Posts Tagged ‘tiziano terzani’

Non mettete, vi prego, l´aureola a Terzani

agosto 11, 2011

Leggete i suoi grandi reportage senza trasformarlo in un guru.  Nel 1970 era un bel marcantonio, aveva girato tanti paesi e amava la Cina di Mao. È un furto averne fatto un budda o un San Francesco quel personaggio non lo conosco Non nascondeva una dose di vanità, ma la sua sensibilità lo rendeva generoso Esce il. primo Meridiano che raccoglie i suoi scritti. Storie da tutto il mondo che svelano uno sguardo speciale sulle cose

Bernardo Valli per “la Repubblica”

Nasser morì a fine settembre, e non fu semplice raggiungere il Cairo in tempo per i funerali. L´infarto che aveva stroncato il rais egiziano era per molti la conseguenza del sanguinoso scontro, ad Amman, tra i feddayn palestinesi di Arafat e i beduini di Hussein, re di Giordania. Si diceva che Nasser fosse morto di crepacuore per la lotta fratricida. Avevo assistito a quella battaglia tra arabi e raggiungendo le rive del Nilo, dove sembrava che tutto il Medio Oriente si riversasse, avevo l´impressione di andare a vedere l´ultimo atto della tragedia di Amman, rimasta nella storia come il “settembre nero”.
Al Cairo le comunicazioni erano pessime. Troppi cronisti. Con la speranza che almeno qualche telegramma giungesse puntuale al giornale, ne mandavo uno ogni ora. Tutti brevi, concisi, con i dettagli della imponente manifestazione funebre, cui partecipavano i contadini della Nubia arrivati con barche, asini e cammelli e capi di Stato con i loro jet.
L´emergenza affidava alla redazione il compito di aggiustare e incollare i miei dispacci al fine di dare una forma all´articolo destinato alla pubblicazione. Era il 1970 e non esistevano né il computer, né i telefoni satellitari.
Quando ritornai a Milano andai a ringraziare i colleghi per il tempo che mi avevano dedicato ed è cosi che incontrai Tiziano Terzani. Era stato lui a fare un ottimo lavoro.
Era un bel marcantonio. Non era ancora un giornalista professionista, ma si capiva subito che non era un semplice praticante. Aveva già girato il mondo e si sentiva dai suoi discorsi che aveva vissuto il ´68 americano con intensità, con entusiasmo, alla Columbia University dove aveva studiato la storia cinese. Amava la Cina di Mao, l´aveva idealizzata come molti di noi, e sognava di andarci come corrispondente. Nella sua cordialità, traboccante giovinezza, c´era una leggera punta di condiscendenza, non sempre reperibile sotto l´esibita disponibilità. Seguirono rari incontri. Ne ricordo uno un po´ goliardico, sempre a Milano, in occasione di un premio giornalistico che mi era stato dato. Tiziano e alcuni suoi amici mi mandarono in albergo, in piena notte, come premio “supplementare” una bella e spiritosa collega, con la quale bevvi qualche whisky e facemmo grandi risate. (more…)

TERZANI, L’ORSO DI ORSIGNA

luglio 15, 2011

Colloquio con Angela Terzani di Malcom Pagani per l’Espresso, da “Dagospia

Ora, dice Angela Terzani, «è tempo di raccontare un altro Tiziano». E si siede, tra volumi di Régis Debray, teli indiani e ragnatele, al centro di un ricordo. Orsigna, tra Pistoia e il cielo, è un’astrazione appenninica. Quattro case nel nulla del tutto, dove il figlio di un meccanico comunista e una ventenne tedesca di stirpe diplomatica, si issarono al principio degli anni Sessanta.

Erano due ragazzi. Le tasche vuote. I sogni incerti. La montagna di fronte. Le estati a incastrare le pietre di fiume, interrogare i castagni, pitturare le pareti, attenti a richiudere, al tramonto: «Il nostro sipario tra noi e il mondo». Angela è salita in macchina a Firenze e ha aperto un varco per “l’Espresso”. Con un mazzo di foto sulle ginocchia, i capelli biondi, l’emozione incerta di chi spalanca il sacrario di un’esistenza.

Intorno, mentre il sole della mattina si trasforma in pioggia e le zanzare danzano, l’ultima stazione del giornalista che narrò il Vietnam si rivela per la giungla che è. Tutto è scomodo, precario, essenziale. Le gocce battono su una tettoia di plastica, i tuoni rincorrono il silenzio, la natura veste chiome selvagge, i chiodi arrugginiscono, anche a 800 metri d’altezza. Angela ti offre un caffè, manca lo zucchero. Niente serve davvero, in fondo. I Terzani l’hanno capito. (more…)

Il peccato ideologico di Terzani in Cambogia

giugno 27, 2011

Nel Meridiano dedicato al grande giornalista spiccano, in contrasto con la sua figura di santone, i pezzi assolutori nei confronti del regime di Pol Pot. Una “colpa” che ammise solo molti anni dopo

Stenio Solinas per “Il Giornale

Negli anni Sessanta del ’900 la Cambogia di Norodom Sihanouk era una sorta di Paese dei campanelli del Sud-est asiatico, fragile eppure resistente, corrotto ma vitale, povero senza essere miserabile. Un tempo protettorato della Francia e poi, per suo tramite, regno indipendente, si ritrovava ora nella scomoda posizione di non scontentare gli americani che ne avevano preso il posto, di non poter scontentare i vietcong che con gli americani erano entrati in guerra… La tattica di Sihanouk, il principe-monarca che la guidava, consisteva nel permettere ai primi di bombardare i secondi, nel concedere a quest’ultimi una sorta di diritto di transito nella parte più remota del Paese, il «sentiero di Ho Chi Minh». Era una tattica pericolosa ma aveva una sua logica: garantiva una neutralità, preservava un’identità nazionale e permetteva un’attività diplomatica… Nella logica degli Stati Uniti era una tattica incomprensibile. Per loro funzionava «la teoria del domino», dove se toglievi un pezzo cadevano tutti gli altri. Così, nel 1970, un colpo di Stato ispirato da Washington depose Sihanouk e schierò militarmente la Cambogia al fianco degli americani. (more…)

Così la sua fine è un nuovo inizio

marzo 26, 2011

Una mostra, un film, la ripubblicazione delle opere riaccendono le luci sullo scrittore scomparso nel 2004

Fulvia Caprara per “La Stampa

La morte era l’ultima scommessa, la frontiera estrema, l’unica cosa su cui ammetteva di non sapere nulla. Nonostante il dolore fisico dovuto alle aggressioni del male, nonostante il deperimento del corpo e la rabbia impotente di certi attimi, Tiziano Terzani l’ha affrontata di petto, senza tentare di allontanarla, con un pizzico di allegria. Una sfida sfrontata, vissuta nei faccia a faccia con il figlio Folco, in una casa dove era proibito piangere, con lo sguardo sempre aperto verso l’orizzonte, come se, fino all’ultimo, ci potesse ancora essere qualcosa da scoprire: «Eravamo insieme – ricorda Folco – davanti all’ignoto, la morte rende tutti muti, mio padre continuava a dire che quando sarebbe arrivata lui ne avrebbe riso. Standogli accanto siamo tornati all’essenza delle cose, ci siamo purificati. Lo vedevo morire, ma devo dire che io mi sentivo terribilmente vivo». Una mostra, un film, l’interesse rinnovato per le ultime pubblicazioni del giornalista e scrittore scomparso nel luglio 2004, dicono che l’esempio della sua vita conserva, nel tempo, un fascino intatto e incancellabile: «Era un uomo complesso – riflette Elio Germano che recita nei panni di suo figlio – quello che mi ha impressionato più di tutto è la sua capacità di capire il mondo, non attraverso la ragione, ma piuttosto attraverso i sentimenti». (more…)