Posts Tagged ‘silvio berlusconi’

B. e don Verzè, la vera storia

agosto 2, 2011

La carriera del prete affarista è sempre stata intrecciata a quella del Cavaliere. Da quando trafficavano insieme per spostare le rotte Alitalia da Milano 2. Il marcio iniziò così e proseguì per decenni. Sempre con i due a braccetto

Marco Travaglio per “l’Espresso

A proposito di don Luigi Verzè, già cappellano di Craxi (“in lui vedo Cristo”) e di Berlusconi (“un dono di Dio all’Italia”), ma anche ben ammanicato con Nichi Vendola che gli ha spalancato le porte della Puglia (“uno dei pochissimi politici italiani ad avere un fondo di santità”), l’unico sentimento che non si può provare davanti al disastro del suo San Raffaele è lo stupore. La carriera di questo prete simoniaco è indissolubilmente legata a quella del premier: naturale che, se il Cav declina, il Don si senta poco bene.

Chi volesse saperne di più non ha che da leggere “L’Unto del Signore” di Gumpel e Pinotti (Bur) e “Dossier Berlusconi anni Settanta” (Kaos). I due libri raccontano la storia di un giovane costruttore brianzolo, schermato da strani paraventi svizzeri, che 40 anni fa compra per quattro soldi 700 mila metri quadri di terreni a Segrate e inizia a costruirvi la città satellite Milano2. Sventuratamente la quiete di quel paradiso è turbata dal frastuono di oltre 100 decibel degli aerei che decollano ogni 90 secondi dalla vicina Linate. Il che dovrebbe sconsigliare vivamente la costruzione di insediamenti residenziali e tanto più ospedalieri. Ma il palazzinaro regala un pezzo di terreni a un prete più spregiudicato di lui, sospeso a divinis dalla Curia milanese, perché vi eriga una bella clinica privata con soldi pubblici: il San Raffaele. Poi il gatto e la volpe, cioè il palazzinaro e il cappellano piagnucolano: non si possono ammorbare i malati con quel rumore.  (more…)

“IO VE LO AVEVO DETTO”

giugno 28, 2011

NESSUNO MEGLIO DI MONTANELLI POTEVA COMPRENDERE LA MUTAZIONE GENETICA CHE TRASFORMÒ IL ‘SILVIO DI ARCORE’ IN ‘CAVALIERE’ – L’EPICA BERLUSCONEIDE ATTRAVERSO I SUOI ARTICOLI SUL “GIORNALE”, “LA VOCE” E “CORRIERE” – “SOFFRÌ MOLTISSIMO PER LA MORTE DEL PADRE. LO VIDI PIANGERE COME UNA VITE TAGLIATA. QUALCHE GIORNO DOPO, MI DISSE: “D’ORA IN POI MIO PADRE SEI TU”. MI CHIEDO A QUANTI ALTRI LO AVEVA GIÀ DETTO, O STAVA PER DIRLO”…

1 – INDRO E SILVIO UNA TELENOVELA
Antonio D’orrico per il “Corriere della Sera“, da “Dagospia

Una volta si facevano tanti dibattiti sul tema: «Può un giornalista essere scrittore?» . Lo so che, detto in questo modo, può far venire in mente i dibattiti nelle case del popolo toscane che ogni tanto Roberto Benigni ama ricordare («Compagni e compagne, l’argomento della nostra discussione odierna è: “Pole la donna essere uguale all’omo?”» ), ma le cose andavano così. Adesso abbiamo la risposta a quell’annosa querelle: «Pole un giornalista essere uno scrittore?» . La risposta esatta è: «Sì, se il giornalista è Indro Montanelli» .

E se qualcuno non vuole chiudere la questione qui, possiamo aggiungere un’altra cosa. Molti anni fa lo scrittore colombiano e premio Nobel Gabriel García Márquez si sottopose pazientemente a una raffica di domande postegli dal suo vecchio amico Plinio Mendoza, che voleva scrivere un libro su di lui (Odor di guayaba). Márquez rispose a tutte le domande con generosità. Solo davanti a una ebbe un’esitazione, cominciò a guardare fuori dalla finestra e rimase zitto. (more…)

Gita fuori porta

settembre 11, 2010

Nell’articolo: invitato alle nozze del figlio del presidente Erdogan, tentò di dare una toccatina alla sposa tutta fasciata di veli e, per il rito islamico, assolutamente inavvicinabile. Subito dopo, in piena tempesta ormonale, fece arrossire il premier tedesco Schroeder: “Parliamo di donne: tu te ne intendi, ne hai cambiate tante, eh eh”. Resta però ineguagliata la performance del Cavaliere di Hardcore allo stabilimento Merloni in Russia, dove nel 2004 tentò di trascinare l’amico Putin in un concorso di bellezza improvvisato fra le operaie della fabbrica, dandogli di gomito: “Voglio baciare la lavoratrice più bella”

Marco Travaglio per “Il Fatto

Che Mr B. desse il meglio di sé nelle missioni internazionali, era cosa nota. Appena varca la cinta daziaria, forse perché sprovvisto di Gianni Letta e delle altre badanti che hanno il compito di sedarlo nelle circostanze ad alto rischio, esce al naturale. Ma l’idea di andare a Mosca per rammentare davanti agli ex comunisti sovietici PutinMedvedev i finanziamenti occulti dei comunisti sovietici al Pci, ecco, quella non gli era ancora venuta.

Quando poi il nostro ha attaccato la geremiade contro Fini e le toghe rosse, le delegazioni giunte da tutto il mondo han preso a picchiare sugli auricolari della traduzione simultanea, pensando a un’interferenza in cuffia. Invece era proprio lui che, tanto per cambiare, badava ai cazzi suoi. Così la sua collezione di trionfi mondiali s’è arricchita di un altro capitolo memorabile. Anche perché negli altri Paesi il ricambio della classe politica è così rapido che, a ogni vertice internazionale, c’è sempre qualcuno appena arrivato che non conosce ancora Mr B. Dunque, si meraviglia. (more…)

«Mirabello? E Montecarlo?»

settembre 4, 2010

Alessandro De Angelis per “Il Riformista

Dice Feltri: «Ma chissenefrega di Mirabello, Fini pensi a rispondere su Montecarlo». Il direttore del Giornale, alla vigilia dello strappo del presidente della Camera, ribadisce la linea dura contro i ribelli di Fli e annuncia altre inchieste.

Direttore, siamo alla vigilia della rottura di Fini. Si sente un po’ colpevole?

Assolutamente no. O è una colpa aver previsto tutto? Non era mica così difficile vedere che dall’inizio della legislatura Fini si è messo in rotta di collisione col Pdl, o che sfruttando il suo ruolo istituzionale ha impedito al governo di governare, o che se ti applaude la sinistra sull’antiberlusconismo c’è qualcosa che non va.

Non salva proprio nulla.

Per carità: sui temi etici, io che sono un laico sono d’accordo con Fini, dal testamento biologico alle coppie di fatto. Ma il punto è la strumentalità di certe battaglie.

E domani, di fatto, Fini annuncerà un nuovo partito.
E chissenefrega. Non vivo la passione dell’attesa. Tra l’altro mi chiedo che successo può avere con le sue battaglie da partito radicale.

Il tema della legalità non è di destra?
Da che pulpito parla… Chiariamoci: se uno dice sono per la legalità, siamo tutti d’accordo. È ovvio. Ha mai sentito un politico dire «siamo per l’illegalità»? È come quando i comunisti dicevano «vogliamo pane e lavoro». Qualcuno forse diceva «vogliamo il digiuno e la disoccupazione»? Cose ovvie, appunto. Ma al di là degli slogan servirebbe, e mi riferisco a Fini, una coerenza tra i principi e la propria condotta quotidiana. (more…)

A cercar la bella destra

settembre 1, 2010

Franco Servello, l’ultimo dei missini

Nell’articolo: La delusione per il progetto del Pdl, dal punto di osservazione dell’anziano Servello, dipende anche, un po’, dalla guerra interna tra Berlusconi e Fini. “Questo conflitto non lo capisco”, dice. “I due leader non si dividono tanto sui contenuti, sui progetti, su una visione diversa e inconciliabile della storia o della cultura di destra. Berlusconi e Fini danno vita a un conflitto politico che inerisce alla contingenza più stretta. C’è un conflitto di poteri e c’è una discrasia sul terreno di due diverse sensibilità personali e caratteriali. Francamente incomprensibile. In politica bisogna trovare i motivi del consenso, dell’unità, del dibattito. Fini e Berlusconi devono fare adesso ogni sforzo per superare gli stati d’animo che creano confusione […..] Insomma, il premier non può davvero pensare di distruggere Fini e tutto quello che esiste intorno a Fini. E’ questo che desidera? […..] Della cittadinanza breve e della nuova politica dei diritti civili che ne pensa Servello? “Sono d’accordo con Fini su questi argomenti. Mio padre era un migrante, figuriamoci se non sono per la tolleranza e l’apertura

Salvatore Merlo per “Il Foglio

Ha ottantanove anni Franco Servello, è stato giornalista del Secolo, dirigente del Msi, parlamentare di An, avversario politico di Gianfranco Fini, poi suo alleato e sostenitore. Da qualche mese ha licenziato per Rubbettino un libro sul Duce, si intitola: “Perché uccisero Mussolini e Claretta. Oro e sangue a Dongo”. Sta bene Franco Servello, “non come questo centrodestra di oggi”, dice. “Sono l’ultimo in vita tra gli uomini che videro nascere da dentro il Movimento sociale e qualcosa l’ho imparata. Questa destra non mi piace. E’ incompiuta, pazzotica, rischia di essere una strana anomalia in Europa”. Ha parole di simpatia per Fini e per Berlusconi l’anziano senatore, ma in tutta evidenza, dopo il dissidio che ha diviso i due uomini, lui che pure conobbe il Cav. per primo portandolo da Almirante alla fine degli anni Settanta e poi da Fini agli inizi degli anni Novanta, adesso si è schierato con l’ex leader di An (“l’erede carismatico di Almirante”) e considera il premier “un uomo con meriti straordinari per la destra, ma che, allo stesso tempo, incarna anche l’anomalia che potrebbe strozzarla”.

E’ stato un errore il Pdl con lo scioglimento di Alleanza nazionale? “E’ stata un’azione avventata da parte dei dirigenti di An. Si era vicini alle elezioni e questa soluzione sembrava necessaria. Ma non è andata bene. Dov’è finita l’anima nazionale e sociale? A Berlusconi si deve rendere atto di aver incarnato una svolta enorme nella storia di questo paese, senza di lui si sarebbe arrivati a soluzioni di sinistra e temo non positive per gli interessi generali dell’Italia. Ma allo stesso tempo Berlusconi rappresenta solo una parte della destra, ne interpreta solo un aspetto, quello più economicistico, funzionalista, se vogliamo. (more…)

Gheddafi, un circo che ci umilia

agosto 30, 2010

Nessun’altra diplomazia occidentale tollera e incoraggia gli eccessi pittoreschi di un dittatorello e degrada la propria capitale a circo. Ci dispiace anche per il presidente del Consiglio, la cui maschera italiana si sovrappone ormai a quella libica, indistinguibili nel pittoresco, nell’eccesso, nella vanità, nel farsi soggiogare dalle donne che pensano di dominare

Nell’articolo: Il capotribù vuol far credere alla sua gente di avere sedotto, nientemeno, le donne italiane e di averle folgorate recitando il messaggio del profeta […..]  È vero che gli esperti di Orientalistica sostengono che la tribù in Libia è matriarcale e che dunque la moglie di Gheddafi sarebbe la generalessa del colonnello, ma questo Berlusconi non lo sa, la sua Orientalistica è ferma a quella dell’avanspettacolo, al revival di Petrolini: “Vieni con Abdul che ti faccio vedere il tukul” […..]  e c’è sempre il solito Frattini accovacciato fuori dalla tenda ad aspettare, aspettare, aspettare. E poi il tramonto, la luna…

Francesco Merlo per “La Repubblica

ANCHE ieri c’era il picchetto in alta uniforme ai piedi della scaletta dalla quale sono scese due amazzoni nerborute e in mezzo a loro, come nell’avanspettacolo, l’omino tozzo e inadeguato, la caricatura del feroce Saladino. Scortato appunto da massaie rurali nel ruolo di mammifere in assetto di guerra. E va bene che alla fine ci si abitua a tutto, anche alla pagliacciata islamico-beduina che Gheddafi mette in scena ogni volta che viene a Roma, ma ancora ci umilia e davvero ci fa soffrire vedere quel reparto d’onore e sentire quelle fanfare patriottiche e osservare il nostro povero ministro degli Esteri ridotto al ruolo del servo di scena che si aggira tra le quinte, pronto ad aggiustare i pennacchi ai cavalli berberi o a slacciare un bottone alle pettorute o a dare l’ultimo tocco di brillantina al primo attore.

È vero che ormai Roma, specie quella sonnolente di fine estate, accoglie Gheddafi come uno spettacolo del Sistina, con i trecento puledri che sembrano selezionati da Garinei e Giovannini, la tenda, la grottesca auto bianca, le divise che ricordano i vigili urbani azzimati a festa, e tutta la solita paccottiglia sempre uguale e sempre più noiosa ma, proprio perché ripetuta e consacrata, sempre più umiliante per il Paese, per i nostri carabinieri, per le istituzioni e per le grandi aziende, private e pubbliche, che pur legittimamente vogliono fare i loro affari con la Libia. (more…)

Un business da 40 miliardi per la Berlusconi-Gheddafi Spa

agosto 28, 2010

Grazie agli investimenti di Tripoli, il Cavaliere si è consolidato nei salotti buoni della finanza italiana. Il Colonnello è uscito dal suo storico isolamento ed ora società del suo Paese accedono alla City di Londra

Nell’articolo: Il Biscione ha già piazzato le sue pedine negli snodi chiave: Fininvest e Mediolanum hanno il 5,5% di Mediobanca, crocevia di tutta la galassia. Tra i soci di Piazzetta Cuccia – con un pool di azionisti francesi accreditati del 10-15% – c’è il fido Ben Ammar. E gli ultimi due tasselli sono andati a posto in questi mesi. Lo sbarco di Tripoli a Piazza Cordusio, primo azionista di Mediobanca, stringe la tenaglia dall’alto. E a chiuderla dal basso ci pensa Cesare Geronzi, presidente delle Generali i cui ottimi rapporti con il Colonnello (e con il premier) – se mai ce ne fosse stato bisogno – sono stati confermati dalla difesa d’ufficio di entrambi al Meeting di Rimini

Ettore Livini per “La Repubblica

NON SOLO tende beduine, caroselli di cavalli berberi e sfilate di soldatesse-amazzoni. La Berlusconi-Gheddafi Spa, a due anni dalla fondazione, è uscita da tempo dal folklore. L’oggetto sociale d’esordio  –  la chiusura delle ferite del colonialismo  –  è stato rapidamente archiviato all’atto della firma del Trattato d’amicizia bilaterale nel 2008.
L’Italia ha garantito 5 miliardi in 20 anni alla Libia e Tripoli ha bloccato (a modo suo) il flusso di immigrati verso la Sicilia. Poi – snobbando i dubbi degli 007 Usa e dei “parrucconi” come Freedom House che considerano il Paese africano una delle dieci peggiori dittature al mondo – sono cominciati i veri affari. Un pirotecnico giro d’operazioni gestite in prima persona dai due leader e da un piccolo esercito di fedelissimi (“gli imprenditori sono i soldati della nostra epoca”, dice il Colonnello) che ha già mosso in 24 mesi quasi 40 miliardi di euro e che rischia di cambiare – non è difficile immaginare in che direzione – gli equilibri della finanza e dell’industria di casa nostra.

La premiata ditta Gheddasconi ha una caratteristica tutta sua. Gli affari diretti tra i due sono pochissimi. Anzi, solo uno: Fininvest e Lafitrade, uno dei bracci finanziari di Gheddafi, hanno entrambe una quota in Quinta Communications, la società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l’imprenditore franco-tunisino tra i principali fautori dell’asse Arcore-Tripoli. Il grosso del business si fa per altre strade. Il Colonnello ha messo sul piatto un po’ del suo tesoretto personale (i 65 miliardi di liquidità di petrodollari accumulati negli ultimi anni). Il Cavaliere gli ha spalancato le porte dell’Italia Spa, sdoganando la Libia sui mercati internazionali ma pilotandone gli investimenti ad uso e consumo dei propri interessi, politici e imprenditoriali, nel Belpaese. (more…)

Tv insieme, Silvio e Muammar sulla stessa lunghezza d’onda / Smentita dell’avvocato Ghedini

agosto 20, 2010

Umberto De Giovannangeli per “L’Unità

Una cosa ci tiene a chiarire prioritariamente: nessuno, al di là di una puntualizzazione del finanziere-produttore-amico del Cavaliere, Tarak Ben Ammar, ha provato a smentire quanto da lui scritto nell’articolo-bomba pubblicato sul Guardian il 6 settembre 2009. John Hooper è l’autore dello scoop che ha disvelato le operazioni finanziarie tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, facendo emergere quello che il reporter britannico ha definito un «colossale conflitto di interessi». «Il fatto è – annota Hooper – che a unire i due leader non è solo il pugno di ferro contro gli immigrati clandestini. A unirli ci sono anche e per molti aspetti, soprattutto gli affari». Affari di famiglia.

È la Libyan connection. Vale la pena riportarla alla memoria, perché questa storia dà spessore e concretezza alle esternazioni sibilline di alcuni parlamentari «finiani», in primis Carmelo Briguglio, sulla «reale natura» delle relazioni tra Berlusconi e Gheddafi (e Vladimir Putin). Il Guardian scrive che nel giugno (2009) «come riportato da una piccola agenzia di stampa italiana, Radiocor», una società libica chiamata Lafitrade ha acquisito il 10 per cento della Quinta Comunication, una compagnia di produzione cinematografica fondata da Tarak Ben Ammar, storico socio di Berlusconi. (more…)

Enzo Biagi intervista Silvio Berlusconi

agosto 11, 2010

Il ritratto: quei tre tordi che si credono aquile anti-Cav

agosto 4, 2010

Nell’articolo: Pierferdy nel ’94 era un democristianone di seconda fila. Allevato dal doroteo Bisaglia, alla sua morte si era appollaiato sulle esili spalle di Forlani. Travolto costui da Mani pulite, Casini evitò di naufragare con la Dc di Martinazzoli spogliandosi momentaneamente delle penne del tordo per fare il salto della quaglia in grembo al Cav. Si inventò prima un partitino con Mastella dal nome roboante di Centro cristiano democratico. Poi lo fuse con un ectoplasma analogo, il Cdu del filosofo vaticano Buttiglione. Ne scaturì la mitica Udc che era la coda del Polo di centrodestra

Giancarlo Perna per “Il Giornale

La maturità è arrivata, si profila la vecchiaia e Gianfranco Fini, 58, Ciccio Rutelli, 56, Pierferdy Casini, 55, sono sempre più delle anime in pena. Hanno avuto tanto e al di là dei meriti. Nulla è più diseducativo che mietere senza avere seminato: si perde il senso della realtà. È quanto succede ai tre. Sono dei tordi ma si considerano delle aquile e si sentono sottovalutati. Delusi, incolpano Berlusconi, l’estraneo che li condanna al ruolo di comparse. Così, i tre sparvieri mancati vaneggiano di allearsi.
A parte che non è chiaro cosa possano fare unendo le loro debolezze, ci vuole una dose da cavallo d’ingratitudine per prendersela col Cav. Senza di lui, dei tre si sarebbe da anni perduta la memoria. Col rimescolamento delle carte seguito al crollo della prima Repubblica, Fini e il Msi avrebbero avuto le ore contate. Solo la mano tesa del Cav gli ha prolungato la vita. Idem per Casini, che senza la sponda berlusconiana si sarebbe inabissato assieme alla Dc. Rutelli che, diversamente dagli altri due si è schierato a sinistra, è diventato un personaggio opponendosi al Cav, ma con una certa grazia che gli ha permesso di tenere i piedi in due staffe rendendolo interessante a fasi alterne. Questo però lo sanno anche le pietre. Più istruttivo, invece, ripercorrere le carriere del trio all’ombra del berlusconismo. (more…)

Dal predellino alla catastrofe i 16 mesi crudeli del Pdl

luglio 29, 2010

Che cosa è cambiato meno di due anni dopo la Fiera di Roma. Le macerie della politica e il deserto progettuale. Il partito ha conosciuto terribili passaggi ancora segreti che si verranno a sapere a tempo debito

Filippo Ceccarelli per “La Repubblica

BREVE la vita e infelice del Popolo della Libertà. Dopo 16 mesi dalla tecno-apoteosi del congresso fondativo e fasullo, con il palco rock, i milioni di led, le riprese di riguardo e a planare, l’applausometro in delirio, e gli inni trionfali, il salottino per la supernomenklatura, le abbronzature invernali delle future veline. Ecco, a debita distanza dall’evento e dall’indubbia megalomania che aleggiava sui baracconi incantati della Fiera di Roma, si può concludere con qualche ragionevole cinismo che il “popolo” invocato in pompa magna al posto del convenzionale “partito” era forse un’entità troppo impegnativa. Almeno per come, tra alti e bassi, stop and go, rabbie e dispetti, interviste costruttive e distruttive, comunque sta andando a finire nel Pdl.

Quanto alla libertà, termine invero piuttosto generico in tempi abbastanza vuoti e crudeli, ci si limita a ricordare che sempre in quella fastosa occasione, quando Fini prese la parola per ben 55 minuti, con matematica e sistematica regolarità non solo disse sempre “partito”, ma ogni volta riferì “alle” libertà, plurale, e non all’unica e dogmatica libertà campeggiante sui grandi e ripetuti emblemi che dominavano la scena fondante e preliminare.
Ciò nonostante, conclusa la cauta e sinuosa controrelazione del “cofondatore”, il presidentissimo Berlusconi, che per tutto il tempo seduto accanto alla bionda Tulliani aveva annuito e pure fatto okay con la mano, ritenne di dover irrompere sul palchetto, anche a costo di interrompere lo scontato tripudio tricolore. E allora salì lì sopra, d’impeto, a larghe falcate, e buttò le braccia al collo di Fini e gli impresse un bacio, che l’altro accolse con impercettibile diffidenza per via della fitta coltre di cerone. Ma siccome Berlusconi è (anche) un grande uomo di spettacolo subito si mise alla destra del presidente della Camera, così conquistando una posizione di preminenza ottica oltre a una maggiore facilità di movimento. (more…)

Qualcuno fu berlusconiano

luglio 25, 2010

L’ennesima metamorfosi collettiva è già partita. Molti si affannano a eliminare le prove di un’appartenenza che li imbarazza. Acrobazie verbali e riposizionamenti

Filippo Rubè per Il Foglio, da “Dagospia

Alcuni, con eccesso di slancio e per amor di simmetria, divennero pure comunisti. Che la mutazione sia nel dna rosso-nero degli italiani lo dimostra anche quello che successe nel 1989, nell’Italia quale colonia mancata dell’impero sovietico. Molti ex Pci iniziano a diventare non-più-comunisti o, come il giovin compagno Walter Veltroni della Fgci, mai-stati-comunisti. Never-been-K.

Due menzogne complementari. Il paese che ha dato la linea, nera, a tutta l’Europa nel primo Novecento di colpo non è più fascista. Il paese con il più importante partito comunista dell’emisfero occidentale del Dopoguerra non ha più un comunista che ammetta d’esserlo senza arrossire (no, Gianni Vattimo non vale, era nell’azione cattolica da ragazzo e poi gli piace il castrismo per motivi esotici). E ora? Ora succederà che un giorno preciso, di un mese preciso, di un anno preciso che solo iddio sa, gli italiani si scopriranno tutti mai-stati-berlusconiani. Never-been-B.

Il problema non riguarderà solo i berlusconiani veri, o nicodemici – che lo erano senza dirlo -, ma anche gli antiberlusconiani che hanno campato con le prefetture culturali del suo impero: scrittori di sinistra pubblicati da Mondadori, volti noti di Fininvest-Mediaset, giornalisti organici al gruppo di famiglia.

E poi, ovviamente, quei post fascisti che gettano fango su chi li ha tirati fuori dalla fogna, cioè Berlusconi. Il problema degli antiberlusconiani duri e puri, ed editorialmente ricchi grazie a libretti e spettacolini teatrali, sarà costruirsi un nuovo nemico. Ma questo pure è un altro discorso. (more…)

Fedele Confalonieri: “Ecco il vero Berlusconi, vi racconto la sua vita tra show, affari e politica”

luglio 18, 2010

Il presidente di Mediaset ripercorre oltre mezzo secolo di amicizia con il Cavaliere. “Già ai tempi del piano bar aveva il vizietto della gonnella, ma è il vero Re Mida”. “Io Silvio lo conosco dalle scuole medie. Era l’embrione di quello che è, spigliato e intraprendente, lavorava e studiava”

da “Il Giornale

Un trono e mezz’ora per raccontare la sua vita. Così è apparso giovedì notte su Raidue Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ospite della trasmissione «Big». Intervistato dalle «Brutus», la coppia Annalisa Bruchi e Silvia Tortora, lo storico braccio destro del Cavaliere ha ripercorso tutta la sua parabola imprenditoriale, raccontando il «suo» Silvio Berlusconi. Dalla Edilnord alla Fininvest, passando attraverso i duetti come cantanti e la passione per il Milan, un’intervista che mette a nudo il loro sodalizio e che pubblichiamo integralmente.

Presidente Confalo nieri buonasera. Lei è pre sidente Mediaset dal ’94. Cominciamo questa inter vista con una sua passio ne: la musica. Lei nel 2007 si è diplomato al Conserva torio di Milano in pianofor te a settant’anni: la possia mo chiamare maestro?
«Certo. Dovete, eh, eh».
Maestro, è prevista una sua esibizione in futuro? E cosa interpreterebbe?
«No, no, sarebbe patetico».
Lei a un certo momento ha smesso di suonare perché lei razionalmente si è reso conto che non era poi così dotato e che questa non era la sua strada?
«Pensare di avere duemila persone che ti stanno ad ascoltare in una sala da con c erto e tu devi a memoria suo nare bene, dargli quel calore, quel colore, quella cantabili tà, è una professione che fa ve­ramente tremare i polsi». (more…)

silvio, stai lontano dai pierfurby

luglio 13, 2010

L’ELEFANTINO PRO-FINI CONSIGLIA L’AMICO SILVIO: “LO SCAMBIO IPOTIZZATO DA VESPA E BENEDETTO DALLA SEGRETERIA DI STATO È UNA COGLIONATURA” – “la partnership democristiana, benedetta quanto si voglia in alto loco e allo sportello del potere che conta, quello bancario, presenta più pericoli di quanti se ne vedano”….

Giuliano Ferrara per “Il Foglio

Adunata di banchieri e cardinali dal principe del giornalismo governativo. Era di giovedì, presso Trinità dei Monti. Berlusconi corteggia Casini, rinverdisce vecchi ricordi, seduce. Casini fa il ritroso, sotto gli occhi premurosi di Bertone, di Letta, di Draghi e Geronzi. Uno spettacolone sulla scia della eterna romanità salottiera della compianta Maria Angiolillo, che abitava dappresso.

Poi partono le solite veline: il Cavaliere gli ha offerto il ministero di Scajola, forse anche gli esteri, e tanto calore umano di cui è incapace “quel traditore di Fini”; Casini vuole la crisi, che al nostro Amore dispiace assai, ma forse una crisina pilotata si può fare. Anche un bambino capisce che lo scambio Casini-Fini, se fosse possibile, sarebbe a somma zero. Anzi, probabilmente in perdita.

Casini ha la stessa età di Fini, è anche più giovane, ed è democristiano e ambizioso come lui. A differenza di Fini, Casini in uno scontro virtuale o reale con Berlusconi ha l’alternativa della rendita a bassa intensità, l’elezione sempre possibile di un pattuglione di ex democristiani tutelati dalla Cei, già successo due anni fa; oppure ha spazio per manovre con i poteri forti, in mezzo all’affetto di parenti che si comportano bene nel mondo e sono assai ricchi, più giochi generazionali vari; e Casini non ha il residuo handicap di qualche foto col braccio alzato. (more…)

Silvio, Romano, Beppe, i vecchi amici di Flavio

luglio 11, 2010

C’era una volta in Sardegna

Andrea Fabozzi per “Il Manifesto

Non si può non citare Francesco Cossiga, in quanto sardo e in quanto frequentatore dei misteri delle Repubblica. Un po’ per scherzo un po’ per profezia, nel 2003 l’ex presidente della Repubblica annunciò: «Forza Italia sta per nominare un vice coordinatore in Sardegna, Flavio Carboni». Non andò così, ma sette anni dopo ecco Carboni a braccetto con Forza Italia, nel frattempo Popolo della libertà, sorpreso secondo le accuse nella fondazione di un nuovo comitato d’affari assieme al coordinatore del Pdl Denis Verdini. Allora l’obiettivo dell’ironia di Cossiga era il numero uno di Forza Italia in Sardegna, il lombardo Romano Comincioli, spedito nel 2002 dal suo illustre compagno di classe Silvio Berlusconi a mettere ordine nel partito sardo. Comincioli alla fine degli anni Settanta era stato il tramite dell’amicizia tra Berlusconi e Carboni. E anche lui, Comincioli, nel frattempo senatore, quest’estate è tornato: è il «nuovo» coordinatore dei berlusconiani sardi. (more…)

Le mani sulla Rizzoli

luglio 4, 2010

Berlusconi tratta per comprare i periodici in crisi della Rcs. Vuole regalarli alla figlia Barbara. Per ottenere il controllo di testate popolari come Oggi. E (soprattutto) pesare di più sul Corriere della Sera

Nell’articolo: Un ruolo defilato ma molti considerano Pini uno degli artefici della legge sul sistema radiotelevisivo. L’ex consigliere Rai rappresenta un gruppo di interessi berlusconisti che vogliono contare di più in Rcs, inclusa la nomina del vertice di via Solferino, dove l’attuale direttore Ferruccio de Bortoli si è espresso in modo critico sulla dialettica azionisti-giornale. “Noi abbiamo un difficile rapporto”, ha detto un mese fa de Bortoli, “con la proprietà”

Gianfrancesco Turano per “L’Espresso

Mondadori 2 la vendetta? Marchiare con il Biscione della Fininvest la Rcs Periodici, incluso “Oggi”, il giornale che pubblicò le foto di Antonello Zappadu con Silvio e le sue girls in grembo nel parco di Villa Certosa. Lo stesso giornale che mercoledì 30 giugno ha concluso una minisaga in due puntate su quanto è bello, quanto è atletico, quanto è padre, sposo, nonno esemplare il presidente-operaio-imprenditore “Barbieusconi”, che qualunque abito o accessorio indossi produce successo, voti e ricavi, come la bambola della Mattel.

Prendersi un altro pezzo di editoria italiana, magari aggiungere una fetta della Rcs libri, per girare il tutto a Barbara, visto che Marina ha già di che lavorare a Segrate, sull’altro lato della tangenziale di Milano a pochi chilometri dallo stabilimento Rizzoli. Occupare un altro pezzo strategico dell’informazione, quella dei rotocalchi popolari e isolare ancora di più quei giornali contro i quali il premier invoca oggi lo sciopero dei lettori come si era augurato l’embargo degli inserzionisti un anno fa, al convegno dei giovani di Confindustria. (more…)

Il predone

giugno 25, 2010

Nell’articolo: Il pool di Milano documenta nel 1993 che Brancher elargisce 300 milioni di lire al Psi e 300 al segretario del ministro della Sanità liberale (Francesco De Lorenzo) per arraffare a vantaggio della Fininvest un piano pubblicitario dello Stato

Giuseppe D’avanzo per “La Repubblica

PENSIAMO ogni volta di aver conosciuto di Berlusconi il volto peggiore, l’intenzione più maligna, la mossa più fraudolenta. Bisogna convincersene, quell’uomo sarà sempre in grado di mostrare un’intenzione ancora più maligna, una mossa ancora più fraudolenta, un volto ancora peggiore. Sappiamo che cosa è e rappresenta la cosa pubblica per il signore di Arcore, non dobbiamo scoprirlo oggi. È l’opportunità di ignorare e distruggere le inchieste giudiziarie che hanno ricostruito con quali metodi e complici e violenze Silvio Berlusconi ha messo insieme il suo impero. Non scopriamo adesso che il signore di Arcore si è fatto Cesare per evitare la galera (lo ha detto in pubblico senza vergogna il suo amico Fedele Confalonieri). E tuttavia, pur consapevoli che il potere berlusconiano sia esercitato in modo esplicito a protezione dei suoi interessi privati, lascia di stucco l’affaire Brancher.  (more…)

FERMI TUTTI! ANZI, CORRETE TUTTI IN LIBRERIA, C’È “LA SUBURRA” DI FILIPPO CECCARELLI

giugno 24, 2010

240 PAGINE  PER RACCONTARE, ANALIZZARE E RADIOGRAFARE “DUE ANNI INDECENTI” – DALLE “FARFALLINE” DI BERLUSCONI AI TRANS DI M’ARRAZZO, DA BOLOGNA ALLA SANTA SEDE – CHIOSANDO LA ’RIPASSATA’ DI BERTOLASO DOVE SI EVINCE CHE “IL MEDIUM È IL MASSAGGIO” – LE “FISIOTERAPISTE” MASSAGGIANO LE VANITÀ MA SONO I MEDIA CHE MASSAGGIANO LE PERSONE – (NEL MONDO VATICANO LA SODOMIA È RACCONTATA COME UNA PRATICA CHE SERVE A FAR AVANZARE LA CARRIERA, COME PURE A STRONCARLA, A SECONDA DELLE NECESSITÀ)

Nell’articolo: La direttrice de “l’Unità” Concita De Gregorio fu la prima giornalista a intercettare una di loro: “Eccola, è questa qui,” le disse la ragazza mostrando il bijou. “Ogni tanto incontro una che non conosco con la farfalla al collo e penso: ma guarda, anche lei. Una volta, con una, ce lo siamo anche dette: anche tu?”

Tratto da “La Suburra” di Filippo Ceccarelli (Ed. Feltrinelli)

1- QUELLA ‘FARFALLINA’ DEL FARFALLONE DI HARD CORE (IN ITALIANO, ARCORE)
Senza voler inscrivere quel sant’uomo di don Pippo Dossetti nella mappa creativa del pensiero laterale, occorre altresì rilevare che nell’indotto delle festicciole berlusconiane colpiva anche un particolare tratto distintivo, un gentile contrassegno, un’amabile marcatura di bigiotteria che il sovrano – mediceo o non mediceo che si potesse considerare – devolveva alle sue graziose ospiti in quelle amene circostanze.

Si trattava di una farfallina, un monile dal bordo d’oro e le ali trasparenti tempestate di strass, forse brillantini. Un gioiellino da appendere al collo. Come molte delle cose che lo rappresentano nella sua essenza, sembra che il Cavaliere l’abbia disegnato personalmente e poi fatto produrre in centinaia di copie. Fatto sta che, una volta indossato, era come se le ragazze avessero una specie di bollo, un timbro che segnalava l’appartenenza a un ordine, in qualche modo diventavano loro stesse le farfalline del presidente. (more…)

BERLUSCONI SU “OGGI” PER SOPRAVVIVERE AL DOMANI

giugno 22, 2010

RASCHIATO IL FONDO DI “CHI”, IL BANANA SCEGLIE IL SETTIMANALE FAMIGLIARE DELLA BAZOLIANA RCS PER LA CAMPAGNA ESTIVA: FOTO DI FAMIGLIA, SCATTI DEL CAINANO BAMBINO E IL SOLITO TRAN TRAN SU “GLI ITALIANI SONO CON ME”, “MAI LITIGATO CON FINI”, “IL MILAN TORNERÀ A VINCERE” – “VENDERE IL GIORNALE? CI PENSA MIO FRATELLO” – “IL MIO EPITAFFIO L’HA SCRITTO MIA MADRE: ‘FU UN UOMO BUONO E GIUSTO, DOLCE E FORTE’”…

Nell’articolo: «Nei primi anni 80 tutti i maggiori editori italiani avevano tentato l’esperienza della televisione, e si erano dovuti ritirare precipitosamente. Io ero convinto che la tv commerciale fosse il futuro dell’intrattenimento e della comunicazione in Italia. Tutti mi dicevano che era una follia, che mi avrebbe condotto alla rovina. Dieci anni dopo mi avrebbero di nuovo dato del matto e avrebbero di nuovo profetizzato la mia rovina quando annunciai la mia discesa in campo in politica. Ma in entrambi i casi ho avuto ragione io»

1 – «INTERCETTAZIONI: GLI ITALIANI SONO D’ACCORDO CON ME. LA LEGGE È IN DIRITTURA D’ARRIVO»
«So per certo che la stragrande maggioranza degli italiani è d’accordo con me sull’assoluta necessità della legge sulle intercettazioni, tant’è vero che quando ne parlo in pubblico, raccolgo solo applausi di consenso e di incoraggiamento per andare avanti fino all’approvazione definitiva, che ormai è in dirittura d’arrivo. Quando la legge sarà approvata il nostro Paese sarà davvero più europeo, più civile e più moderno». Lo ha detto Silvio Berlusconi in una intervista che sarà pubblicata dal settimanale “Oggi” in edicola da domani.

«Il mio obiettivo», ha detto Berlusconi, «è porre fine a un sistema di abusi che in tanti anni ha di fatto cancellato il nostro diritto alla privacy. Questa situazione è purtroppo il portato di una cultura giustizialista che accomuna una piccola lobby di pm politicizzati e la lobby dei giornalisti che invece di fare le inchieste sul campo preferiscono fare del “copia e incolla” sui fascicoli delle procure che contengono le intercettazioni, anche quelle dove emergono solo fatti privati». (more…)

CRISI? QUALE CRISI? NON C’È FININVEST ALLA CUCCAGNA DEL LOS BERLUSCONIS

giugno 22, 2010

IL BANANA E I CINQUE FIGLI SI DIVIDONO 200 MILIONI DI EURO GRAZIE ALL’INEDITA ACCOPPIATA TRA ENNIO DORIS E KAKÀ – NESSUN ACCANTONAMENTO PER IL LODO MONDADORI (SICURI DI VINCERE L’APPELLO)…

Francesco Manacorda per “il Sole 24 ore

L’inedita accoppiata tra Ennio Doris e Kakà fa felice la famiglia Berlusconi anche in un anno difficile come il 2009. E le holding di famiglia che controllano Fininvest Spa si portano comunque a casa un tutt’altro che disprezzabile dividendo di 200 milioni da distribuire tra Silvio Berlusconi e i suoi cinque figli.

Anche perché la capogruppo ha deciso di non accantonare nessuna cifra per fare fronte alla vicenda Lodo Mondadori, per la quale proprio Fininvest è stata condannata in primo grado dal Tribunale civile di Milano a pagare un risarcimento di 750 milioni alla Cir. Una sicurezza che deriva, spiega un comunicato, dai «plurimi e fondati motivi d’appello supportati, quanto all’insussistenza del danno, dai risultati della consulenza di parte nonché dai pareri resi». Insomma, gli esperti avrebbero assicurato al gruppo che non pagherà. (more…)

LE CIANCE DI CIANCIMINO

giugno 18, 2010

TUTTE LE CONTRADDIZIONI DI CIANCIMINO JR SUL BANANA – IL BLOGGER SCOVA-BUFALE METTE A CONFRONTO VERBALI, DEPOSIZIONI E INTERVISTE DEL FIGLIO DI DON VITO E SCOVA IL TRAPPOLONE DELLA LETTERA (TAROCCATA) DI COSA NOSTRA A BERLUSCONI – A GIORNI IL LIBRO SU INTERNET – LA CORSA ALL’ACQUISTO DI AVVOCATI, PM, SBIRRI E PROFESSIONISTI D’ANTIMAFIA…

Nell’articolo: Il Pm si guarda bene dal contestare al teste che negli interrogatori del 30 giugno e del 1 luglio 2009 sulla data di quel testo e su chi l’abbia scritto Ciancimino junior ha detto tutto e il contrario di tutto: prima che risale al 2000, ’99-2000; poi che è stata scritta tra il ’90 e il ’92, precedentemente all’arresto di don Vito del 23 dicembre del ’92, sicuramente prima del papello; poi genericamente il periodo in cui il padre era in carcere

Gian Marco ChiocciMariateresa Conti per “Il Giornale

Ricordate la letterina indirizzata al premier Silvio Berlusconi e a Marcello Dell’Utri e portata in aula al processo Mori da Massimo Ciancimino, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, a riprova dell’origine mafiosa di Forza Italia? Letterina in cui don Vito avrebbe minacciato il Cavaliere di spiattellare, Ciancimino junior dixit, l’origine di Forza Italia? Che fosse una mezza bufala, guardando le versioni contraddittorie date da Massimo in più interrogatori precedenti al debutto d’aula l’8 febbraio del 2010, si capiva. Ma è molto probabile che si tratti di una bufala intera. O, almeno, di un testo manomesso (da chi?) che non era affatto indirizzato a Berlusconi e che soprattutto aveva chissà quale scopo.

A ricostruire la vicenda, individuando anche la prova delle menzogne che il figlio di don Vito avrebbe raccontato ai giudici, un libro-inchiesta, presto scaricabile on line o acquistabile in rete, «Prego dottore! Le lettere della mafia a Silvio Berlusconi nella mitopoiesi di Massimo Ciancimino». (more…)

La memoria delle stragi

giugno 8, 2010
Nell’articolo: “Giuliano Ferrara chiami pure tutto ciò mania del law and order. Per parte mia non ho nulla contro la legge e l’ordine. È la mania di chi vuol conoscere la verità. E non la fugge, solo perché a volte in un’inchiesta o in un processo mancano le prove conclusive necessarie a una condanna giudiziaria, ma ci sono tutti gli elementi sufficienti a una condanna politica”GIULIANO FERRARA, da “La Stampa
Caro direttore,
domenica sono stato rimproverato da Barbara Spinelli per aver scritto nel Foglio che in un Paese civile non si può convivere con l’accusa di strage al presidente del Consiglio: o la si dimostra, e allora il presidente del Consiglio va in galera, oppure la si pianta lì. Io criticavo il malvezzo di elucubrare sulle stragi del 1993, collegandole a quelle del 1992 (Falcone e Borsellino) e poi all’attentato dell’Addaura e al fallito tentativo dinamitardo allo Stadio Olimpico. «Elucubrare» significa dire e non dire, mettere insieme «ipotesi e ragionamenti» (l’espressione è usata difensivamente ed eufemisticamente dallo stesso Pietro Grasso) che puntano in una direzione malamente dissimulata: suggerire che Forza Italia, il partito del premier e di Marcello Dell’Utri e di tanti altri, è quell’entità esterna (definizione buscettiana trasferita direttamente al linguaggio delle procure) che attraverso una strategia mafiosa della tensione doveva raccogliere il frutto politico di una campagna di disordine e assassinio. Anche Luciano Violante, che sul tema aveva concesso un’intervista al Foglio, è stato rimproverato per non aver difeso a sufficienza il procuratore antimafia Grasso, sebbene il rabbuffo fosse espresso con toni meno corruschi di quelli dedicati a Violante da Marco Travaglio, il focoso maniaco del law and order con il quale la vostra eccellente editorialista è sempre più spesso in sintonia. (more…)

Evasione, processi e condoni, la “favola” fiscale del premier

giugno 3, 2010

Massimo Giannini per “la Repubblica

NELLA sua breve e “inappellabile” telefonata a Ballarò 1 dell’altro ieri, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha fornito agli italiani due importanti “notizie”. La prima in risposta ad una osservazione effettivamente sollevata in studio da chi scrive. “È una menzogna che io abbia fornito qualunque forma di giustificazione morale ai fenomeni di evasione fiscale”. La seconda replicando ad un’accusa che invece nessuno gli aveva mosso: “Non ho mai evaso le tasse, né io né le mie aziende”.

GUARDA IL VIDEO 2

Rispetto a queste affermazioni, e affidandosi esclusivamente ai fatti oggettivi della cronaca di questi anni, è utile ripercorrere tutto ciò che è realmente accaduto. Senza giudizi. Senza commenti. Ma attingendo semplicemente alle parole pronunciate dal premier, ai processi nei quali è stato ed è tuttora coinvolto, e ai condoni varati dai governi che ha presieduto.

LE PAROLE
1) Autunno del 2000: Berlusconi è il leader dell’opposizione. Il 15 ottobre è a Milano, e interviene alla festa di Alleanza Nazionale, partner di Forza Italia nella nascente Casa delle Libertà. Ai militanti dell’allora alleato di ferro Gianfranco Fini, il Cavaliere dice, testualmente: “Non ne può più neanche il mio dentista, che paga il 63% di tasse. Ma oltre il 50% è già una rapina… Non volete che non ci si ingegni? E’ legittima difesa…”. (more…)

I cavalli non tengono un diario

giugno 2, 2010

Guido Ceronetti per “La Stampa

Caro Direttore,
avendo scrupoli di verifiche, avrei da esprimere qualche dubbio.
Ha fatto titoli pieni di prima pagina un evento storico come questo: «Berlusconi cita Mussolini». Ma, quando si tratta di Storia, è necessario verificare. Potevano negligerle Erodoto e Tacito, ma per noi le Fonti, prima di diffondere l’importante notizia, sono da richiedere perentoriamente: – Documenti, per favore! –

Il Presidente del Consiglio ha detto di aver tratto la citazione dai Diari del nostro progenitore. Non era tenuto a dire giorno-mese-anno, editore e curatore: i giornali invece, ovviamente, sì. Dico ovviamente perché una certa disciplina filologica e storiografica l’ho bevuta, se non col latte materno, almeno coi caffè giovanili. Di questa pubblicazione diaristica confesso di non saper nulla. (more…)

Le ultime due leggi ad personam

giugno 1, 2010

La prima riguarda i 20 milioni elargiti alla banda larga. Una mancetta per non mettere a rischio il monopolio Mediaset. La seconda è la cosidetta salva-Mondadori

Marco Travaglio per “Il Fatto

La marea marron che sommerge l’Italia da 16 anni non accenna a fermarsi: falliti anche gli ultimi tentativi di bloccare la falla a Palazzo Chigi da cui fuoriesce il liquame maleodorante pompato dalla compagnia Pdl, negli ultimi giorni si sono registrate altre due puzzolentissime leggi ad personam, la trentanovesima e la quarantesima dell’Era Berlusconiana. Che però, confuse nell’immensa chiazza scura, sono passate praticamente inosservate agli occhi di tutti, eccezion fatta per alcuni specialisti che le hanno notate, peraltro inascoltati. La prima (anzi, la trentanovesima), segnalata ieri da Giovanni Valentini su Repubblica, è la mancetta di 20 milioni elargita dal governo delle tre I (Impresa, Istruzione e Internet) ai giovani internettiani per lo sviluppo (si fa per dire) della banda larga o larghissima. Il governo Prodi ne aveva stanziati 900 di milioni ed era stato irriso dal centrodestra perché erano troppo pochi: per lo sviluppo della banda larga o larghissima occorrono almeno 3 miliardi. (more…)

Non si convive inerti con una accusa di stragismo a chi governa

Mag 31, 2010

Leggi l’articolo di Giuliano Ferrara

La storia controcorrente del Cavaliere

Mag 25, 2010

Pubblichiamo per gentile concessione dell’editore il Mulino alcuni stralci del saggio di Ernesto Galli della Loggia “Tre giorni nella storia d’Italia”. Il volume si sofferma su tre momenti fondamentali nelle vicende del Paese: la Marcia su Roma, le elezioni del 1948 vinte dalla Dc e le elezioni del 1994 caratterizzate dal successo di Berlusconi

Ernesto Galli della Loggia da “Il Giornale

Il successo di Berlusconi è figlio in qualche modo, ma certo in misura significativa, del grande vuoto socioculturale apertosi in Italia dagli anni Settanta-Ottanta in poi. Non già per colpa della televisione, come si dice, bensì per effetto di trasformazioni profonde del tessuto sociale. Negli anni Settanta-Ottanta giunge infatti a termine il processo di modernizzazione del paese iniziato all’incirca mezzo secolo prima. Anche in conseguenza di ciò cominciano a perdere rapidamente influenza la famiglia, la Chiesa e la scuola, vale a dire i tre principali canali che fino ad allora avevano assicurato la formazione della personalità individuale e degli orientamenti collettivi. (more…)

«Cambiamento possibile ma l’opposizione deve trovare un nuovo spirito»

Mag 14, 2010

Intervista a Franco Cordero

Vittorio Bonanni
Torino – nostro inviato
Non poteva trovare metafora più efficace Franco Cordero, insigne giurista, irriducibile nemico di Silvio Berlusconi, inventore del termine “Il Caimano” poi ripreso da Nanni Moretti per indicare l’attuale Presidente del Consiglio. Il brodo delle undici (Bollati Boringhieri, pp. 194, euro 14,00), titolo del più recente lavoro dell’anziano studioso, era in realtà l’ultimo pasto del condannato a morte durante il Regno sabaudo. Un’espressione che in questo caso intende parlare del presente di un Paese in agonia, senza sapere in realtà quanto ancora questa agonia debba durare. 

Professore, lei cerca nel suo ultimo libro di risalire, ripercorrendo indietro nei secoli la storia d’Italia, alle origini delle attuali anomalie che infettano il nostro Paese. Da tempo si discute sul perché di queste anomalie e di quelle attuali in particolare. La dominazione straniera, la tardiva costituzione di uno Stato unitario, la presenza della Santa Sede. Quali di queste ha inciso di più?
Quesito arduo, presuppone un intellectus angelicus , come lo chiamava san Tommaso, ossia la visione sincrona dell’universo. Siccome le mie cognizioni stanno alquanto al di sotto, non cerchiamo risposte categoriche: sfioravo l’argomento nel primo capitolo, notando come sull’attuale patologia italiana incidano anche i secoli bui, l’età imperiale, guerre civili nell’ultimo secolo dell’era precristiana, movimenti migratori, convulsioni telluriche prima che apparissero animali umani; non potendo cominciare ab ovo , l’analista taglia le serie causali nel passato più o meno prossimo. Come termine a quo sceglievo l’anarchia comunale, da cui emergono le signorie. Nel groviglio dei fattori forse nemmeno l’angelo arrischierebbe analisi quantitative. Visto che siamo in tema soprannaturale, un rilievo suona ovvio, che sul carattere italiano molto influisca Madre Chiesa insediata tra testa e midolla. Posso citarmi? Con l’apparato rituale comanda la leva affettiva: e regola un crepuscolo logico, dove polizie del pensiero vegliano affinché i sudditi schivino le curiosità pericolose; la via salutis sta nel camminare in fila; ingegnose casistiche disarmano l’etica sul presupposto che tutto sia riparabile; l’infinita misericordia divina apre comode vie, purché uno abbia sotto mano chi l’assolve, né occorrono particolari stati d’animo, basta la paura dell’inferno. E’ luogo comune che l’italiano gusto cinico del particulare dipenda anche dalla mancata riforma religiosa. (more…)

Lombardo: “Il premier usa le procure per piegarmi e aprire la strada al voto”

Mag 14, 2010

Presidente Raffaele Lombardo, teme di essere arrestato?
“No. Sta semplicemente accadendo quel che avevo previsto quando nel dicembre scorso si è dissolta la maggioranza di centrodestra che mi aveva sostenuto fino ad allora”.

Cosa ha previsto?
“Che sarebbero piovuti attacchi politici quotidiani da parte del Pdl estremista e antigovernativo, come è avvenuto col disegno di legge vagamente intimidatorio che prefigurava perfino l’ipotesi di morte del presidente della Regione per sancire comunque la sopravvivenza della legislatura. Sarebbe seguito un attacco mediatico e giudiziario, e siamo in questa fase. Infine, ci sarebbe l’attacco estremo, personale, la fase tre, che preferisco non definire ulteriormente”.

Esiste un’indagine della procura di Catania a suo carico. Sembra ci siano 3 mila pagine di intercettazioni, atti amministrativi, testimonianze sulle sue frequentazioni, i suoi presunti favori a personaggi vicini alle cosche.
“Sono presunto indagato, presunto inquisito, presunto arrestato. Tutto presunto. Ma solo sui giornali. Se venisse provato dalle indagini preliminari che io abbia consapevolmente favorito la mafia me ne andrei senza indugiare. Ma so che non è così. Invece, sono stato bersaglio di due fughe di notizie, una sull’esistenza dell’inchiesta e una sulla richiesta di arresto, entrambe puntualmente smentite dal procuratore di Catania. Mi presenterò ogni giorno al palazzo di giustizia, se sarà necessario, per chiarire ancora una volta la mia posizione. L’ho già chiesto. Ma è tutta un’anomalia, dietro la quale intravedo un disegno”. (more…)

Io intercetto, voi no

Mag 13, 2010

Le ultime rivelazioni sulle intercettazioni di D’Alema e Fassino illegalmente e gentilmente offerte a Berlusconi, riportano alla mente un altro episodio della sua luminosa carriera, ovviamente dimenticato: quando era lo stesso Cavaliere a intercettare di nascosto i suoi ospiti per carpire loro false accuse contro Di Pietro. È l’autunno ‘95 e Di Pietro, uscito da un anno dalla magistratura, è nel mirino della Procura di Brescia. Ma le inchieste languono e rischiano di finire archiviate. Si avvicina l’entrata in politica del pm più popolare d’Italia e Berlusconi ne è terrorizzato.

Così invita ad Arcore un suo vecchio dipendente e amico, il costruttore Antonio D’Adamo, che era amico pure di Di Pietro e nuota in pessime acque, con 40 miliardi di debiti con le banche. Berlusconi s’impegna ad aiutarlo finanziariamente, ma in cambio vuole una sola cosa: la testa di Tonino. Quando, alle 12:55 del 7 settembre, D’Adamo esce dalla villa di Arcore, chiama la figlia che gli domanda: “Papà, ma tu sei riuscito a fare qualcosa per lui?”. E D’Adamo: “Certo, Patrizia, c’è tutta una contropartita…”. L’amico Silvio gli ha appena promesso un po’ di respiro dalle banche creditrici e un intervento per sbloccare certi affari edilizi in Libia. Passano due anni e il 13 maggio 1997 Cesare Previti produce a Brescia un memoriale scritto da D’Adamo che rievoca creativamente il famoso prestito di 100 milioni fatto dal costruttore all’ex pm e poi restituito, e altri particolari opportunamente ritoccati per accreditare l’ipotesi accusatoria dei pm bresciani: che Di Pietro abbia concusso il banchiere Pacini Battaglia per salvarlo da Mani Pulite in cambio di una tangente parcheggiata sui conti di D’Adamo. (more…)

‘B. è un formidabile bugiardo, Bersani leader Pd? Inadeguato’

Mag 12, 2010

Pubblichiamo un’anticipazione del libro “Guzzanti vs De Benedetti” di Paolo Guzzanti (Aliberti editore) che verrà presentato domani al Salone del Libro di Torino

Era la fine del mese d’aprile del 1985. La vera scena alla Alberto Sordi, secondo noi, avvenne quando De Benedetti telefonò a Silvio Berlusconi e gli disse: “Senti un po’, tu: ma sei lo stesso Silvio Berlusconi che l’altro giorno mi ha telefonato entusiasta per congratularsi con me dell’acquisto della Sme? E allora come spieghi che adesso, senza preavviso, scopro che proprio tu, che venivi da me scodinzolando e preparando geniali piani pubblicitari, stai cercando di farmi fuori con una cordata di amici tuoi per impedirmi di avere ciò che ho già acquistato?”. E Alberto Sordi rispose: “Chi? Io? Io non c’entro niente. Ha fatto tutto Craxi. Mi ha telefonato e mi ha detto di fare quello che ho fatto: Craxi è il padrone e quel che dice io faccio”. (…) L’annuncio del preliminare della vendita Sme a De Benedetti è del 29 aprile 1985. Ma il 15 giugno di quell’anno, con un decreto del governo Craxi, la vendita fu annullata e altri possibili compratori, fra cui un riluttante Berlusconi agli ordini di Craxi, furono convocati per amore o per forza e il sogno di De Benedetti svanì. (…)”

LEGGI

Politici, imprenditori e la pillola del cavaliere

Uno straordinario intrattenitore

1993, Agnelli disse a Silvio: “Scendi in campo”

D’Alema sta ammazzando il Pd

Così Scalfari fu dimissionato

di Paolo Guzzanti

Antefatto

Agcomiche

aprile 29, 2010

di Marco Travaglio

Ieri, come ha detto Fini che sta pure diventando spiritoso, il fratello dell’editore del Giornale ha espresso “la più convinta solidarietà a Fini per gli attacchi personali che quest’oggi il Giornale gli ha mosso” a proposito degli appalti Rai alla suocera di Fini perché “la critica politica, anche più severa, non può trascendere in aggressioni ai familiari e su vicende che nulla hanno a che fare con la politica”. Stiamo parlando di Silvio Berlusconi. Da non confondere con Paolo che, com’è noto, è l’editore de Il Giornale talmente geloso dell’indipendenza della testata che – assicura Silvio – non permette a nessuno, meno che mai a Silvio, di influenzarne la linea. Infatti Silvio, rispondendo l’altro giorno a Fini, ha comunicato dolente che “io non parlo col direttore del Giornale e sul Giornale non ho alcun modo di influire”, ma se Fini volesse influire un po’ “potrebbe far entrare nella compagine azionaria un imprenditore suo amico”, perché lui, Silvio, pur non avendo alcun modo di influire, ha “convinto un mio familiare (una zia? Un cugino? Un nipotino? Il solito fratello Paolo?, ndr) a mettere in vendita il Giornale“. (more…)

Ferrara: il dissenso fa bene a Berlusconi

aprile 26, 2010

Dicono che Gianfranco Fini sia un traditore. Ma che vuol dire traditore? Non mi pare che spari alle spalle: parla in pubblico e dice la sua quotidianamente. Non mi sembra abbia cercato e coltivato contatti trasversali con tanti dei nemici di Silvio Berlusconi, nel palazzo della politica e in quelli di giustizia, allo scopo di farlo fuori. La categoria del tradimento è un’arma difficile da maneggiare, bisogna evitare forzature di significato, facilismi, demagogie, altrimenti si rischia di proiettare la propria viltà sul comportamento degli altri, sublimando psicologicamente con la calunnia la propria inclinazione alla slealtà. Dare del traditore a qualcuno, al cospetto di un potente di cui si è al servizio, può essere, se non ne ricorrano precisamente i termini, un adottare il lessico dell’invidia, del servilismo più basso.

Il percorso di Fini in politica è disseminato di cadaveri, come sempre succede e come occorre a tutti i capi. La carriera politica è un flusso di promesse non mantenute, di abbandoni, di voltafaccia, di attese tradite, di ambizioni sbagliate, perché il potere ha questo volto maligno, oltre alla luce che lo giustifica da millenni agli occhi del mondo. Ma finora quel che caratterizza la storia di questo delfino del leader neofascista Giorgio Almirante, fattosi uomo delle istituzioni e aspirante costruttore di una destra politica normalizzata, di tipo democratico-europeo, non è il tradimento. Lo scambio ha funzionato. Bisogna onestamente riconoscerlo. Come fece Berlusconi a Fiuggi, quando disse ai neofascisti, mentre lasciavano «la casa del padre», che lui non li aveva affatto sdoganati, perché si sdoganano le merci, non le persone. Fini ha firmato contratti di alleanza politica e con scarti, stupidaggini, velleità, alla fine li ha sempre onorati. (more…)

Reality Show Confindustria

aprile 23, 2010

di Marco Travaglio

Ogni tanto Emma Marcegaglia sventola la bandiera della legalità. Ma poi, a parte la minaccia di espellere gl’imprenditori che pagano il pizzo alle mafie, si ferma lì. Soprattutto quando, alle adunate di Confindustria, le tocca ospitare Silvio Berlusconi. Evocare la legalità in sua presenza è come parlare di corda in casa dell’impiccato. Infatti l’argomento viene pudicamente accantonato. Almeno da lei. Lui invece ne parla eccome, come ha fatto al recente forum di Parma, dove ha arringato la platea confindustriale contro i magistrati e la Consulta. Risultato: 26 applausi in meno di un’ora, uno per ogni menzogna. Ha subito promesso “una legge che darà il diritto di parlare al telefono con riservatezza”, perché “il presidente del Consiglio è stato intercettato 18 volte da una magistratura periferica” (quella di Trani). (more…)

Saviano, il Cavaliere e la cosmesi universale

aprile 20, 2010

di Adriano Sofri

Mi piace che Sebastiano Vassalli abbia qui descritto due Italie secondo l’antitesi fra Berlusconi e Saviano: più esattamente, chiamando Saviano l'”anticorpo” di Berlusconi, e forse l’antidoto. Piuttosto che un vaccino contro il berlusconismo, malattia senile del qualunquismo, il nome di anticorpo incarna, alla lettera, una figura imprevistamente opposta. Roberto Saviano è entrato nelle rose di candidati a governare un giorno un’altra Italia, anche quelle fabbricate per amor di sondaggi.
Lupo spelacchiato, Berlusconi ha sentito odore di bruciato, e ha anticipato il suo sondaggio personale. Così, l’autore più venduto della sua casa editrice, il giovane di talento cui poco fa dichiarava “civile gratitudine”, è diventato ora un malaugurato promotore di cosche. Domanda Saviano: “Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine, o da chi commette il crimine?”. Già: si può davvero discutere una cosa così?

Cose da pazzi: ma c’è un metodo in questa follia. Perché si tratta di azzannare il lupacchiotto che corre forte fuori dal branco e non mette in piega le sue idee. E perché si tratta di difendere, col proprio titolo di capobranco, un’intera etologia minacciata. Non direi che Berlusconi abbia pensato di mettere a tacere Saviano. Intanto perché non direi che Berlusconi abbia pensato: non gli succede spesso, è il suo segreto vincente. Gli è scappato, ma così la sua sortita è più rivelatrice. Per far tacere Saviano del resto c’è un modo solo, e per questo ha una scorta e fa, lui e loro, una vita dolorosa. Il suo cammino ha superato da tempo, e, temo, irreversibilmente, la soglia oltre la quale non esiste più ritirata o compromesso. L’ha voluto in parte, in un’altra parte gli è successo – è uno dei significati, dei più veri e amari, della parola “successo” – e non è più in discussione. (more…)

“Il premier mi vuole zittire ma sui clan non tacerò mai”

aprile 17, 2010

di Roberto Saviano

Presidente Silvio Berlusconi, le scrivo dopo che in una conferenza stampa tenuta da lei a Palazzo Chigi sono stato accusato, anzi il mio libro è stato accusato di essere responsabile di “supporto promozionale alle cosche”. Non sono accuse nuove. Mi vengono rivolte da anni: si fermi un momento a pensare a cosa le sue parole significano. A quanti cronisti, operatori sociali, a quanti avvocati, giudici, magistrati, a quanti narratori, registi, ma anche a quanti cittadini che da anni, in certe parti d’Italia, trovano la forza di raccontare, di esporsi, di opporsi, pensi a quanti hanno rischiato e stanno tutt’ora rischiando, eppure vengono accusati di essere fiancheggiatori delle organizzazioni criminali per il solo volerne parlare. Perché per lei è meglio non dire.
è meglio la narrativa del silenzio. Del visto e taciuto. Del lasciar fare alle polizie ai tribunali come se le mafie fossero cosa loro. Affari loro. E le mafie vogliono esattamente che i loro affari siano cosa loro, Cosa nostra appunto è un’espressione ancor prima di divenire il nome di un’organizzazione.
Io credo che solo e unicamente la verità serva a dare dignità a un Paese. Il potere mafioso è determinato da chi racconta il crimine o da chi commette il crimine? (more…)

Farsa su Kakà per tenere buoni gli elettori-milanisti

marzo 23, 2010

Pubblichiamo l’anticipazione del libro. “Non solo coppe. Berlusconi e il Milan” del nostro Massimo Solani e di Francesco Luti, da giovedì in libreria (edizioni Limina).

Riccardo Kaká ha giocato 270 partite con la maglia del Milan. Novantacinque gol distribuiti lungo sei stagioni indimenticabili in cui col rossonero addosso ha vinto tutto: dallo scudetto alla Champions League, dalla Supercoppa al Mondiale per club, dal Fifa World Player al Pallone d’Oro. Abbastanza per diventare uno degli oggetti del desiderio dei club di mezza Europa. Il Manchester City era quasi riuscito a convincerlo già nel gennaio del 2009, ma alla fine “Riccardino” aveva puntato i piedi e detto no sia alle valigie piene di sterline della Premier League che ai progetti di mercato dei dirigenti rossoneri. Ai quali invece erano bastati pochi minuti per accettare senza rimpianti la maxi offerta di quasi 130 milioni di euro fatta dallo sceicco Al Mubarak. «Le bandiere non si vendono», ripeteva vent’anni prima Berlusconi di fronte alle lusinghe della Sampdoria che avrebbe voluto portare a Genova Franco Baresi. Ma siccome nel calcio come nella vita tutto ha un prezzo, anche Kaká può essere venduto. (more…)

Ecco la mia verità sull’avvocato inglese

febbraio 26, 2010
di Silvio Berlusconi
L’avvocato Mills era uno dei tantissimi avvocati di cui all’estero si era servito occasionalmente il gruppo Fininvest. Io non ricordo di averlo mai conosciuto. A processo avviato ho appreso dagli atti processuali che Mills era l’avvocato di un armatore italiano residente in un Paese africano, del quale gestiva anche il patrimonio e seguiva gli affari. Dai conti di tale armatore oltre a trattenersi il denaro corrispondente a parcelle emesse, si era trattenuto anche 600.000 dollari quale ulteriore compenso professionale. Tale somma non fu dichiarata per evitare di pagare le imposte al fisco inglese e di dover dividere questo denaro con i colleghi del suo studio, visto che aveva condotto tutte le relative operazioni all’estero e personalmente. (more…)

La polizia e l’uomo con i nastri su Berlusconi

febbraio 7, 2010

C’è un uomo che dalla primavera del 2009 va in giro per giornali, e non solo, e rappresenta un’altra mina vagante per il presidente del Consiglio. Si chiama Fabrizio Favata, è un imprenditore milanese caduto in disgrazia, che è stato in affari con Paolo Berlusconi. Giovedì scorso è andato a l’Unità e all’uscita è stato perquisito dalla polizia giudiziaria. Sarebbe Favata ad aver consegnato all’editore de Il Giornale, dopo averla fatta ascoltare ad Arcore anche a Silvio Berlusconi, l’intercettazione della telefonata tra l’allora presidente di Unipol, Giovanni Consorte e Piero Fassino.

Il segretario dei Ds chiese: “Siamo padroni di una banca?”, riferendosi alla scalata Bnl. L’intercettazioneche pesò sulla campagna elettorale 2006 – fu pubblicata una settimana dopo da Il Giornale, anche se non era stata ancora trascritta e ne erano a conoscenza solo i magistrati e la Guardia di finanza. (more…)

Il Tfr di Veronica

febbraio 2, 2010

di Franco Bechis-
Silvio Berlusconi oggi ha in tasca 3,8 miliardi di euro. Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario in tasca ha 80 milioni di euro. I tre figli di Silvio e Veronica, e cioè Eleonora, Barbara e Luigi, possono già contare su 1,2 miliardi di euro grazie ai beni assegnati dal padre. Dipende proprio da questi tre parametri il valore di quel che diventerà il trattamento di fine rapporto della seconda moglie del Cavaliere. In termini giuridici si chiama legittima, ma quando ci sono di mezzo i figli e un patrimonio in gran parte legato alle vicende di borsa, è assai difficile da calcolare. Fra moglie e marito per altro c’è qualcuno che ha messo non un dito, ma un ditone da 750 milioni di euro: è Carlo De Benedetti, che grazie alla causa intentata da Cir a Fininvest e già vinta in primo grado rischia non solo di rendere più povera tutta la famiglia, ma anche di rendere inutile qualsiasi accordo consensuale fatto oggi dai coniugi Berlusconi davanti al giudice. Anche per questo dividere il più grande patrimonio d’Italia non sarà uno scherzo da ragazzi. Le caratteristiche stesse della causa potrebbero incidere e non poco sul valore del bene. Basti pensare che dei 3,8 miliardi di euro oggi attribuibili al Cavaliere ben 2,5 sono legati alla patrimonializzazione di quattro titoli quotati: Mediaset, Mediolanum, Mondadori e Mediobanca. Stesso discorso per i tre figli di secondo letto: 850 milioni su 1,2 del loro patrimonio possono risentire della volatile sensibilità dei mercati finanziari. Anche se non è stata la chiave principale di questi mesi di separazione fra i coniugi, ora qualsiasi passo sopra le righe nella causa di liquidazione di Veronica rischia di fare perdere anche a lei una parte della posta in gioco. (more…)

LA CURA IMMAGINARIA

gennaio 30, 2010

di Giuseppe D’Avanzo

Modesto esercizio definitorio: di che cosa parliamo, quando parliamo di «riforma della giustizia»? Non certo della giustizia, come “servizio”, la prestazione che uno Stato ha il dovere di offrire ai cittadini e, i cittadini, il diritto di avere dallo Stato. Quel “servizio”, e non da oggi, è un arnese arrugginito. Non serve a nessuno. Né al cittadino né allo Stato. Né al «presunto innocente» né alla vittima del reato. Né a una strategia di fiducia reciproca tra i cittadini o tra il cittadino e lo Stato né allo sviluppo economico del Paese (i ritardi della giustizia “costano” a imprese e consumatori 2,3 miliardi di euro, ogni anno).

Nel 2008, dopo il fallimento della XIV legislatura, Berlusconi si presenta agli elettori con un ambizioso programma: restituire efficienza alla giustizia italiana. Da allora, a ogni sortita pubblica, il suo ministro, Angelino Alfano, annuncia contro le lentezze e l’impotenza della machina iustitiae mirabilie e successi a portata di mano. Anche nell’inaugurazione dell’anno giudiziario non ha lesinato «consigli per gli acquisti». Dovunque intervenga, le frasi del guardasigilli suonano sempre più o meno così: «Entro l’anno… entro pochi mesi… già la prossima settimana… approveremo… la riforma del processo penale, la riforma del processo civile, misure di efficienza di rango non legislativo, interventi sul sistema carcerario, una riforma della magistratura ordinaria, una riforma delle professioni del comparto giuridico economico…». (more…)

PAPI GODE

gennaio 29, 2010

ECCO L’ARTICOLO DI “PANORAMA” SULL’OPERAZIONE D: IL PRESUNTO TENTATIVO DI MAGISTRATI, GIORNALISTI E DIO SOLO SA CHI DI INCASTRARE IL PUZZONE DI HARD-CORE CHE NON SA TENERLO NEI PANTALONI – IL DIRETTORE MULÈ SICURO DELLE SUE FONTI – LA PROCURA SMENTISCE (SENZA TROPPA CONVIZIONE): “NON CI SONO ISCRIZIONI DI NOTIZIE DI REATO DI TALE CONTENUTO” “PANORAMA” REPLICA ALLA PROCURA: “ABBIAMO CONFERME GRANITICHE”…

OPERAZIONE D – COME SI È TENTATO DI INCASTRARE BERLUSCONI ATTRAVERSO PATRIZIA D’ADDARIO…
Giacomo Amadori per “Panorama”

C’è un’altra storia da raccontare su Patrizia D’Addario e sull’affaire che ha coinvolto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Una storia che sta scrivendo, in gran segreto, la procura della Repubblica di Bari.

È bastato poco al suo capo, Antonio Laudati, giunto alla guida degli inquirenti del capoluogo pugliese nel settembre scorso, per capire che la vicenda della escort approdata nell’autunno 2008, con registratore annesso, a Palazzo Grazioli, residenza del premier, meritava di essere approfondita. Laudati, affilato e distinto, è un magistrato che ha maturato una grande esperienza sul fronte delle indagini antimafia e che si è formato con personaggi del calibro del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Una palestra dove ha appreso quel metodo investigativo puntiglioso che, per giungere alle conclusioni, si basa sui fatti e sull’analisi di tutti i particolari che gravitano intorno a essi. E questa tecnica antimafia, che porta sotto la lente d’ingrandimento dettagli apparentemente insignificanti, ha dato i suoi frutti (more…)

«Contro Bettino un network dell’odio, ora vuole colpire Berlusconi e Bersani»

gennaio 17, 2010

«Il network che ha ucciso Bettino Craxi — Procure, comunisti giustizialisti, editoria di sinistra — è tuttora in azione contro Silvio Berlusconi, e anche contro un esito riformista e ragionevole del Pd. Il primo obiettivo del circo mediatico-giudiziario è il presidente del Consiglio; il secondo sono D’Alema e Bersani».

Presidente Cicchitto, perché parla di «uccisione» di Craxi? «Beh, l’attuale reazione di Borrelli e Di Pietro è quella di inquirenti vendicativi cui la preda è scappata, e per questo si sono messi in mezzo per evitare soluzioni umanitarie e lasciar morire Craxi in Tunisia».

Lei parlò di «network dell’odio» alla Camera, dopo piazza Duomo, ed è stato molto criticato per questo. «Ho denunciato in Parlamento il network non per “incendiare” ma anzi per spegnere l’incendio. Sono contro la spirale di imbarbarimento della politica. In situazioni come questa c’è chi si deve assumere l’onore e l’onere di affrontare gli “incendiari” per delimitare il rogo che hanno acceso, inondarli d’acqua e creare le condizioni di un confronto civile».

Berlusconi in questi giorni ha avuto gesti distensivi. «Conosciamo l’analisi differenziata di Togliatti, sappiamo distinguere tra nemici acerrimi e normali avversari. Il Pd guidato da Bersani è un normale avversario, con cui è possibile fare le riforme. Proprio per questo il network dell’odio attacca lui e D’Alema. Dal canto suo, Bersani ha commesso l’errore di affidare il gruppo alla Camera a Franceschini, uno dei suoi rivali interni più accesi e più sensibili alla sirena dipietrista». (more…)

Emendamento sul reato di corruzione, ecco l’asso segreto per salvare Silvio

gennaio 14, 2010

di Giuseppe D’Avanzo

PER  comprendere le mosse di Berlusconi bisogna chiedersi qual è la via più diretta che può salvarlo subito dai processi in attesa che, dopo le elezioni, ritorni la quiete politica indispensabile per la riforma delle immunità parlamentari, il salvacondotto per il futuro. Berlusconi, si sa, “ha riflessi costanti, non tollera le vie mediate, sceglie d’istinto la più corta, come il caimano quando punta la preda”.
 
La diagnosi di Franco Cordero torna utile per raccapezzarci in queste ore che vedono accumularsi e sovrapporsi iniziative legislative, disegni di legge, decreti con forza di legge, progetti di riforma costituzionale con “la sospensione per la durata del mandato del procedimento” per tutti i parlamentari. Il presidente del Consiglio ha in mano molte carte da giocare: il processo breve al Senato (cancella i suoi processi); il legittimo impedimento alla Camera (introduce una norma temporanea che consente il rinvio del processo del Cavaliere, in vista dell’approvazione della riforma costituzionale); tre decreti passepartout (milleproroghe, trasferimenti d’ufficio dei magistrati, piano carceri) che possono ospitare, last minute, l’asso (o gli assi) che nasconde nella manica. La strategia del Cavaliere è sempre camaleontica. Vive di nebbia, svolte, diversivi, doppie intenzioni, falsi bersagli. Era forse una mossa deviante il decreto legge che avrebbe bloccato i processi per novanta giorni. È certo una frottola che quel decreto fosse utile per affrontare in serenità la campagna elettorale delle Regionali (figurarsi, il Cavaliere dà il meglio di sé nel ruolo della vittima di complotti inesistenti). Bisogna dunque guardare altrove e porsi sempre la stessa domanda: qual è la trovata che “disarma il nemico” e chiude ora e in modo definitivo la partita più vicina, rognosa e segnata, cioè il processo Mills? (Il capo del governo è accusato di aver pagato il testimone David Mills, già condannato in primo e secondo grado; è un processo segnato perché, come dice l’avvocato inglese, è “assurdo e illogico che uno sia condannato e l’altro assolto”. È vero, perché la corruzione si consuma in due: se c’è un corrotto, Mills, ci deve essere anche un corruttore, Berlusconi). (more…)

Il regime militare del partito dell’amore

gennaio 8, 2010

Intervista a Barbara Spinelli

“Se la politica italiana fosse un film, questo inizio di 2010 lo intitolerei Le conseguenze dell’amore. Il regime c’è da tempo. Ma ora si sta consolidando e inasprendo alla maniera classica dei totalitarismi: introducendo nella politica la categoria del sentimento per cancellare qualunque normalità democratica, qualunque ordinaria dialettica fra maggioranza e opposizione, fra governo e poteri di controllo e di garanzia. Il Capo pretende di essere amato, anzi adorato e, dopo l’attentato di Piazza Duomo, gioca sui sentimenti dei cittadini per ricattarli: ‘Chi non è con me è contro di me. Chi non mi adora mi odia’”. Barbara Spinelli non si è mai sottratta alle regole ferree del dizionario: ha sempre chiamato “regime” il berlusconismo. Ma ora vede un’altra svolta, una cesura estrema, un salto in avanti verso il baratro.

Qual è precisamente questa svolta di regime nel regime?

Nella testa di Berlusconi l’attentato di Piazza Duomo ha creato un prima e un dopo. Dopo, cioè oggi, nulla può più essere come prima. Si sente in guerra, anche se combatte da solo. E con il dualismo amore-odio crea una situazione militare: l’immagine del suo volto sfregiato e insanguinato, riproposta continuamente in tv e sui giornali, è per lui l’equivalente dell’attentato alle due Torri per Bush. Stessa valenza, stessa ossessività, stesso scopo ricattatorio. Con la differenza che, dietro l’11 settembre, c’era davvero il terrorismo internazionale. Dietro l’attentato a Berlusconi c’è solo una mente malata e isolata.

Qual è la conseguenza politica?

L’attentato al premier ha ancor di più narcotizzato la stampa italiana, che ha rapidamente interiorizzato il ricatto dell’amore e dell’odio. E il Pd dietro. Viene bollata come espressione di odio da neutralizzare, espellere, silenziare qualunque voce di opposizione intransigente. Cioè di opposizione. Tutti quei discorsi sul dovere del Pd di isolare Di Pietro. A leggere certi quotidiani, ci si fa l’idea che il vero guaio dell’Italia degli ultimi 15 anni non sia stato l’ascesa del berlusconismo, ma quella dell’antiberlusconismo. Quanti editoriali intimano ogni giorno all’opposizione di non odiare, cioè in definitiva di non opporsi! Come se l’azione isolata di un imbecille potesse e dovesse condizionare l’opposizione. Un ricatto che si riverbera anche sugli articoli di cronaca. (more…)