Posts Tagged ‘Qatar’

Le vie segrete dell´oro nero. L´emiro dietro gli ultrà islamici

gennaio 2, 2012

Al Thani

Francesco Mimmo per “la Repubblica”

Dall´Afghanistan alle banlieue parigine, i petrodollari di Al Thani aiutano i partiti radicali. Un flusso di denaro enorme che parte dal Paese più ricco del mondo e indirizza le rivolte arabe. Dopo i milioni dati ai salafiti in Egitto, a Doha forse aprirà un´ambasciata dei Taliban DOHA. «Scatenate il vostro potenziale». Lo slogan dell´onnipresente Qatar Foundation, longa manus economica e culturale dell´emirato arabo, ti accoglie ovunque nella capitale Doha. Intanto il Qatar ha scatenato il suo, di potenziale. Un flusso di denaro enorme, grazie a petrolio e gas, che rendono i suoi pochi cittadini i più ricchi del mondo. Dal lungomare che chiude la sabbia del Golfo Persico in una «cornice» di grattacieli, Doha guarda alla Primavera araba e all´Occidente con un intreccio di interessi e influenza, che arriva dall´Afghanistan fino alle banlieu parigine. Con un solo obiettivo: diventare una grande potenza nel mondo arabo attraverso finanziamenti massicci agli islamisti (salafiti, Fratelli musulmani, Hamas, persino i Taliban), che hanno raccolto l´eredità dei dittatori caduti. Petrodollari e diplomazia li respiri appena ti avvicini a Education City, il cuore delle attività della Fondazione, che ospita un centro congressi inaugurato a dicembre con due eventi scelti non a caso: il World Petroleum Congress e il Forum dell´alleanza delle civiltà dell´Onu. Con 177mila metri cubi e una facciata di tubi di acciaio tra pietre e prato artificiale, rappresenta un albero sul deserto. E indica quello che il Qatar vuole diventare: un gigante con i piedi ben saldi sulle sue ricchezze e rami protesi in tutto il mondo. L´emiro Al Thani ha cominciato la sua scalata a metà Anni Novanta. Il primo mattone è stato Al Jazeera, oggi influente in tutto il Medio Oriente. Ma nell´ultimo anno con la Primavera araba ha alzato il tiro, approfittando della sonnolenta politica estera saudita, condotta da una leadership ultraottantenne, che deve affrontare anche tensioni interne. Il Qatar ha appoggiato da subito i ribelli in Libia ed Egitto. Anche perché tentavano di scalzare leader «laici» come Gheddafi e Mubarak, mai benvisti in un Paese dove vige la sharia. E che in passato avevano indirizzato attacchi, irriverenti, all´emiro. Gheddafi lo sfotteva per la sua stazza, Mubarak aveva definito il suo Paese «una scatola di fiammiferi». Ma quanti soldi ci sono nella scatola di fiammiferi? Tanti. Riserve per 25 miliardi di barili di greggio. E 77 milioni di tonnellate all´anno di gas liquido, un quarto dei consumi europei. Ricchezze che garantiscono 70 miliardi di avanzo di bilancio. Una bella base per guardare oltre i propri confini. L´emiro ha sistemato i potenziali conflitti interni concedendo un aumento del 60 per cento ai dipendenti statali, e fissando per il 2013 un round di elezioni (tanto il Parlamento ha solo potere consultivo). Poi ha messo nel mirino le rivolte arabe. La Libia innanzitutto. Già a febbraio Gheddafi tuonava contro Al Jazeera. A Doha è stata ospitata una tv dei ribelli. E dopo la guerra mediatica, l´emiro ha portato in Libia la guerra vera. Armi ai ribelli, poi un intervento militare sul campo. Ma le mire del Qatar non si sono fermate alla caduta del raìs. Tanto che l´ambasciatore all´Onu della nuova Libia se n´è apertamente lamentato: «Vogliono dominarci». Poi l´Egitto. Per la ricostruzione del dopo Mubarak, Al Thani ha subito messo sul piatto 500 milioni di dollari e ha promesso dieci miliardi. Ma il Qatar non fa beneficenza e ha un´agenda chiara. All´emiro, sunnita wahabita, viene attribuito il sogno di un panarabismo sotto l´Islam radicale. Da anni ospita attivisti islamici in esilio e sostiene Hamas (irritando l´alleato americano). Ci sono voci, persino sulla stampa qatariota (controllata dall´emiro), dell´imminente apertura di un´ambasciata dei Taliban a Doha. In questo quadro rientrano anche i 20 milioni, almeno, entrati in Egitto per la campagna elettorale dei salafiti. Poi l´Occidente. In Qatar c´è la più grande base militare americana dell´area, proprio di fronte all´Iran. Ma con Teheran i rapporti sono ottimi, cementati anche da un maxi giacimento di gas. Tanto grande che nell´accordo per la base c´è la garanzia che non verrà mai preso di mira dagli aerei americani. E la Francia: investimenti massicci dal calcio fino a 50 milioni di euro per le banlieue di Parigi. Il Qatar vuole un posto al sole e vuole fare affari. «Un primo risultato c´è già – spiega Abdullah Antepli, islamista turco della Duke University, relatore al Forum Onu di metà dicembre – l´equilibrio si è spostato. Nei Paesi della Primavera araba non si guarda più all´Europa ma ai Paesi del Golfo. Gli islamisti puntano sulla lotta alla corruzione. Agli europei viene rinfacciato di aver curato per decenni solo i propri interessi. E il simbolo di tutto questo è stato il baciamano di Berlusconi a Gheddafi. Ma non abbiate paura degli islamisti, sapranno stemperare l´estremismo. Come in Turchia, dove oggi governa chi anni fa voleva la Sharia». Una tendenza alla moderazione, però, che è ancora un´incognita.

Diritti Globali

Il Qatar delega ai sauditi il processo contro al Qaida

settembre 22, 2011

Carta di Laura Canali

I jihadisti che progettavano un attacco contro le basi militari americane Al Udeid e As Sailiyah in Qatar sono stati trasferiti in Arabia Saudita. L’Emirato preferisce che sia Riyad a occuparsi dei terroristi, e si propone come Stato western friendlydella regione

Alma Safira per “Limes

In Arabia Saudita sono sotto processo i membri di Al Qaida che progettavano un attacco contro le basi militari americane Al Udeid e As Sailiyah in Qatar, utilizzate per attaccare l’Afghanistan nel 2011 e l’Iraq nel 2003. La cellula era composta da 41 membri di cui 38 sauditi, uno qatarino, uno afghano e uno yemenita, e aveva legami con gruppi terroristici in Iraq e in Siria; progettava attentati anche in Kuwait.

Il Qatar si sta esponendo sempre di più come una piattaforma western friendly in mezzo al Golfo. La partecipazione attiva all’intervento in Libia, la costruzione di una base politica dei talebani in territorio qatarino su esplicita richiesta degli Stati Uniti, la mediazione sulla questione del Darfur, sono solo alcune delle recenti iniziative strategiche di Doha che hanno esposto e innalzato l’Emirato nella politica internazionale riscuotendo sorrisi occidentali e critiche da parte della frangia più radicale dell’Islam. (more…)

Qatar, le verità nascoste di Aljazeera

giugno 9, 2011

Spesso il trattamento delle notizie da parte di Aljazeera non risulta omogeneo, soprattutto per quanto riguarda quello che avviene nel suo paese. Il tentativo di rilanciare la propria credibilità, attraverso un servizio sulla manodopoera straniera in Qatar, rivela invece l’omissione di molte informazioni circa le reali condizioni degli operai, vittime di un sistema legislativo privo di tutela e possibilità d’integrazione

Alma Safira per “Limes

Aljazeera tenta di rilanciare la propria credibilità con un servizio sullo sfruttamento della manodopera straniera in Qatar. Sembra un passo coraggioso e azzardato per il network dell’Emiro, un tentativo esplicito di affermare la propria imparzialità facendo credere di rivolgere verso il suo paese di appartenenza lo stesso occhio critico con cui ha documentato finora il resto del mondo.

Dal servizio di Gerald Tan “Migrant worker rights under scrutiny in Qatar” si capisce come in realtà sia tutto molto controllato e prudente.  Sono più le notizie omesse che quelle date. Vengono accennati i problemi per il visto, le condizioni abitative disagiate, la mancanza di una rappresentanza sindacale, ma non si parla del regime legislativo a cui sono sottoposte queste persone, che non hanno nessuna tutela né possibilità di integrazione. (more…)