Posts Tagged ‘russia’

Troppe chiacchiere. E Caterina inventò la legge anti-gossip

dicembre 10, 2011

Caterina II

Angelo Allegri per “il Giornale

Sophia Augusta Fredericka di Anhalt-Zerbst aveva 14 anni al suo arrivo alla corte di San Pietroburgo. Nata in una famiglia della piccola nobiltà tedesca, era destinata in moglie all’erede al trono zarista, il granduca Pietro. La prospettiva non era allettante: di tre anni più vecchio di lei, Pietro era rachitico, debole di mente fino al limite della follia, con il viso sfigurato dal vaiolo. Sofia non parlava una parola di russo e contro di lei tramava l’uomo più potente della corte, il cancelliere Aleksei Bestuzev, timoroso che l’arrivo di una principessa tedesca condizionasse la politica degli zar a favore di Federico il Grande, sovrano di Prussia.
Eppure l’indifesa Sofia ci mise meno di 20 anni a farsi proclamare, con il nome di Caterina II, imperatrice di tutte le Russie. La sua personalità avrebbe occupato per i 34 anni del suo regno, dal 1762 al 1796, il proscenio della politica mondiale. E il suo influsso sulla storia russa è considerato pari a quello di Pietro il Grande. Quanto alle figure femminili del passato, l’unico paragone possibile è quello con Elisabetta I, prima artefice della potenza inglese sui mari. Con una differenza: mentre quest’ultima è passata alla tradizione come la «regina vergine», i costumi libertini e la lunga fila di amanti di Caterina hanno alimentato nei secoli una sorta di leggenda nera, nutrita di malevoli aneddoti sulla sua voracità sessuale.
Anche per questo, per il curioso intrecciarsi di storia diplomatica e vicende personali, l’ultima e più ambiziosa biografia di Caterina, appena uscita negli Stati Uniti, è diventata una specie di caso letterario. A dedicarle otto anni di ricerche è stato Robert K. Massie, probabilmente il più noto biografo dei sovrani russi. Il libro del suo esordio, Nicola e Alessandra, uscito più di trent’anni fa e dedicato agli ultimi Romanov, è un classico del genere, mentre con la biografia di Pietro il grande (pubblicata in Italia da Rizzoli) ha vinto il premio Pulitzer. Quanto al testo dedicato a Caterina (Catherine the Great, Random House) secondo il New York Times è la definitiva consacrazione di Massie, «storico con il talento del romanziere».
I capitoli più godibili sono quelli dedicati alla vita privata dell’imperatrice: dai rapporti con la madre anaffettiva, alle infelici nozze con il Granduca Pietro. Per cinque anni il matrimonio rimarrà non consumato per il disinteresse del nobile marito. Poi sarà la stessa zarina Elisabetta, zia di Pietro, in ansia per il mancato arrivo di un erede che consolidasse la dinastia, a buttare tra le braccia di Caterina il primo amante, il nobile Sergei Saltykov, che le darà subito un figlio. Da lì in poi la successione di favoriti sarà senza soluzione di continuità. Quelli ufficiali saranno una dozzina. E il carosello continuerà fino alla morte di Caterina, a 67 anni, quando l’imperatrice non disdegnava di scegliere accompagnatori poco più che ventenni.
Tra gli amanti, molti sono rimasti semplici comparse. Alcuni hanno segnato la vita dell’imperatrice e dell’Europa. A uno, il nobile polacco Stanislao Poniatowski, Caterina affiderà la corona del debole regno di Varsavia. Un altro, Gregory Orlov, giocherà un ruolo fondamentale nella defenestrazione del marito di Caterina, salito al trono con il nome di Pietro III, e rovesciato dopo sei mesi da un putsch guidato dalla moglie. Tra i favoriti il più importante, l’unico che Caterina abbia sposato (almeno secondo la ricostruzione di Massie, la cerimonia non è provata), fu il principe Gregory Potiomkin. Il loro fu un grande amore, fatto di affinità intellettuale e di intensa fascinazione erotica, testimoniato da un ricco epistolario. E quando i due amanti si separarono e la zarina riprese a farsi corteggiare dai giovani ufficiali della corte, rimase un affetto profondissimo e una saldissima partnership politica.
Fu il principe, raffinato uomo di cultura e abile uomo di Stato, a sconfiggere gli Ottomani, aprendo all’Impero russo le porte del Mar Nero.

Fu lui a colonizzare la steppe del sud russo, fondando Sebastopoli e gettando le fondamenta di Odessa. A renderlo celebre furono anche i cosiddetti «villaggi Potiomkin», scene di cartapesta con finti contadini che venivano montate e smontate per mostrare la ricchezza e l’operosità della regione, mano a mano che la regina passava in rassegna, lungo il corso del Dniepr, i nuovi territori. Ma quest’ultimo, dice Massie, è un pettegolezzo infondato. Uno dei tanti di cui anche l’imperatrice è rimasta vittima, già in vita. E di cui cercò di liberarsi con una legge, rimasta unica nella storia, che proibiva il gossip di corte. Non sono smentibili, invece, i suoi molti meriti. La modernità della concezione politica, elaborata grazie alle lunghe corrispondenze con i più famosi filosofi illuministi; il tentativo di rinnovare le sclerotizzate strutture statali russe; la passione per l’arte (fu lei a creare il primo nucleo dell’Ermitage) e per la scienza (tra le prime al mondo accettò di farsi vaccinare contro il vaiolo). Fu la grande Caterina, nonostante amanti e debolezze, a preparare e rendere possibile il fiorire del grande Ottocento russo.

Nella guerra tra Russia e Georgia cambiano le armi

ottobre 25, 2011

Carta di Laura Canali

Mosca e Tbilisi non si sparano ma cercano ancora di annientarsi, usando questa volta l’economia per piegare l’avversario. Putin ci prova con l’Unione eurasiatica e Saakashvili risponde col suo veto al Wto

Cecilia Tosi per “Limes

È di nuovo guerra tra Russia e Georgia. Non volano proiettili, ma solo perché non vanno più di moda. L’arma più efficace, oggi, è quella economica ed entrambi pensano di poterla usare a loro vantaggio.

La Russia, come al solito, ci va giù pesante. Approfitta delle sue dimensioni, geografiche e politiche, per cercare di strozzare la Georgia, unico ex satellite di Mosca che si ostina a rivendicare una totale indipendenza. (more…)

Incontro con Yulia Latynina. A Mosca l’apatia è la nuova censura

ottobre 12, 2011

Yulia Latynina

Antonella Scott per “Il Sole 24 Ore

Yulia non ama parlare di sé: “Il nostro Pushkin diceva: non preoccuparti della vita di un poeta, è tutta nei suoi scritti”. E sorride con dolcezza, con gli occhi, ma diventa un fiume in piena quando invece li rivolge sul proprio Paese, un feudo nelle mani di Vladimir Putin.

Un mondo spietato e senza legge, popolato da baroni mafiosi, da armate di banditi e da vittime impotenti, così è la Russia dei romanzi di Yulia Latynina che però – prerogativa dei grandi – riesce a sfumare con condiscendenza e umorismo anche le situazioni più atroci. Scrittrice e giornalista, è una delle poche voci critiche e indipendenti nel mondo dei media russi.

Scoppia a ridere immaginando che sì, la scena del 24 settembre scorso in cui Putin si è pubblicamente ripreso il Cremlino strappandolo a Dmitrij Medvedev, mesi prima delle elezioni, era talmente surreale da sembrare un suo libro. Ma era realtà.

L’annuncio di Putin di ricandidarsi alla presidenza l’ha sorpresa?
Per niente, da tempo dicevo che Putin sarebbe tornato presidente, non perché sia brava a predire il futuro ma perché due più due fa quattro: non ho mai creduto che Medvedev potesse rimanere di più al Cremlino. Il capo della Russia è Putin, Medvedev è una figura di facciata, un pupazzo: se restasse al potere più a lungo, otto o 20 anni, il pupazzo diventerebbe padrone. E poiché non è stato capace di trasformarsi in presidente strappando il potere a Putin, Putin se lo è ripreso.

Non si era fatta illusioni sulle idee liberali espresse da Medvedev?
No, potrebbe citarmi una sola cosa che Medvedev abbia fatto? Parlava e basta, modernizzazione, liberalizzazione. E’ come quando in Unione Sovietica parlavano di pace. Medvedev non è un liberale, non è un modernizzatore. Non è un’entità politica, per cominciare, è una marionetta e non ha alcuna importanza quel che dice. In secondo luogo, sfortunatamente la modernizzazione della Russia non rientra nei programmi di Putin. Nel XVIII e XIX secolo un Paese asiatico aveva bisogno di modernizzarsi per sopravvivere: se il Giappone non lo avesse fatto sarebbe diventato una sorta di colonia, come la Cina. Se la Turchia non si fosse modernizzata sarebbe andata a pezzi. Ma oggi un regime corrotto non ha bisogno di modernizzazione per sopravvivere, perché nessuno verrà mai a conquistare la Russia, o il Venezuela. Il suo unico obiettivo è aumentare il proprio potere. La Russia è un Paese produttore di petrolio, il Governo esporta petrolio e importa tutto il resto. Non ha bisogno di una business class indipendente, che modernizzi il Paese, che reinventi e produca, che chieda diritti politici. Guardi Medvedev, le sue caratteristiche personali e non le sue parole, è un pupazzo con la faccia di lupo. Perché ha licenziato Aleksej Kudrin? Con tutti i suoi difetti, Kudrin era il miglior ministro delle Finanze che la Russia abbia mai avuto. L’unico che diceva: non possiamo spendere così tanto nella difesa, soprattutto se questi soldi vengono rubati e finiscono in niente. Ma Medvedev ha insistito: no, li spendiamo in programmi per la difesa. Sono parole di un modernizzatore? Il Governo è pieno di gente – inclusi i tirapiedi di Putin – che ruba soltanto e porta in rovina la Russia. E Medvedev è riuscito a licenziare l’unico ministro indipendente che avesse avvertito: con tutte queste voci di spesa il budget crolla. E per questo hanno silurato Kudrin. E’ essere liberali?

Una nuova guerra del gas tra Russia e Ucraina?

settembre 29, 2011

carta di Laura Canali

Kiev e Mosca non hanno ancora trovato un accordo sulla revisione dei contratti siglati nel 2009 tra Yulia Tymoshenko e Vladimir Putin. A impedire una soluzione c’è anche il processo all’ex eroina della rivoluzione arancione, sul quale vigila l’Unione Europea

Stefano Grazioli per “Limes

L’ultimo incontro è avvenuto sabato scorso in Russia nel giorno dell’annuncio della staffetta tra Dmitri Medevedev e Vladimir Putin. Il presidente ucraino Victor Yanukovich è andato al Cremlino per trovare una soluzione alla trattativa aperta tra Kiev e Mosca sul prezzo del gas, ma ne è uscito con l’ennesimo pugno di mosche. (more…)

Soli contro il nemico

agosto 10, 2011

Carta di Laura Canali

Dal conflitto del 2008 a oggi la retorica contro il Cremlino non ha fatto che crescere, assumendo toni sempre più aggressivi e deliranti. La mania del complotto dipende dall’isolamento, un male che affligge la Georgia da sempre e che da tre anni a questa parte sembra diventato incurabile

Cecilia Tosi per “Limes

L’Unione sovietica è crollata vent’anni fa ma a Tbilisi la guerra fredda non è mai finita. Complotti degni delle più intrigate spy story vengono serviti ogni giorno alla popolazione georgiana dal corrotto apparato di Mikhail Saakashvili, un uomo che alle spalle ha 7 anni di presidenza e una guerra che ha fatto xx morti e in qualche modo deve pure conservare la sua poltrona.

Per lui e per i suoi ministri la causa di tutti i mali risiede in Russia. Dal conflitto del 2008 a oggi la retorica contro il Cremlino non ha fatto che crescere, assumendo toni sempre più aggressivi e deliranti. La mania del complotto dipende dall’isolamento, un male che affligge la Georgia da sempre e che da tre anni a questa parte sembra diventato incurabile. (more…)

Nasce il partito anti-Putin

giugno 25, 2011

Astrit Dakli per “Il Manifesto

La sfida, non dichiarata ma evidente, tra il presidente russo Dmitrij Medvedev e il premier Vladimir Putin in vista delle elezioni presidenziali del marzo prossimo si arricchisce di un elemento nuovo: il varo ufficiale di un partito nato due anni fa ed esistito finora solo sulla carta, “Giusta Causa“, che si proclama liberale in politica e liberista in economia, sotto la guida di un ricchissimo oligarca, il 46enne Mikhail Prokhorov, proclamato oggi presidente della nuova formazione politica durante il congresso di fondazione. (more…)

‘L’Italia si adegui, i Brics sono più di un acronimo’

giugno 18, 2011

Brasile, Russia, India, Cina e ora Sudafrica stanno dimostrando che c’è un’alternativa di successo al modello economico occidentale, e si stanno organizzando anche politicamente. L’Italia nei loro confronti è molto in ritardo. Il parere del senior economist dell’Ocse

Niccolò Locatelli per “Limes

Andrea Goldstein è senior economist dell’Ocse. Il suo ultimo libro, “Bric – Brasile, Russia, India, Cina alla guida dell’economia globale“, analizza l’ascesa di questi paesi.


LIMES: Perchè i Bric, ora Brics con l’ingresso del Sudafrica, sono più di un acronimo? Quali elementi hanno in comune?
GOLDSTEIN: 
I Bric sono una metafora dell’emergere di una nuova geografia economica; la loro caratteristica comune più importante è quella di essere grandi paesi: occupano il 26% della superficie terrestre, su cui vive il 42% della popolazione mondiale. Sono anche la metafora del sopravvento della sfera economico-finanziaria sulla politica: basti pensare che l’acronimo è stato coniato da un economista della banca d’affari Goldman Sachs, e qualche anno dopo i rispettivi capi di Stato hanno cominciato a riunirsi. Infine, sono una metafora dei costi e delle opportunità che apre la globalizzazione. Oggi rappresentano più del 14% del prodotto interno lordo mondiale. (more…)

OLIGARCHIA UNICA VIA

giugno 6, 2011

L’ANNO PROSSIMO PUTIN TORNERÀ A FARE IL PRESIDENTE, MA ALLE ELEZIONI SI AFFACCERÀ ANCHE IL PLAYBOY MIKHAIL PROKHOROV, ENNESIMO OLIGARCA CHE VUOLE INSIDIARE IL DOMINIO DEL MACHO DEL KGB – SICCOME GLI ALTRI OPPOSITORI SONO FINITI IN SIBERIA A SPACCARE PIETRE O IN ESILIO DORATO A LONDRA, PROKHOROV (12 MILIARDI $, TERZO UOMO PIÙ RICCO DI RUSSIA) HA PREFERITO UN APPROCCIO SOFT, SCEGLIENDO UN PARTITO AMICO DEL CREMLINO CHE NON ARRIVAVA NEANCHE AL QUORUM…

Mark Franchetti per il “Sunday Times” – Traduzione di Carla Raschia per “la Stampa“, da “Dagospia

Mikhail Prokhorov, il terzo uomo più ricco della Russia, è uno abituato ad averla vinta. In famiglia raccontano la storia di quando, ad appena 8 anni, sfidò la madre per una scodella di ricotta che non voleva mangiare. Rimase seduto al tavolo di cucina con i denti serrati per dodici ore. Poi, di nuovo, cinque ore il giorno successivo, fino a quando i suoi genitori si arresero.

Una tale ferrea determinazione gli tornerà utile ora che l’oligarca si butta nella più grande sfida che abbia mai tentato: entrare in politica, nella bizantina politica russa. Prokhorov, la cui fortuna è stimata in 12 miliardi di euro, ha annunciato la sua intenzione di mettersi a capo di un partito politico in vista delle elezioni parlamentari. (more…)

Georgia, arrestate 13 spie russe. Alta tensione tra Mosca e Tiblisi

novembre 7, 2010

Accusati di violare segreti militari. Secca reazione del Cremlino: «E’ una provocazione e una farsa politica»

Matteo Alviti per “Liberazione
Nella rete tesa dal controspionaggio di Tbilisi sono finiti in 13. Nove georgiani e quattro russi. Una bella pesca per il David transcaucasico di nuovo alle prese con il suo Golia. O una «farsa politica», come la giudica il viceministro degli esteri russo Karasin, oltraggiato per quel che Mosca ritiene accuse inconsistenti.
Il ministro degli interni georgiano Shota Utiashvili ha reso noto ieri l’arresto di tredici persone accusate di aver organizzato una rete di spionaggio in grado di tenere aggiornato il servizio segreto militare russo per l’estero, il Gru, su informazioni sensibili riguardanti la sicurezza georgiana – dai sistemi di difesa al commercio di armi con gli alleati occidentali. «Si tratta di un grande successo per la Georgia e di un duro colpo al Gru», ha chiosato Utiashvili. (more…)

I modernizzatori

settembre 12, 2010

Al Cremlino c’è una squadra che lavora per cambiare la Russia. Con Putin, con Medvedev, o senza di loro

Nell’articolo: Poche settimane fa, il capo del Cremlino è stato a Washington e ha incontrato il collega americano, Barack Obama, e molti manager della Silicon Valley (quella vera): si è fatto fotografare con il numero uno di Apple, Steve Jobs, ha partecipato a riunioni con gli uomini di Motorola, di Boeing e di Google. Nello stesso periodo, Vekselberg, Dvorkovich e altri ufficiali del governo sono volati a Chicago e hanno preso parte a un seminario del Mit sulle strategie per attrarre i capitali stranieri

Luigi De Biase per “Il Foglio

L’intrepido John Shaw, penna di Time Magazine al tempo della Guerra fredda, entrò nell’ufficio di Brezhnev una mattina di luglio del ’73. Nessun reporter americano aveva compiuto un’impresa simile prima di allora: quella stanza al terzo piano del palazzo del governo era il santuario del potere sovietico, come dicevano i grandi giornali dell’occidente. “E’ più grande e meno elegante dello Studio ovale”, scrisse Shaw, che annotò con precisione tutto quel che vide sulla scrivania del segretario comunista. Raccolte di discorsi trascritti in inglese, quotidiani russi, sigarette Philip Morris Multifilter e una pulsantiera degna di 007. “Con quella posso interrompere i membri del Politburo quando voglio – disse Brezhnev con orgoglio – E’ uno dei grandi misteri che aleggiano sul Cremlino”.

Lo stesso ufficio, oggi, è il quartier generale della modernizzazione, il processo di riforme studiato dal presidente russo, Dmitri Medvedev, e dal suo potente premier, Vladimir Putin. Il posto di comando è affidato al politico più giovane e più influente di Mosca, Arkady Dvorkovich, un esperto di economia che ha appena 38 anni ma è già il primo consigliere di Medvedev. Il Wall Street Journal dice che è la “stella del Cremlino” e gli accredita alcuni progetti decisivi per il futuro del paese. Come il corposo taglio della burocrazia, che dovrebbe perdere un quinto del personale nei prossimi cinque anni, e quello della polizia, con 300 mila licenziamenti in programma da tempo. “E’ un piano a lungo termine, bisogna lavorare duro tutti i giorni per ottenere risultati – ha detto Dvorkovich di recente, in una intervista con gli inviati del Journal – I miracoli, come tutti sanno, non esistono”. Dvorkovich ha la passione degli scacchi, ha studiato alla Duke e si è fatto largo rapidamente al ministero dell’Economia. Nel 2003 faceva parte di una squadra messa insieme da Putin con l’obiettivo di attrarre gli investimenti stranieri. E’ in quella stagione che il Cremlino ha deciso di abbassare le tasse sui salari e l’imposta sul valore aggiunto. Uno come lui, dicono gli analisti, avrebbe fatto fortuna in qualsiasi banca d’affari. La sua abilità e la fedeltà al paese gli hanno permesso di prendere l’ufficio di Brezhnev prima di compiere quarant’anni. Per il consigliere, la Russia non può fare affidamento soltanto sulle materie prime, che oggi occupano la voce più importante nel bilancio nazionale (sono il 68 per cento del prodotto interno lordo). Allo stesso modo, bisogna cambiare i meccanismi dell’Amministrazione pubblica. Transparency international ha messo la Russia in fondo alla propria classifica sulla corruzione del 2009, dietro a Kenya ed Ecuador: secondo l’organizzazione, la burocrazia ingoia ogni anno un terzo della ricchezza accumulata nel paese. “Loro prosperano grazie al vecchio sistema, ai trucchi di bilancio e all’economia basata sullo sfruttamento delle risorse – spiega Dvorkovich – Chi è al potere e controlla le risorse cerca oggi di difendersi da quelli che spingono per il cambiamento”. Come ogni scacchista che si rispetti – il padre era un giudice internazionale, lui ha assunto da pochi mesi il controllo della Federazione russa – Dvorkovich non svela la propria strategia ed evita di chiamare per nome i suoi avversari. Ma lo scontro tra i vecchi padroni delle risorse e gli uomini che vogliono il cambiamento è stato interpretato da molti analisti come la sfida di Medvedev alla dottrina del putinismo e ai suoi agguerriti estensori. (more…)

La Russia è il vero vincitore

agosto 22, 2010

Nell’articolo: La Russia è la seconda potenza nucleare mondiale ed è membro permanente del Consiglio di Sicurezza. Mosca sa benissimo che, dopo la Guerra Fredda, la sua posizione nel sistema politico internazionale è tale soprattutto per il suo status di potenza nucleare (oltre che per la ricca dotazione energetica). Se c’è un Paese che, quindi, ha più da perdere da un’eventuale proliferazione, questo è la Russia

Vittorio Emanuele Parsi per “La Stampa

Teheran esulta per essere riuscita nell’impresa nonostante il recente (blando) inasprimento delle sanzioni decretato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ma è Mosca ad aver fatto bingo ieri, con l’attivazione della centrale nucleare di Bushehr nel Sud dell’Iran.

Ci sono voluti 35 anni per completare il vecchio impianto di concezione tedesca da parte dei nuovi fornitori russi, e solo la cocciuta ambizione nuclearista della Repubblica islamica ha consentito di evitare una plateale rottura con i russi, sospettati di tirarla per le lunghe allo scopo di evitare eccessivi attriti con l’Occidente. Ma, alla fine, Ahmadinejad può esibire un successo tanto in campo interno (i cittadini iraniani sono esasperati dai continui black out energetici), quanto internazionale (dimostrando le eccellenti performance del Paese). Nonostante continuino a essere preoccupati dai rischi di proliferazione, come dimostrato anche dall’adozione di sanzioni aggiuntive da parte della Ue, i Paesi occidentali ritengono soddisfacenti le modalità con cui i due reattori diventano operativi; la centrale sarà infatti gestita dai russi, che forniscono il combustibile nucleare e ritirano le scorie, e sarà aperta agli ispettori della Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. (more…)

Russia e Nato un matrimonio d’interesse

luglio 15, 2010

Nell’articolo:  Al momento a Washington prevale un consenso bipartisan a favore di un’Europa maggiormente capace di condividere gli oneri e gli obblighi militari, sfida particolare soprattutto in considerazione delle spese per la difesa in calo tra i paesi della Ue

Charles Kupchan, da “Il Sole 24 Ore

Washington e Mosca hanno gestito con una tranquillità impressionante il recente scandalo delle spie, garantendo così che l’operazione di “reset” nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia resti pienamente produttiva. Il riavvicinamento in via di realizzazione tra questi due ex nemici lascia intuire che proprio questo potrebbe essere il momento giusto per prospettare un rapporto di più ampio respiro tra Occidente e Russia, argomento che sarà al primo posto nell’agenda del summit della Nato programmato a novembre.

Dopo vent’anni di effettiva emarginazione della Russia dal quadro internazionale post-guerra fredda, la Nato ha adesso la possibilità concreta di agganciare la Russia in un ordine euro-atlantico allargato. Una possibilità per farlo è immediatamente a portata di mano: la Russia dovrebbe diventare membro della Nato.

La motivazione di fondo a sostegno della proposta di far aderire la Russia alla Nato si basa su cinque ragioni fondamentali. La prima, come comprovarono gli accordi siglati al termine delle guerre napoleoniche e della seconda guerra mondiale – a differenza di quelli che fecero seguito alla prima guerra mondiale -, è che includere gli ex nemici nel nuovo ordine postbellico è di importanza cruciale per il consolidamento di una pace di grande efficacia. Le motivazioni per tendere una mano alla Russia sono a maggior ragione più impellenti, in considerazione del fatto che l’Occidente ha assolutamente – e immediatamente – bisogno della cooperazione di Mosca per moltissime questioni, tra le quali il contenimento delle ambizioni nucleari di Teheran, il controllo delle armi, la non proliferazione, la stabilizzazione dell’Afghanistan, l’antiterrorismo e la sicurezza energetica. (more…)

La Russia e la sfida iraniana

Mag 28, 2010

Original Version: The Iran challenge

Il recente raffreddamento nelle relazioni fra Russia e Iran è solo l’ultimo episodio di un rapporto travagliato la cui storia ha più di un secolo, durante il quale l’Iran si è trovato al centro delle ambizioni contrastanti delle grandi potenze coloniali tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX, e poi delle due superpotenze dell’era della Guerra Fredda; ecco come vede questo rapporto l’analista russo Dmitry Kosyrev

da “Medarabnews

***

Giorni fa, Russia e Cina hanno raggiunto un accordo con gli Stati Uniti e gli altri membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per imporre sanzioni leggermente più dure contro l’Iran a causa del suo programma nucleare. Questo evento ha coinciso grosso modo con l’anniversario di un evento epocale nella storia delle relazioni russo-iraniane: il 20 maggio 1920, i due paesi si riconobbero l’un l’altro ufficialmente.

Studiando la storia che ne seguì, si è colpiti da una strana tendenza: gli anniversari più importanti sono spesso accompagnati da tensioni. È come se l’Iran fosse una sfida inviata dall’alto per mettere alla prova la determinazione diplomatica della Russia.

Il riconoscimento diplomatico seguì all’affermazione del dominio sovietico sull’Azerbaigian, quando le imprese iraniane iniziarono a premere sul loro governo per ottenere il permesso di lavorare con i sovietici. Nel 1917, Mosca fece all’Iran un dono raro ritirandosi dal trattato (con la Gran Bretagna (N.d.T.) ) di spartizione delle sfere di influenza  in Persia (Iran). Il 26 febbraio 1921, a seguito del riconoscimento diplomatico, la Russia e l’Iran firmarono un accordo con il quale la Russia sovietica cedeva tutti i beni precedentemente posseduti dal regime imperiale russo, compresi porti, strade, banche e altro ancora. Se la Gran Bretagna, l’attore più influente in Iran, aveva del tutto dei sentimenti non negativi nei confronti di Lenin e Trotsky, questa propaganda anti-coloniale sicuramente ne fece piazza pulita. (more…)

Il detenuto Khodorkovsky

Mag 1, 2010

Storia dell’oligarca che non si piegò a Putin e di un secondo processo infame

Anche per chi sia convinto, non senza buoni motivi, che il decennio di Putin rappresenti, nella storia russa, un’esperienza tutto sommato positiva, il caso Khodorkovsky appare oggi come un’autentica pietra dello scandalo. L’ex capo del Cremlino e il suo attuale successore possono indubbiamente vantare al proprio attivo un’energica politica di restaurazione dell’autorità dello stato, dopo l’anarchia degli anni eltsiniani; e la lotta contro lo strapotere degli oligarchi – con l’episodio chiave del processo all’ex padrone della Yukos – è stata parte fondamentale di questa impresa. Ma, per l’appunto, si tratta di una lotta ormai coronata dal successo. Così stando le cose, il secondo processo che vede sul banco degli imputati Mikhail Khodorkovsky e il suo vice Platon Lebedev (quando i due hanno ormai scontato gran parte degli otto anni di reclusione a cui sono stati condannati per frode fiscale), che si è aperto a Mosca un anno fa e che in queste settimane sta entrando nel vivo, si rivela, anche allo spettatore meno prevenuto, come un atto di accanimento e di persecuzione senza uguali.

Si può capire il primo atto del dramma
. Il caso Khodorkovsky, infatti, ha rappresentato uno spartiacque tra i caotici anni di Eltsin e l’era Putin. Nel decennio Novanta, gli oligarchi tenevano di fatto in ostaggio il governo. E questa situazione è radicalmente cambiata in una gelida giornata dell’ottobre 2003 quando, all’aeroporto di Novosibirsk, gli agenti del Fsb hanno circondato l’aereo privato dell’uomo più ricco di Russia, consegnandolo a una magistratura che aveva l’incarico di condannarlo al massimo della pena.

La reale posta in gioco è stata chiara fin dall’inizio. Khodorkovsky aveva violato il tacito patto stabilito da Putin con i miliardari russi: il potere avrebbe chiuso un occhio sui modi in cui avevano accumulato la loro immensa ricchezza se in cambio si fossero tenuti lontani dalla politica. Il padrone della Yukos, la più grande impresa petrolifera del paese, aveva invece continuato a finanziare le forze di opposizione. E con il suo rifiuto aveva lanciato una sfida al potere. Esistono varie versioni della famosa riunione al Cremlino in cui Putin aveva chiesto la sottomissione degli oligarchi, e tutte concordano su un punto: Khodorkovsky aveva mostrato l’atteggiamento impavido e sprezzante di chi non accetta diktat dall’alto. “Quando apparve Khodorkovsky – ha poi raccontato Elena Bonner, vedova Sakharov – ho pensato che fosse troppo intelligente e troppo rilassato, coraggioso e incosciente, e che l’avrebbe pagata cara”. (more…)

Russia: le dinamiche del New Great Game

aprile 22, 2010

Replica all’articolo di Amir Madani. Dietro le rivolte in Kirghizistan non c’è la longa manus di Mosca, ma la disastrosa situazione economica del Paese, il nepotismo di Bakiyev, i conflitti tra i clan. Sulla grande scacchiera non ci sono pedine bianche e nere, solo grigie

Per Amir Madani “È più che evidente che dietro il cambio di vertice in Kirghizistan ci sia la lunga mano del Cremlino. Lo dimostrano il fido di 150 milioni di dollari elargito subito da Putin a favore dei nuovi governanti kirghisi i quali parlano già delle basi militari Usa “non giustificate” e “la Bielorussia, stretta alleata di Mosca, offre asilo al presidente destituito che ovviamente rifiuta. Secondo le fonti russe – come secondo un copione – la famiglia Bakiyev già durante il cambio di vertice si era trasferita negli Usa”.

Allora – lasciando perdere questioni secondarie come il
fatto che Bakiyev è finito davvero a Minsk dove Lukashenko (che proprio perché è un furbacchione non ha mai abbracciato stretto né Eltsin né Putin) si è subito preoccupato di dire che l’ex presidente kirghiso e la sua famiglia sono sotto la sua protezione assoluta – è invece evidente che qui Mosca c’entra poco o nulla. Come cinque anni fa nella rivoluzione dei tulipani c’entravano poco o nulla gli Usa.

Le rivoluzioni kirghise (2005 e 2010) non possono essere assimilate a quelle in Georgia nel 2002 e in Ucraina nel 2004, dove si è assistito in maniera evidente al braccio di ferro tra Mosca e Washington (con la vittoria Usa) nel sostenere i candidati di favore. A Bishkek le cose sono andate diversamente, sia allora che oggi, proprio perché è stata la situazione interna (con influenza quasi nulla dall’esterno) a determinare i cambi di regime. (more…)

La Russia ha fomentato i disordini in Kirghizistan?

aprile 18, 2010

Il voltafaccia del presidente kirghiso Bakyev sulla chiusura della base aerea americana in Kirghizistan avrebbe spinto il Cremlino a mobilitarsi per rovesciare il suo governo – scrive il giornalista americano Philip P. Pan, direttore degli uffici di Mosca del Washington Post; è autore del libro “Out of Mao’s Shadow. The Struggle for the Soul of a New China”

Meno di un mese prima delle violente proteste che hanno rovesciato il governo del Kirghizistan la scorsa settimana, le stazioni televisive russe avevano trasmesso duri servizi che dipingevano il presidente Kurmanbek Bakiyev come un ripugnante dittatore la cui famiglia stava rubando miliardi di dollari a questa nazione impoverita.

La campagna mediatica, insieme alle misure economiche punitive adottate dal Cremlino, ha giocato un ruolo fondamentale nell’alimentare la rabbia popolare contro Bakiyev e nel trascinare le persone per strada, per dar luogo alle manifestazioni che hanno obbligato quest’ultimo a fuggire dalla capitale mercoledì 7 aprile – sostengono leader della protesta, giornalisti locali e analisti.

“Anche senza la Russia, prima o poi sarebbe successo, ma… io penso che il fattore russo sia stato decisivo”, ha detto Omurbek Tekebayev, un ex leader dell’opposizione che ora è il numero due del governo. Il primo ministro russo Vladimir Putin ha negato qualsiasi coinvolgimento di Mosca nell’insurrezione, e i leader del movimento volto ad espellere Bakiyev sostengono fermamente di aver ricevuto soltanto sostegno morale. Ma il Cremlino non aveva fatto mistero del suo crescente scontento nei confronti di Bakiyev, e negli ultimi mesi aveva fermamente inasprito la pressione sul suo governo mentre prendeva contatti con l’opposizione. (more…)

Addio grande madre Russia

aprile 13, 2010

di Moisés Naím

La Russia è il paese più grande del mondo. Il suo territorio occupa il 12% della superficie del pianeta e quando i russi che abitano in una delle zone estreme sono al lavoro al pomeriggio, i loro connazionali agli antipodi sono già a letto, divisi da dieci ore di differenza di fuso orario. La grandezza russa è leggendaria, e non solo per il territorio. I contributi all’arte e alla scienza, la potenza militare ed economica e l’influenza sulla politica mondiale sono straordinari e collocano la Russia tra le nazioni che hanno plasmato la storia dell’umanità.

Tuttavia, per prevedere il futuro della Russia, non ci si deve lasciare ingannare dal ruolo di protagonista svolto nel passato. L’importanza della Russia nel contesto mondiale è sempre meno rilevante e non ci sono segni d’inversione di questa tendenza. Continuerà a essere un paese con un territorio enorme che dispone di armi nucleari e grandi quantità di gas. Indubbiamente potrà esercitare un qualche peso a livello internazionale, ma sarà sempre meno influente. (more…)

Accordi con bombe

aprile 11, 2010

di Massimo Fini

È ridicola l’enfasi che la stampa internazionale ha dato al preaccordo fra Stati Uniti e Russia per ridurre di un terzo i loro armamenti nucleari. Ridicola perché alla Russia rimarranno circa 8000 atomiche e agli americani 7000, quando con un centinaio di questi ordigni si può distruggere non solo un eventuale nemico ma l’intero pianeta. Che cambia? In realtà, come spiega bene Franco Venturini sul Corriere, l’accordo è in funzione anti-iraniana. Questo è il suo vero e unico scopo. Le due superpotenze dicono alla comunità internazionale, cioè in pratica a se stesse, guardate come siamo brave noi che riduciamo i nostri arsenali nucleari, mentre l’Iran, “brutto, sporco e cattivo”, se ne vuole costruire uno. (more…)

I sospetti mai sopiti verso Mosca e il passato di una nazione-vittima

aprile 11, 2010

L’idea della macchinazione è profondamente radicata. Chi crede ai complotti penserà al caso Sikorski

Il corpo del generale Wladyslaw Sikorski, primo ministro del governo polacco in esilio durante la Seconda guerra mondiale, riposa nella cattedrale di Cracovia. Ma il suo scheletro è stato riesumato un anno e mezzo fa nell’ambito di una ennesima indagine sulle cause della sua morte. Non sarei sorpreso se gli stessi dubbi e le stesse ipotesi accompagnassero le indagini sull’incidente aereo di Smolensk, la morte del presidente Lech Kaczynski, e la decapitazione dello Stato polacco.

Chi crede ai complotti troverà fra i due avvenimenti alcune interessanti analogie. Sikorski aveva avuto una parte considerevole nella politica polacca fra le due guerre: primo ministro e ministro della Difesa all’inizio degli anni Venti dopo la restaurazione della Polonia, rivale di Józef Pilsudski e esule a Parigi dopo il colpo di Stato del maresciallo nel 1926, nuovamente in campo verso la fine degli anni Trenta e capo del governo ombra che gli esuli polacchi avevano creato a Londra dopo la disfatta e la spartizione del Paese fra tedeschi e sovietici nel 1939. Nei mesi che seguirono l’invasione hitleriana dell’Urss, Sikorski, in omaggio alla nuova alleanza fra la Russia e gli Alleati, aveva ricucito i rapporti diplomatici con Stalin. Ma nell’aprile del 1943, con una mossa che era stata motivo di fastidio e imbarazzo per il governo sovietico, aveva chiesto a Mosca di aprire una indagine sulla morte dei 22.000 ufficiali polacchi di cui i tedeschi, qualche mese prima, avevano rinvenuto i cadaveri fra gli alberi della foresta di Katyn nei pressi della città di Smolensk e non lontano dal luogo in cui l’aereo di Lech Kaczynski è precipitato nelle scorse ore. (more…)

Kirghizistan, un paese per due

aprile 8, 2010

La rivolta di questi giorni rischia di scombinare piani ed interessi che Mosca, Washington e la Nato hanno nella ex repubblica sovietica dell’Asia Centrale

Sono passati soltanto cinque anni da quando una rivoluzione colorata, del tutto simile a quelle registrate in Ucraina e Georgia e come quelle fortemente appoggiate da istituzioni e fondazioni occidentali, portò al potere in Kirghizistan l’ancora in carica presidente Kourmanbek Bakiev.

La più piccola tra le ex repubbliche
sovietiche dell’Asia Centrale fu scossa da scontri di piazza del tutto simili a quelli registrati in queste ore, e, come oggi, l’allora presidente Askar Akayev fu costretto a dileguarsi e a lasciare il paese in mano ai rivoltosi.

Povero e senza grandi risorse energetiche,
come hanno i suoi vicini centroasistici, il Kirghizistan rientra però nei piani strategici degli Stati Uniti e della Federazione Russa. Interessi geopolitici che il presidente russo Medvedev ha ribadito subito dopo il precipitare della situazione, mentre il suo primo ministro Putin si affrettava a dichiarare la completa estraneità di Mosca nell’organizzazione della rivolta popolare.   (more…)

L’inferno di Lilin

aprile 7, 2010

Esecuzioni sommarie. Violenze di ogni tipo. Gli orrori commessi dai russi in Cecenia raccontati nel secondo romanzo dell’autore di ‘Educazione siberiana’

di Nicolai Lilin

Una volta, mentre tornavamo da un villaggio di montagna, un vecchio si è messo in mezzo alla strada con l’intenzione di fermare i nostri blindati. Ci ha puntato addosso un fucile da caccia: un pezzo da antiquariato, tutto arrugginito. Il vecchio era disperato, piangeva e urlava qualcosa d’incomprensibile. Secondo il regolamento militare, la colonna operativa dei mezzi blindati non può fermarsi per nessun motivo estraneo all’operazione: anche se lungo la strada vedevamo una persona ferita, eravamo costretti ad andare avanti evitandola, l’importante era non fermare mai le macchine. Era anche proibito rallentare la velocità del convoglio, che doveva procedere mantenendo almeno i dieci chilometri orari, altrimenti tutti noi potevamo diventare dei facili bersagli per gli ipotetici aggressori.

Così, quando abbiamo visto quel vecchio, i ragazzi gli hanno fatto segno di spostarsi. Ma lui continuava a stare in mezzo alla strada, i piedi come incollati per terra, facendo i suoi versi strozzati e agitando l’arma, sempre puntata verso di noi. La colonna ha rallentato la marcia e uno dei ragazzi seduti sul primo blindato ha sparato una raffica in aria per spaventarlo, ma niente da fare: non ne voleva sapere di spostarsi, ero sopra la terza macchina del convoglio, e vedevo la figura del vecchio diventare sempre più grande. Quando il primo blindato si è avvicinato a lui, l’autista ha fatto manovra per evitarlo. Il vecchio ha digrignato i denti e ha appoggiato il suo fucile sulla spalla, puntandolo verso uno dei ragazzi seduti sulla macchina come se volesse sparargli. In quello stesso istante è partita una serie di colpi: tutti quelli seduti sul blindato hanno cominciato a sparare addosso al vecchio, che con un gesto di follia si era improvvisamente trasformato in un aggressore. Vedevo come i frammenti del suo vestito si staccavano insieme ai pezzi di carne, mentre le pallottole gli perforavano il corpo. In un attimo l’hanno ridotto a uno straccio, è caduto a terra vicino al suo fucile. La colonna non si è fermata. Quando anche il mio blindato è passato vicino al cadavere, ho visto che sulla giacca il vecchio aveva una serie di medaglie della Seconda guerra mondiale. Da giovane sicuramente aveva combattuto contro il Terzo Reich per difendere la Grande Patria sovietica, ed ecco come la patria anni dopo aveva ripagato i suoi sacrifici. (…) (more…)

La caccia al Bin Laden di Russia

marzo 21, 2010

L’intelligence di Mosca ha trovato e ucciso Said Buryatsky. “Ordinava le stragi sui nostri treni”

Il Bin Laden di Russia aveva ventotto anni, gli occhi da ragazzino e soprattutto un cognome tanto rassicurante che per un terrorista dev’essere stato una dannazione: Tikhomirov, “Mondo pacifico”. Ma Alexander Tikhomirov, ucciso dai servizi segreti russi il mattino del 5 marzo, di pacifico aveva soltanto il nome, che cambiò nel più adatto Said Buryatsky – Said il Buriato – appena introdottosi nella jihad caucasica. La sua eliminazione, per usare il linguaggio dei servizi segreti russi, è avvenuta a Ekazhevo in Inguscezia, dove fu ucciso anche il più noto dei guerriglieri ceceni, Shamil Basayev, e nei giorni in cui cade il quinto anniversario dell’assassinio di Aslan Maskhadov, carismatico terzo presidente ceceno dopo una carriera nell’Armata Rossa. Said Buryatsky era accusato dai servizi segreti russi di essere il responsabile dell’attacco terroristico sul Nevsky Express, quel treno Mosca-San Pietroburgo che il 27 novembre 2009 saltò in aria uccidendo ventotto persone e ferendone un centinaio. Ma Alexander Tikhomirov, a differenza di Maskhadov, Dudayev, Basayev e tutti i maggiori combattenti della guerriglia cecena, con il Caucaso non aveva proprio niente a che fare. (more…)

Guerre stellari, il sequel

febbraio 13, 2010

Scudo spaziale versione Obama. La Romania accetta di ospitare sul proprio territorio missili intercettori. “Finalmente valorizzata la nostra posizione geostrategica”, dichiarano i politici di Bucarest. Ma la Russia non ci sta

La Romania entra nella guerra stellare e annuncia una decisione storica: quella di accogliere l’invito degli USA di partecipare al sistema antimissile variante Barack Obama. La notizia è stata resa pubblica giovedì scorso dal presidente della Repubblica, Traian Basescu, alla fine del Consiglio supremo di Difesa, che ha approvato la richiesta americana di dispiegare in territorio romeno i missili intercettori previsti dal nuovo sistema di scudo spaziale degli Usa.

A settembre dell’anno scorso il presidente Obama aveva annunciato che gli USA rinunciavano al piano di installare uno scudo antimissilistico sul territorio di Polonia e Repubblica Ceca. In pratica il piano di difesa missilistica “Star Wars”, voluto da George W. Bush – ufficialmente come strumento di protezione da possibili attacchi balistici iraniani – veniva così sostituito con un nuovo sistema per reagire ai missili iraniani a corto e medio raggio.

In una prima fase del nuovo progetto gli intercettori dovranno essere dislocati a bordo di navi, mentre la difesa terrestre partirà dal 2015. Ed è proprio il 2015 l’anno in cui diventeranno operativi gli intercettori terrestri in Romania. I politici di Bucarest salutano l’iniziativa e considerano che in questo modo la Romania diventerà un paese più importante e le sue qualità geo-strategiche saranno meglio valorizzate a livello internazionale. (more…)

Putin vende missili a Gheddafi

gennaio 31, 2010

Solo poche ore prima il direttore di Rosoboronexport, la società statale che vende nel mondo le armi russe, Anatoly Isaikin, aveva smentito le voci di un contratto miliardario con la Libia:«Sono interessati a comprare, ma è prematuro parlare di intese». Ma ieri è stato nientemeno che il premier Vladimir Putin ad annunciare il supercontratto col quale Mosca vende a Tripoli armi per 1,3 miliardi di euro, che da solo fa un quarto di tutte le esportazioni belliche made in Russia. Putin ha firmato l’affare con il ministro della Difesa libico Yunis Jaber, che ha visitato la Russia nei giorni scorsi.
Resta il mistero sulla lista della spesa del colonnello Gheddafi, che proprio Putin all’epoca della sua presidenza aveva riportato nella lista degli amici del Cremlino, dopo un allontanamento successivo alla fine dell’Urss. Il premier russo ha svelato l’esistenza del contratto incontrando Vladimir Gorodezky, direttore dell’Izhmash, la famosa fabbrica di armi dove è nato il kalashnikov, facendo quindi capire che potrebbe essere uno dei beneficiari dello shopping libico. (more…)

CARTOLINE DA MOSCA

gennaio 15, 2010

Come una fiera del già visto, la Russia del 2010. A cominciare dallo spirito dei tempi, che di giorno in giorno si configura sempre più secondo la formula apparsa sulla stampa intorno al 2006 «ortodossia, autarchia, redditività», parafrasi parodistica della triade «ortodossia, autarchia, nazionalità» che a suo tempo, nel 1833, il ministro dell’istruzione Uvarov sciorinò come i valori guida della Russia zarista. Cocktail quindi di pruriti reazionari di stampo ortodosso, neonazionalismo emerso dalla psiche collettiva affetta da sindrome post-imperialista con tutti i traumi, i complessi e le patologie del caso, e da un concentrato di consumismo avanzato, nevrotica compensazione delle privazioni sofferte in epoca sovietica.
Con la differenza che è cambiata, poco prima delle ultime elezioni (quelle presidenziali prima, quelle della Duma poi), la rappresentazione che danno i media e la cultura ufficiale, e quindi il potere che li controlla, della terza componente, cioè di quel fenomeno che va sotto il doppio nome di gljanec, il mondo del patinato legato all’immaginario prodotto dalle riviste di moda, e di glamùr, pronunciato alla russa.
Vincenti e perdenti
A elevare il lusso russo a materia letteraria ci aveva pensato nel 2005 Oksana Robski che con il suo primo romanzo Casual (uscito l’anno scorso in italiano da Mondadori sotto il titolo Nessun rimorso) aveva sancito il mito della Rublëvka, l’oasi della ricca borghesia a pochi chilometri da Mosca. Più tardi Viktor Pelevin, nella sua raccolta di novelle P5 (2008), ha rilevato i primi segnali del cambiamento: immagina che sotto la Rublëvka venga allestito un bordello d’élite con tanto di cariatidi viventi e canterine. Uno degli organizzatori del progetto spiega alle ragazze reclutate il motivo della segretezza dell’operazione: «Ci stiamo lavorando per bene l’opinione pubblica. Si sta affermando il punto di vista che nel sistema di valori dell’oligarca contemporaneo al primo posto ci sia la famiglia, al secondo l’istruzione dei figli all’estero, al terzo gli ideali della chiesa ortodossa, e che la trasgressione non sia più di moda». (more…)

Oltre mille anni di reciproca considerazione

dicembre 10, 2009

I rapporti diplomatici tra Santa Sede e Russia

di Aleksej Judin
Università Umanistica di Mosca
Il punto di partenza nello sviluppo delle attuali relazioni fra Santa Sede e Russia si può ritenere a ragione il 1990, anno di cambiamenti nella vita politica e sociale della Russia in fase di perestrojka, e penultimo anno di esistenza dell’Urss. Proprio in quell’anno fra le parti fu raggiunto l’accordo di conferire un carattere ufficiale alle relazioni vaticano-sovietiche. Questa storica decisione fu resa possibile da un altro avvenimento epocale:  l’incontro tra Papa Giovanni Paolo II e il presidente dell’Urss Michail Gorbaciov. Durante questo incontro in Vaticano il 1° dicembre 1989, pochi giorni dopo il crollo del muro di Berlino, Gorbaciov invitò ufficialmente Giovanni Paolo II a visitare l’Urss.
La storia delle relazioni diplomatiche tra la Russia e la Santa Sede risale tuttavia molto più indietro, alle origini dell’esistenza dello Stato russo. Le Cronache testimoniano che l’anno stesso del Battesimo della Rus’ (988), il gran principe di Kiev Vladimir ricevette alcuni legati papali. I contatti tra la Rus’ moscovita e la Santa Sede assunsero stabilità dalla metà del XIV secolo, e proprio attraverso di essi nel 1472 ebbe luogo un avvenimento carico di conseguenze per la storia russa, il matrimonio tra il gran principe di Mosca Ivan iii e la principessa bizantina Sofia (Zoe), nipote dell’ultimo imperatore bizantino Costantino XI Paleologo. Le nozze di Sofia, educata alla corte romana, furono proposte e benedette da Papa Paolo II. Gli ambasciatori dei Papi Pio V e Gregorio XIII visitarono regolarmente Mosca. Un episodio centrale nelle relazioni tra Mosca e il Vaticano all’epoca di Ivan iv fu la mediazione diplomatica della Santa Sede nella guerra di Livonia (1558-1583), in cui assieme alla Russia erano coinvolte Polonia e Svezia. Grazie al gesuita Antonio Possevino, ambasciatore della Santa Sede, nel gennaio 1583 venne concluso un trattato di pace tra il regno moscovita e la Rzeczpospolita. (more…)

Russia e Iran: una comunanza di interessi geopolitici

dicembre 8, 2009

La Russia e l’Iran nutrono un mutuo sentimento di relativa diffidenza, ma anche diversi interessi comuni; nel caso di una destabilizzazione dell’Iran, la frammentazione del paese aggraverebbe inevitabilmente la situazione dei territori meridionali della Russia – scrive l’analista russa Nina Mikhailovna Mamedova

Le relazioni tra Russia e Iran si sono sviluppate negli ultimi anni attraverso una comunanza di fondo di interessi geopolitici. Essa si basa sulla necessità di mantenere la stabilità in Asia Centrale e nel Caucaso, e sul desiderio di prevenire ulteriori tendenze separatiste in questi due paesi multietnici.

Sebbene Teheran abbia assunto un atteggiamento attendista verso il riconoscimento dell’indipendenza dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, durante il conflitto in quella regione ha praticamente sostenuto Mosca. Mosca e Teheran sono oggettivamente interessate a contrastare sia la rafforzata influenza economica della Cina che i tentativi degli Stati Uniti di reindirizzare il flusso di merci provenienti dai paesi dell’Asia centrale verso i mercati asiatici attraverso l’Afghanistan.

Detto questo, difficilmente si può parlare di un partenariato strategico tra i nostri paesi. E’ vero, una tale collaborazione potrebbe aumentare le probabilità della Russia di estendere la sua sfera di influenza nella regione del Golfo. Eppure, i rischi politici derivanti da un’alleanza con una nazione attualmente in conflitto con i paesi leader a livello mondiale superano i possibili vantaggi. (more…)

Ora gli storici possono fare la loro campagna di Russia

dicembre 3, 2009
Giorni fa, a Rieti, ho visto in anteprima l’intervista a un reduce della campagna di Russia, realizzata dai bravissimi studenti di una scuola media superiore. Angelo Blasetti, novantenne, ha un’aria incredibilmente giovanile e serena, vista l’esperienza che gli toccò vivere oltre 65 anni fa. Ne ha parlato quasi come fosse una cosa normale: era la guerra, sia pure combattuta in uno dei fronti più tragici, nel pieno dell’inverno russo, anche con 40 gradi sottozero, la neve altissima e continua, gli attacchi provenienti da ogni lato durante una ritirata che somigliava a una rotta. Più di quando raccontava delle decine di migliaia di compagni morti, e della fatica di sopravvivere, ho visto un lampo di angoscia, nei suoi occhi, quando ha parlato delle decine di migliaia di cui non si è saputo più niente, dei «dispersi»: se fossero morti, prigionieri, o magari definitivamente trattenuti in Unione Sovietica, forse in Siberia. (more…)

Russia: i mille volti del terrorismo per l’attentato al treno

dicembre 1, 2009

I neonazisti? Gli estremisti ceceni? Quelli ingusci? La mafia russa? Gli anarchici? L’Fsb? I servizi deviati? Chi avrà messo la bomba sotto il Nevsky Express? Cerchiamo di mettere un po’ di ordine

Il terrorismo in Russia non è certo una novità, tantomeno gli attacchi e gli attentati ai treni e nelle stazioni. Già nel 1996 sulla linea Astrakhan-Volvograd esplodono un paio di bombe. Nel 1997 i warlords del Caucaso iniziano a scegliere obiettivi di questo genere (Salman Raduyev rivedica le stragi a Pjatigorsk, due morti, e Armavir, tre morti). Nello stesso anno un’esplosione sul Mosca-San Pietroburgo provoca la morte di cinque persone. Nel 2001 il Rostov-Baku viene fatto deragliare, nel 2003 è la volta di Mineralny Vody, dove a distanza di un paio di mesi saltano in aria due treni (oltre cinquanta morti e duecento feriti).

Nello stesso anno a Jessentuki una bomba sulla linea ferroviaria provoca cinque morti. Nel 2004 e nel 2005 altri convogli vengono presi di mira in Ossezia del Nord, in Cecenia e in Dagestan. Nei pressi di Mosca un congegno a distanza fa uscire dai binari un treno in arrivo dalla Cecenia, causando una cinquantina di feriti. Nel 2007 il primo attentato al Nevsky Express che non provoca vittime, ma solo feriti. (more…)

La prova di forza

novembre 30, 2009
VITTORIO EMANUELE PARSI
Ora che in sede Aiea Russia e Cina hanno aderito alla linea dura occidentale nei confronti dell’Iran (chiudere il sito nucleare di Qom), la prospettiva di un rafforzamento delle sanzioni verso il regime iraniano si fa più probabile, anche se non necessariamente certa. Molto dipenderà infatti dall’atteggiamento di Pechino, ammesso e non concesso che Mosca mantenga ferma la sua posizione anche in Consiglio di Sicurezza Onu.

Proprio una simile eventualità lascerebbe Pechino di fronte a un delicato dilemma o, più prosaicamente, con il classico cerino in mano. Consentire che siano adottate sanzioni nei confronti di Teheran, tanto più se queste dovessero prima o poi toccare il settore degli idrocarburi, sarebbe estremamente doloroso per Pechino. Alla Cina sempre più assetata di energia fanno decisamente gola il gas e il petrolio iraniani. Pechino ha recentemente firmato un contratto cinquantennale con l’Iran per la fornitura di gas e guarda con favore alla realizzazione del «gasdotto dell’amicizia», che collegherebbe Iran, Pakistan e India, che auspica possa essere successivamente esteso allo Xiang. Non solo. La Cina si sta muovendo con vigore in tutta l’Asia centrale: a iniziare dai Paesi Sco (Uzbekistan e Kazakistan soprattutto), che costituiscono consistenti mercati di sbocco dei propri prodotti commerciali, per finire con lo stesso Afghanistan, dove sta realizzando discreti ma importanti investimenti. D’altra parte, se Mosca dovesse mantenere l’allineamento con l’Occidente, e Pechino decidesse invece di sfilarsi, minacciando più o meno esplicitamente l’impiego del suo diritto di veto contro un eventuale inasprimento delle sanzioni a Teheran, la Cina si ritroverebbe di fatto isolata. (more…)

Non è un mio problema

novembre 22, 2009

Come è presentata oggi nei media russi la questione cecena e come è stato affrontato il conflitto russo georgiano, ne parliamo con il sociologo Boris Dubin e il giornalista Boris Dolgin

Boris Dolgin Vice Capo Redattore e Redattore Scientifico di Polit.ru e Boris Dubin, Direttore del Dipartimento di Studi Sociali e Politici del Centro Levada per gli Studi Politici e Sociali

In primavera è stata annunciata la fine del regime antiterrorismo in Cecenia; parallelamente si è assistito ad una crescita della violenza nella regione, culminata negli attentati suicidi di settembre e ottobre. Come viene recepita questa contraddizione dal punto di vista del fruitore russo dell’informazione?

Dubin: Se teniamo in considerazione i sondaggi sociologici russi in generale, direi che il problema della Cecenia per l’opinione pubblica russa praticamente non esiste. E’ qualcosa che accade in un universo parallelo e che non ha alcun effetto diretto nell’esistenza del russo medio. Non è una questione nuova, anzi, risale a diversi anni fa: il potere di risoluzione della questione cecena è stato delegato interamente alle autorità: “Ristabilite l’ordine in Cecenia, ma non fateci sapere a quale prezzo, perché noi comunque non lo vogliamo sapere. L’importante è che la cosa non ci disturbi.” Il risultato è stato che durante la seconda guerra cecena è stato cancellato dai mezzi di comunicazione di massa, in particolare dalla televisione, qualsiasi punto di vista che non riflettesse quello ufficiale; chi non ha particolare desiderio di cercare notizie su quanto successo in Cecenia, non le trova disponibili sugli organi di stampa più diffusi. Il ragionamento del fruitore medio è il seguente: “Non è un mio problema, che lo risolvano le autorità, che se la sbrighi l’esercito, comunque la cosa non mi riguarda.” E’ anche vero che ogni volta che accende la televisione, tre – quattro volte al giorno, non si imbatte mai nel problema Cecenia, per cui la questione semplicemente non si pone. (more…)

«La mia Russia senza libertà dall’era di Stalin a quella di Putin»

novembre 14, 2009

giICUL00031220091114Guido Caldiron
«Amavi Stalin?». La domanda che Victor Erofeev pone a suo padre è in realtà la stessa che avrebbe voluto porre a tutti i suoi concittadini. E che ancora oggi sembra pesare sulla sua visione della Russia.
Victor Erofeev è uno dei maggiori scrittori russi contemporanei, suo padre Vladimir era stato prima interprete dal francese di Stalin e aveva poi seguito la carriera diplomatica fino a diventare ambasciatore e viceministro degli Esteri. Quando, negli anni Settanta, Victor prese parte all’antologia underground “Metropol” a suo padre fu chiesto di fare pressioni affinché il figlio scrivesse una lettera di ritrattazione, ma non lo fece e fu destituito da tutte le cariche. Quello che era stato fino ad allora “un comunista modello” si trasformò in una sorta di dissidente suo malgrado. (more…)

Da Wolfe a Dick, gli autori che «spingono a drogarsi»

novembre 13, 2009

imagesLibri di scrittori come lo spagnolo Arturo Pérez-Reverte, lo statunitense Tom Wolfe, autore del celebre Radical chic e ancora William Burroughs sono stati inseriti in una “lista nera” del Servizio Antidroga russo per incitazione al consumo dei narcotici. Lo scandalo è scoppiato dopo che una bibliotecaria della piccola città di Orsk, negli Urali, ha denunciato nel suo blog in internet che le autorità avevano inviato alla biblioteca una lista di trentasette volumi libri che si raccomandava di non proporre ai lettori.

 La «lista delle opere che contengono elementi di propaganda e pubblicità di narcotici e sostanze stupefacenti» è stata diffusa dal dipartimento della Cultura del municipio su richiesta dell’ufficio locale del Servizio Federale della Lotta Antidroga russo (SFLA). (more…)

Fra Cina e Russia è solo un flirt, per ora niente amore

ottobre 14, 2009

PutinCinaCina e Russia stringono i legami commerciali, ma sul gas l’amore non  scoppia. L’incontro di ieri a Pechino tra il premier russo, Vladimir Putin, e il suo collega cinese, Wen Jiabao, chiude una lunga polemica tra il Cremlino, irritato per il contrabbando e le contraffazioni da parte dell’ex Impero Celeste, e il paese della Grande Muraglia, a sua volta infastidito dal bullismo di Mosca. Quello che divide è evidentemente inferiore a quello che unisce, comunque, se è vero che i due leader hanno stretto un’alleanza  che pone le basi perché Pechino soddisfi la sua fame di energia, e Mosca il suo bisogno di investimenti stranieri. “La Cina sta lavorando con la Russia  per rafforzare i legami bilaterali – ha detto Wen – e lanceranno grandi  progetti nel petrolio, nel gas e nell’energia nucleare”. Sono stati firmati  contratti per un valore complessivo di circa 3,5 miliardi di dollari, di cui quasi la metà prestiti cinesi alle banche russe. (more…)

Star wars, ultimo episodio

settembre 28, 2009

14703-220x220La nuova presidenza Obama mette da parte il sistema di difesa missilistico voluto da Bush in Europa orientale e fortemente osteggiato da Mosca. In Romania, paese delineatosi in questi anni come uno dei partner più entusiasti di Washington, la decisione ha sollevato dubbi e timori

Alcuni stati dell’Europa dell’Est hanno mostrato delusione all’annuncio del presidente Barack Obama della rinuncia americana al piano di installare uno scudo antimissilistico sul territorio di Polonia e Repubblica Ceca. Con l’amministrazione Obama il piano di difesa missilistica “Star Wars”, voluto da George W. Bush – ufficialmente come strumento di protezione da possibili attacchi balistici iraniani – è stato accantonato, attirando la netta condanna dei repubblicani. Il governo della Federazione Russa si è sempre opposto al progetto, ritenendolo come una diretta minaccia alla propria sicurezza. (more…)

A Mosca si pensa già alle prossime presidenziali

settembre 19, 2009

imagesPer il 49 % dei russi Putin tornerà alla presidenza nel 2012, e il 29% pensa che non l’abbia mai lasciata: le redini sarebbero sempre in mano sua, governo e Cremlino compresi. Questo secondo un recente sondaggio. Intanto lui, Vladimir Vladimirovic, ha riaperto il dibattito con un’allusione per niente velata ad una sua ricandidatura, dopo la pausa imposta dalla Costituzione, tra tre anni. Mettendo così in difficoltà il successore, Dmitrij Medvedev, e ponendo una nuova domanda sulla politica russa: perché mettere pubblicamente un’opzione su un ipotetico nuovo mandato proprio ora? (more…)

08.08.08

agosto 10, 2009

imagesScontri sul confine de facto, nessuna relazione tra Mosca e Tbilisi, decine di migliaia di sfollati. E’ ancora pesante l’eredità della guerra ”dei cinque giorni”, che ha visto coinvolte un anno fa Georgia, Ossezia del Sud, Russia e Abkhazia

L’orologio segna qualche minuto dopo le 19.00. Il Presidente Mikheil Saakashvili appare in televisione. Si rivolge ai cittadini georgiani, “indipendentemente dall’origine etnica”. Si rivolge a tutti i suoi compatrioti, compresi gli osseti, per parlare dell’escalation delle violenze sul confine amministrativo tra Georgia e Ossezia del Sud. “La situazione intorno ed a Tskhinvali è peggiorata […] Anche in questo momento, mentre mi rivolgo a voi, sono in atto intense sparatorie d’artiglieria, di carri armati, di sistemi auto-propellenti di artiglieria e di altri tipi di armi, inclusi mortai e lanciatori di granate”. “Voglio dichiarare in piena responsabilità e confessare – continua Saakashvili con un tono molto serio e preoccupato – che alcune ore fa, in qualità di Comandante in Capo della Georgia, ho rilasciato un ordine molto doloroso che prescrive a tutte le forze di polizia georgiane di non rispondere al fuoco, anche nel caso in cui debbano affrontare intensi bombardamenti”. (more…)

Nella Sion di Stalin colonizzata dai cinesi

agosto 4, 2009

H10_307I bambini portano una candela in mano. Rispettano una specie di coreografia: «Ti canto, o mio paese natale», intona il coro, in russo. I genitori, con gli occhi umidi, battono le mani e immortalano l’istante con le macchine fotografiche. È la festa di fine anno nella piccola sala dove si soffoca dal caldo, al primo piano del centro della comunità ebraica. Per settimane i bambini hanno giocato, ballato, e soprattutto imparato i rudimenti della cultura locale. Sui muri ci sono i loro disegni colorati che mostrano le glorie di Birobidzhan.
Siamo nell’Estremo Oriente russo, a 180 chilometri da Khabarovsk, sette ore e mezzo di aereo da Mosca. La Regione autonoma ebraica, che copre 36 mila kmq lungo il fiume Amur, che fa da confine con la Cina, festeggerà quest’autunno i suoi 75 anni di vita. Ma di ebrei, tra i 190 mila abitanti, ce ne sono pochini, secondo il censimento appena l’1,22%. «Nessuno sa quanti siamo – sorride Valerij Gurievich, vicecapo del governo locale, la più alta autorità tra gli ebrei della regione -. Dopo la caduta dell’Urss sono partiti in 13 mila, mentre ne erano censiti soltanto 9 mila».
Fondata nel 1934, la Regione è stata la prima avventura sionista del Ventesimo secolo, ma temprata nel piombo sovietico. È una storia di ucraini, lituani o polacchi, a costruire fattorie collettive in un ambiente ostile, alla conquista dell’Estremo Oriente, paludoso, immenso. Era la volontà di Stalin: far crescere la popolazione in questa frangia dell’Urss per contrastare le ambizioni cinesi e giapponesi. (more…)

Georgia-Russia, dieci mesi dopo

luglio 3, 2009

AQZKSZMCA941O8XCA9SSFL4CAJ5XD16CA4ML108CAGWQHQZCA97TD0HCA72ZXZKCA02P7PRCA0LN013CAHMM949CANGA1CFCAYA3ATICAH1ZJ1SCA8FSHP8CAHBTULBCA0BEYVZCAA8JU9LCA0LQB9PInternational Crisis Group nel suo recente report su Russia e Georgia, denuncia che la situazione in Ossezia del Sud e in Abkhazia rimane preoccupante e potrebbero nuovamente scaturire aperte ostilità

 

Dieci mesi dopo la “guerra di agosto” tra Georgia e Russia, violenti incidenti e la mancanza di un efficace regime di sicurezza all’interno e nelle vicinanze delle zone di conflitto dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia creano una pericolosa atmosfera da cui potrebbero nuovamente scaturire aperte ostilità. La Russia non ha ottemperato agli aspetti chiave degli accordi per il cessate il fuoco che il presidente Medvedev aveva raggiunto nell’agosto/settembre 2008 insieme al presidente francese Sarkozy, che ricopriva allora il ruolo di presidente di turno dell’UE. Il veto posto dalla Russia al Consiglio di sicurezza il 15 giugno all’estensione del mandato della missione degli osservatori ONU in Georgia e Abkhazia, missione che opera da 16 anni, e la sua apparente intenzione di richiedere la rimozione della missione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) entro la fine del mese, sono duri colpi inferti alla sicurezza regionale che alimenteranno ulteriormente le tensioni. Si sta smantellando così sul campo la maggior parte degli apparati preposti alla risoluzione del conflitto. Mosca dovrebbe rivedere le sue controproducenti posizioni e lavorare per un ragionevole compromesso che permetta agli osservatori dell’ONU e dell’OSCE di continuare il loro importante lavoro. (more…)

Russia

giugno 16, 2009

imagesrevisionismo di Stato con il ministero della Verità

 

Nella Russia postcomunista di Dmitrij Medvedev e Vla­dimir Putin sta tornando la ‘verità di Stato’. Il Cremlino si arro­ga il diritto di stabilire ciò che è vero e ciò che è falso nella storia del Pae­se. E non metaforicamente, ma con atti normativi concreti. Il 19 maggio il capo dello Stato ha emesso un ukaz (decreto) con cui viene istituita una «Commissione presso il presidente della Federazione Russa per il con­trasto ai tentativi di falsificare la sto­ria a danno degli interessi della Rus­sia ». Un nome farraginoso per indi­care una sorta di ministero della Ve­rità di orwelliana memoria. (more…)

Mosca e Minsk, mai così lontane

giugno 16, 2009

imagesLukashenko diserta un vertice Mosca e avverte: ‘La Bielorussia rischia di diventare come la Cecenia’

 

Vicini, lontani. Mosca e Minsk non si sono mai particolarmente amate, ma negli ultimi tempi i rapporti sono in caduta libera verso il deterioramento irreversibile. L’ultimo atto è andato in scena a Mosca, quando il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, ha dato forfait all’ultimo minuto e non ha preso parte ai lavori della Csto, il vertice regionale sulla sicurezza collettiva, organismo fondato nel 1992 che conta tra le sue fila 9 ex repubbliche sovietiche. (more…)