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DRIN DRIN, TELECOM SVALUTATION!

luglio 2, 2011

RISCHIANO UNA MINUSVALENZA MILIARDARIA GLI SPAGNOLI DI TELEFONICA: ALL’EPOCA PAGARONO TUTTO CASH (2,6 EURO), OGGI NAVIGA SOTTO 1 EURO. SE TUTTI I SOCI DEPREZZASSERO DI 0,4 EURO COME PROPONE LAZARD, LA PERDITA POTENZIALE SAREBBE DI 120-130 MILIONI PER MEDIOBANCA E INTESA E DI 370 MILIONI PER GENERALI…

Camilla Conti per Il Giornale, da “Dagospia

Per Telco, la cassaforte che controlla il 22,4% di Telecom Italia, si avvicina l’ora della svalutazione dei titoli del gruppo di tlc. Il cda del prossimo 6 luglio riunito per esaminare il bilancio al 30 aprile 2011, si troverà sul tavolo il report messo a punto da Lazard. L’advisor incaricato da Telco di stabilire la congruità del valore delle quote in portafoglio ha proposto una rettifica da 2,2 a circa 1,8 euro per azione per ridurre lo scollamento con il mercato.

Le azioni del gruppo guidato da Bernabè sono in carico a 2,2 euro proprio sulla base di un’indicazione della stessa Lazard risalente al 2009. Nel frattempo però Telecom si è depressa in Borsa e da mesi naviga sotto 1 euro (ieri ha lasciato sul terreno lo 0,26% attestandosi a 0,95 euro). (more…)

La quercia dei misteri

giugno 21, 2010

Cipriani senza cipria: “Me lo ricordo come fosse oggi. Tavaroli era nel suo ufficio in Telecom, in piedi, con il “Sole 24 Ore” sul tavolo. Il giornale riportava una tabella con la composizione dell’azionariato della Bell. Giuliano puntava il dito sulla voce “Oak Fund”. Diceva: “Questi sono i comunisti. Indaga. Nessun limite di spesa. Chiama lo svizzero”…

Nell’articolo: I nomi, invece, Cipriani li fece: quelli di alcuni esponenti politici dei Ds. Il Pm lo guardò storto. Quando Cipriani andò a rileggere la trascrizione di quell’interrogatorio, scoprì che al posto dei nomi dei politici c’erano solo dei puntini di sospensione.

Luca Fazzo per Il Giornale

«Me lo ricordo come fosse oggi. Tavaroli era nel suo ufficio in Telecom, in piedi, con il “Sole 24 Ore” sul tavolo. Il giornale riportava una tabella con la composizione dell’azionariato della Bell. Giuliano puntava il dito sulla voce “Oak Fund”. Diceva: “Questi sono i comunisti. Indaga. Nessun limite di spesa. Chiama lo svizzero”».

Sono le 11 di ieri mattina, a Palazzo di giustizia di Milano. Nella grande aula della Corte d’assise cerca di prendere il via – tra mille intoppi – l’udienza che deve celebrare un singolare autodafè giudiziario: la distruzione delle migliaia di dossier raccolti illegalmente dall’ufficio «security» di Telecom sotto la guida di Giuliano Tavaroli, all’epoca in cui presidente era Marco Tronchetti Provera. (more…)

Io capo ‘spione’ al servizio di Tronchetti

giugno 8, 2010

Ghioni: “Nelle mie e-mail le prove del coinvolgimento dei top manager Telecom”

Nell’articolo: “Ma cosa gliene fregava a Tavaroli di spiare Telecom Brasile, l’ex Ad di RcsColao, De Benedetti, ecc. ecc?”

Antonella Mascali per “Il Fatto

Il sorriso di chi la sa lunga, la voglia di raccontare pubblicamente, ora che ha patteggiato la pena, quello che ha detto a porte chiuse alla giudice di Milano Mariolina Panasiti, e molto di più. Fabio Ghioni, ex responsabile del “tiger team” della securityTelecom, accusa Marco Tronchetti Provera. Chiede al suo ex capo, Giuliano Tavaroli, di dire la verità anche ai giudici e non solo ai giornali. Ritiene che la Procura di Milano avesse gli elementi per indagare l’ex presidente di Telecom a causa dei dossier illegali e degli attacchi informatici contro RcsTelecom Brasile, l’Authority. Ghioni il 28 maggio ha patteggiato 3 anni e 4 mesi di pena per associazione a delinquere in concorso con Tavaroli e altri imputati, finalizzata alla corruzione e all’accesso abusivo di sistema informatico o telematico. Caduta per tutti l’accusa di appropriazione indebita. Segno che per la giudice Panasiti hanno agito illegalmente nell’interesse dei vertici della società.

Gli “spioni” Telecom fioriscono con l’arrivo, all’inizio del 2003, di Tavaroli, voluto da Tronchetti.

Diventa il responsabile della security al posto di Luciano Gallo Modena, uomo di fiducia di Enrico Bondi. L’Ad era andato via, secondo quanto mi disse Gallo Modena, perché c’erano troppe spese fuori standard. Tavaroli dava a intendere, a ragione, che aveva le spalle coperte da tutti i punti di vista. Faceva operazioni dilobbying per introdurre Tronchetti nel mondo berlusconiano.

Ma Tronchetti ha detto che non aveva bisogno di Tavaroli per incontri istituzionali.

Tronchetti allora non era ben visto dal mondo politico e in particolare da Berlusconi. Ricordo che Tavaroli con l’ausilio della consulente Margherita Fancello gli organizzò diversi incontri.

Con chi?

Tremonti, Gianni Letta, D’Alema, Brancher. E non mi faccia aggiungere altro. (more…)

Tronchetti Provera: “Ecco la verità su Telecom”

giugno 6, 2010

Il presidente di Pirelli: “L’unica cosa giusta che racconta Tavaroli è che sono indipendente e quindi pago un prezzo. La politica mi costrinse a cedere l’azienda. Avevo un’offerta Usa molto più generosa, ma la bloccarono” 

Nicola Porro per “Il Giornale

Tavaroli, Cipriani, Ghioni, tutti ex dipendenti o comunque a contratto con Pirelli e Telecom, dicono che Marco Tronchetti Provera era a conoscenza dei dossier illegali che confezionavano. Possibile che mentano tutti?
«Mettiamo le cose in ordine – dice subito Tronchetti nella sua prima intervista su questa vicenda -. Tutte le persone che lei cita riferiscono cose dette o riportate da Tavaroli (l’ex capo della security Telecom e Pirelli, ndr). Nessuno di questi signori può infatti sostenere di avermi parlato o passato personalmente un documento di carta. Per quanto riguarda Tavaroli, invece, nei suoi numerosi interrogatori davanti ai magistrati dice che sia il sottoscritto sia Buora siamo persone per bene e ammette di non averci mai consegnato alcun dossier. Uno dei motivi per i quali non sono entrato nel processo. Quello che i signori dicono fuori dalle aule giudiziarie è tutt’altra cosa. Pensi che Cipriani riferisce di un Tavaroli che con il dossier sotto il braccio si precipitava di continuo nella mia stanza. Lo stesso Tavaroli nell’intervista di ieri lo smentisce. Insomma sui giornali si legge di tutto».

Ma proprio nell’intervista di ieri a «Repubblica», Tavaroli dice che lei sapeva tutto.
«Tavaroli sostiene cose, ancora una volta, che non sono in linea con la verità e in contraddizione con la sua stessa verità processuale. L’unica cosa corretta che dice è che sono un persona indipendente e che per questo ho pagato e pago un prezzo».

Ritorniamo a quella che lei definisce verità processuale.
«Sia di fronte al giudice Gennari sia davanti ai Pm, Tavaroli dice esattamente l’opposto di quanto ha dichiarato a Repubblica. È agli atti».

E Tronchetti inforca gli occhialini e inizia a leggere l’interrogatorio in cui Tavaroli ammette che pur di uscire di galera sarebbe pronto a dire qualsiasi cosa, ma non può mentire. «E che vi devo dire? – Tronchetti legge un verbale di Tavaroli davanti al Gip nel 2007 -. Cioè vi devo dire che Tronchetti è un delinquente? Ma non è vero. Che Buora è un delinquente? Non riesco. Cioè non mi viene. Mi piacerebbe, non glielo posso dire. Son gente di cui non ho idea di illeciti. Anzi tutto il contrario. È gente che mi ha sempre chiesto di operare nella tutela della legalità».

Ritorniamo ai casi specifici. Tavaroli e il suo amico Cipriani sostengono che lei abbia commissionato dossier sull’universo mondo. Ma anche sui filippini al suo servizio, sulla guardarobiera di sua moglie, sulle sue figlie bloccate alla frontiera di Sankt Moritz. Difficile immaginare che queste pratiche non fossero da lei richieste.
«Non facciamo confusione. Io non ho mai commissionato un dossier a nessuno. Ho in azienda una persona di fiducia, che si occupa di sicurezza. Se ho un piccolo problema, mi viene naturale chiedergli una cortesia per risolverlo. Insomma ho i miei figli bloccati per un errore in frontiera, e gli chiedo di fare una telefonata per controllare cosa sia successo. E altrettanto vale per il figlio di un mio amico che aveva dei seri problemi con la droga. Che poi Tavaroli si rivolgesse a Cipriani mi era del tutto oscuro. È normale che mi rivolgessi a un uomo di fiducia, con un passato nelle forze dell’ordine e che per di più curava la security di un gruppo complesso come il nostro». (more…)

Dossier illegali, parla Tavaroli: “Io e Tronchetti, ecco la verità”

giugno 5, 2010

L’ex capo della security: “Il presidente Telecom sapeva tutto. Su suo ordine ho protetto Montezemolo e indagato su Afef, Moggi e De Benedetti. E’ un codardo, non si è assunto le responsabilità per ciò che chiedeva”

PIERO COLAPRICO e WALTER GALBIATI per “La Repubblica

Un Giuliano Tavaroli un po’ appesantito, ma muscoloso, con l’occhio limpido e la voce ferma, rompe il silenzio dopo il patteggiamento a quattro anni e due mesi: “Sì, ho letto ovviamente i nuovi verbali di Tronchetti Provera”. Scuote la testa: “E l’ho anche visto in tv in un’intervista sdraiata di Fabio Fazio, a prendere le distanze da me, a dire che quasi manco mi conosceva”. 

Ma, scusi, Tavaroli, si è sentito offeso?
“A livello personale non m’importa, qua c’è un’offesa professionale. E posso consentire ai giornalisti e ai magistrati di scherzare, al mio datore di lavoro no. Tronchetti sa bene che mentre lavoravo per lui ho fatto conferenze alla Nato, e anche in decine di università, perché la nostra Security aziendale era un modello. Adesso, tentano di farci passare, attraverso i loro avvocati, come un’accozzaglia di manigoldi. E lui? Fa finta di niente”.

Ma lei e il dottore che rapporti avevate?
“Lui sembra voler interpretare il ruolo del gran signore che ha avuto un maggiordomo un po’ infingardo, faccia pure, Tronchetti. Perché in effetti mi sono occupato anche di questioni personali e familiari… ”

E cioè?
“Bah, gli esempi sono tanti. Un Natale mi chiama perché le figlie, di ritorno da Saint Moritz, sono state controllate e fermate in frontiera, e io a mia volta chiamo e corro. A Pasqua, un’altra emergenza. Bisognava aiutare il figlio di un amico, un ragazzo con seri problemi, che doveva finire in comunità, ma andava in giro. Tronchetti e il padre avevano paura che potesse commettere delle stupidaggini, eccoci qua, siamo noi che ci attiviamo per farlo sorvegliare ventiquattr’ore su 24, meglio di una mamma. Cose normali, sacrosante, per carità, ma… “.

Ma nell’udienza preliminare, il dottore sostiene che vi vedevate poco, lo stretto indispensabile.
“Non ci vedevamo certo tutti i giorni, ma certo che ci sentivamo e, quando serviva, viaggiavamo anche insieme. E nei casi di emergenza era Tronchetti, o la sua segretaria personale, che mi chiamavano. Bastava chiedere alla mitica signora Longaretti come stavano le cose”. (more…)

La polpa di Telecom ha riempito le loro pance / Lettera di Colaninno

aprile 16, 2010

La compagnia, privatizzata nel 1997, ha chiuso i conti nel 2009 con 34 miliardi di euro di debiti. Fronteggia lo stesso rosso di 10 anni fa ma ha dimezzato i dipendenti e ha ceduto asset e patrimonio immobiliare

Per capire come si è arrivati a questo punto più che gli esperti di bilanci servono quelli di linguistica. Bisogna infatti consultare il dizionario per comprendere l’esatto significato di spolpare – cioè ridurre all’osso – il verbo che meglio descrive la parabola di Telecom. Quella che un tempo era la più grande multinazionale italiana, undici anni dopo la scalata dei “capitani coraggiosi”, guidata dall’attuale patron di Piaggio e presidente di Alitalia, Roberto Colaninno, nei fatti non esiste più. Due giorni fa i conti del 2009 si sono chiusi con 34 miliardi di debiti. Il nuovo amministratore delegato Franco Bernabè promette che la (spaventosa) cifra diminuirà di altri 6 miliardi entro il 2012. Ma anche se così fosse un fatto è certo: Telecom oggi fronteggia più meno lo stesso indebitamento di due lustri fa, solo che ha dimezzato i dipendenti – ora sono circa 60.000 – ha ceduto tutto il suo patrimonio immobiliare, non ha ammodernato la rete rimasta ferma al 1994, ha ridotto il numero di clienti e ha venduto società e partecipazioni per più di 15 milioni di euro. Insomma è stata a poco a poco spolpata. (more…)

QUANTI SCHELETRI NELL’ARMADIO TELECOM italia E la TELEFONICA di ALIERTA RESTA ALLA LARGA DALLA FUSIONE

febbraio 27, 2010

Ancora una volta Il cinese Bernabebè condannato alla trincea, costretto a gestire una situazione di emergenza, tra indagini giudiziarie, polemiche sulla rete, matrimoni mancati, geronzi contrari – Come il guerriero di Sun Tzu vincerà senza combattere?…

1 – TELECOM ITALIA: ALIERTA (TELEFONICA), NESSUN CAMBIAMENTO NEI RAPPORTI CON TELECOM
Finanzaonline.com
– Telefonica getta acqua sul fuoco della possibile fusione con Telecom Italia. Cesar Alierta, presidente del gruppo spagnolo, ha dichiarato oggi che Telefonica continua a essere focalizzata sulla generazione delle massime sinergie con Telecom Italia ed gli sta bene la quota attualmente detenuta in TI attraverso Telco. “L’attuale partnership industriale è la migliore opzione per i nostri azionisti”, ha detto il presidente di Telefonica a margine della presentazione dei conti 2009.

2 – ANCORA UNA VOLTA IL CINESE BERNABEBÈ CONDANNATO ALLA TRINCEA
Ugo Bertone per Panorama

Franco Bernabé aveva messo le mani avanti: «Non aspettatevi fuochi d’artificio» dichiarò l’amministratore delegato della Telecom Italia in vista del doppio appuntamento, giovedì 25 e venerdì 26 febbraio, con il consiglio di amministrazione e con gli analisti dedicato ai conti 2009 e, soprattutto, all’aggiornamento del piano industriale.

Ma a lanciare razzi (o fumogeni) alla vigilia dei Telecom day hanno pensato, ancora una volta, i magistrati aprendo il capitolo delle fatture fantasma, tra il 2003 e il 2006, della Sparkle, la rete in fibra ottica di cui lo stesso Bernabé ha cercato invano di vendere, tramite la Mediobanca, una quota di minoranza. (more…)

Non solo Telecom, quando l’italianità è a singhiozzo

febbraio 10, 2010

Ci occupiamo molto più di nazionalità delle reti che d’idee strategiche per il futuro delle stesse reti. Le classi dirigenti politiche e gli osservatori economici sono concentrati soprattutto sugli assetti di controllo della rete Telecom, per esempio. Meno a quello che si deve fare della banda larga, di quanto denaro sia ragionevole investire e se sia quella l’infrastruttura tlc su cui puntare e quale sarà il rapporto tra internet e televisione. La discussione sulla nazionalità, del resto, ha un suo fascino. Negli ultimi cinque anni italianisti e internazionalisti (spesso le stesse persone che a seconda dei casi cambiavano maglia) hanno combattuto per le banche, per le autostrade, per Telecom, per Alitalia e ancora per Telecom.

È un residuo della storia economica novecentesca. In generale nel dopoguerra tutti i paesi che aspiravano a un ruolo politico hanno cercato di ricostruire o rimodernare i sistemi economici a partire da energia, infrastrutture e tlc. Negli anni, i sistemi economici nazionali in questi campi hanno sempre cercato di mantenere azionariati pubblici, e successivamente comunque stabili quando sono stati avviati processi di privatizzazioni. Dice Vito Gamberale, già alla guida di Tim, della società Autostrade e adesso capo dei fondi italiani per le infrastrutture F2i, che «mentre la manifattura si può globalizzare, le reti infrastrutturali non possono essere globalizzate. La globalizzazione di un acquedotto o di un’autostrada è impossibile. È giusto e razionale che gli utili generati da una rete restino in quei paesi dove la rete sorge per garantirne lo sviluppo». Di solito, osserva Gamberale, la nazionalità di una rete serve a questo, a tenere le risorse vicine all’asset, a non separarle. In molti casi di cessione estere, l’asset ceduto diventa solo una remota divisione della società acquirente, sono una specie di cash-cow, di mucca da soldi. È successo, però, che reti privatizzate siano diventate cash-cow anche per mano di azionisti nazionali. Come si fa a evitarlo, a fissare delle regole per garantire sviluppo? «Si può fare con un sistema concessorio che ponga dei vincoli, ma questo non sarebbe sufficiente. In realtà c’è un aspetto legato alla responsabilità. Ci vogliono azionisti istituzionali che assicurino contemporaneamente la giusta remunerazione del capitale e la necessaria allocazione delle risorse», dice. (more…)

I SEGRETI DELLE PROCURE IN MANO A TELECOM

ottobre 27, 2009

imagesÈ normale che i signori magistrati affidino a trattativa privata, senza gara, per importo di 21milioni e rotti di euro, il servizio di assistenza ai loro sistemi informatici? – Ed è normale che questo contratto venga affidato in questo modo a Telecom Italia nel mentre è ancora pendente l’inchiesta DELLO SPIONE TAVAROLI? – L’AZIENDA: “INTERVENTI A DISTANZA IN POCHI CASI”…

Gian Marco Chiocci per “il Giornale”

È normale che i dati sensibili e protetti da segreto istruttorio delle procure e dei tribunali d’Italia possano essere visti e consultati da semplici operatori di call center? E normale che il registro generale su cui i magistrati iscrivono gli indagati possa essere «aperto» all’esterno degli ambienti giudiziari? È normale che questi operatori esterni che fungono da tecnici dell’assistenza anziché essere interni alle procure (come fino a oggi accadeva) siano invece distaccati altrove, lontani dai palazzi di giustizia, in anonimi centralini?

È normale che i signori magistrati affidino a trattativa privata, senza gara, per importo di 21milioni e rotti di euro, il servizio di assistenza ai loro sistemi informatici? Ed è normale che questo contratto venga affidato in questo modo a Telecom Italia nel mentre è ancora pendente l’inchiesta sui vertici dell’azienda telefonica che – secondo la procura di Milano – avrebbero commesso illeciti proprio nella gestione di dati sensibili con intrusioni nei computer di soggetti considerati «nemici» della stessa Telecom? (more…)