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La suora e il mangiapreti

gennaio 17, 2010

Memorie parallele della missionaria Emmanuelle e dell’ex seminarista Aldo Busi

Come il livore e il candore. Come il piccione e la colomba. Come la differenza che c’è tra le memorie di un prete mancato e quelle di una suora realizzata. Come a rileggere “Il Casto, sua moglie e l’Innominabile”, racconto appena uscito in una delle sue busiane variazioni sul tema (ma poche, le variazioni, visto che aveva deciso di non scrivere più, ma poi si è accorto che “Non basta smettere di scrivere per smettere di essere Scrittore” e “Nessuno mi sarà mai sincronico come un foglio di carta bianco davanti”) che diventano la prima A di “Aaa!” di Aldo Busi (Bompiani, pp. 162, euro 11). E ad accostarvi in anteprima (sarà nelle librerie il 3 febbraio) “Le confessioni di una religiosa” (Jaca Book, pp. 318, euro 24), autobiografia di Suor Emmanuelle, la religiosa più famosa di Francia, morta nel 2008 a 99 anni. Memorie che la suora volle espressamente pubblicate dopo la sua scomparsa e che in un anno hanno venduto 400 mila copie soltanto Oltralpe.

“Prima di andare a cantare con gioia durante la messa di mezzanotte ‘Gloria a Dio e pace agli uomini!’, comincio a scrivere le prime righe di queste Confessioni. Ho forse la pretesa di unirmi al canto degli angeli con qualche sublime armonia? No, sicuramente! Voglio, al contrario, cercare di ripercorrere gli anni trascorsi, con le loro gioie e i loro dolori, i loro asti e i loro amori, le loro grandezze e le loro miserie. Dovrò scendere fino a quella melma inconsistente nascosta nel cuore di ogni uomo… con il rischio di offuscare l’immagine ideale che costruiscono di me i mass media, e forse anche di scioccare qualche lettore. Me ne scuso in anticipo: la verità non è forse sempre un po’ cruda? Queste pagine, dunque, non vogliono essere edificanti, ma vere, autentiche”.

L’incipit e la promessa ai lettori di Suor Emmanuelle accadono nella notte di Natale del 1989, al Cairo, tra gli straccivendoli. Fu, Madeleine Cinquin poi Emmanuelle, bimba destinata ad assistere all’annegamento del padre (fino alla morte le rimasero in testa le parole di una signora che diceva a lei, seienne: “Chiamate il vostro papà, bambini, va troppo lontano, il mare è cattivo e il bagnino è stato richiamato sotto le armi”. Ma non servì ad evitarle di dover dare lei a sua madre la notizia della morte del babbo e guardarla pronunciare a mezze labbra l’Ave Maria, mentre correva fuori dalla villa delle vacanze di Mariakerke, nel 1914). E dunque, sempre all’inizio del libro, suor Emmanuelle ci avverte, visto che nelle pagine successive si metterà a nudo – perché l’uomo, conferma lei, nasce nudo. E’ il peccato a mettergli le foglie davanti – quell’immagine di “missionaria scandalosa” che la rese la suora più nota del Novecento dopo Madre Teresa: “A meno di sei anni si è piccoli e fragili per un incontro con la morte: quando nell’infanzia si infrange qualcosa, rischia nello stesso tempo di sparire un certo ottimismo nella concezione del mondo”. Non è una scusa. E’ un inizio, oltre che narrativo, di un’anima alla vita. E si sa, pur non essendo Scrittori, quanto conti l’inizio. (more…)