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Dall’archivio storico de l’Unità i racconti di Giorgio Caproni

gennaio 22, 2010

LA LIGURIA NON CEDE

Rina era andata come ogni giorno sul costone, di lì potendo vedere a suo agio le case di Loco. Le identifica una per una, come il pastore identifica le pecore, e nel sole infinito che batteva su di esse fermava a lungo lo sguardo su quelle pietre cariate – sul suo paese tagliato dalla rotabile a fondo valle con tutte le case vecchie ad eccezione della sua e di poche altre, candide pei muri di calce al sole. Dava la mano ai suoi bambini che invece non guardavano nulla e che ogni volta ripetevano la stessa cosa («Perché non torniamo là, a casa nostra»), e ciò che le faceva ora opachi gli occhi non era nè esaltazione nè abbattimento: era un pensiero denso e caldo come un vento sabbioso nella sua testa – un sangue caldo che le saliva buio agli occhi con una solennità di cui lei stessa, ora, si sgomentava. Senonché era tornata subito quieta – aveva accettato con quiete quella nuova forza insorgente in lei, quasi si fosse scoperta un’altra volta incinta. E non rispondendo nulla alla domanda dei bambini, li aveva riportati piena di quell’illimitata quiete sopra la stalla a Casanova dove s’era esiliata.

«Una casa nient’affatto nuova», protestava il figlio più piccolo. Certamente una casa, pensava invece lei, non foss’altro libera – una casa dove non erano entrati «gli altri» e dove lei si sentiva, sulle tavole sopra la stalla, libera nel suo volontario esilio. E guardando le tavole con le fessure larghe un dito da cui passava il tanfo acre delle bestie, ai suoi bambini ch’erano tanto delicati su quelle tavole avrebbe voluto spiegare ciò che nemmeno lei sapeva spiegarsi – avrebbe voluto almeno immettere in loro un poco di quell’immenso flusso caldo che si sentiva in lei e che a lei da sola pareva di non poter contenere più. Senonché s’era limitata a dire questo ai suoi bambini, i quali forse nemmeno pensavano più alla loro domanda: «Torneremo a Loco quando i partigiani avranno scacciato i fascisti. Ora ci sono loro ed è come se la nostra casa non ci appartenesse più». (more…)