeva sempre molto di più di quanto diceva o scriveva.