Posts Tagged ‘religione’

I «talenti» della scienza

agosto 11, 2011

Luigi Dell’Aglio per “Avvenire

«Le domande scientifiche debbono ricevere risposte scientifiche. E le domande di contenuto teologico debbono avere risposte teologiche. La scienza non può provare che Dio non esiste. E la religione non può occuparsi della natura nei particolari, né della storia del mondo fisico». John Polkinghorne dimostra con la sua testimonianza personale (è fisico-matematico e prete della Chiesa d’Inghilterra) la possibilità di convivenza tra scienza e religione. Il conflitto può scoppiare, spiega, se e quando «una delle due tenta di invadere il campo dell’altra, violandone il legittimo dominio». Le sue asserzioni folgoranti sono conosciute in tutto il mondo e la domanda che gli viene rivolta più spesso riguarda proprio la scelta da lui compiuta a 47 anni (ora ne ha ottantuno) di lasciare la ben remunerata cattedra a Cambridge e una brillante carriera scientifica (ha dato un contributo non secondario alla scoperta dei quark) per diventare studente di teologia e fare il sacerdote in una parrocchia operaia di Bristol. Lui spiega che unire scienza e fede non è un ossimoro, una contraddizione in termini «come essere un macellaio-vegetariano». Nel 2002 ha ottenuto il Premio Templeton perché ha provato che la fisica e la fede permettono di esplorare «con due occhi» la realtà. Interverrà al Meeting di Rimini, la mattina del 24 agosto trattando il tema della certezza nella scienza.

Professore, sono sempre affidabili le certezze della scienza?
«La scienza fornisce all’umanità molte intuizioni e conoscenze significative e ben motivate. È perfettamente razionale e accettabile affidarsi a esse. Certo non ci danno la certezza assoluta. Un importante controllo e riesame può essere richiesto quando la conoscenza cresce notevolmente, come accade nel passaggio dalla fisica newtoniana alla teoria dei quanti e alla relatività». (more…)

Gli Stati Uniti e una scomoda croce nel deserto

ottobre 7, 2009

232q06a1Un caso all’esame della Corte Suprema può avere ripercussioni sul rapporto tra Stato e religione

di Marco Bellizi

Sono previste per oggi, 7 ottobre, le audizioni, presso la Corte Suprema degli Stati Uniti, delle parti coinvolte nel procedimento Salazar vs Buono, un caso che, partendo dalle dispute attorno a una piccola croce posta all’interno della riserva naturale del Mojave – nella contea di san Bernardino, in California – è arrivato a coinvolgere il tema della libertà religiosa negli Stati Uniti. La decisione della Corte sarà importante anche per verificare la condotta del nuovo giudice Sonia Sotomayor sui delicati temi religiosi e sul rapporto fra Stato e religione.
Il caso della croce della riserva naturale del Mojave è arrivato alla Corte Suprema degli Stati Uniti dopo otto anni di controversie, nate quando Frank Buono, già assistente alla soprintendenza del parco, ha avanzato richiesta formale al National Park Service (Nps) – cui la Riserva fa parte – di rimuovere la croce lì impiantata sin dal 1934. Trovandosi su un terreno appartenente al Governo degli Stati Uniti – è la tesi di Buono – la sua esistenza costituisce una violazione del principio di imparzialità del Governo rispetto alle diverse fedi, violando così la establishment clause del primo emendamento della Costituzione.
L’intera vicenda giudiziaria è emblematica e ricca di spunti di riflessione. Nel 1934 l’associazione Veterans of Foreign War, un’organizzazione privata, decise di onorare i caduti della prima guerra mondiale impiantando una croce di legno alta otto piedi in cima a un’altura rocciosa, Sunrise Rock, su un terreno pubblico che ora fa parte appunto della riserva naturale del Mojave. Nel corso degli anni, altri gruppi privati e singoli individui hanno sostituito la vecchia croce di legno con altre più nuove, fino a quella corrente, eretta nel 1998 da Henry Sadoz, un privato cittadino. (more…)

La religione a stelle e strisce

luglio 11, 2009

AF6RMOZCADZ1FRACAJNPN8SCA8BHW8CCAYC21W4CAY60KXVCAY7M37ZCA001WLCCAMY1ZP1CAIESTU3CA3OZMP5CA022XI5CA0XPKU8CA5G44CMCATVTJ29CA61RGSTCA49AZDSCAODZISOCAUTD2IF«In God we trust » («In Dio confidiamo») ha finito per marchiare anche le banconote. Ma oltre al materialismo spicciolo, perché negli Stati Uniti d’America ogni presidente, soprattutto nel discorso d’insediamento, sente il bisogno di appellarsi alla divinità a nome della nazione? Da George Washington che invocò l’«Essere Onnipotente che governa l’universo» a Obama: « Questa è la fonte della nostra fiducia: la nozione che Dio ci chiama a forgiare un destino incerto». Tutti gli inquilini della Casa Bianca si sentono investiti da un’entità superiore. Siamo di fronte a un ipocrita rituale? E la religione negli Usa ha solo un significato cerimoniale? (more…)