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La Dolce Vita addosso

marzo 6, 2011

Renzo Arbore

Alfred Hitchcock

Piazza Nicosia

I mitici scatti di Rino Barillari diventano protagonisti di un progetto ambizioso e benefico: una linea di t-shirt che porta il nome del primo ‘paparazzo’: Barillari’s story. L’idea della collezione è venuta a Francesco Esposito, giovane amico del fotoreporter. Parte dei proventi ricavati dalle vendite delle magliette, sarà devoluto ad una Onlus brasiliana che raccoglie fondi per costruire un ospedale a Salvador de Bahia. Ecco alcune delle sue immagini più celebri. Altre foto e intervista qui

Rino Barillari, “Er King” dei paparazzi: “per me privacy vuol dire provaci”

agosto 30, 2010

Nell’articolo: Guardando gli altri capii che non era difficile. Loro usavano la Rollei con il flash. Messa a fuoco a tre metri, diaframma 11 e scattavano. Poi scrivevano su un blocchetto formato e numero di copie. E io la notte le portavo – 10 lire a consegna – negli alberghi dove dormivano i turisti […..] Negli anni ‘60 avevamo inventato una tecnica. Dovevi andargli sotto con il flash e spararglielo in faccia. A lui facevano male gli occhi e si copriva il viso. Sembrava che volesse nascondersi. Allora era scoop […..] Ho delle fotografie che sono state pubblicate in tutto il mondo e anche se le ho scattate io appartengono a tutti. Alla storia appunto […..] Nei servizi posati fatti a casa tutti sembrano belli. Chi finge di lavare i piatti, di scrivere o di rilassarsi sul divano, chi cucina, chi stira… Tutto finto, fiction

Marcello Mencarini per “Panorama

Due mostre fotografiche, una a Lucca e l’altra a Gerusalemme, hanno celebrato Rino Barillari, il re dei paparazzi“Er King” come lo chiamano a Roma, dove vive.

Oggi responsabile dell’Ufficio Fotografico de “Il Messaggero”, Rino continua a presidiare le serate romane come imparò a fare negli anni della Dolce Vita.

Incontrarlo è facile. Quasi tutte le sere perlustra il “triangolo delle bevute”, come lui definisce l’incrocio tra via Santa Maria dell’Anima, via del Teatro della Pace e via del Fico, a pochi metri da piazza Navona dove ha casa e studio.

Giacca di ordinanza, di quelle che vanno bene per entrare in qualsiasi locale, cravatta in tasca perché non si sa mai, Nikon Leica al collo e un ciondolo d’oro con il suo grido di battaglia: “La guerra è guerra”. Lo abbiamo intervistato.

Come è cambiato il lavoro del paparazzo?

La verità è che sono cambiati i personaggi. Non ci sono più star come Liz Taylor, Ingrid Bergman, Brigitte Bardot, Ava Gardner.

Oggi durano due, tre anni e poi non li ricorda più nessuno. Pensa a Scamarcio, sarebbe potuto diventare un grande personaggio. Avrebbe potuto avere l’America nelle sue mani. Ma chi vuoi che diventi se rimane in Italia? Stessa cosa Raoul Bova, qui al massimo gli fanno fare il poliziotto nelle fiction. (more…)