Posts Tagged ‘servizi segreti’

«Nemo», gli 007 della Resistenza

febbraio 19, 2011

Il ruolo dei servizi segreti dopo l’8 settembre, raccontato da un protagonista. Francesco Gnecchi Ruscone mette in luce il contributo dei militari alla lotta partigiana

Enrico Mannucci per “Il Corriere della Sera

Francesco Gnecchi Ruscone, nato nel 1924, era un giovanotto della buona società milanese. Famiglia borghese vissuta nel culto del Risorgimento, ostile al comunismo ma anche estranea alla retorica del fascismo. Il padre diffidava di quello stile pomposo, metteva in termini frivoli il suo rifiuto del regime: «Un signore porta camicie bianche, al massimo con righine blu, nere mai: per nessun motivo». Così era stato schedato come «elemento ostile». Il figlio aveva sedici anni quando l’Italia era entrata in guerra. Non ha tempo di andare sotto le armi prima dell’8 settembre. Allora, però, sa perfettamente che suo dovere è opporsi agli invasori. Ovvero, ormai, i tedeschi. E così, con la famiglia, comincia a darsi da fare. Dapprima aiuta a nascondere i tanti prigionieri alleati sperduti nel Nord Italia dopo l’armistizio. Poi entra nei Giovani liberali della resistenza milanese. Da lì diventa, nell’estate del 1944, un agente della rete segreta «Nemo». La sua memoria – finora nota solo attraverso una pubblicazione privata in inglese, When being italian was difficult(«Quando essere italiano era difficile») – si deposita ora in un libro edito da Mursia (Missione «Nemo». Un’operazione segreta della Resistenza militare italiana) corredato e integrato dalle ricerche di Marino Viganò e Susanna Sala Massari. Un’autobiografia che è anche un saggio su uno dei risvolti meno esplorati della Resistenza in Italia. Perché la «Nemo» – anzi, missione «Nemo Op. Stand II» – è un esempio significativo del contributo dato alla Liberazione dall’esercito italiano rimasto fedele al re, dal Sim, anzi, ossia dal servizio segreto che a lungo ha sofferto ombre di ambiguità e doppiezze non del tutto ingiustificate. (more…)

STORIE MASSONICHE DI COSA NOSTRA

agosto 25, 2010

DALL’ADDAURA A VIA D’AMELIO, IL BOSS CHE APPARE E SCOMPARE A FIANCO DI PERSONAGGI IN DIVISA TANTO IMPROBABILI QUANTO SINISTRI – DI SCOTTO GENCHI HA TUTTI I TABULATI. SONO CHIAMATE CHE PORTANO LONTANO, A MEDICI, FUTURI POLITICI, IMPRENDITORI, FAVOREGGIATORI IMPORTANTI – SEGRETO DOPO SEGRETO, SE SI SCORRONO LE VICENDE DELLE INDAGINI ANTIMAFIA ALLA FINE SI ARRIVA SEMPRE A UN BOSS E A UN AGENTE SEGRETO SFIGURATO…

Nell’articoloPrima di rivedere uscire ancora una volta il volto di Gaetano Scotto legato a un altro, sconosciuto, 007 bisogna seguire un percorso tortuoso, che parte sempre da lì, tre anni prima, all’Addaura. “L’attentato del 1989 doveva avvenire un giorno prima del ritrovamento dell’esplosivo, il 20 giugno, quando Falcone aveva previsto di fare un bagno, e solo alla fine decise con i magistrati elvetici di cambiare programma. Ma questo era noto a pochissime persone, un aspetto cruciale per capire cosa accadde”. Luca Tescaroli è stato pubblico ministero per la strage di Capaci ed è convinto, come lo era Falcone, che dietro all’attentato ci fossero “menti raffinatissime”

Edoardo Montolli per il mensile IL – Il maschile del Sole24Ore, da “Dagospia

E’ in galera dal 2001. Per otto anni aveva fatto impazzire la Dda di Palermo, che lo riteneva al centro di un traffico di droga costruito sull’asse Stati Uniti – clan dei Vernengo in Sicilia – Nord Italia. Ma per otto anni si era come volatilizzato. Scomparso. E oggi sarebbe probabilmente su una spiaggia a godersi il sole, se non si fosse fatto beccare a Chiavari per il tentato omicidio di un’ottantaduenne in cambio di 250 milioni di lire.

Una storiaccia di raggiri ai danni di ricchi anziani, convinti a firmare testamenti a favore di una banda di magliari. Una storiaccia dove nessuno pensava mai che potesse finirci dentro uno del suo calibro.

Si chiama Gaetano Scotto, boss dell’Arenella, ed è tra i condannati per la morte di Paolo Borsellino e della sua scorta. Sembra il grottesco epilogo di un killer di Cosa Nostra caduto in disgrazia. E forse è così. Forse. Di certo alla Procura di Caltanissetta stanno riscrivendo ciò che accadde nelle stragi del ’92, in una trama molto complessa: parte dal lontano fallito attentato all’Addaura a Giovanni Falcone nell’89, affronta presunte trattative tra lo Stato e la mafia, depistaggi, e personaggi che nemmeno ad uno scafato scrittore di thriller verrebbero in mente.

L’intreccio è fitto di ombre di servizi segreti deviati. Ma in questo scavare a ritroso tra fatti e 007 invisibili, si finisce sempre per incontrare lui, Gaetano Scotto, capace di mandare in tilt i cacciatori di latitanti per otto anni, ma di finire miseramente in galera per aver tentato di ammazzare una pensionata. E allora la domanda è inevitabile: chi è davvero? Per scoprirlo, forse, bisogna mettere insieme tanti piccoli pezzi di un puzzle. (more…)

Imprese e agenti segreti quella strana accoppiata

luglio 26, 2010

Giuliano Amato per “Il Sole 24 Ore

I libri di storia economica e di diritto dell’economia indicano una varietà di strumenti con i quali gli stati hanno protetto e proteggono le loro industrie contro la concorrenza straniera. Disponiamo di trattazioni approfondite delle tariffe, delle regole tecniche escludenti, degli aiuti finanziari, delle commesse pubbliche, ma assai raramente leggiamo qualcosa sulla protezione che più sta prendendo piede al nostro tempo, quella di mettere a disposizione delle imprese i servizi segreti, tanto in chiave difensiva, quanto a volte in chiave offensiva.

Abituati come siamo ad accoppiare i servizi segreti alle istituzioni politiche e alla difesa militare, quella fra gli stessi servizi e le imprese ci appare un po’ una strana coppia. Ma a pensarci bene ci si accorge presto che la coppia è assai meno strana di quanto non sembri. Nel mondo di oggi sarebbe certo esagerato dire che per dare forza a un paese il potenziale militare ha smesso di contare, ma certo accanto ad esso conta sempre di più l’economia e quindi la capacità delle imprese di ciascun paese di generare innovazione, di esportare, di produrre fuori dai propri confini, di far dipendere gli altri da sé, più di quanto in un mercato globale ciascuno dipenda sempre dagli altri. (more…)

Guerra fredda con tutti i comfort

luglio 12, 2010

Nell’articolo: Oggi, grazie al monitoraggio constante effettuato dall’Fbi nel corso degli anni, sappiamo che nessuno di loro è riuscito a conoscere neppure in modo superficiale i funzionari che gestiscono i dati ai quali non si può accedere liberamente attraverso Internet

di Moisès Naim, da “Il Sole 24 Ore

Per quale motivo il paese che può contare sui migliori hacker del mondo e che è in grado di violare i sistemi computerizzati più protetti decide di piazzare delle spie nei sobborghi degli Stati Uniti che operano nel modo più maldestro che si possa immaginare e vengono pagati con borse di carta piene di contanti sotterrate in un giardino? Lo stupore suscitato dalla cattura delle dieci spie russe che hanno vissuto per anni mimetizzate nella società statunitense non è dato dal fatto che i servizi di intelligence siano ancora attivi. Tutti i paesi spiano i propri rivali e gli stati vicini e a sua volta sono spiati dagli stessi.

La vera sorpresa è che i capi dell’intelligence russa abbiano deciso di investire tanto denaro e tanto tempo per uno sforzo così inutile.
Quali preziosi segreti può carpire una coppia di spie russe che assieme alle figliolette trascorre una vita da classe media a Montclair nel New Jersey? O cosa pensavano potesse scoprire Anna Chapman la cui attività aveva come principale teatro di operazioni le discoteche di New York? Secondo la documentazione dell’Fbi, il servizio segreto estero russo (conosciuto come Svr) ha illustrato ai propri agenti insediati negli Stati Uniti la natura della propria missione e le aspettative che il «C», il Centro, quartiere generale del Svr, nutriva nei loro confronti. (more…)

Stragi, servizi e depistaggi: così Genchi aveva anticipato i sospetti su La Barbera

giugno 11, 2010

Nell’articolo: “Il 14 un’autobomba esplode a Roma, in via Fauro. L’attentato pare diretto al giornalista Maurizio Costanzo, che ci stava passando, ma che al momento dello scoppio era ancora fuori bersaglio. Sulla stessa via, a una manciata di metri, c’è parcheggiata la Y10 di Lorenzo Narracci, vice di Contrada al Sisde, che abita lì. C’è chi si chiede se il vero obiettivo fosse lui”

di Benny Calasanzio, da “Micromega

Come nelle migliori trame tessute da esperti giallisti, sulle indagini per la strage di Via d’Amelio piomba l’ennesimo colpo di scena, che a dir la verità si annusava da qualche tempo a questa parte e che da quasi un anno, invece, giaceva accennato sulle pagine di un libro.

A restituire un ulteriore tassello di verità su quello che accadde dopo la strage del 19 luglio, sui depistaggi e sui processo “farsa” sono stati ancora una volta Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, ormai coppia fissa in delicate inchieste come L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino e Profondo Nero, e L’Agenda Nera che da oggi è nelle librerie.

Questa volta, il nome che viene fuori dalla carte che ora sono in mano alla Procura di Caltanissetta fa sobbalzare sulla sedia. Arnaldo La Barbera, ex capo della Squadra Mobile di Palermo e poi questore della città. Lo stesso La Barbera che era stato responsabile della sicurezza personale di Giovanni Falcone e successivamente, con un decreto ad hoc che, come vedremo, aveva già procurato dei sospetti a chi gli era vicino, nominato al vertice della squadra investigativa “Falcone-Borsellino” per seguire le indagini sulle stragi. (more…)

Il superpoliziotto La Barbera era un agente dei Servizi

giugno 9, 2010

Per almeno due anni fu una “fonte” del Sisde. Nome in codice “Catullo”. Per ora non ci sono legami tra i buchi neri delle inchieste e il doppio ruolo del poliziotto. Possibili ripercussioni sulle indagini per gli attentati all’Addaura e a Paolo Borsellino

Nell’articolo: “Le ultime investigazioni hanno accertato che il pentito Scarantino, voluto a tutti i costi da Arnaldo La Barbera come l’autore del furto di quell’auto che poi servì a uccidere Borsellino, mentiva. E mentiva probabilmente per sviare le indagini”

Attilio Bolzoni per “La Repubblica

C’è una relazione riservata che è finita fra le carte delle stragi siciliane. E’ la fotocopia di un fascicolo dei servizi segreti, una scheda intestata alla “fonte Catullo”. Sotto il nome in codice, c’è anche il nome vero del personaggio sotto copertura: Arnaldo La Barbera, capo della squadra mobile di Palermo a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta e poi a capo del “Gruppo Falcone-Borsellino”, il pool di investigatori che per decreto governativo ha investigato sulle uccisioni dei due magistrati.

Questa è l’ultima informazione arrivata dall’Aisi (l’Agenzia per la sicurezza interna) ai procuratori di Caltanissetta che indagano su Capaci e via Mariano D’Amelio, ed è anche l’informazione che potrebbe dare una sterzata decisiva a tutte le inchieste sui massacri di mafia avvenuti in quella stagione in Sicilia. Arnaldo La Barbera, morto di cancro nel settembre del 2002, fama di funzionario integerrimo, un duro catapultato nella prima settimana di agosto del 1988 in una Palermo rovente soffocata dai sospetti e dai veleni, in realtà era al soldo del Sisde con una regolare retribuzione registrata nel fascicolo spedito qualche settimana fa agli inquirenti siciliani. Un’anomalia  –  capo della mobile di Palermo e “fonte Catullo” – che forse porterà a inseguire altre tracce sulle stragi. A cominciare dall’autobomba che ha fatto saltare in aria Borsellino e a finire al fallito attentato dell’Addaura. Per il momento non c’è alcun collegamento – preciso, documentato – fra i buchi neri delle indagini sui massacri e la scoperta della “fonte Catullo”, lo scenario che però si apre con l’entrata in scena di La Barbera agente segreto è di quelli molto inquietanti.  (more…)

Feltri: il sig. Franco, l’ennesima bufala sulla trattativa tra Stato e mafia

giugno 7, 2010

Nell’articolo: “È sufficiente che salti su Tizio e dichiari di custodire i segreti di Cosa nostra e il Paese si ferma ad ascoltarlo in silenzio”

Di Vittorio Feltri per “Panorama

L’Italia non ha eguali al mondo. Nonostante i problemi che la affliggono e che nessuno riesce non dico a risolvere, ma nemmeno ad affrontare, qui c’è sempre un clima da operetta dove le cose tragiche finiscono in burletta e le burlette in tragedia.
Nel lontano 1969, 41 anni orsono, ci fu la strage di piazza Fontana.Decine di morti e feriti. Le istituzioni traballarono sotto l’incalzare della protesta giovanile nata nelle università e nei licei e dilagata nelle strade. Seguirono indagini lunghe e tortuose, arresti e scarcerazioni; un anarchico volò dalla finestra della questura (Giuseppe Pinelli), un altro andò in galera (Pietro Valpreda), un commissario di polizia (Luigi Calabresi) venne scambiato per un persecutore di valenti democratici, processato sui giornali e giustiziato da un branco di assassini al grido di crepa brutto sbirro. Gli autori della strage non sono mai stati identificati anche se tutti, ma proprio tutti, affermano di sapere chi essi siano. Ancora oggi, dopo un’inchiesta conclusasi con un nulla di fatto malgrado sprechi di tempo e di mezzi, siamo qui a interrogarci: sono stati i fascisti o gli anarchici? Nel dubbio si dà la colpa ai servizi segreti deviati comandati da politici cinici e bari. (more…)

Quel filo rosso che lega Agca a Moro e De Mita

maggio 13, 2010

13 maggio 1981, ore 17,17. Il proiettile colpì Giovanni Paolo II all’ombelico; un altro ferì mano sinistra e gomito. Ali Agca sparò da tre metri. Chi presume facile colpire da tre metri, spari come Agca: arma sopra la testa, senza mirare; bravo chi colpisce una valigia. Agca colpì all’ombelico, per una lenta e sicura morte. Il proiettile della Browning calibro 9 Parabellum penetrò a 330 metri al secondo – l’energia d’una palla di 6 chili, lanciata a 100 chilometri l’ora – sfiorò uretra, aorta e milza; trapassò l’osso sacro, lasciando intatti organi vitali e midollo spinale. Il proiettile è incastonato nella corona della Madonna di Fatima. Una Browning sparò anche a Sarajevo, il 28 giugno 1914. Solo due proiettili di Gavilo Princip uccisero l’arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie, accendendo la prima guerra mondiale, madre di tutte le guerre successive.

«Com’è possibile che tu sia vivo?» stupì Agca quando il Papa lo visitò in carcere «io sono un professionista; sparai per ucciderti».

Anni dopo un collaboratore di Giovanni Paolo II mi ammonì:«Si capisce quanto avvenne solo ricordando che il papa è Vicario di Cristo». (more…)

«Non solo mafia dietro la strage di Portella»

aprile 14, 2010

Vittorio Bonanni
Tanti e tanti sono stati gli studi, tante e tante le ricerche e le pubblicazioni sulla strage di Portella della Ginestra, che il primo maggio del 1947 provocò la morte di 11 persone e 27 feriti, alcuni dei quali morirono successivamente per le gravi ferite riportate. A sparare materialmente furono gli uomini del bandito Salvatore Giuliano, ma è ormai una verità storica acquisita che dietro quella carneficina ci fossero i latifondisti siciliani, le forze più reazionarie della regione, impauriti dalla sempre crescente forza che stava acquisendo la coalizione social-comunista che il 20 aprile di quell’anno aveva conquistato alle elezioni per l’Assemblea regionale siciliana 29 seggi contro i 21 della Dc. Ma non solo. Molti studiosi non esitano a puntare l’indice contro gli Stati Uniti e i loro servizi segreti, i cui interessi convergevano con quelli delle forze conservatrici e filoatlantiche italiane, timorose che quel successo potesse essere solo l’annuncio di una vittoria, inaccettabile per Washington, delle sinistre nelle elezioni nazionali del 18 aprile 1948. Francesco Petrotta, studioso della strage e del movimento contadino a Piana degli Albanesi, non è di questo avviso. Nel suo recente libro La strage e i depistaggi , sostiene l’estraneità degli Stati Uniti in una vicenda che vide come protagonista, secondo Petrotta, soprattutto la mafia. E anche lo storico Salvatore Lupo, uno dei maggiori esperti di mafia e curatore della prefazione, mette in guardia dal ridurre «la storia a complotto planetario», rischiando così di «offuscare il quadro delle passioni, delle idee, dei soggetti reali». Un tesi che si contrappone nettamente a tante altre e in particolare a quella dello storico Giuseppe Casarrubea, che forse più di ogni altro ha dedicato i propri studi a quella terribile vicenda. «Ognuno è libero di dire tutto quello che vuole – dice lo studioso di Partinico – come fu libero allora il ministro dell’Interno Scelba che in piena Assemblea costituente disse che a Portella non si era consumato un delitto politico ma un episodio dovuto a motivi territoriali, circoscritti, legati a fenomeni di tipo feudale, alludendo alla banda Giuliano». (more…)