Posts Tagged ‘soldati’

La privatizzazione della guerra

gennaio 22, 2010

Tramontati i vecchi mercenari individualisti e avventurieri, dalla fine della guerra fredda, sono sorte numerose ditte, a volte quotate in Borsa, che offrono i più disparati servizi, tecnologie o conoscenze in campo militare. Ce ne sono centinaia sparse fra Stati Uniti, Europa e Sud Africa.

“Frankly, I’d like to see the government get out of war altogether and leave the whole feud to private industry.”
Major Milo Minderbinder, Catch 22.

Silenziosa , lontana dai riflettori dei media , poco studiata da esperti e analisti militari, una grande trasformazione sta modificando il volto degli eserciti e delle forze armate di diversi paesi occidentali. Con una frase potremmo definirla “ la privatizzazione della guerra”, proprio come desiderava il maggiore Minderbinder, l’irresistibile personaggio del romanzo di Joseph Heller. Tramontati ormai i vecchi mercenari individualisti e avventurieri, la scena è stata conquistata da altri protagonisti. Da 20 anni, dalla fine della guerra fredda, sono sorte numerose ditte, a volte quotate in Borsa, che offrono i più disparati servizi, tecnologie o conoscenze in campo militare. Sono le Imprese Militari Private. Ce ne sono centinaia sparse fra Stati Uniti , Europa, paesi dell’Est e Sud Africa con un giro d’affari di decine di miliardi di dollari. Sul mercato globale , grazie a queste imprese si può comprare di tutto non solo trasporti, logistica, infrastrutture, manutenzione di armamenti complessi, operazioni di sminamento, ma anche intelligence, pianificazioni strategiche, squadre di commando, addestramento di reparti militari, mini-eserciti e forze aeree con tanto di piloti “combat ready”.

Non si tratta solo di possibilità astratte. In Sierra Leone nel 1995 il governo di Free Town ormai quasi sopraffatto dai ribelli del Ruf stipulò con la famigerata ditta Executive Outcome un contratto con il quale “appaltava” la propria difesa alla temibile Impresa Militare Privata Sud africana. In pochi mesi i ribelli vennero sbaragliati dal piccolo ma efficiente esercito privato e il distretto diamantifero di Kono riconquistato. Probabilmente una concessione per lo sfruttamento di quel giacimento faceva parte del contratto fra E.O. e il governo di Free Town. (more…)

Il bambino e la guerra

settembre 21, 2009

imagesdi Adriano Sofri

IL sito di Repubblica ospitava ieri la sequenza di 19 fotografie in cui compariva un bambino fra tante persone adulte, con un basco da paracadutista della Folgore calato sulla testa biondissima. Il bambino ha due anni, si chiama Simone Valente, è figlio di Stefania e del sergente maggiore Roberto, che tornava ieri in una bara dall’Afghanistan insieme ai suoi compagni caduti.

Sono immagini che colpiscono, commuovono e fanno pensare. Fanno pensare a noi, all’Italia, a Soccavo, Napoli: ma anche, in un modo imprevisto, a Kabul e Herat e Kandahar.

In una foto c’è una fila ordinata di persone. Si capisce che stanno aspettando qualcosa. Sono donne in abiti civili, alternate a uomini in divisa. Non se ne vedono i visi, perché la foto è tagliata in alto per tenere in primo piano una figura di donna chinata e una di bambino. Tra le figure della fila si distingue una sciabola e un’uniforme di corazziere. Ultima nella fila è la figura del maggiore dei paracadutisti Gianfranco Paglia, che fu ferito gravemente in Somalia nel 1993, ricevette la medaglia d’oro ed è oggi parlamentare: lo si vede quasi per intero, perché è seduto sulla sua carrozzella. È forse alla sua volta che il piccolo Simone vorrebbe andare. Ha rotto le righe, e sta un passo avanti, la testa nuda, una maglietta celeste e i jeans arrotolatissimi: sua mamma lo tiene per mano, o piuttosto gli tiene la mano fra le sue, accovacciata sui calcagni, con dei grandi occhiali neri. Si tirano fuori gli occhiali scuri in giornate come questa. La signora ha il viso serio, sta ascoltando qualcosa che Simone le dice. La conosciamo un po’, grazie alla pagina di Conchita Sannino, e conosciamo il padre di Simone e sua nonna, che ora è anche lei nella fila. (more…)

Quel sangue del Sud versato per il Paese

settembre 18, 2009

ansa_16743819_50490di Roberto Saviano

Vengo da una terra di reduci e combattenti. E l’ennesima strage di soldati non l’accolgo con la sorpresa di chi, davanti a una notizia particolarmente dolorosa e grave, torna a includere una terra lontana come l’Afghanistan nella propria geografia mentale. Per me quel territorio ha sempre fatto parte della mia geografia, geografia di luoghi dove non c’è pace. Gli italiani partiti per laggiù e quelli che restano in Sicilia, in Calabria o in Campania per me fanno in qualche modo parte di una mappa unica, diversa da quella che abbraccia pure Firenze, Torino o Bolzano.

Dei ventun soldati italiani caduti in Afghanistan la parte maggiore sono meridionali. Meridionali arruolati nelle loro regioni d’origine, o trasferiti altrove o persino figli di meridionali emigrati. A chi in questi anni dal Nord Italia blaterava sul Sud come di un’appendice necrotizzata di cui liberarsi, oggi, nel silenzio che cade sulle città d’origine di questi uomini dilaniati dai Taliban, troverà quella risposta pesantissima che nessuna invocazione del valore nazionale è stato in grado di dargli. Oggi siamo dinanzi all’ennesimo tributo di sangue che le regioni meridionali, le regioni più povere d’Italia, versano all’intero paese. (more…)