Posts Tagged ‘scrittori’

«Razzista»: gli attacchi fanatici della nuova censura che mira agli scrittori

dicembre 14, 2010

L’accusa di discriminazione razziale verso autori eccellenti finisce per banalizzare la vera intolleranza

Se siete accaniti lettori di Saul Bellow o di V. S. Naipaul, di Mordecai Richler o di Martin Amis, di Ian McEwan o di Michel Houellebecq, insomma di celebrità meritatamente riconosciute nella repubblica delle lettere contemporanee, sappiate che i vostri scrittori preferiti sono stati prima o poi bollati con un verdetto tanto infamante quanto grottesco: «razzisti». Vi immergete nei romanzi di disgustosi portabandiera del razzismo e neanche lo sapevate? Per forza: non è vero. Non è vero, cioè, che quei meravigliosi scrittori siano razzisti. Ma è vero che c’è molta gente, nei tribunali dell’opinione pubblica, disposta a un uso sempre più spregiudicato di quell’accusa, diventata oramai una delle formule più fruste a disposizione dei sacerdoti dell’ortodossia politicamente corretta. (more…)

C’è del marcio negli intellettuali

maggio 18, 2010

Carlo Cardia per “Avvenire

Con una bella riflessione sulle pagine della cultura del “Corriere della Sera” del 16 maggio scorso, Pierluigi Battista torna su un tema classico, forse mai veramente scandagliato, relativo al “lato oscuro” di molti intellettuali e grandi personalità, che emerge quando si conoscono alcune loro meschinità, bassezze, vere e proprie efferatezze. Gli esempi che porta sono tanti, alcuni già conosciuti, altri ignoti ai più, che vanno dall’ipocrisia a scelte di vita privata, fino ad atti tremendi compiuti verso persone amiche, causandone la condanna ingiusta, persino la morte fisica. Si tratta di un tema ricorrente, già discusso da storici come Paul Johnson con il suo Gli intellettuali, processo ai mostri sacri della cultura moderna (1993), da Raymond Aron in L’oppio degli intellettuali (2008), dal premio Nobel John M. Coetzee in Tempo d’estate (2010).

Battista ricorda Martin Heidegger che denuncia il filosofo Eduard Baumgarten, suo allievo ed amico, perché «assiduo frequentatore dell’ebreo Eduard Fraenkel», Robert Brasillach che esorta le autorità di Vichy a non risparmiare nessun ebreo, e Arthur Koestler che segnala e consegna alla polizia politica sovietica (Gpu) la fidanzata russa sulla base di un banale sospetto. Evoca poi grandi ipocrisie, di Bertolt Brecht che approva cinicamente le fucilazioni staliniane degli innocenti e conserva ricchezze in Svizzera, di Pablo Neruda che elogia smodatamente Vyšinskij, il procuratore generale dei processi di Mosca degli anni ’30 del Novecento, di Sigmund Freud e della sua relazione segreta con la cognata, altre ancora più che scivolano più nel privato. (more…)

CONSIGLIO PER LA FESTA DEL LIBRO: LEGGERE E SCRIVERE MENO, MA MEGLIO

maggio 17, 2010

Giuliano Ferrara per “Il Foglio

Uno dice la tv, e sputa. La tv è volgare. Poi la lingua: mediocre, oscura, povera lessicalmente. Per non parlare delle maniere e consuetudini, della moda: il trionfo del banale, dell’inestetico, del generico. Critichiamo tutto: i giornali quotidiani, i settimanali, i partiti, le accademie, la scuola. Dovunque rintracciamo il germe del mediocre, dello scadente, dell’insignificante. E il libro? Non si sputa.

No, il libro è circondato dall’aura del sensibile, della joie de lire, dell’intimità intelligente, dell’esclusività per ciascuno. Il libro è festivaliero, la sua presentazione è un’epifania, il rito celebrativo non perde apparentemente un colpo: scrivere e pubblicare equivale a incantare, a sottrarre se stessi alla brutalità dell’epoca, alla sua massificazione culturale, come dicono i sociologi della cultura che hanno leggiucchiato Walter Benjamin e le sue tesi sull’auraticità dell’arte e la riproducibilità tecnica delle opere. Ma è così? Dicono questo le classifiche, i saloni del libro, i libri che si pubblicano? (more…)

VUOTI CINESI

novembre 29, 2009

Se in Occidente abbiamo il Grande Fratello, in Cina, al di là della Grande Muraglia, hanno l’esatto contrario: il little brother. Non si tratta però di un despota guardone alla Orwell né di un reality show, bensì di qualcosa di assai più prossimo o, per meglio dire, intimo. Didi, alla lettera «fratellino», è infatti l’amorevole vezzeggiativo col quale gli uomini sono soliti rivolgersi alla propria appendice sessuale. Facile dunque immaginare quale sia il tenore del breve romanzo che un giovane ingegnere di nome Zhu Wen partorì nel 1996, dopo aver abbandonato il suo posto di lavoro presso una centrale termoelettrica per darsi alla letteratura d’avanguardia: Didi de yanzou ovverosia Le gesta del mio fratellino. Il libro narra le poco edificanti imprese di un gruppetto di studenti universitari non particolarmente brillanti la cui considerazione per il genere femminile non va oltre l’appagamento del desiderio sessuale. Se una ragazza non cede alle loro avances ne concludono che è frigida oppure che è repressa e necessita pertanto di essere iniziata alla promiscuità. (more…)

La favola di Eco: tutti gli scrittori di destra sono fascisti

ottobre 6, 2009
imagesQuanto sarà furbo Umberto Eco: siccome da destra ha udito uno squillo di tromba, la parola «culturame», contro la solita minestrina organica di sinistra, a sinistra risponde uno squillo (di questi tempi forse anche una squillo) e l’Eco del fascismo taccia la destra di ignoranza. Senza fare nomi, per carità; elencando, piuttosto, gli intellettuali di destra ignorati dalla destra, una trappolina raffinata per dire che la destra è fascista. In verità Umberto Eco, teorico monomaniacale del fascismo mutante o fascismo eterno (chiamato «ur fascismo»), sta barando e vuole farvi fessi. L’«ur fascismo» va bene per tutte le epoche e tutte le stagioni, e quindi il professore, coltissimo, nella sua ultima Bustina di Minerva, sale in cattedra e cita tutti gli scrittori o intellettuali di destra che la destra potrebbe sfoggiare e non sfoggia (ma quando mai? Sono gli unici sempre citati perfino dai blog di Forza Nuova), e dunque ecco la bella carrellata di Mishima, Jünger, Céline, Pound, Heidegger, Guénon, Spengler, Gentile, Sedlmayr, De Maistre, e ci ha messo perfino Vintilia Horia, si è dimenticato Pierre Drieu La Rochelle, altrimenti l’album di famiglia era al completo, più o meno. (more…)

La maledizione del secondo libro è come un virus

settembre 7, 2009
att_jpgE adesso? Si chiede il debuttante fortunato. La chiamano anche la sindrome del secondo libro, e colpisce soprattutto quelli che hanno goduto di un esordio brillante. Per qualcuno è solo l’impegno in vista di una riconferma, per altri un’ossessione, come quella della «paura di vincere» negli atleti. Una vecchia battuta sostiene che il secondo libro bisognerebbe saltarlo del tutto, e passare direttamente al terzo. Naturalmente è un paradosso. Le forche caudine della verifica sono obbligatorie e di rado piacevoli. Se un esordio è stato smagliante, il seguito sarà colpito dagli strali della critica, desiderosa di riaffermare così il proprio ruolo giudicante, e dalle frecce avvelenate degli invidiosi. Il pubblico poi, si sa, è ondivago, e prima di affezionarsi può anche decidere, motu proprio, di voltare in massa le spalle a una giovane e luminosa promessa. (more…)

Dimmi dove scrivi e ti dirò chi sei

agosto 20, 2009

imagesPer lo scrittore, ciò che soprattutto importa è che cosa scrivere. Per il lettore è importante (o quantomeno curioso) anche sapere dove e come ciò che legge è stato scritto: è un valore aggiunto alla conoscenza dell’autore, un’occhiatina indiscreta alla fucina in cui il libro prende forma. Ci parla della riservatezza o della megalomania, dei tic e delle idiosincrasie, dei vezzi e dell’insicurezza che caratterizzano grandi, medie o piccole firme.Grande, grandissima firma era ad esempio il poeta Esiodo, vissuto fra VIII e VII secolo a.C. Egli, giustamente, aveva una grande opinione del suo poema Le opere e i giorni, sorta di guida pratica (e spirituale, visto il costante riferimento al volere degli dei) alla vita. Diversamente, non l’avrebbe, una volta ultimato, inciso su lastre di piombo e consacrato sul monte Elicona. (more…)