Posts Tagged ‘sbarco in normandia’

D-Day: miti, leggende e brutalità della battaglia che salvò l’Europa

agosto 3, 2010

Nell’articolo: I rapporti tra liberatori e liberati, almeno nei primi giorni, spesso erano fondati sul reciproco sospetto. Ma con i tedeschi le cose non andavano meglio: «L’avventata sollevazione della Resistenza in molte parti della Francia, ispirata dai messaggi radiofonici degli Alleati e di De Gaulle», scatenò la violenta reazione delle SS. Forse i massacri di civili non raggiunsero certe punte come in Italia, dove il fronte paralizzato fino praticamente al termine della guerra prolungò il calvario nelle retrovie, ma furono pesanti

Fabio Fattore per “Il Messaggero

Lo sbarco in Normandia: uno di quegli eventi che cambiano il corso della storia e sul quale, proprio per questo, sembra sia già stato detto tutto. Non è così: primo, perché la sua stessa popolarità ha fatto fiorire leggende ed errori; secondo, perché la storiografia è una scienza che cambia e affrontare oggi, con nuovi strumenti, questa pagina della Seconda guerra mondiale, può portare a risultati sorprendenti. Specie quando a cimentarcisi è uno storico come Antony Beevor, allievo di John Keegan e sostenitore della tesi che non basta fare storia guardando i fatti dal basso (una tendenza diffusa a partire dagli anni Ottanta, che ha attinto da fonti come diari, lettere, interviste mettendo a fuoco l’umanità di chi ha vissuto il dramma in prima linea) ma bisogna saperli guardare anche dall’alto: studiare le mosse dei comandi e non perdere mai di vista il contesto. Beevor sa dosare bene le due angolazioni e il risultato, ancora una volta, è una ricostruzione rigorosa, chiara ma capace di appassionare il lettore come un romanzo – qualità piuttosto rare tra gli storici italiani, portati a scrivere per se stessi o per gli “addetti ai lavori”, ma tipiche della grande tradizione anglosassone. (more…)

Gli Alleati e il «bellum iustum»

gennaio 23, 2010

Joseph Ratzinger e lo sbarco in Normandia

Il 4 giugno 2004, in occasione del sessantesimo anniversario dello sbarco alleato, il cardinale Joseph Ratzinger pronunciò un discorso del quale riportiamo la parte iniziale.

Quando, il 5 giugno 1944, iniziò lo sbarco delle truppe alleate nella Francia occupata dalla Wehrmacht, l’evento rappresentò per il mondo intero, compresa una gran parte dei tedeschi, un segnale di speranza:  la speranza che in Europa presto sarebbero arrivate la pace e la libertà.
Che cos’era accaduto? Un criminale con i suoi accoliti era riuscito a impadronirsi del potere in Germania. Sotto il dominio del Partito, il diritto e l’ingiustizia si erano intricati tra loro in maniera pressoché indissolubile, tanto da travasarsi spesso l’uno nell’altra e viceversa. Questo perché un regime diretto da un criminale esercitava anche le funzioni classiche dello Stato e dei suoi ordinamenti, così che aveva facoltà, in un certo senso, di esigere di diritto l’obbedienza dei cittadini e il loro rispetto nei confronti dell’autorità dello Stato (Romani, 12, 1s.) ma nello stesso tempo utilizzava gli strumenti del diritto come mezzi per i suoi scopi criminali. (more…)

La storia supera l’epica del D-Day

gennaio 23, 2010

Olivier Wieviorka rilegge un episodio chiave della seconda guerra mondiale

di Gaetano Vallini

“Liberato da tutti gli orpelli di un’impresa gloriosa, lo sbarco in Normandia deve essere visto come un evento essenzialmente umano, nella sua grandezza come nelle sue debolezze. Affrettò la sconfitta del Reich, ma il tracollo della Wehrmacht avvenne soprattutto nelle steppe russe, e liberò l’Europa occidentale, ma non poté prevenire la sovietizzazione dell’Europa orientale. La campagna di Normandia contribuì a restituire la libertà al popolo francese, pur infliggendo atroci sofferenze ai civili. Tutto ciò induce a guardarsi bene dal dare dell’operazione “Overlord” una lettura eroicizzata, se è vero che la storia degli uomini riveste sempre l’epopea dei toni della tragedia”.
È questa la chiave di lettura che lo storico francese Olivier Wieviorka dà del “D-Day” nel libro Lo sbarco in Normandia (Bologna, il Mulino, 2009, pagine 394, euro 32). Un’interpretazione tesa a spogliare quell’importante capitolo della seconda guerra mondiale dall’alone epico – costruito nell’immaginario collettivo anche grazie a tutta una serie di produzioni hollywoodiane più o meno intrise di retorica, da Il giorno più lungo al più recente Salvate il soldato Ryan – che in parte ne ha condizionato anche la ricostruzione oggettiva. (more…)