Posts Tagged ‘spagna’

Religione e sangue

giugno 24, 2010

Gli ebrei convertiti in Spagna tra Quattrocento e Cinquecento

Nell’articolo: Il discorso di Yerushalmi vuole mettere a confronto l’antisemitismo razziale del nazismo con quello di cui furono espressione le leggi di limpieza nella Spagna del Quattrocento

Anna Foa per “L’Osservatore Romano

Molti erano, nella Spagna della prima metà del Quattrocento, gli ebrei che avevano preso il battesimo, alcuni più o meno forzatamente nelle violenze che avevano devastato le comunità nel 1391, altri nei decenni successivi, spinti dal bisogno di integrazione sociale e dalla consapevolezza della crisi in cui ormai versava l’antico e radicato mondo ebraico spagnolo. L’ondata di conversioni era stata accompagnata da un processo di integrazione senza precedenti:  agevolati dal fatto che la loro adesione al cristianesimo comportava anche la fine delle loro secolari disabilità, i conversos dei ceti più alti avevano avuto accesso alle cariche pubbliche ed ecclesiastiche e avevano stretto alleanze matrimoniali con antiche famiglie aristocratiche. Questa grande ondata di integrazione sociale si arrestò alla metà del secolo in seguito alla reazione della società cristiana, preoccupata di perdere ricchezze e potere. (more…)

Quando in Spagna c’erano troppi conventi

giugno 14, 2010

Incendi e persecuzioni anticattoliche seguirono nel 1931 la nascita della Seconda Repubblica

Nell’articolo “Le autorità, inoltre, accusarono dell’accaduto gruppi estremisti di sinistra, specialmente anarchici e comunisti. La responsabilità però non erano solo loro, ma anche di chi non pose alcun ostacolo alle violenze”

di Vicente Cárcel Ortí per “L’Osservatore Romano
Per capire i tragici avvenimenti della Spagna dopo lo scoppio della guerra civile (18 luglio 1936) è necessario conoscere la travagliata storia della Seconda Repubblica, riconosciuta dalla Santa Sede dopo la sua autoproclamazione (14 aprile 1931) – nonostante i dubbi sulla legittimità politica del governo provvisorio – al fine di rispettare l’ordine pubblico e garantire i diritti della Chiesa e dei cattolici. Tuttavia, appena un mese dopo, il 10 e 11 maggio, il nuovo regime mostrò il suo vero volto, con un triste biglietto da visita:  la violenza fu scatenata contro la Chiesa, con la complicità delle autorità.
“Non è certamente facile per chi le ha vissute fare la cronaca delle giornate incendiarie perpetrate nei primi giorni di questa settimana in questa Nazione. Gli occhi vedono tuttora le immense colonne di fumo che nei vari punti della Capitale si alzavano dalle enormi fiammate che avvolgevano chiese e case religiose fra l’imperversare di notizie sempre più gravi che sconvolgevano ogni concetto tradizionale di questa amata Nazione che si era sempre mostrata cattolica per eccellenza. La cronaca, oltre che difficile, sarebbe incompleta. Ma intanto, in attesa di raccogliere le notizie particolari di tutti i luttuosi fatti, mi permetto di unire al presente penosissimo Rapporto le cronache e le fotografie dei numeri di questi giorni dei giornali “Ahora” e “Nuevo Mundo” e che non possono essere tacciati di esagerare i fatti essendo repubblicani. Da esse appare la crudele tragicità dei fatti avvenuti. Ma che sarebbe, se si potesse raccogliere, la storia di tutti i patimenti personali dei poveri religiosi”. Con queste parole iniziava il rapporto inviato dal nunzio Federico Tedeschini al cardinale Eugenio Pacelli il 15 maggio 1931.
Ma se per la storia ci si può ridurre alla cronaca riportata dai giornali dell’epoca, è necessario invece fare alcuni rilievi più importanti sull’atteggiamento avuto dal governo in quell’ora così infausta per la Chiesa.
Non si può certamente dire che le autorità avessero provocato il movimento anticattolico; ma è facile dimostrare che non fecero nulla per impedirlo. Quanti assistettero agli incendi della mattina del tragico lunedì 11 maggio, affermarono concordemente che si trattava di non numerosi gruppi di facinorosi per i quali sarebbe bastata una mezza dozzina di guardie che naturalmente avessero fatto il loro dovere. Invece non solo le guardie non fecero nulla per prevenire i disordini, ma rimasero spettatrici inerti degli incendi. I vigili del fuoco, una volta arrivati sul posto, non poterono intervenire perché si videro minacciati dai gruppi incendiari e non furono protetti dalla forza pubblica:  anche loro rimasero spettatori fino al momento in cui il fuoco cominciò a minacciare  le  case.  Solo  allora fu consentito il loro intervento. (more…)

Un hidalgo poliziotto indaga sul caso del falso Cervantes

giugno 7, 2010

Il Don Chisciotte apocrifo scandalizzò la Spagna del ’600. E ora è al centro di un giallo con luci e ombre

Nell’articolo: “C’era tutta l’Europa a disposizione, perché nel bene e nel male la Spagna era l’Europa stessa, il risultato finale di un impero dove sino ad allora non aveva mai tramontato il sole e che ora cominciava a vederne l’eclisse, una lunga, fosca e torbida decadenza che ne avrebbe fatto il tragico, ridicolo fantasma della grandezza passata”

Stenio Solinas per “Il Giornale

Nella battaglia di Lepanto era stato un eroe, ed eroica era stata poi la sua prigionia in Algeri sotto il Turco: tentate evasioni a catena e catene ai piedi, sempre a difendere gli sfortunati compagni di fuga e ad assumere su di sé ogni colpa. Era un hidalgo, Cervantes, ma al suo ritorno in patria la patria gli si era rivelata amara. Impieghi mediocri, ambienti torbidi, pasticci economici, di nuovo la galera, e per debiti neppure suoi, ma di un banchiere che lo aveva lasciato nella merda… Era lì che aveva cominciato a scrivere il Don Chisciotte e anni dopo, ancora dentro una cella, l’ennesima, aveva festeggiato l’uscita del primo volume. C’era finito per le tresche sentimentali della figlia, amante di un uomo sposato e sospettata, ingiustamente, di essere complice nell’assassinio di un altro cavaliere. Le donne di casa Cervantes, esclusa la madre e la moglie, avevano spesso brillato per il loro sesso libero e insieme mercenario: una sorella sedotta e abbandonata, una zia che se la faceva con un arcidiacono… (more…)

Il fascino perduto di Zapatero

Mag 4, 2010

Ci si sono messe anche le agenzie di rating ad amareggiare fino in fondo la vita del presidente. Ci si sono messi pure gli ultimi sondaggi d’opinione, commissionati da un quotidiano tradizionalmente non ostile come El País, a certificare il crollo di fiducia nel capitano. E mancavano soltanto le beghe con la famiglia socialista catalana, a meno di cinque mesi dalle elezioni locali, ad alimentare un altro, inopportuno fronte caldo. Come se non bastassero 4 milioni e 600 mila disoccupati, un semestre di presidenza europea opacizzato dalle angosce finanziarie dell’Unione Europea e, non ultima, la grana con l’Irlanda del nord per la fuga di Iñaki de Juana Chaos, storico esponente dell’Eta del quale la giustizia spagnola aspettava l’estradizione

Solo contro quasi tutti, il premier socialista José Luis Rodriguez Zapatero, si riunirà domani — per la prima volta nell’ultimo anno e mezzo — con il leader dell’ opposizione, il popolare Mariano Rajoy, che comunque non naviga in acque migliori. Parleranno della tragedia greca e, probabilmente, di quella portoghese; ma non potranno nascondersi le rispettive sventure politiche. Rajoy non ha la responsabilità del comando, però è malvisto dai suoi stessi elettori perlomeno quanto il capo del governo dal resto di Spagna. (more…)

S’È FERMATO ZAPATERO

marzo 23, 2010

4,5 milioni di disoccupati e 4mila licenziati al giorno. Dopo 14 anni di crescita doppia rispetto agli altri paesi europei, la crisi fa traballare il «modello Spagna». Il governo socialista risponde aumentando l’Iva e già prepara tagli alla spesa pubblica per 50miliardi. I popolari minacciano rivolte di piazza ma hanno armi spuntate

Mamma mia che tonfo. Nel giro di due anni la Spagna di José Luis Rodríguez Zapatero è passata dagli altari alla polvere. La crisi globale esplosa nella seconda metà del 2008 è arrivata un po’ in ritardo in Spagna. Ma quando è arrivata è stata uno tsunami. E ora il paese e il suo leader, osannati da destra e da sinistra, si ritrovano alle corde. Ricacciati indietro dopo gli anni della bonanza economica e politica. Quando il Fmi e la finanza internazionale innalzavano peana al social-liberismo del governo del Psoe (non nuovo peraltro, aveva già cominciato Felipe González, fu sua nell’85 la prima riforma delle pensioni e nell’87 la legge sui fondi pensionistici privati). Quando la Spagna si era issata al rango di ottava potenza economica del mondo e Zapatero annunciava il riuscito sorpasso sull’Italia nel pil pro-capite e lanciava quello prossimo su Francia e Germania. E quando i gruppi per i diritti civili e la sinistra europea si spellavano le mani ad applaudire Zapatero per ottime ragioni e per contrasto con ciò che succedeva nei loro (nostri) paesi: ritiro dall’Iraq e dal Kosovo (ma non dall’Afghanistan), politica sull’immigrazione, matrimoni gay, parità di genere, laicismo…
«W Zapatero». Ma i diritti civili sono una cosa e l’economia («stupido») un’altra.
Il 9 marzo 2008 si votò qui in Spagna e i socialisti di Zapatero tornarono a vincere la partita con la destra del popolare Mariano Rajoy, sconfitta a sorpresa il 14 marzo 2004, quando si votò sull’onda emotiva della strage terrorista di tre giorni prima. Vinsero ma non stravinsero. (more…)

La dittatura cubana e il tabù irrisolto della Spagna

marzo 17, 2010

Perchè il Paese di Zapatero non critica il regime

di Cristina Galindo, Copyright El Paìs

La morte del detenuto politico cubano Orlando Zapata dopo 85 giorni di sciopero della fame, non è servita ad ammorbidire il regime castrista, ma ha chiarito a tutti che in politica ci sono convinzioni viscerali che difficilmente cambiano. La caduta di stile dell’attore Guillermo Toledo, secondo cui il muratore nero perseguitato, in realtà un detenuto politico stando al parere di Amnesty International, era semplicemente un “criminale comune” (versione del giornale cubano Granma), ha portato alla luce la reticenza di ampi settori della sinistra a sottoporre a revisione la sua storia recente e ad applicare ai dittatori comunisti lo stesso metro applicato ai regimi autoritari di destra, senza dimenticare che nemmeno la destra è esente dai pregiudizi ereditati dal passato.

Se Cuba è il grande (e quasi ultimo) tabù per alcuni che si considerano progressisti o di sinistra, per una parte della destra la bestia nera continua a essere il passato franchista. Nell’uno e nell’altro caso si è portati a giustificare l’una come l’altra dittatura. Se c’è una condanna, viene sempre espressa in forma ambigua. O per giustificare l’assenza di critiche, si rinfaccia agli avversari politici che “la loro dittatura era peggiore”.

“Si giustifica un regime dittatoriale in funzione dell’ideologia. Tutte le dittature, di destra come di sinistra, hanno elementi in comune: negazione dei diritti politici e civili, repressione dell’opposizione. Qualunque democratico dovrebbe opporsi”, afferma Jesus de Andres, professore di Scienze politiche della Uned (Università di istruzione a distanza). (more…)

11 mesi e 11 giorni. Il mistero irrisolto di Jon Anza

marzo 12, 2010

Militante basco scomparso per undici mesi e undici giorni, con gravi sospetti di guerra sporca. Ieri il ritrovamento del corpo. Ma il mistero resta

Era scomparso il 18 aprile del 2009. Un uomo corpulento, gonfiato dai medicinali, reso quasi cieco da un male che lo stava divorando. Il suo nome era Jon Anza. Aveva un treno alla stazione di Baiona il 18 di aprile dell’anno scorso, direzione Tolosa. Si sedette in uno scompartimento e da allora la sua compagna, Maixo, e la sua famiglia non ebbero più notizie di lui. Fino a un comunicato di Eta e alle denuncie che sono comparse sui quotidiani Gara, basco, Le Monde e Libération, francesi. Per arrivare alla notizia lanciata ieri da France3, quando un mezzobusto ha annunciato che il corpo di Jon Anza era in un deposito di cadaveri non identificati della città di Tolosa, proprio là dove l’uomo di 47 anni doveva arrivare. Cosa è successo a Jon Anza?

Jon Anza. Condannato nel 1982, quando aveva 21 anni, Anza è stato ritenuto colpevole di appartenenza a banda armata, con una pena comminata di 103 anni di carcere. Dopo averne scontati venti torna in libertà. Nel 2005 si trasferisce in Francia. Diplomato in giornalismo, va a lavorare in una fabbrica che produce poltrone. La sua militanza vive della lotta per i diritti dei prigionieri politici baschi. Il 18 aprile 2009 deve viaggiare fino a Tolosa e sarà un comunicato dell’organizzazione armata a fornire dei primi dettagli sulla sparizione dell’uomo. È il 18 maggio 2009: Eta scrive che Anza è ancora un suo militante, incaricato di protare una consistente somma di danaro fino a Tolosa. Ma il primo appuntamento e i due seguenti che vengono stabiliti in caso di pericolo non vengono rispettati. La sparizione di Anza fa parlare del ritorno dell’incubo guerra sucia, la guerra sporca di Stato, che la Spagna aveva avviato negli anni 80 – nei governi socialisti di Gonzales – armando e dirigendo squadroni della morte chiamati gal, i gruppi armati di liberazione che si dotarono anche di manovalanza straniera, pistoleros fra i quali spiccano nomi famosi dell’eversione di destra degli anni bui italiani, quelli delle stragi. L’evocazione della guerra sporca trova alcuni indizi inquietanti nelle notizie che riguardano dei sequestri lampo di altri ex prigionieri politici che vengono interrogati in luoghi appartati di montagna da agenti in borghese dell’antiterrorismo spagnolo, in territorio francese. La cooperazione fra Madrid e Parigi ha permesso che a oggi un centinaio di uomini delle forze di sicurezza spagnole possano girare in maniera autonoma e armata in terra francese. (more…)

E adesso vai a quel “pais”!

dicembre 20, 2009

In Spagna si è consumata la gran vendetta di Berlusconi sull’editore del quotidiano ‘el pais’, che ha pubblicato per primo le foto di villa Certosa scattate da zappadu – anche Zapatero consuma la sua rivincita su chi, appena salito alla guida del governo, lo chiamava “Bambi” per l’idea di una politica molle che ben traspariva dai suoi occhi di cerbiatto…

Paolo Madron per il Sole 24 Ore

La debacle politica ed economica del gruppo Prisa, “too influent to fail” a dispetto dei 5 miliardi di debiti accumulati, viene suggellata da un accordo che in altri tempi sarebbe stato impensabile. Ma che tuttora suona clamoroso. L’editore del Pais, il colosso dei media più potente di Spagna, viene salvato da quel Silvio Berlusconi che i giornali del gruppo iberico dileggiavano all’epoca di Noemi e di Patrizia.

La sibillina minaccia del Cavaliere, lanciata lo scorso settembre in conferenza stampa contro l’inviato del più importante quotidiano di Spagna che gli chiedeva perché mai non si fosse dimesso, si avvera dunque in un freddo pomeriggio madrileno. “Non bisogna essere faziosi. Si vede che lei legge solo Unità e Repubblica e potrei aggiungere anche tante cose che lei scrive sul suo quotidiano, ma le evito. Di questo passo si va verso la caduta delle copie, dei lettori e della pubblicità. Così si va verso il fallimento. E il Pais dovrebbe saperne qualcosa…”. (more…)

«Con un romanzo la Spagna ha ritrovato i suoi moriscos»

dicembre 2, 2009

Guido Caldiron
«I moriscos erano ben trecentomila persone, spagnoli a tutti gli effetti ma di religione musulmana. Non si trattava in alcun modo di “immigrati” o di “stranieri”. Le loro famiglie erano spagnole da più di ottocento anni ma furono tutti cacciati, o costretti a convertirsi a forza, quando la Spagna fu ri-cristianizzata violentemente tra il 1492 e il 1526. Si trattò di una terribile manifestazione del fanatismo religioso di matrice cattolica».
Con queste parole Ildefonso Falcones, un avvocato di Barcellona che si è trasformato negli ultimi anni in uno degli scrittori spagnoli di maggior successo e notorietà, racconta la vicenda che sta alla base del suo ultimo romanzo La mano di Fatima appena pubblicato da Longanesi (pp. 918, euro 22,00), diventato in pochi mesi un bestseller in Spagna. Dopo aver raccontato ne La cattedrale del mare , pubblicato sempre da Longanesi nel 2007, la storia della costruzione nel XIX secolo della Cattedrale di Santa Maria del Mar, simbolo dell’emergere della borghesia catalana e della consacrazione di Barcellona a metropoli del Mediterraneo, Falcones ha scelto questa volta di ridestare una pagina dimenticata e terribile della storia spagnola. (more…)

Per Zapatero i fantasmi di Franco

luglio 30, 2009
imagesMIMMO CÁNDITO
Francisco Franco morì nel ’75, in una gelida alba di quel novembre ormai lontano; e qualche anno più tardi, in una fredda notte di febbraio dell’81, dopo decine di morti ammazzati e un golpe fallito pateticamente («Todos al suelo, coño»), morì anche il franchismo. Che si voglia prendere come data della nascita della democrazia in Spagna quella lontana alba di novembre, o anche soltanto la lunga notte del 23-F di Tejero, appare davvero paradossale che sia proprio il nazionalismo basco, l’irriducibile, libertario, democratico, socialista, antifranchista, nazionalismo basco a far resuscitare oggi il fantasma polveroso del Caudillo, dopo trent’anni o anche più che la storia lo aveva abbandonato nelle pieghe perdute del tempo. (more…)

PER RICOMPATTARE IL SUO ELETTORATO ZAPATERO PRESENTA UNA LEGGE SULL’ABORTO ANCORA Più RADICALE

giugno 19, 2009

imagesLEGALE ENTRO 22 SETTIMANE E Sì ALL’INTERRUZIONE PER LE 16ENNI SENZA OK DEI GENITORI – CONTRARIO IL 56% DEI SOCIALISTI – LA CHIESA: “SI PROTEGGE DI Più LA LINCE”

 

«Il progetto di legge presentato costituisce un serio passo indietro rispetto all’attuale legislazione depenalizzatrice, già di per sé ingiusta, quindi, d’accordo con la dottrina della Chiesa, nessun cattolico coerente con la propria fede potrà approvarla né dargli il suo voto». È duro e chiaro il monito della Conferenza episcopale spagnola (Cee), che ha condannato ieri la riforma della legge sull’aborto del governo socialista di José Rodríguez Zapatero ed ha chiesto ad alta voce ai parlamentari di opporvisi. (more…)