Posts Tagged ‘sergio marchionne’

SMOKING MARPIONNE

gennaio 12, 2011

L’EROE DEI DUE MONDI NON PENSA SOLO AI CASINI DI MIRAFIORI (MICA CI SONO SOLO STIPENDIO E STOCK OPTION DEL LINGOTTO): È PRESIDENTE DI SGS, VICEPRESIDENTE DEL COLOSSO BANCARIO UBS, E CONSIGLIERE DI PHILIP MORRIS, IN CUI CONTINUA A INVESTIRE FACENDO OTTIMI AFFARI – NON HA ANCORA ESERCITATO L’OPZIONE SUI SUOI 200 MLN € IN TITOLI FIAT. ASPETTA FORSE ALTRE DICHIARAZIONI (INCONTROLLATE) DEL SUO PROTETTO JAKY ELKANN, CHE FANNO SCHIZZARE IL TITOLO IN BORSA?…

Vittorio Malagutti per “il Fatto Quotidiano“, da “Dagospia

Nel bel mezzo della battaglia di Mirafiori, tra un viaggio in America e una dichiarazione alla stampa, Sergio Marchionne ha trovato il modo di farsi un regalo di Natale. Un regalo in azioni che vale quasi 300 mila euro. Azioni Fiat? No, Philip Morris. Per la precisione 6 mila titoli della multinazionale statunitense delle sigarette comprati il 20 dicembre a 60 dollari ciascuno. (more…)

Marchionne sul lettino dello psicanalista

settembre 12, 2010

Il manager in pullover e l’analisi immaginaria del senatore Debenedetti

Nell’articolo: Il tempo era trascorso e io sono un freudiano preciso. Mentre finivo di prendere i miei appunti lo sentii mormorare: “Ma quello che è un bene sicuro per il Paese, sarà un bene sufficiente per la Fiat?”

Franco Debenedetti, da “Il Foglio

Ormai mi è chiarissimo: un Edipo grosso come una casa. Lo sospettavo già dalla prima seduta, quando sul lettino continuava a mormorare: “Quello che è bene per la Fiat è bene per Il paese, oppure quello che è bene per il Paese è bene per la Fiat?”. Un’evidente incertezza di ruolo, dovuta allo shock di un’ambigua scena primaria.

La riprova l’ho avuta dall’incontenibile reazione alla domanda se vedeva relazioni tra i 3 di Melfi e i 61 di Mirafiori del 1980: “Romiti, Romiti! Son capaci tutti, con le brigate rosse in casa! E’ col fermo dei carrelli che si vede se uno ha le palle!”. Per calmarlo gli ho chiesto di fare associazioni su Pomigliano: “Ci provo, con le associazioni, ma c’è qualcosa, o qualcuno, che mi sfugge sempre. Un professore l’aveva scritto qualche anno fa, facciamo una scommessa in azienda, tra imprenditore e lavoratori, e se vinciamo vinciamo tutti. Mi pareva una bella cosa, mi avevano detto che si poteva fare, che bastava che la maggioranza fosse d’accordo. E invece non è così, la regola della maggioranza vale dappertutto, ma non nelle fabbriche italiane. Adesso mi dicono che ci andrebbe o una firma o una legge, ma nessuno ha più una penna. Mi dicono che si potrebbe tentare, bisognerebbe però uscire da Confindustria, ma che Emma non vuole. Io non chiedo soldi, prometto investimenti che non hanno mai visto, lo metto nero su bianco, scrivo a tutti, parlo con tutti, ma nessuno mi crede. Forse su Melfi mi è scappata la frizione, ma giù tutti a parlar solo di quello, che è il passato, e invece su Pomigliano, che è infinitamente più importante, che è il futuro, della Fiat e dell’Italia, zitti e mosca: tutti, proprio tutti!”. (more…)

«A Marchionne dico: i sindacati? Li puoi battere, non dividere»

agosto 28, 2010

Nell’intervista: Ci sono altri temi su cui Marchionne non la convince?
«Sì. Quando tratteggia un futuro in cui non esiste la lotta di classe. Ora, guai se mancasse non dico la lotta, ma la contrapposizione degli interessi. Sarebbe un guaio che non finisce mai. Un conto è trovare la formula per ricomporre la contrapposizione, come in Germania, con la partecipazione dei lavoratori ai risultati dell’impresa. Ma la contrapposizione degli interessi ci sarà sempre, ed è un bene che ci sia»

Aldo Cazzullo per “Il Corriere della Sera

«Sa qual è la prima cosa che mi è venuta in mente, ascoltando l’intervento di Sergio Marchionne al Meeting di Rimini?».

No, dottor Romiti. Ce la dica.

«Ho pensato a quando, due mesi fa, vidi Raffaele Bonanni in tv, intervistato a “In mezz’ora”, su RaiTre. Lucia Annunziata gli chiese: “Scusi, lei preferisce Romiti o Marchionne?”. Lui, un po’ imbarazzato, rispose: Marchionne. Il giorno dopo gli telefonai. Bonanni, decisamente imbarazzato, pensava volessi lamentarmi. Invece gli dissi: “Non si preoccupi, ci mancherebbe altro che uno non possa esprimere le sue opinioni. Vorrei solo capire le ragioni per cui ha risposto in quella maniera”. Bonanni, sempre più imbarazzato, disse che non si aspettava la domanda della giornalista. Chiusi la conversazione ricordandogli che i giudizi vanno dati nel lungo termine, in base ai risultati…». (more…)

Sergio “paladino del domani”, ma pesano le illusioni del passato

agosto 27, 2010

Così l’ad cerca di ricucire con il Paese

Nell’articolo: Ma quante volte se lo sono già sentiti ripetere, i lavoratori dipendenti, dalle più diverse campane, che le rinunce odierne avrebbero generato benefici futuri, che la flessibilità concessa sarebbe stata a buon rendere, che i sacrifici sarebbero stati equamente ripartiti?

Gad Lerner per “La Repubblica

SAPIENTE e immaginifica, la sequenza delle diapositive che scorrono dietro alla polo nera di Sergio Marchionne sul palco riminese, ne esalta il profilo avveniristico, extraitaliano, ma non ne stempera la tensione. Orme sulla sabbia dirette verso l’ignoto quando racconta la sua emigrazione in Canada a 14 anni, e poi la catena spezzata di una palla al piede da cui non riesce ancora a liberarsi. Messaggi subliminali, niente foto di operai o di scocche alla catena di montaggio.

E’ offeso Marchionne, non solo affaticato, e vuole darlo a vedere. Descrive con brutalità inedita “il grande male della Fiat” cui approdò nel 2004, rinunciataria al confronto col resto del mondo, chiusa in se stessa, come la penisola che adesso non saprebbe rendergli il giusto merito per i risultati conseguiti. Poco gli importa se già prima di lui, a partire dal 1980, altre generazioni di manager avevano ottenuto la flessibilità del lavoro che oggi invoca, e l’abbattimento delle ore di sciopero, senza però che la Fiat ne abbia tratto vantaggio rispetto ai concorrenti. Forte del suo indubbio fascino, è come se tutto potesse ricominciare da lui, incarnazione della metamorfosi dal locale al globale, in uno sforzo titanico ma incompreso. (more…)

Fiat in Serbia, il dumping di Marchionne

luglio 24, 2010

Nell’articolo: Qualche minuto in rete basta però per venire a sapere che il salario medio dei lavoratori serbi del settore auto si aggira sui 400 euro al mese. Ed è improbabile che tale costo sia accresciuto da consistenti contributi destinati al servizio sanitario e alla pensione, come avviene da noi grazie alle conquiste sociali di due generazioni fa

di Luciano Gallino, Repubblica, 23 luglio 2010, da “Micromega

Quattro anni fa, settembre 2006, Sergio Marchionne dichiarava prima in un discorso all´Unione Industriale di Torino, poi in un’intervista a questo giornale, che «il costo del lavoro rappresenta il 7-8 per cento».
«E dunque – aggiungeva – è inutile picchiare su chi sta alla linea di montaggio pensando di risolvere i problemi». Per contro ieri annuncia che, tutto sommato, ritiene necessario picchiare proprio su chi sta alla linea. E le ragioni per farlo sembrano primariamente connesse al costo del lavoro. In questo caso i destinatari diretti del messaggio non sono i lavoratori di Pomigliano, ma quelli di Mirafiori, visto che un nuovo modello di auto che doveva venir prodotto nello stabilimento torinese sarà invece prodotto in Serbia. Una decisione che, se non è un de profundis per Mirafiori, poco ci manca.

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MARPIONNE ANNO ZERO

luglio 3, 2010

LA FIAT RIPIOMBA NEL BUIO PRE-MARCHIONNE: LA QUOTA DEL MERCATO EUROPEO (ITALIA ESCLUSA) STA PRECIPITANDO AI LIVELLI CHE L’AD AVEVA TROVATO AL SUO ARRIVO, NEL 2004 – PER RIPRENDERSI DALLA BATOSTA SARÀ NECESSARIO UN ATTO DI FEDE DEGLI OPERAI DI POMIGLIANO E IL SUCCESSO (A RISCHIO) DELL’ACCORDO CON CHRYSLER…

Nell’articolo: Che cosa è accaduto? La risposta va cercata nella fine dei piani di incentivazione che in diversi Paesi d’Europa, dopo lo scoppio della crisi, erano stati avviati per dare ossigeno all’industria dell’auto, premiando in particolare le auto a più basso consumo

Luca Piana per L’espresso”

Ce la farà la Fiat? In queste settimane, mentre l’attenzione era concentrata sul futuro della fabbrica di Pomigliano, la casa automobilistica guidata da Sergio Marchionne si è ritrovata a vivere un momento di mercato negativo come non accadeva da tempo. Negli ultimi anni, infatti, la Fiat aveva mostrato una continua progressione nelle vendite o almeno, da quando era scoppiata la recessione mondiale, nelle quote di mercato.

E la percezione di un risanamento ormai acquisito sembrava un dato di fatto, per di più dopo l’applaudito ingresso nell’americana Chrysler. A partire da aprile, però, la situazione è tornata a farsi difficile e alcuni problemi nelle strategie commerciali e di prodotto impostate da Marchionne sono venuti alla luce tutti insieme.

Poco più di un anno fa, nel maggio 2009, la Fiat aveva raggiunto una quota di mercato molto lusinghiera, non solo in Italia. In Europa occidentale aveva toccato un picco del 9,3 per cento, raggiunto anche grazie ai miglioramenti in mercati cruciali come Germania e Gran Bretagna. (more…)

Intervista a Sergio Marchionne

febbraio 4, 2010

L’ad della Fiat: “cassa” annunciata subito per non finire a ridosso delle elezioni

MARIO CALABRESI
TORINO
«Sono agnostico sugli incentivi: il governo faccia la sua scelta e noi la accetteremo senza drammi. Ma abbiamo bisogno di decisioni in tempi brevi e di uscire dall’incertezza, poi saremo in grado di gestire il mercato e la situazione qualunque essa sia». Senza giri di parole Sergio Marchionne parte subito dai problemi più spinosi, ci tiene a presentarsi sereno e collaborativo e riesce anche a fumare meno: «La decisione di smettere di produrre a Termini Imerese è stata presa, ma siamo pronti a fare la nostra parte, a farci carico, insieme al governo, dei costi sociali di questa scelta. Cerco il dialogo e chiedo di mettere da parte la dietrologia: nella decisione di fermare le fabbriche per due settimane non c’è nessuna provocazione e nessun ricatto».

Sulla scrivania del suo ufficio al Lingotto c’è un’immensa rassegna stampa che annuncia lo sciopero in corso e riepiloga le polemiche delle ultime settimane. L’amministratore delegato della Fiat ha voglia di spiegare e per una volta spegne tutti e cinque i suoi telefoni. Dalla busta che li contiene spunta una piccola statuetta della divinità indiana Ganesh – quella con la testa di elefante -, «Chi me l’ha regalata dice che porta fortuna e di questi tempi ogni cosa è ben accetta».

Fino all’anno scorso lei riceveva applausi da destra a sinistra, metteva d’accordo tutti e veniva definito il salvatore della Fiat e il manager dei miracoli. Oggi il clima è completamente diverso, cos’è cambiato?
«Nulla. Zero. Sono sempre lo stesso, è il mondo che è cambiato. Il mio impegno è uguale, come le mie idee, ma quando sono arrivato c’era solo la crisi della Fiat ora c’è una crisi globale. Il contesto è completamente diverso. Il mercato dell’auto in Europa scenderà quest’anno tra il 12 e il 16 per cento, che significa tra un milione e mezzo e due milioni di macchine in meno, tante quante ne vende la Fiat nel continente. Abbiamo rimesso in piedi l’azienda ma se ora non interveniamo per risolvere i problemi strutturali derivanti dalla crisi allora rischiamo di distruggere tutto e di giocarci il futuro».
Marchionne tira fuori da un cassetto un suo discorso del giugno del 2006 e comincia a leggere dei passaggi ad alta voce: «Ascolti cosa dicevo: “E’ nell’interesse della società appoggiare le persone che soffrono le conseguenze delle trasformazioni causate dai movimenti dei mercati. Queste persone hanno bisogno di sostegno per permettere loro di trovare un nuovo lavoro e mantenerle integrati nella società”. Oggi la penso allo stesso modo e per questo ci faremo carico dei costi sociali delle ristrutturazioni». Mentre parla tiene una calcolatrice in mano, fa e rifà conti: «Oggi la Fiat rispetto al 2004 ha 12 mila persone in più che lavorano nel gruppo. Ma sembra che la Fiat sia diventata l’unico problema nazionale. Ci si rifiuta di guardare a ciò che sta accadendo nel mondo, di vedere il quadro della crisi globale, di riconoscere che l’industria dell’auto è costretta a ristrutturarsi in ogni Paese. Sei anni fa la General Motors era la più grande azienda automobilistica del mondo, ed è fallita, come la Chrysler, nel 2009. Ogni volta che parlo del problema dell’industria automotive in Italia devo ricominciare a spiegare da capo qual è la situazione. Certo è chiaro che non si può chiedere all’operaio di Termini di farsi carico della crisi globale, ma lo devono fare insieme governo, sindacati e Fiat». (more…)