Posts Tagged ‘somalia’

Truppe keniote in Somalia. Caccia ai militanti islamici

ottobre 18, 2011

Gli Shabab: ritiratevi o colpiremo le vostre città

Massimo A. Alberizzi per “Il Corriere della Sera”

Per dare la caccia agli Shabab, i fondamentalisti islamici legati ad Al Qaeda che controllano gran parte dell’ex colonia italiana, truppe keniote hanno invaso la Somalia. La reazione del gruppo è stata immediata, anche se per ora solo verbale: «Se non vi ritirate subito organizzeremo attentati nelle vostre città». Il braccio di ferro è cominciato domenica, quando una quarantina di blindati portatruppe e alcuni carri armati hanno passato il confine tra Kenya e Somalia, tra Dhobley e Birta Dher, e hanno proseguito verso Tabta, dove c’è una base militare che l’esercito del Governo Federale di Transizione somalo (Tfg) e il gruppo Ras Chiamboni avevano sottratto venerdì agli Shabab. La colonna è poi entrata nel villaggio di Qoqani, che era stato bombardato dall’aviazione keniota ed era stato evacuato dai miliziani fondamentalisti. Durante l’operazione un elicottero si è schiantato al suolo e i cinque militari a bordo sono morti.

«Il Kenya ha diritto di difendersi dai somali che fanno irruzione sul nostro territorio per sequestrare stranieri. Quindi abbiamo autorizzato le nostre truppe a varcare il confine e inseguire i rapitori», così il portavoce del governo di Nairobi, Alfred Mutua, ha annunciato l’invasione della Somalia. Gli ha risposto il portavoce degli Shabab, Ali Mohamud Rage: «I kenioti non conoscono la guerra, noi sì. La porteremo nelle loro città. Faremo saltare i loro grattacieli».

La decisione di attaccare gli Shabab dentro la Somalia è giunta due giorni dopo il rapimento, nel campo profughi di Dadaab, di Montserrat Serra Ridao e Blanca Thiebaut, due operatrici umanitarie spagnole che lavoravano con Medici senza frontiere. A Dadaab vivono quasi 500 mila rifugiati, in gran parte arrivati negli ultimi mesi per la carestia che sta sconvolgendo la Somalia. Gli ostaggi stranieri catturati dai somali in Kenya (a parte gli equipaggi delle navi sequestrate dai pirati) sono in questo momento quattro, tutte donne. (more…)

La guerra in Somalia e le nostre colpe

settembre 8, 2011

La guerra agli islamici ha bloccato gli aiuti

Alex Perry per “Il Corriere della Sera”

Per la fine di giugno e l’inizio di luglio, quando le capre erano ormai sparite e le ultime mucche si erano accasciate sulle zampe per morire, gli uomini avevano detto alle famiglie che era ora di partire. A Daynunay, Haji Hassan e i figli hanno raccolto tutti i loro averi — qualche straccio, bottiglie di plastica, un paio di vecchie pentole — e si sono diretti a Mogadiscio, a 250 km verso Est.
Ad ogni villaggio attraversato, il gruppetto cresceva, trasformandosi dapprima in una colonna di centinaia, poi di migliaia, e infine di decine di migliaia di profughi, via via che milioni di uomini, da un capo all’altro della Somalia del sud, abbandonavano le loro abitazioni. Con poca acqua a disposizione e solo foglie da mangiare, i bambini e gli anziani sono stati i primi a soccombere: un nipote di Hassan è stato seppellito nel punto in cui è crollato a terra. Bagey Ali, 50 anni, che ha percorso a piedi 300 km da Qansax Dheere, riferisce di aver visto sette persone che «si sono sedute a terra e sono morte». Quando i suoi figli hanno cominciato a barcollare, lungo i 500 km di cammino da Baoli, Bishar Abdi Shaith, 60 anni, se li è caricati sulle spalle. «Quando mi sono accorto che erano morti, li ho seppelliti lungo la strada». Gli sono spirati tra le braccia due ragazzi e tre bambine.
In Somalia assistiamo oggi a un esodo di massa, allo svuotamento di una metà del paese, un evento senza precedenti, di dimensioni bibliche. Che cosa lo ha scatenato? La causa più immediata è stata la siccità. Non è piovuto a sufficienza lo scorso ottobre nell’Africa orientale, le piogge sono mancate di nuovo ad aprile ed entro i primi di agosto le Nazioni Unite avevano stimato che 12,4 milioni di persone rischiavano di morire di fame nella regione compresa tra Gibuti, Etiopia, Eritrea, Kenya, Somalia e Uganda.
Ma com’è accaduta una simile tragedia? Perché non si è fatto nulla per prevenirla? E come mai milioni di somali erano così sicuri di non ricevere alcun aiuto che si sono messi in marcia con le loro famiglie attraverso il deserto, una marcia della morte? Le risposte svelano che è stata la guerra tra le milizie islamiche e gli Stati Uniti e i suoi alleati la causa diretta di questa catastrofe umanitaria. (more…)

La fuga dell’Al Shabaab da Mogadiscio

settembre 7, 2011

Carta di Laura Canali

A inizio agosto le milizie islamiche dell’Al Shabaab hanno lasciato la parte nord di Mogadiscio. Ma il contingente Amisom dell’Unione Africana sa che la loro struttura è estremamente flessibile, capace di profonde ristrutturazioni, e resta cauto su una loro definitiva sconfitta, frenando l’entusiasmo del presidente del governo transitorio Sharif Sheikh Ahmed

Nicola Pedde per “Limes

Quando, nella notte tra il 5 e il 6 agosto, il grosso delle milizie dell’Al Shabaab ha lasciato la parte nord della città di Mogadiscio – e soprattutto la roccaforte dei quartieri di Bondere e Shingani – il presidente somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed non ha saputo contenere l’entusiasmo, e nel commentare la notizia con i giornalisti ha affermato come “Mogadiscio sia adesso completamente libera, e presto lo sarà l’intera Somalia”. Peccando probabilmente di eccessivo ottimismo.

Che l’Al Shabaab sia in profonda crisi dopo l’uccisione di alcuni uomini chiave dell’organizzazione non è un mistero per nessuno. Ma non bisogna correre il rischio di considerarli ormai sconfitti e allo sbando, come molti sembrano credere a Mogadiscio in queste ore, o come vorrebbero far credere alla comunità internazionale. (more…)

La transizione infinita della Somalia

giugno 16, 2011

Nonostante l’accordo raggiunto sulla proroga dell’Istituzioni Federali di Transizione, in Somalia è ancora il caos. Il presidente e lo speaker del parlamento chiedono la testa del primo ministro. Le divisioni di Ahlu Sunna Wal Jama’a e l’esecuzione del ministro dell’Interno ad opera degli Shabaab

Matteo Guglielmo per “Limes

L’accordo raggiunto il 9 giugno a Kampala tra il presidente della Repubblica Sheikh Sharif Sheikh Ahmed e lo speaker del Parlamento Sharif Hassan Sheikh Ahmed avrebbe dovuto ricomporre la prolungata frattura sorta tra le Istituzioni federali di transizione (Ift) tra i due leader conosciuti nel paese semplicemente come “i due Sharif”.
Sul tavolo delle trattative, mediate dal rappresentante speciale dell’Onu Augustine Mahiga e dal presidente ugandese Yoweri Museveni, c’erano i termini della proroga del mandato delle Ift, la cui scadenza era originariamente fissata al prossimo 21 agosto.
L’aspetto più controverso dell’accordo, che di fatto prorogherebbe tutte le Ift di dodici mesi tranne l’esecutivo, riguarda proprio le dimissioni del primo ministro Ahmed Abdullahi Mohamed “Farmajo”, personaggio sgradito allo speaker e agli Stati Uniti, e che non sembra ancora intenzionato a lasciare senza un chiaro voto di sfiducia del parlamento. (more…)

La battaglia per Mogadiscio

settembre 10, 2010

Original Version: Going for Mogadishu

L’escalation di violenza a Mogadiscio nei giorni scorsi ha riaperto le ferite della Somalia, facendo comprendere che il governo nazionale di transizione è ormai in fin di vita – scrive il giornalista egiziano Gamal Nkrumah, esperto di questioni africane

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I combattimenti dentro e intorno al palazzo presidenziale a Mogadiscio, e nelle zone strategiche nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale della capitale somala, hanno cancellato le speranze della scorsa settimana che il governo nazionale di transizione (GNT) della Somalia fosse pronto a placare i militanti islamici suoi nemici. Il fatto che gli esponenti più influenti del GNT non abbiano potuto accogliere le richieste dei militanti islamici di istituire uno stato islamico in Somalia è il segno più pericoloso della debolezza del GNT. Senza un consenso interno, le milizie somale legate ai gruppi politici ricorrono alla violenza per imporre la loro volontà ideologica.

Questa osservazione porta in due possibili direzioni. La prima è che le ripetute sconfitte militari delle forze governative somale hanno crudamente dimostrato l’incapacità delle potenze occidentali – a dispetto del loro aperto sostegno al GNT – di influenzare gli eventi nella Somalia dilaniata dalla guerra. Le ingerenze dei paesi vicini che temono una vittoria islamista in Somalia si intensificheranno senza dubbio, complicando ulteriormente la situazione. Ma anche stando così le cose, l’Etiopia, la nazione più potente del Corno d’Africa, dopo una serie di sconfitte militari in Somalia sarà riluttante a farsi trascinare nuovamente nella guerra.

La seconda conclusione è che tutte le parti dovranno fare concessioni se gli Al-Mujahideen Al-Shabab (i Giovani Combattenti), il principale gruppo di opposizione armata in Somalia, decideranno di lasciarsi alle spalle la violenza. (more…)

I nuovi taleban d’Africa: lapidato chi vede la tv

agosto 25, 2010

Gli Shabab copiano il modello afghano: sharia dura e pura

Nell’articolo: «Shabab e taleban hanno in comune tanto il fatto di essere seguaci di una forma intollerante di Islam – ha spiegato al New York Times Letta Tayler, specialista di antiterrorismo di Human Rights Watch – quanto la convinzione che la maniera migliore per garantirsi il sostegno popolare è terrorizzare la gente comune»

Maurizio Molinari per “La Stampa

Barbe obbligatorie per gli uomini, divieto per le donne di uscire da casa non accompagnate da parte maschi, lapidazioni pubbliche e probizione assoluta di ascoltare musica occidentale, andare al cinema e guardare sport in tv. La raffica di editti emanati dalle milizie islamiche shabab nella Somalia del Sud e nei quartieri di Modagiscio da loro controllati ricordano da vicino le norme della Shaaria – la legge islamica – imposte in Afghanistan dai taleban fino al rovesciamento del loro regime a Kabul alla fine del 2001.

Del tutto identico è anche l’ordine impartito ad ogni gruppo famigliare di «contribure alla Jihad» garantendo almeno un figlio maschio alle milizie islamiche mentre i genitori che non ne hanno sono obbligati a versare cifre ingenti, che nel sud della Somalia raggiungono i 50 dollari al mese ovvero l’equivalente del reddito medio pro capite. Le similitudini con i taleban afghane sono tutt’altro che negate dai leader degli shabab, come nel caso del comandante Abu Dayid che all’Associated Press ha spiegato come «entrambi i nostri gruppi applicano una forma di Islam molto rispettoso della Sharia» oltre al fatto di essere accomunati «dal profondo odio nei confronti degli infedeli».

Vahid Mujdeh, autore afghano di un recente libro sui taleban, ritiene che «gli shabab stanno copiando quanto i taleban fecero nel mio Paese negli anni Novanta perché convinti che fu un successo» ovvero «consentì di governare un’intera nazione attraverso la più rigida interpretazione della legge islamica». Il fatto che gli shabab considerino i taleban degli eroi da prendere ad esempio rafforza i timori del Pentagono che ne abbiamo emulato anche la stretta alleanza con Al Qaeda. (more…)

Somalia: il conflitto si estende

luglio 30, 2010

Gli attentati di Kampala dell’11 luglio scorso sono stati rivendicati dal gruppo radicale somalo.  La comunità internazionale al bivio e i rischi di una nuova escalation regionale

Matteo Guglielmo per “Limes

Se esiste un luogo al mondo che negli ultimi vent’anni ha sperimentato tutte le tipologie di conflitto armato e di intervento militare, quello è la Somalia. Così scrive Jefferey Gettleman sul New York Times, sottolineando inoltre che se il risultato dell’ultimo meeting straordinario dell’Unione Africana tenutosi in Uganda qualche settimana fa fosse quello di aumentare il contingente di Amisom di 2mila – o forse 4mila – unità, in questi anni di guerra la comunità internazionale dimostrerebbe di aver appreso davvero poco.

Due decenni di conflitto in Somalia e la storia sembra inesorabilmente ripetersi. Un contingente militare non basta per riportare la pace sul territorio del centro-sud, che sia composto da migliaia di marines americani, come nella missione Restore Hope dei primi anni Novanta, oppure dagli stessi caschi blu delle Nazioni Unite, come in Unosom II. Perfino l’Etiopia, paese che conosce meglio di qualunque altro il territorio somalo, non è riuscita a riportare la sicurezza a Mogadiscio, lasciando anzi la pesante eredità del suo controverso intervento ad un contingente regionale che oggi si trova a sostenere da solo il peso dello scontro con la guerriglia. (more…)

Somalia: perché non riusciamo a sconfiggere i pirati?

aprile 18, 2010

Nel Golfo di Aden i pirati diventano sempre più aggressivi. Solo alcune gang hanno la forza e denaro sufficienti per operare in acque internazionali. La questione pirateria agli occhi degli Stati Uniti non è considerata prioritaria rispetto alla guerra al terrore

Una delle domande più frequenti che mi viene posta quando si parla di pirateria è: come è possibile che nonostante l’impegno delle flotte internazionali non si sia ancora riusciti a debellare i pirati nel Corno d’Africa? E anzi nei primi mesi del 2010 si assista ad una escalation?

La risposta più semplice è che il teatro geomarittimo è molto grande, oggi con l’estendersi degli attacchi anche ad una vasta area dell’oceano Indiano intorno alle isole Seychelles, lo scenario è di circa un milione di miglia quadrate! Ma scendendo in profondità possono individuarsi altre ragioni, la prima è che la pirateria moderna è un fenomeno terrestre (nasce dall’instabilità dei Paesi di origine) e non marittimo e, quindi, andrebbe combattuta (o risolta) a terra e non in mare. E spesso si dimentica che la Somalia rappresenta uno degli avamposti della «guerra al terrore» dichiarata dagli Stati Uniti ad Al Qaida e, come si dirà più avanti, questa viene considerata una priorità rispetto ai nuovi bucanieri. (more…)

Somalia: il possibile ritorno degli Stati Uniti

marzo 11, 2010

di Matteo Guglielmo

Gli Stati Uniti d’America avrebbero intenzione di sostenere direttamente il Governo Federale di Transizione (Gft) nella riconquista di Mogadiscio. Dopo quasi dieci anni di guerra al terrore, se la notizia dovesse essere confermata avrebbe dell’incredibile e segnerebbe una vera svolta nel coinvolgimento degli Usa in Somalia. Secondo un editoriale del New York Times infatti, le milizie fedeli al governo si starebbero preparando ad una massiccia offensiva con l’aiuto diretto di consiglieri militari dell’esercito americano. La crescita di una minaccia qaedista in Yemen e le possibili connessioni con i movimenti di opposizione somali hanno certamente aumentato le preoccupazioni statunitensi in tutto il Golfo di Aden.

Un maggior coinvolgimento militare Usa al
fianco del Gft potrebbe risultare cruciale nella vittoria finale contro le milizie radicali di al-Shabaab e di Hizbul Islam. Infatti, l’attuale situazione di stallo politico e militare ha reso necessario uno sforzo maggiore nella lotta contro il blocco islamista. Tuttavia la strategia americana, diversamente da quella portata avanti dal presidente somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed e dal suo primo ministro Omar Abdirashid Ali Sharmarke, risulta funzionale a una più globale lotta al terrorismo internazionale. Questo tipo di approccio, almeno in Somalia, tende ancora ad escludere un coinvolgimento “positivo” della popolazione, basandosi per lo più su attività di training militare ai caschi verdi dell’Unione Africana e su azioni mirate contro presunte cellule o personalità connesse alla rete qaedista. (more…)

Somalia e Corno d’Africa tra crisi interne e conflitti internazionali

gennaio 13, 2010

Continuano a coesistere, nel Corno d’Africa, tre livelli di conflitto politico e militare, che si intrecciano e si aggravano reciprocamente. Ci sono conflitti interni ai singoli Stati, irrisolti conflitti regionali e, non da ultimo, il Corno d’Africa è una delle aree dove più grave appare in questo periodo lo scontro tra occidente ed estremismo di matrice fondamentalista.

Lo spazio somalo (2) è quello dove i tre livelli del conflitto in atto si manifestano con più gravità. La situazione della Somalia è obiettivamente disperata. Il comunicato del Programma Alimentare Mondiale (PAM) del 5 gennaio 2010 (3) nel quale si annuncia la sospensione delle operazioni umanitarie a causa delle minacce ricevute dai gruppi estremisti, rappresenta uno degli ultimi steps di una crisi all’apparenza senza vie di uscita, la cui gravità va valutata sia per le cause che hanno determinato la decisione del PAM e sia per le sue possibili conseguenze, per prevedere le quali è sufficiente ricordare che l’assistenza dell’agenzia per gli aiuti alimentari delle Nazioni Unite in questa regione era indirizzata a circa un milione di persone.

La “cronaca” somala della prima metà di gennaio del 2010 registra continui scontri tra truppe governative appoggiate dai peacekeepers panafricani e i gruppi di Al Shabaab che combattono contro  il governo federale di transizione guidato da Shek Sharif Shek Ahmed, ex capo dell’Esecutivo dell’Unione delle Corti Islamiche. (more…)

Vite in fuga

agosto 3, 2009

imagesMigliaia di somali tentano di fuggire in Yemen mentre il loro Paese è in fiamme

 

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha lanciato l’allarme: migliaia di civili in fuga dai combattimenti in Somalia si sono riversati nella città costiera di Bosaso, in attesa che i trafficanti di esseri umani possano portarli in Yemen.Somalia in fiamme. La situazione a Mogadiscio e dintorni è disperata. Le milizie integraliste degli al-Shabaab e degli Hisb-ul-Islam combattono contro il governo provvisorio riconosciuto dall’Onu casa per casa. I civili, come sempre, sono al centro del fuoco incrociato. In passato, con l’intervento dell’esercito etiope, era stata ristabilita una parvenza di legalità in Somalia, ma le cosiddette Corti Islamiche si sono riorganizzate e, con l’appoggio dell’Eritrea, hanno lanciato una pesante controffensiva riuscendo a giungere di nuovo nella capitale Mogadiscio, dove il 28 luglio scorso i ribelli hanno proclamato un’amministrazione parallela. L’Unione europea attende, gli Usa si dicono vigili rispetto alla situazione, l’Unione africana manda truppe di pace ma è divisa al suo interno. Nel mentre la Somalia è un inferno, dal quale migliaia di civili tentano la fuga attraverso il golfo di Aden. Le sue acque sono infestati dai pirati, ma sono questi ultimi che gestiscono il racket dei viaggi dei disperati verso la penisola arabica e non li fermeranno certo loro. (more…)

Somalia: un incubo senza fine

luglio 18, 2009

AVFQ213CAEV1HLDCAMAPUPKCAGAFRVGCA4ZC2LDCAF8BD3ZCA03ODY4CAE23QZRCASL64R2CAJRE7PJCATBZHO0CAMOXO37CA86PUKKCA378YJDCA05TWELCATWQGQTCAUJ37E1CA7Y96VYCAWYJ7QELa nuova escalation di violenza. Il governo chiama i signori della guerra. Nuovi protagonisti: cos’è Ahlu Sunna wal Jama’a. L’opposizione islamista: alla ricerca di una leadership

 

Ritorna la guerra a Mogadiscio e in Somalia fra le milizie filogovernative e l’opposizione islamista composta dai combattenti di al-Shabab e Hizbul Islam. Più di trecento vittime nella sola capitale nelle ultime tre settimane e un numero di sfollati oramai salito, secondo stime UNHCR, a più di 200mila, dipingono in maniera esaustiva la tragicità della situazione. Intanto, a Ginevra, l’United Nations High Commissioner for Human Rights (OHCHR) denuncia continue violazioni dei diritti umani commessi da entrambi i fronti, non solo ai danni della popolazione civile ma anche di giornalisti locali. Come se non bastasse inoltre, in questo macabro scenario si susseguono false notizie che spesso colgono impreparata anche la stampa internazionale; come quella dell’esecuzione a Baidoa di sette somali di fede cristiana accusati dagli Shabab si essere spie al soldo dell’occidente, oppure della fantomatica presenza in Somalia di combattenti stranieri di al-Qaida. (more…)

Nessun vincitore all’orizzonte nella caotica guerra somala

giugno 12, 2009

imagesLa Somalia è dilaniata da un conflitto dimenticato, che vede principalmente contrapposti il governo provvisorio e le milizie Shabab. Queste ultime sono riuscite ad internazionalizzare il conflitto coinvolgendo combattenti stranieri provenienti da tutto il mondo – riferisce il corrispondente americano Jeffrey Gettleman

 

NAIROBI, Kenya – La Somalia è ancora una volta un teatro dove si sta combattendo una violenta battaglia, con jihadisti che si stanno riversando nel paese dall’esterno, preparandosi per il colpo finale per rovesciare il governo di transizione.Il governo implora aiuto, sostenendo che un numero maggiore di peacekeeper, più denaro e più armi potrebbero spostare l’ago della bilancia a svantaggio degli islamisti radicali.Ma la situazione potrebbe essere più critica di quanto le parti in causa sono disposte ad ammettere: la Somalia è divenuta teatro di una guerra che nessuno può più vincere, almeno non in questo momento. (more…)