Posts Tagged ‘sciiti’

L’avanzata lenta dell’Islam sciita

gennaio 12, 2012

Sabrina Mervin per “Il Sole 24 Ore”

Fenomeni di conversione, maggiore visibilità, processi d’integrazione nazionale, posizione di forza degli sciiti: sono state queste, fino a oggi, le cause ricorrenti che hanno suscitato le reazioni della parte sunnita. Già prima degli sviluppi della crisi scoppiata in seguito alla caduta del regime baathista in Iraq nel 2003, il tenore delle controversie, a prescindere dalle circostanze, rivela una significativa continuità. Se taluni dibattiti hanno avuto luogo nell’ambito di un tentativo di avvicinamento, sono state formulate anche numerose tesi e fatwa per rifiutare il taqrîb (l’avvicinamento), come fece Ibn Bazz, mufti d’Arabia Saudita dal 1993 fino alla sua morte, nel 1999. I riferimenti degli autori sunniti sono soprattutto le opere di Ibn Taymiyya (m. 1328), il pensatore neo-hanbalita che scrisse un trattato per rispondere a un autore sciita, al-‘Allâma al-Hillî, il quale aveva fatto l’elogio dello sciismo. Ibn Taymiyya emise inoltre alcune fatwa contenenti dei punti, che saranno poi ripresi, contro coloro che egli definiva bâtiniyya e che tacciava di miscredenza (kufr) e associazionismo (shirk). Muhammad Ibn ‘Abd al-Wahhâb, fondatore del wahabismo, formulò le medesime accuse. Questi scritti polemici si basano in buona parte sulle accuse lanciate dai sunniti contro gli sciiti e le loro dottrine.  La prima accusa tocca il principio cardine dell’Islam: si rimprovera agli sciiti di non rispettare la dottrina del tawhîd, “associando” a Dio gli Imam e altri ahl al-bayt, da essi venerati. Il posto speciale che essi riservano ad Ali vale loro l’appellativo di “estremisti” (ghulât). Secondo i sunniti, gli sciiti – contrariamente a quanto affermano – non hanno accettato il Corano, che sospettano essere stato falsificato (tahrîf). Non solo, ma essi aggiungono due versetti alla vulgata: sono dunque loro i falsificatori. Inoltre gli sciiti non ammettono lo stesso corpus di hadîth dei sunniti, e ne hanno formato uno proprio. La dottrina dell’imamato (che è negata) porta gli sciiti a rifiutare la legittimità dei primi tre califfi. Non riconoscono l’autorità dei Compagni di Maometto, che insultano (sabb al-sahâba), e hanno un’immagine negativa di ‘Â’isha e di altre “madri dei credenti”. Più in generale hanno una concezione errata del periodo dei salaf. E attendono il Mahdi. Hanno introdotto innovazioni biasimevoli (bid’a), come la dottrina dell’intercessione e il culto delle tombe degli Imam e dei santi, alcuni dei quali sono più venerati della stessa Ka’ba della Mecca.

tutto l’articolo qui

Al-Zawahiri chiama alla guerra santa in Iraq. Contro gli sciiti

maggio 27, 2010

Il leader di al-Qaeda accusa loro di aver ucciso i leader dell’organizzazione e di complottare con gli Usa

Christian Elia per “Peacereporter

”I comandanti di al-Qaeda in Iraq, Abu Omar al-Baghdadi e Abu Ayyub al-Masri, sono stati uccisi dagli sciiti alleati dei crociati. Non sono stati solo gli americani a ucciderli, ma anche gli sciiti, eredi di quelli che in passato sono sempre stati alleati dei crociati e ci hanno sempre tradito, aiutando i miscredenti a occupare le nostre terre”.

Messaggi in codice. Un delirio, certo. Ma guai a sottovalutare queste parole. Perché a pronunciarle è Ayman al-Zawahiri, il medico egiziano ritenuto il braccio destro di Osama bin Laden. Il testo, un audio di 25 minuti, intitolato Elegia dei due capi, è stato diffuso ieri nella galassia dei siti web legati all’estremismo islamico. Al-Zawahiri, che per molti ha ormai preso il posto dello stesso Osama molto malato, è comunque sempre stato l’ideologo dell’Islam più violento. Non parla mai a caso, ogni singolo vocabolo dei suoi messaggi è scelto con cura. Pieno di sottintesi e di messaggi impliciti. Al-Zawahiri, come sempre, si esprime su un fatto di cronaca molto tempo dopo. In questo caso commenta la morte di al-Baghdadi e al-Masri, avvenuta in Iraq il 17 aprile scorso e resa pubblica il 19 aprile seguente dal premier Nouri al-Maliki in diretta tv. ”I capi di al Qaeda, Abu Omar al Baghdadi e Abu Ayyub al Masri, sono stati uccisi due giorni fa nei pressi del lago Tharthar in un attacco congiunto degli iracheni e degli americani contro una abitazione” – dichiarò al-Maliki a reti unificate, tentando di rovesciare con il colpo a sorpresa il risultato elettorale del 7 marzo precedente che lo vedeva sconfitto – il blitz è stato condotto nella provincia di Salaheddin dall’intelligence irachena con il supporto dei servizi Usa”. Il premier iracheno mostra le foto dei due uomini prima e dopo la morte. E lo stesso Pentagono successivamente conferma la notizia.
Secondo al-Maliki, i due «stavano pianificando una serie di attentati da eseguire nei prossimi giorni contro le chiese di Baghdad e si nascondevano in un covo nella provincia di al-Anbar”. (more…)

L’imam va alla guerra

febbraio 23, 2010

In Arabia Saudita cresce l’ostilità per i ribelli sciiti: si rischia un conflitto interconfessionale

Un uomo, legato mani e piedi, piange e implora pietà. Un’altra persona lo colpisce con violenza, brandendo un cavo d’acciaio, sulla pianta dei piedi. Il video, girato con un telefono cellulare, è arrivato nelle mani della Saudi Information Agency (Sia), sito d’informazione saudita con base negli Usa. Il torturatore – ma le immagini mostrano anche altri prigionieri e altri picchiatori – sarebbe stato girato in una base dell’intelligence dell’Arabia Saudita al confine con lo Yemen.

I prigionieri sono yemeniti che gli agenti ritengono legati al movimento sciita dell’imam Abdul-Malik al-Houti, leader spirituale della setta dei Zaidi, che guida una rivolta contro il governo yemenita e contro quello saudita, dopo gli sconfinamenti in Arabia dei miliziani di al-Houti.
Una scena drammatica, un frammento dell’ordinaria violenza che fa da corollario a tutte le guerre. L’elemento più inquietante riguarda la motivazione che avrebbe spinto agenti sauditi a filmare e diffondere il video.
Secondo il direttore della Sia, Alì al-Ahmed, il video serve per tenere alto il morale delle truppe saudite al fronte, incitandone l’odio religioso per i nemici sciiti, prima ancora che yemeniti. Una visione che fa gelare il sangue. Il video, in effetti, presenta all’inizio il logo del governo saudita, come se si trattasse di un filmato istituzionale.
Al centro del conflitto c’è l’aspetto religioso, da non sottovalutare. In Arabia Saudita esiste una forte minoranza sciita che, nel cuore del sunnismo, denuncia abusi e violazioni. Il governo di Riad è molto preoccupato che la rivolta degli Zaidi possa dare inizio a rivendicazioni simili degli sciiti anche in Arabia Saudita. (more…)