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Quando la poesia modernizza un paese

luglio 30, 2010

Franco La Cecla per “Il Sole 24 Ore

L’immagine di Rabindranath Tagore a noi evoca molti elementi fuorvianti. Un bel vecchio, alto, possente, con una lunga barba bianca e lunghissimi capelli e una veste candida, ampia, fino ai piedi. Sembrerebbe un saggio, un asceta, un guru, come siamo abituati a vederne, da Osho a Sai Baba. Tutt’al più possiamo pensare che ci ricordi Tiziano Terzani, quel magnifico personaggio che negli ultimi anni della sua vita ci ha insegnato molto della nobiltà con cui è necessario vivere fino all’ultimo. E certamente Tiziano, che conosceva l’India benissimo, pensava a Tagore quando si vestiva come lui di bianco con lunghe candide vesti.

Rabindranath Tagore però era tutt’altro che un guru ed era anche molto poco asceta. È stato uno dei personaggi che più hanno influito nella formazione di una coscienza laica, aperta al piacere, attenta ai diritti e alle aspirazioni delle donne, antinazionalista, ma anche antitradizionalista, pur essendo profondamente radicato nella spiritualità indiana. Se lo prendo come personaggio di cui noi italiani avremmo bisogno è proprio perché è stato, lui che ha vissuto a cavallo tra due secoli (era nato nel 1861 ed è morto nel 1940) qualcuno che ha fatto irrompere la modernità laica in un mondo ancora arroccato alle differenze di casta e a una concezione schizofrenica dell’indipendenza.
Tagore ha formato la classe dirigente che ha poi gestito l’indipendenza indiana, è stato amico di Nehru e di Gandhi, ha formato Indira Gandhi, ma anche tutta la classe d’intellettuali bengalesi che hanno dato il via alla magnifica stagione dei grandi registi indiani, primo tra tutti Satyajit Ray. Da noi, nello stesso periodo non c’è stato nessuno con il suo respiro internazionale, la sua capacità cosmopolita e allo stesso tempo una lettura profonda dello spirito nazionale: l’inno indiano è stato creato proprio da Tagore. Soprattutto da noi non c’è stato nessuno che ha traghettato l’Italia dell’Ottocento verso una modernità, che l’ha aperta a valori laici e universali. Si potrebbe pensare a Gramsci, ma in Tagore c’era una capacità di parlare alle masse che Gramsci non aveva. A tutt’oggi, la gente per strada canta le canzoni di Tagore, suona la sua musica e sono canzoni d’amore, di nostalgia, di apertura alla natura, al mistero della vita, al mistero delle profondità dell’anima. (more…)