Posts Tagged ‘rizzoli’

Le mani sulla Rizzoli

luglio 4, 2010

Berlusconi tratta per comprare i periodici in crisi della Rcs. Vuole regalarli alla figlia Barbara. Per ottenere il controllo di testate popolari come Oggi. E (soprattutto) pesare di più sul Corriere della Sera

Nell’articolo: Un ruolo defilato ma molti considerano Pini uno degli artefici della legge sul sistema radiotelevisivo. L’ex consigliere Rai rappresenta un gruppo di interessi berlusconisti che vogliono contare di più in Rcs, inclusa la nomina del vertice di via Solferino, dove l’attuale direttore Ferruccio de Bortoli si è espresso in modo critico sulla dialettica azionisti-giornale. “Noi abbiamo un difficile rapporto”, ha detto un mese fa de Bortoli, “con la proprietà”

Gianfrancesco Turano per “L’Espresso

Mondadori 2 la vendetta? Marchiare con il Biscione della Fininvest la Rcs Periodici, incluso “Oggi”, il giornale che pubblicò le foto di Antonello Zappadu con Silvio e le sue girls in grembo nel parco di Villa Certosa. Lo stesso giornale che mercoledì 30 giugno ha concluso una minisaga in due puntate su quanto è bello, quanto è atletico, quanto è padre, sposo, nonno esemplare il presidente-operaio-imprenditore “Barbieusconi”, che qualunque abito o accessorio indossi produce successo, voti e ricavi, come la bambola della Mattel.

Prendersi un altro pezzo di editoria italiana, magari aggiungere una fetta della Rcs libri, per girare il tutto a Barbara, visto che Marina ha già di che lavorare a Segrate, sull’altro lato della tangenziale di Milano a pochi chilometri dallo stabilimento Rizzoli. Occupare un altro pezzo strategico dell’informazione, quella dei rotocalchi popolari e isolare ancora di più quei giornali contro i quali il premier invoca oggi lo sciopero dei lettori come si era augurato l’embargo degli inserzionisti un anno fa, al convegno dei giovani di Confindustria. (more…)

Rizzoli e il Corriere della Sera, una lettera e una risposta

maggio 30, 2010

Caro Direttore, è con profondo stupore e amarezza che ho letto l’articolo pubblicato venerdì a pagina 39 del Corriere della Sera a firma Sergio Bocconi sulle vicende della vendita Rizzoli. L’articolo comprende infatti una serie di falsità e inesattezze tali da farmi tornare col ricordo agli anni in cui i giornali basavano i loro scritti sulle «veline» fornite loro dai potenti di turno, politici o padroni che fossero. In particolare, le vicende giudiziarie che mi riguardano sono raccontate in modo impreciso e sconclusionato. Per fare il punto della situazione ad oggi, 28 maggio 2010, desidero informare Lei e i Suoi lettori che io, Angelo Rizzoli, sono tuttora un cittadino incensurato che non ha condanne a suo carico né procedimenti penali pendenti nei suoi confronti. Cosa che certamente non tutti gli imprenditori, inclusi i Suoi azionisti, potrebbero affermare.

È vero che io ho ricevuto tre ordini di carcerazione preventiva e ho trascorso tredici mesi in carcere per sei procedimenti penali da tutti i quali —salvo un’unica eccezione—sono stato assolto o prima del rinvio a giudizio o fin dalla sentenza di primo grado. Aggiungo che io ho trascorso tredici mesi di carcerazione da malato di sclerosi multipla, una malattia incompatibile con la permanenza in carcere e, come potrebbe testimoniare un qualunque studente di medicina, portatrice di rischi gravissimi per l’incolumità e la vita stessa del paziente. Inoltre, per rendere più amaro il mio soggiorno in carcere, mi sono state sospese tutte le cure destinate ad alleviare le sofferenze causate dalla malattia. Ciononostante, al termine della carcerazione preventiva, io sono stato prosciolto da tutte le accuse. È rimasta in piedi soltanto un’imputazione di bancarotta impropria collegata all’amministrazione controllata del Gruppo Rizzoli che si è sviluppata secondo due singolari caratteristiche: 1) il caso più unico che raro in Italia di una bancarotta che viene sancita priva della dichiarazione di fallimento che la deve necessariamente precedere e nonostante l’amministrazione controllata si sia conclusa in bonis; 2) l’accusa di associazione a delinquere con Bruno Tassan Din—certamente imputato colpevole—ma anche con mio fratello Alberto Rizzoli arrestato ingiustamente, scarcerato, prosciolto e risarcito dallo Stato per ingiusta detenzione anni prima del processo. Un’associazione a delinquere zoppa quindi, nella quale manca il terzo imputato necessario perfino alla sua qualificazione. (more…)

Lo scippo del “Corriere”, ecco perché Rizzoli rivuole il suo giornale

febbraio 7, 2010

Angelo, prosciolto dalla Cassazione, chiede 650 milioni di danni e contesta il passaggio del quotidiano alla cordata Gemina-Bazoli. L’ingresso in via Solferino, nel 1974, fu per la famiglia l’inizio della disfatta

Quella che segue è una storia incredibile, favolosa. È la storia di uno scippo, ma è anche la vicenda umana di una famiglia che ha saputo distruggere la sua fantastica ricchezza nel giro di pochi anni. È la storia dei Rizzoli, dei tipografi che si fanno editori, del martinitt che diventa conte, dei poveracci che si scoprono miliardari. È la storia di un giornale, il Corriere della Sera, che a seconda di chi lo compra ha un valore diverso: altissimo quando lo acquistano i Rizzoli, vile per gli Agnelli. È una storia già scritta in tanti libri che hanno raccontato molto di ciò che si doveva sapere della Erre Verde (il più completo è il testo di Alberto Mazzuca). Ma è anche una vicenda che non si è ancora chiusa.
Molto, se non tutto, ruota intorno alla sciagurata decisione della famiglia di portarsi a casa all’inizio degli anni ’70 la proprietà del Corriere della Sera. E oggi Angelo Rizzoli, dopo 26 anni dalla sua cessione, lo rivuole indietro e ha avviato una causa per un risarcimento danni monstre di 650 milioni di euro.

LE ORIGINI
Angelo Rizzoli, il fondatore, lo aveva sempre detto. Anzi lo aveva confidato al proprio autista: «È nata la terza generazione, quella che manderà in rovina tutto quanto. Io costruisco, mio figlio mantiene, i nipoti distruggeranno. È una regola». Non sarà così semplice e non sarà forse così vero. Quelle che contano in questa storia sono le A: quella di Angelo, il fondatore, il Cummenda (come tutti lo chiamavano e continuano a chiamarlo); quella di Andrea il figlio; quella di Angelo jr o Angelone e Alberto, i nipoti. Certo di mezzo ci sono tante donne: parenti, figlie, amanti e attrici. E avranno come è ovvio una grande parte nella storia di questa dinastia, ma ai nostri fini hanno un ruolo laterale.
Angelo, partendo dalla casa degli orfanelli è finito conte, per di più in epoca repubblicana, per un appartamento donato all’Unione monarchica. Alla fine degli anni ’50 la piccola tipografia di Angelo Rizzoli è diventata una casa editrice tra le più importanti in Italia. La tiratura dei periodici Rizzoli sfiora quota tre milioni. E poi i grandi marchi di successo: Novella, con cui parte la fortuna nel 1919 e che negli anni diventerà 2000, Oggi, che per lungo tempo si voleva fare quotidiano, l’Europeo, Candido, Sorrisi e Canzoni e tanti altri. Il tocco di Angelo sembra d’oro. Si fanno quattrini persino con la Bur. L’idea era per l’epoca folle (siamo nel 1949): pubblicare i grandi classici in edizione povera e a poco prezzo, 50 lire per ogni cento pagine. Il successo fu tale che si pubblicarono quasi tremila titoli. Anche il Cinema portò quattrini e fortuna alla Rizzoli. Grandi successi: dalla Dolce Vita a Don Camillo e Peppone. E quella incredibile gita di Chaplin a Ischia (che Angelo aveva scoperto come località turistica e che con Rizzoli sembrava Beverly Hills quanto a frequentazioni) per la prima continentale di Un re a New York.
Rizzoli nasce povero, ma ambizioso. Sono due le sue caratteristiche principali. La prima, che non riesce minimamente a trasferire ai suoi eredi: mai un debito, mai una cambiale, mai un prestito. C’è un tratto che invece passa per le tre generazioni e che nel ventennio fu definito il «rizzolismo»: la capacità di fare affari a destra e a sinistra, di stare in mezzo non già perché si creda nella media, ma perché è la strada più breve per spostarsi da una parte o dall’altra. Angelo avrà solo un grande amico nella politica: Nenni. Ma non i socialisti. (more…)