Posts Tagged ‘roberto saviano’

Feltri: Sabelli Fioretti, Saviano lavora per Berlusconi quanto te

maggio 17, 2010

di Vittorio Feltri

Recentemente il Maestro delle interviste, Claudio Sabelli Fioretti, ha tirato le orecchie a Roberto Saviano, autore di Gomorra, best-seller internazionale imperniato sulla criminalità organizzata in Campania, perché questi ha scelto di rimanere legato alla Mondadori, casa editrice che lo ha lanciato e fatto diventare una star. Cosa c’è di male a scrivere per la Mondadori? Per il Maestro, il male consiste nel fatto che l’editore è Silvio Berlusconi, ossia il diavolo, principe dei peccatori. Non mi pare che Saviano abbia dato retta a Sabelli Fioretti; probabilmente, oltre a essere stato capace alla sua prima opera di ottenere un successo strepitoso, è anche attento alla tutela dei propri interessi e non si è lasciato impressionare da certe ramanzine buttate lì alla carlona. Meglio per lui, cui auguro di mandare in libreria altri libri graditi al pubblico, che rimane il giudice più importante per ogni scrittore. (more…)

Saviano, il Cavaliere e la cosmesi universale

aprile 20, 2010

di Adriano Sofri

Mi piace che Sebastiano Vassalli abbia qui descritto due Italie secondo l’antitesi fra Berlusconi e Saviano: più esattamente, chiamando Saviano l'”anticorpo” di Berlusconi, e forse l’antidoto. Piuttosto che un vaccino contro il berlusconismo, malattia senile del qualunquismo, il nome di anticorpo incarna, alla lettera, una figura imprevistamente opposta. Roberto Saviano è entrato nelle rose di candidati a governare un giorno un’altra Italia, anche quelle fabbricate per amor di sondaggi.
Lupo spelacchiato, Berlusconi ha sentito odore di bruciato, e ha anticipato il suo sondaggio personale. Così, l’autore più venduto della sua casa editrice, il giovane di talento cui poco fa dichiarava “civile gratitudine”, è diventato ora un malaugurato promotore di cosche. Domanda Saviano: “Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine, o da chi commette il crimine?”. Già: si può davvero discutere una cosa così?

Cose da pazzi: ma c’è un metodo in questa follia. Perché si tratta di azzannare il lupacchiotto che corre forte fuori dal branco e non mette in piega le sue idee. E perché si tratta di difendere, col proprio titolo di capobranco, un’intera etologia minacciata. Non direi che Berlusconi abbia pensato di mettere a tacere Saviano. Intanto perché non direi che Berlusconi abbia pensato: non gli succede spesso, è il suo segreto vincente. Gli è scappato, ma così la sua sortita è più rivelatrice. Per far tacere Saviano del resto c’è un modo solo, e per questo ha una scorta e fa, lui e loro, una vita dolorosa. Il suo cammino ha superato da tempo, e, temo, irreversibilmente, la soglia oltre la quale non esiste più ritirata o compromesso. L’ha voluto in parte, in un’altra parte gli è successo – è uno dei significati, dei più veri e amari, della parola “successo” – e non è più in discussione. (more…)

PARENTE (MASSIMILIANO) SERPENTE

aprile 19, 2010

ECCO L’ASSURDO: SE BERLUSCONI NON DECIDE I LIBRI DELLA MONDADORI, UN AUTORE MONDADORI DECIDE COSA DEBBA DIRE BERLUSCONI – SAVIANO STA CERCANDO IL PRETESTO E IL PRE-TESTO PER ABBANDONARE LA MONDADORI DA MARTIRE – NON È PIÙ UN UOMO, È UN MARCHIO, UN FETICCIO, UN LOGO, UNA FANZINE, UNA MAGLIETTA, E COME TALE RENDE LA CAMORRA UNA FICTION…

Massimiliano Parente per Dagospia

«Il problema non è il tuo romanzo, ma quello che hai scritto su Saviano. Mi interessi molto come scrittore, ma lasciamo passare del tempo, l’editoria ha memoria breve, si dimenticheranno di quello che hai scritto».

Non rivelerò mai neppure sotto tortura chi, all’interno della Mondadori, ai piani alti, mi pose il suddetto argomentato veto dopo avermi accolto con grandi onori. Non lo dirò perché fu molto sincero quando poteva inventarsi qualsiasi scusa e comunque fatto sta che, per tale ragione, non si stipulò nessun contratto tra me la Mondadori e chissenefrega, io continuo a esistere come scrittore nonostante la Mondadori e non penso non ci sia libertà di stampa, né che ci sia solo la Mondadori, come invece credono gli autori di sinistra che pubblicano solo per Mondadori.

Per Concita De Gregorio, direttrice dell’Unità e querelata da Berlusconi, non ci sono mai stati veti, per me, colpevole di scrivere sul Giornale quello che penso, sì, pazienza. D’altra parte ero abituato: alla Bompiani era colpa di quello che avevo scritto di Scurati, alla Feltrinelli sarebbe stato quello che avevo scritto su Baricco, perfino alla minimum fax pretendevano facessi abiura di quanto scritto su alcuni autori minimum fax. (more…)

Caro Saviano, non è una censura, mio padre può anche criticare / Risposta di Saviano

aprile 18, 2010

GENTILE direttore, la lettera di Roberto Saviano sulla Repubblica di ieri, in replica ad alcuni giudizi di mio padre sul “supporto promozionale” che serie tv come “La piovra” e libri come “Gomorra” fornirebbero alle mafie, mi impone una risposta. Innanzitutto perché mi ha profondamente colpito la reazione di Saviano di fronte a quella che era né più né meno che una critica. Una critica che può anche non essere condivisa, ma che, come tutte le opinioni, è più che legittima. E quando dico “tutte le opinioni” intendo davvero tutte, comprese quelle, piaccia o non piaccia, del presidente del Consiglio.

Voglio anticipare subito che è una critica con la quale concordo. Credo che nessuno si sogni nemmeno lontanamente di pensare che sulle mafie si debba tacere. Al contrario. Sappiamo tutti quanto abbia pesato e pesi l’omertà nella lotta alla criminalità organizzata e quanto sia importante rompere il muro del silenzio. Ma certo una pubblicistica a senso unico non è il sostegno più efficace per l’immagine del nostro Paese. Saviano scrive che l’Italia ha la migliore legislazione antimafia del mondo, ma da cittadina italiana penso che tutti dovremmo essere fieri anche del fatto che il governo guidato da mio padre ha ottenuto sul fronte della lotta alle mafie risultati clamorosi, forse mai raggiunti prima. E questo non lo dico io, lo dicono i fatti, gli arresti, i sequestri di patrimoni sporchi. “Quando c’è un incendio si lascia fuggire chi ha appiccato le fiamme e si dà la colpa a chi ha dato l’allarme”? si chiede retoricamente Saviano su Repubblica. A me pare che il governo non solo non lasci fuggire nessuno, ma si applichi anzi ad un’altra attività non secondaria: quella di spegnerle, le fiamme. Parlare di più anche di questi successi sicuramente aiuterebbe a cancellare quella assurda equazione che troppo spesso viene applicata all’estero: Italia uguale mafia. (more…)

“Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai”

aprile 17, 2010

di Roberto Saviano

Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d’Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt’ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un’espressione ancor prima di divenire il nome di un’organizzazione.
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine? (more…)

Perché ogni parola di Saviano diventa inevitabilmente un appello

marzo 25, 2010

Il suo orizzonte non è più Largo Fochetti, ma il Palazzo di Vetro, laggiù a New York. Roberto Saviano, di appello in appello, si è allargato da Repubblica all’Onu. L’ultimo (in ordine cronologico) invito alla società civile, “Per un voto onesto servirebbe l’Onu”, sulla necessità di elezioni regolari, ha già chiamato alla firma più di trentamila persone. Saviano aveva semplicemente scritto un articolo accorato: “E io non ho paura a dirlo: è necessario che il nostro paese chieda aiuto. Lo dico e non temo che mi si punti il dito contro, per un’affermazione del genere”. Ma ogni cosa coraggiosa scritta da Saviano diventa ormai spontaneamente appello planetario, o almeno gruppo su Facebook. Ogni parola di Saviano si trasforma nella causa giusta sotto cui mettere una firma: gesto gratificante e riposante insieme, soprattutto azione collezionabile (“Quanti ne hai tu?”, “Ah, ho perso il conto, in questo paese ogni giorno bisogna firmare un appello”). (more…)

Così le parole cambiano il mondo

marzo 25, 2010

Roberto Saviano torna con un libro e un dvd dal titolo “La parola contro la camorra”. Ne anticipiamo un brano. Le organizzazioni criminali temono i libri, i discorsi e i pensieri

SPESSO mi si chiede come sia possibile che delle parole possano mettere in crisi organizzazioni criminali potenti, capaci di contare su centinaia di uomini armati e su capitali forti. E come è possibile – questa domanda mi viene ripetuta spessissimo, soprattutto all’estero – che uno scrittore possa mettere in crisi organizzazioni capaci di fatturare miliardi di euro l’anno e di dominare territori vastissimi?

È complicato dare una sola risposta e, in verità, l’unica risposta che mi viene in mente, la più plausibile è che sia proprio la diffusione della parola a mettere paura. Non è lo scrittore, l’autore, non è neanche il libro in sé, né la parola da sola, che riesce ad accendere riflettori e per questo a mettere paura. Quello che realmente spaventa è che si possa venire a conoscenza di determinati eventi e, soprattutto, che si possano finalmente intravedere i meccanismi che li hanno provocati. Quel che spaventa è che qualcuno possa d’improvviso avere la possibilità di capire come vanno le cose. Avere gli strumenti che svelino quel che sta dietro. E soprattutto avere la possibilità di percepire determinate storie come le proprie storie. Non più come storie lontane, non più come vicende geograficamente distanti, ma come facenti parte della propria vita. Allora ciò che più temono le organizzazioni criminali non è soltanto la luce continua che gli viene posta addosso, ma soprattutto che migliaia, forse milioni di persone in Italia e nel mondo, possano sentire le loro vicende e il loro destino come qualcosa che riguarda tutti. (more…)

Saviano, la nuova mafia invincibile

marzo 12, 2010

di Roberto Saviano

Le mafie sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere’. Con queste poche e semplici parole Nicola Gratteri ricorda che nessuno, in nessun angolo del mondo, può sentirsi al riparo dal problema mafia.

‘La malapianta’ è una conversazione fra due calabresi in prima linea contro le ‘ndrine. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, e Antonio Nicaso che vive in Canada – dove l’ho conosciuto – a oltre 12 ore di volo da chi non gli ha perdonato le sue parole di denuncia. Gratteri e Nicaso, separati da un oceano, uniti dalla conoscenza del fenomeno che li ha divisi, rispondono alle domande più frequenti poste a chi si occupa di criminalità organizzata. Come mai della ‘ndrangheta si sa così poco? Com’è possibile che un’organizzazione che ha le sue radici nel cuore di pietra dell’Aspromonte abbia un fatturato annuo così alto? Com’è possibile che la politica abbia fatto e continui a fare così poco per porre argine alla piaga della criminalità in Calabria? E come mai quando si parla di infiltrazioni mafiose nelle regioni del Nord, invece di affrontare il problema, la politica si indigna per negare o minimizzare? (more…)

Vi racconto l’ultimo sogno di Paz: Storia di Astarte il cuore di cane

marzo 7, 2010

di Roberto Saviano

Storia di Astarte è un sogno bellissimo, l’ultimo di Andrea Pazienza. Un’opera incompiuta. È un sogno classico, di quelli che quando ti svegli ti senti al centro dell’universo, come se avessi fatto parte della storia e il tuo fosse stato un ruolo attivo. Quando mi sono arrivate le tavole, quando per la prima volta le ho avute tra le mani, confesso di esserne rimasto folgorato. I disegni sono meravigliosi, precisi anche quando appena tratteggiati. E il testo è epica. Andrea Pazienza riesce, attraverso un cane, a costruire una atmosfera di combattimento e scontro, dove ogni parte del conflitto diviene chiaramente una scelta tra bene e male. Tutto attraverso un cane.

Le sperimentazioni che aveva fatto negli anni precedenti, spingendosi da un estremo all’altro delle possibilità espressive del linguaggio a fumetti, hanno trovato in Storia di Astarteuna ricomposizione naturale e perfetta. Non ci sono sbavature, non c’è nulla di manieristico, non c’è l’errore in cui cadrà chi dopo di lui si cimenterà nel racconto classico, ossia la retorica da centurione che tutto deve dire con flemma e ieraticità. No, le sue tavole sono naturali, anche quando sono grumi d’inchiostro soltanto. E muscoli da cane combattente. (more…)

ELOGIO DEL “CAMERATA” SAVIANO

gennaio 28, 2010

BUTTAFUOCO SPIEGA PERCHÉ L’AUTORE DI ‘GOMORRA’ NON È DI SINISTRA: “è Law & Order, è un autentico Serpico, un uomo d’ordine che nulla c’entra con i gruppi che vanno ad applaudirlo – SI È FORMATO LEGGENDO CÉLINE E POUND, Ernst Junger E Julius Evola” – ora qualcuno consoli consolo… – IL “CASO CONSOLO” – Sul Giornale Maurizio Caverzan scrive che lo scrittore siciliano Vincenzo Consolo ha ritirato l’intervento ideato per accompagnare il nuovo dvd di Roberto Saviano. Motivo? L’autore di “Gomorra” è colpevole di aver citato autori di destra tra i propri maestri

Francesco Specchia per “Libero

«Non c’è alcun dubbio che il vero Roberto Saviano è Law & Order, è un autentico Serpico, un uomo d’ordine che nulla c’entra con i gruppi che vanno ad applaudirlo… ». Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore, è lepido e lapidario: Saviano, dentro, sarebbe tutto d’un pezzo, carne e granito, come Serpico (o meglio, oseremmo noi, come Cesare Mori, il prefetto di ferro che mazzuolò la mafia su impeto mussolinano).

Buttafuoco di Saviano è amico e sodale. E anche se «parlare con lui di destra, con la destra d’oggi è un’eresia, Dio ce ne scampi» egli, oggi, ammanta lo scrittore di Casal di Principe di un alone ideologico perlomeno inusuale. L’affermazione – e il caso – nascono da un’indiscrezione di Maurizio Caverzan sul Giornale. Il quale rivela che l’editore Einaudi aveva deciso di pubblicare questa primavera nella collana Stile Libero un cofanetto con tanto di libello e dvd intitolati “Orazione civile”. (more…)

‘Sto Saviano sente solo certe bombe

gennaio 7, 2010

NUZZI ‘TRITOLA’ L’ICONA DI “GOMORRA”: “Non ci ha citati, pazienza. Anzi, peccato. Era un’occasione per mettere a tacere chi l’accusa di fare copia-incolla degli articoli di giornalisti, magari locali che si infilano nei vicoli della camorra per capire e scrivere. Senza scorta”…

Gianluigi Nuzzi per Libero

Gentile Saviano,
non condivido nulla di quello che sostiene nel suo ultimo articolo pubblicato da Repubblica dal titolo “La ‘ndrangheta e la svolta del tritolo così l’altra mafia ha scelto la guerra”. Né credo che dopo aver scritto un’opera miliare come Gomorra ne possa pregiudicare l’efficacia affermando cose non veritiere o pentendosi temporaneamente di averla scritta, scatenando la gioia di ogni camorrista come accaduto in passato.

In terra calabrese non da oggi si vive in emergenza democratica. In sei anni la Lega della autonomie ha contato oltre 500 intimidazioni subìte dagli amministratori locali. Bombe piazzate nei giardini, sui portoni, persino sulle tombe di padri dei sindaci che nel quotidiano combattono i boss. Bomba davanti al comune di Soverato. Bomba nell’ospedale di Siderno, ordigno anche in quello di Locri. Bomba davanti alla casa del sindaco di Spadola, alla Cgil di Aquaro, sulla tomba del padre del sindaco di Sinopoli, nel cortile del primo cittadino di Malvito.

La bomba è quindi il codardo e continuo segno della ‘ndrangheta. Il tritolo è merce comune. Come i colpi di fucile caricati a pallettoni sulle auto o alle finestre delle case degli audaci amministratori pubblici. Ma ormai queste non sembrano più notizie. Alcune bombe esplodono. Altre vengono ritrovate integre ma nessuno ci fa più caso. Nemmeno lei, nel suo grido d’allarme, dedica una riga. Invece, è molto più difficile per un politico, un primario, un direttore scolastico farsi rispettare dalla ‘ndrangheta che per un giudice. (more…)

Intervista a Roberto Saviano

dicembre 28, 2009

Perfino la bomba. Una stupida bomba anarchica, fortunatamente non esplosa, all’Università Bocconi. E un clima che volge al peggio. Con un premier sporcato dal sangue, un matto in mezzo e l’Italia che ancora una volta si divide: i “cattivi ” al potere e i “buoni” nella malinconia narcisistaPanorama incontra un Roberto Saviano sinceramente scosso di averle tutte le ragioni per raddrizzare le gambe ai cani, ma di non poterlo fare. per tutto quello che accade in questo finale d’anno intinto nell’odio.
La responsabilità della parola è forte: la sua lo è per la diffusione che ha raggiunto. E questa conversazione con l’autore di Gomorra fa seguito a un’intervista di Panorama a Roberto Maroni, il ministro dell’Interno che ha fatto quartiere a Caserta, giusto per imporre la presenza dello Stato in quella che fino a ieri era terra di nessuno. O ancora oggi?
La parola a Saviano.

Maroni ha fatto la sua recensione a Gomorra nel modo più lusinghiero: scatenando il fuoco contro la camorra. Cos’altro resta da fare per far sì che il suo libro diventi inattuale?
Maroni ha il merito di avere iniziato un’azione indubbiamente più forte di quanto sia stato fatto in precedenza. E sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri degli Interni di sempre. Mi riferisco in primo luogo al Casertano, finora quasi ignorato dall’intervento statale centrale. Dico però che è solo l’inizio, perché nel Casertano c’è ancora molto da fare. I due latitanti più importanti sono ancora liberi, Michele Zagaria e Antonio Iovine; aziende legate alle organizzazioni continuano a fare affari; il ciclo del cemento e dei rifiuti è ancora nelle loro mani. Basta parlare con i responsabili della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, e non solo. Il lavoro di Maroni è stato ed è fondamentale, però non pensiamo neanche lontanamente che si sia sconfitta la camorra. È un inizio, insomma, ma non basta. Il problema è un altro. Questo governo agisce, e spesso con successo, soprattutto a livello di ordine pubblico. In primo luogo con gli arresti. Potere mostrare i camorristi e i mafiosi arrestati diviene prova dell’efficacia della lotta alla mafia. Ma questo governo non ha approntato strumenti per colpire il punto nevralgico delle organizzazioni criminali: la loro forza economica. (more…)

Non toccate Saviano

ottobre 27, 2009

imagesCosa è mai passato nella testa di Vittorio Pisani, 42 anni, capo della squadra mobile di Napoli, quando in un’intervista al Magazine del Corriere della sera ha deciso di dire che, fosse stato per lui, la scorta a Roberto Saviano mai e poi mai l’avrebbe concessa?
In questi tempi in cui o si è guelfi o automaticamente ghibellini, Pisani ha detto una cosa che pensava ma che, nella sua posizione, non doveva dire. (more…)

Saviano: La camorra alla conquista dei partiti in Campania

ottobre 26, 2009

imagesdi Roberto Saviano, da Repubblica, 24 ottobre 2009

Quando un’organizzazione può decidere del destino di un partito controllandone le tessere, quando può pesare sulla presidenza di una Regione, quando può infiltrarsi con assoluta dimestichezza e altrettanta noncuranza in opposizione e maggioranza, quando può decidere le sorti di quasi sei milioni di cittadini, non ci troviamo di fronte a un’emergenza, a un’anomalia, a un “caso Campania”. Ma al cospetto di una presa di potere già avvenuta della quale ora riusciamo semplicemente a mettere insieme alcuni segni e sintomi palesi. (more…)

Io, la mia scorta e il senso di solitudine

ottobre 16, 2009

imagesdi Roberto Saviano

“LO VEDI, stanno iniziando ad abbandonarci. Lo sapevo”. Così il mio caposcorta mi ha salutato ieri mattina. Il dolore per la protezione che cercano di farmi pesare, di farci pesare, era inevitabile. La sensazione di solitudine dei sette uomini che da tre anni mi proteggono mi ha commosso. Dopo le dichiarazioni del capo della mobile di Napoli che gettano discredito sul loro sacrificio, che mettono in dubbio le indagini della Dda di Napoli e dei Carabinieri, la sensazione che nella lotta ai clan si sia prodotta una frattura è forte.

Non credo sia salutare spaccare in due o in più parti un fronte che dovrebbe mostrarsi, e soprattutto sentirsi, coeso. Società civile, forze dell’ordine, magistratura. Ognuno con i suoi ruoli e compiti. Ma uniti. Purtroppo riscontro che non è così. So bene che non è lo Stato nel suo complesso, né le figure istituzionali che stanno al suo vertice a voler far mancare tale impegno unitario. Sono grato a chi mi ha difeso in questi anni: all’arma dei Carabinieri che in questi giorni ha mantenuto il silenzio per rispetto istituzionale ma mi ha fatto sentire un calore enorme dicendomi “noi ci saremo sempre”. (more…)

Cosa vuol dire libertà di stampa

ottobre 2, 2009

imagesdi Roberto Saviano

MOLTI si chiederanno come sia possibile che in Italia si manifesti per la libertà di stampa. Da noi non è compromessa come in Cina, a Cuba, in Birmania o in Iran. Ma oggi manifestare o alzare la propria voce in nome della libertà di stampa, vuol dire altro. Libertà di poter fare il proprio lavoro senza essere attaccati sul piano personale, senza un clima di minaccia. E persino senza che ogni opinione venga ridotta a semplice presa di parte, come fossimo in una guerra dove è impossibile ragionare oltre una logica di schieramento. (more…)

Intervista a Roberto Saviano

ottobre 1, 2009

14751-220x220Dai Casalesi ai boss mafiosi dell’Est. Roberto Saviano, autore del bestseller “Gomorra”, si sta dedicando all’analisi dei flussi criminali nell’Europa orientale, tema del suo prossimo libro

Roberto Saviano ricomincia dall’Est. Il giovane autore di ‘Gomorra’, bestseller da 5 milioni di copie in tutto il mondo scritto a ventisei anni, oggi ne ha trenta. Vive sotto scorta, viaggia di continuo, fatica a muoversi ed indagare liberamente come prima, ma è alla ricerca di temi nuovi, o di un nuovo sguardo su quello che scriverà. “Penso a un libro sull’Europa orientale, è uno snodo cruciale nell’analisi dei grandi flussi criminali internazionali – spiega lui stesso – In questo mi è stato maestro Federico Varese, che è docente di criminologia ad Oxford. Ha mostrato, tra l’altro, che per molte mafie dell’Est il contatto con quelle italiane è stato l’accademia e ha segnato il salto di qualità. Ci sono anche carriere criminali esemplari a raccontarlo: come quella di Arkan, il comandante delle bande paramilitari serbe delle Tigri durante la guerra ex jugoslava. Fu il contatto a Milano con la potente famiglia mafiosa dei Morabito di Platì a trasformarlo da ladro d’auto a pericoloso trafficante. In seguito, trattò anche con i clan casalesi per armi e droga dai Balcani, anche se il boss Francesco Schiavone, detto Sandokan, ha sempre negato di conoscerlo. (more…)

Intervista a Roberto Saviano

settembre 16, 2009
imagesRoberto Saviano è diventato l’architrave della ribellione civile in Italia dopo l’uscita di Gomorra, libro che ha finito per odiare. L’incontro con lo scrittore dalla vita blindata si trasforma, inevitabilmente, in una riflessione sul ruolo della Chiesa in quelle terre del Sud, schiacciate tra l’arroganza dei forti e la codardia dei deboli; sul rapporto di Saviano con Dio e con la fede; sulla sua sfrenata ambizione, un peccato mortale che gli consente, però, di resistere. Riflessioni prive di embargo ai pensieri più scomodi.

Saviano, lei si è spesso rivolto alla sua terra, nella speranza di un gesto di ribellione. È cambiato qualcosa in questi anni? La scomparsa di Castel Volturno o della camorra dalle prime pagine dei giornali è figlia del successo della militarizzazione del territorio? O è il silenzio di sempre che accompagna le vite di scarto, che si possono dimenticare, dopo le emergenze contingenti?
«La militarizzazione del territorio è stata la risposta immediata dello Stato, forse inevitabile. Ha abbassato, in alcuni casi, la conflittualità tra clan; in altri momenti, ha aiutato qualche inchiesta. Ma siamo ancora lontani dallo sconfiggere la camorra. Purtroppo, la ciclicità mediatica impone sempre, dopo una fase di attenzione, un lunghissimo momento di disattenzione. Cosa che mi dispiace, perché queste storie hanno appassionato e appassionano i lettori. È evidente che non si può chiedere al giornale di dare una notizia solo per impegno morale o di orientare una linea editoriale solo in nome dei principi di giustizia. Ma queste notizie, in realtà, facevano vendere il giornale. Perché le persone vogliono sapere». (more…)

Saviano, la memoria per battere le mafie

agosto 27, 2009

imagesLo scrittore simbolo della resistenza alla camorra sulla tomba di Impastato, ucciso da Cosa nostra

FRANCESCO LA LICATA
CINISI (Palermo)
Immobile, in piedi davanti alle tombe di Peppino Impastato e della sua straordinaria madre, Felicia, Roberto Saviano guarda fisso la foto del «militante comunista» ucciso dalla mafia (per la verità le parole esatte scolpite sul marmo recitano: «mafia democristiana»). Guarda anche il sorriso di Felicia Bartolotta, morta a 88 anni, gran parte dei quali spesi a cercare la condanna per don Tano Badalamenti, il boss dei Centi passi. Tanta era la distanza che separava le abitazioni dei due grandi nemici: Peppino, appunto, e don Tano. (more…)

Il dramma del continente bianco

luglio 5, 2009
imagesROBERTO SAVIANO
L’Africa oggi non è nera. L’Africa non è marrone, non è verde, non è gialla. L’Africa oggi non è l’ebano, non è il colore della pelle, non è il colore della savana o del deserto. L’Africa è bianca. Bianca non del colore della pelle dei vecchi discendenti dei boeri. Né dei Medici Senza Frontiere che l’attraversano. E neanche degli investitori. E’ il bianco della cocaina il colore dell’Africa oggi.
Tutta l’Africa occidentale è ormai gonfia di cocaina e capitali del narcotraffico. Tutta la cocaina che entra in Spagna, Italia, Grecia, Turchia, Scandinavia, ma anche Romania, Russia, Polonia. Tutta quella polvere bianca passa per l’Africa. L’eroina è afgana. La coca sudamericana, certo. Ma ormai non è più il marchio iniziale l’aspetto determinante: l’origine della coltivazione, la pianta, la raffinazione. Ormai la coca è africana. L’Africa è il continente bianco. (more…)

Quelle donne a Sud di Gomorra

giugno 28, 2009

imagesIL RACCONTO. Lo scrittore su riti, comportamenti sessuali e regole imposti nelle terre di mafia

 

ESSERE donna in terra criminale è complicatissimo. Regole complesse, riti rigorosi, vincoli inscindibili. Una sintassi inflessibile e spesso eternamente identica regolamenta il comportamento femminile in terra di mafie. È un mantenersi in precario equilibrio tra modernità e tradizione, tra gabbia moralistica e totale spregiudicatezza nell’affrontare questioni di business. Possono dare ordini di morte ma non possono permettersi di avere un amante o di lasciare un uomo. Possono decidere di investire in interi settori di mercato ma non truccarsi quando il loro uomo è in carcere. Durante i processi capita spesso di vedere donne accalcate negli spazi riservati al pubblico, mandano baci o semplici saluti agli imputati dietro le gabbie. Sono le loro mogli, ma spesso sembrano le loro madri. Vestirsi in maniera elegante, curarsi con smalti e trucco mentre tuo marito è rinchiuso, è un modo per dire che lo fai per altri. Tingersi i capelli equivale a una silenziosa confessione di tradimento. La donna esiste solo in relazione all’uomo. Senza, è come un essere inanimato. Un essere a metà. Ecco perché le vedi tutte sfatte e trascurate quando hanno i mariti in cella. È testimonianza di fedeltà. Questo vale per i clan dell’entroterra campano, per certa ‘ndrangheta, per alcune famiglie di Cosa Nostra. Quando invece le vedi vestite bene, curate, truccate, allora il loro uomo è vicino, è libero. Comanda. E comandando riflette sulla sua donna il suo potere, lo trasmette attraverso la sua immagine. Eppure le mogli dei boss carcerati, sciatte sino a divenire quasi invisibili, sono spesso quelle che facendone le veci più comandano. (more…)