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Immergersi nel mare della vita

gennaio 5, 2012

Raffaele La Capria: si coglie la profondità mantenendosi sull’onda. Esce da Mondadori «Esercizi superficiali», bilancio dell’autore alla vigilia dei suoi novant’anni

Ida Bozzi per “Il Corriere della Sera

Per chi è stato nei «lunghi oscuri corridoi sottomarini», gli abissi e la superficie dell’acqua si legano in una relazione particolare, irriducibile e simbiotica, in cui gli uni rimandano all’altra, come «quegli sbalzi di chiari e scuri che nei nostri mari sono spesso paurose voragini: non c’è autore italiano contemporaneo tanto legato all’immagine del mare, del mare metaforico dell’esistenza e di quello «reale» della costa napoletana, tra i panorami di Nisida e di Punta della Campanella, di Castel dell’Ovo e di Palazzo Medina (o Donn’Anna), quanto Raffaele La Capria, fin dai tempi in cui il suo romanzo Ferito a morte , uscito nel 1961 per Bompiani e in seguito più volte ripubblicato da Mondadori, vinse proprio con quel mare, e con quei fondali e quegli abissi, il Premio Strega.

Non è un semplice gioco di parole né un caso, dunque, se lo scrittore napoletano, che compirà 90 anni in ottobre, torna ora in libreria con un libro che si intitola Esercizi superficialie ha per sottotitolo Nuotando in superficie.

Indicazione insistita, quella della superficie, che una prima volta si chiarisce appena voltata pagina, nell’epigrafe di Hofmannsthal scelta per la raccolta: «La profondità va nascosta. Dove? Alla superficie». E ancora meglio si rivela brano dopo brano, nei 31 articoli usciti per il «Corriere della Sera» tra il 2009 e il 2010 (testi critici, recensioni e riflessioni), che costituiscono gli «esercizi» del volume.

Di quest’onda sensibilissima, che nella scrittura di La Capria lega il profondo alla superficie (o che lega la fugacità della giovinezza alla «Bella Giornata» di cui la giovinezza è fatta, per ricordare uno dei suoi temi prediletti) la critica ha scritto molto. Ad esempio, in appendice all’Oscar Mondadori in cuiFerito a morte è stato ripubblicato nel 2011, nel cinquantenario della prima pubblicazione, tra le recensioni e analisi di critici, autori e amici, come Magris, Pampaloni, Perrella (che ha curato il Meridiano delle Opere di La Capria) e altri, c’è anche un passaggio interessante di Leonardo Colombati, in cui si spiega che «tra l’apparire e l’essere, o meglio, tra l’esteriorità e l’interiorità, si gioca per La Capria tutta la partita». Questo dialogo occulto tra l’evidente e l’intimo si trova già nel romanzo dello Strega, così come si incontrerà nelle lettere-racconto de L’amorosa inchiesta » del 2006, oppure nei testi dedicati a Napoli e alla «napoletanità» rivelata e rinnovata de L’armonia perduta dell’86 o di L’occhio di Napoli del ’94 (tutti editi da Mondadori), per citare esempi distanti tra loro nel tempo.

Anche in questi Esercizi superficiali ritorna tale cifra:lo si vede già nel primo degli articoli qui raccolti, intitolato appunto «Nuotando in superficie», dove il pelo dell’acqua, nel figurare all’apparenza semplice dell’autore, diventa niente meno che la scrittura, «lo stile libero della scrittura» che appunto come il crawl scivola sull’onda. E’ una lezione di narratologia dettata con le parole lievi del linguaggio sportivo, che parla del crawl per dire dell’«equilibrio tra forza e stile», descrive il ritmo del nuoto per spiegare la struttura di un romanzo o il rapporto tra l’immaginazione e il reale. A partire dal primo articolo (ma verrebbe da definirlo «racconto», perché ha il tono libero di molti testi di La Capria), via via si declinano molti temi e modi cari allo scrittore.

Si va dal legame viscerale con la cultura e la tradizione letteraria, in articoli come «Sofia» o «La memoria», alla pacata chiarezza di recensioni e stroncature (da ricordare che lo scorso dicembre lo scrittore è stato insignito del Premio Tarquinia-Cardarelli per la critica italiana); fino alla riscoperta della «patria» e, soprattutto, della «napoletanità», negli articoli «Italia» e «Napoli ferita», dove si ritrova quel ragionare di borghesia e di plebe, quel parlare di storia, di bradisismi secolari, di geografie mediterranee, che lo scrittore usa per denunciare l’oggi delle emergenze rifiuti e dell’abbandono della classe dirigente. Fino a giungere, con la moderazione di chi nuota «nelle gare dei 1500 metri, cioè sulla resistenza e non sulla velocità», al disgusto per il «battibecco» politico, per l’infotainment, per l’appiattimento di certa satira al ruolo di buffone di corte. Ma alza la voce, se deve ribadire un «no, non lo voglio», di fronte al disastro nucleare giapponese dopo lo tsunami, o difendere il «caro, disperato popolo napoletano», oppure rivendicare la dignità d’essere italiani come Dante, Petrarca e Leopardi anche se «lo Stato che non funziona e la nazione sempre divisa sono la conseguenza di una storia infelice, lo so, ma parallela a quest’altra che sto rivendicando».

Delle tre parti del libro, dopo quelle intitolate a «Sofia» e all’«Italia», la più narrativa, e anche la più toccante, è la terza, che si intitola «Album». E che corre su due binari: l’esperienza della vecchiaia e il ricordo. Tra i brani, da citare la prosa de La dolce vita, che ricorda l’epoca d’oro della Roma di via Veneto e l’attraversa velocissima. «Ci si dava appuntamento dopo la mezzanotte, all’una, alle due, come fossero orari normali», scrive La Capria, e fa sfilare come in una sola notte Mario Soldati, che «strillava polemizzando», il «serafico Bassani» e il «pacifico Bertolucci», Elsa Morante con il «corteo di giovani a lei devoti», Moravia con Pasolini ed Enzo Siciliano, «uno degli amici più cari» cioè Goffredo Parise, e poi Arbasino, Manganelli, Malerba, Flaiano, nelle trattorie e nei locali in cui si prendeva in giro Gadda o si stroncava una regia teatrale di Visconti, con le polemiche e le invettive («Apriti cielo! Sacrilegio!») del caso. Ma parallelo a questo visibilio di grandi nomi, di grandi serate, di «superficie» (e che superficie!) dai barbagli cinematografici, ecco di nuovo, come sott’acqua, il silenzio profondo con cui lo scrittore accoglie l’inquietudine crescente per l’età e la vecchiaia, nell’articolo «Un’estate», e la quiete in cui il brano finale «Stelle cadenti», con la sua meraviglia dell’«Ignoto» e del «Mistero» («un dono per gli umili, i semplici, i più»), si immerge.

«Non si combatte l’abusivismo cominciando dalla povera gente»

gennaio 30, 2010

Raffaele La Capria. Lo scrittore sugli scontri a Ischia tra polizia e cittadini per un abbattimento: «Si dà il vero esempio combattendo le grandi speculazioni. Le denunciammo con Rosi ai tempi di “Le mani sulla città” ma purtroppo non è servito a molto»

«L’abusivismo va combattuto, è sicuro. Ma il modo in cui questo principio è stato messo in atto ultimamente mi sembra non soltanto tardivo, ma soprattutto poco efficace». Esordisce così lo scrittore napoletano Raffaele La Capria, quando gli si chiede di commentare gli scontri di giovedì sull’isola d’Ischia tra la polizia e i cittadini che tentavano di impedire l’abbattimento di una casa abusiva.

In che senso poco efficace?
Ho visto in televisione che hanno distrutto in modo brutale una casetta di povera gente. Mentre l’abusivismo ha prodotto edifici di ben altra importanza che potevano essere attaccati per primi, se si voleva dare un vero esempio. (more…)