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VOLETE SPIEGARE A UN ALIENO IL NOSTRO FOLLE MONDO? METTETEGLI IN MANO “LA BABY AERODINAMICA KOLOR KARAMELLA” DI TOM WOLFE (FRESCO DI RISTAMPA BY CASTELVECCHI). SCRITTO NELL’ANNO DEL SIGNORE 1965, MA C’È GIÀ TUTTO: L’INVENZIONE DELLA GIOVINEZZA, LA MUSICA DEI BEATLES, L’ARTE POP, L’AMERICA DEI MAGNATI, UN MANUALE PER COMPORTARSI IN PUBBLICO E CONVERSARE FELICI E CONTENTI, LE ISTRUZIONI PER IL PARTY PERFETTO, PLAYBOY E LA PORNOGRAFIA DI MASSA, I MASS MEDIA – FINCHÉ I NUOVI PADRONI DEL MONDO, LÀ IN ORIENTE, NON AVRANNO PRODOTTO IL LORO T. W. CON GLI OCCHI A MANDORLA, LUI SARÀ SEMPRE UN FARO…

dicembre 31, 2011

Marco Belpoliti per La Stampa, da “Dagospia

Mettiamo il caso che il primo di gennaio, poco dopo essere tornato dal veglione di Capodanno, pieno di alcol e bollicine, mentre cerco faticosamente di infilare la chiave nella toppa della porta, mi si pari davanti un ometto verde che mi chiede nella nostra lingua: chi è il terrestre che bisogna interrogare per capire questo vostro stranissimo mondo? Interrompendomi un attimo dall’immane sforzo di centrare il buco, non avrei il minimo dubbio e gli direi: Tom Wolfe!

Gli metterei in mano facendolo entrare in casa – il volume: “La baby aerodinamica kolor karamella”, anno 1965. Lì c’è tutto: l’invenzione della giovinezza, la musica dei Beatles, l’arte pop, l’America dei magnati, un manuale per comportarsi in pubblico e conversare felici e contenti, le istruzioni per il party perfetto, Playboy e la pornografia di massa, i mass media e Mister «ilmedium-è-il-messaggio», e altro ancora. Certo, è il mondo occidentale; ma fino a che i nuovi padroni del mondo, là in Oriente, non avranno prodotto il loro T. W. con gli occhi a mandorla, beh, fino ad allora lui è ancora un faro.

Tom Wolfe è un signore non troppo alto, viso affilato, sguardo luciferino, che si veste di bianco da capo a piedi: cappello, giacca, cravatta, calzoni e scarpe. Insomma, uno snob in versione Camp. Non uno attraente, anzi, al contrario, decisamente antipatico, però senza dubbio ficcante. I suoi scritti sono fuochi d’artificio, esplosioni di continue invenzioni lessicali, definizioni, neologismi, assonanze, onomatopee e idee. Tante idee.

Lo stile più le idee. Meglio: lo stile come idea. Forse anche su Marte è arrivata l’espressione «radical chic», ammesso che là ne esistano, mentre qui da noi, da quando Tom Wolfe ha raccontato il party allestito dal maestro Leonard Bernstein nel suo appartamento di New York in onore delle Black Panters, hanno cominciato a esistere e a essere riconosciuti come tali.

E poiché ho giusto a portata di mano la recente ristampa di “La baby aerodinamica kolor karamella” (traduzione di Attilio Veraldi, Castelvecchi, pp. 252, 16,50), gli spiegherei di che tipo di libro si tratta, ma intanto gli mostrerei altri due volumi del Nostro riapparsi da poco: La stoffa giusta (Oscar Mondadori), storia degli astronauti americani e della loro impreparazione, e Il falò delle vanità (Oscar Mondadori), libro chiave degli anni Ottanta.

Tom Wolfe, attaccherei, è uno scrittore, non un sociologo o un antropologo del quotidiano, uno che ti racconta la realtà come se fosse un romanzo e i romanzi come se fossero realtà. Troppo difficile? Beh, terra terra, diciamo così: ti fa vedere la società contemporanea nel suo farsi e disfarsi. Ha cominciato presto, all’inizio degli anni Sessanta, scrivendo per riviste americane come Esquire eHarper’s Bazar .

Tra i primi ha avvistato l’essenza dionisiaca del Nuovo Mondo; l’ha fatto descrivendo i ragazzotti che «customizzano» le automobili appiccicando alettoni, togliendo il tetto, colorando con colori fosforescenti. Ha visto il sorgere del barocco moderno che dalle sponde del Pacifico è trasmigrato, nei sessant’anni seguenti, fino alla soglia della Città Proibita a Pechino, a Shanghai, a Hong Kong, e a Dubai. Tutto comincia lì, anche quello che poi abbiamo chiamato, due decenni dopo, postmoderno, società liquida e culto della giovinezza; tutto ha inizio con la torcia della dionisiaca Linea Aereodinamica e gli autentici Geni dell’Adolescenza, l’ultimo dei quali, mago del barocchismo razionalista, Steve Jobs, ci ha appena lasciati.

Al mio venusiano, o marziano che sia, darei subito da leggere il più strabiliante libro degli anni Sessanta, pubblicato nel 1968: The Electric Kool-Aid Acid Test , reportage sulla vita di Ken Kesey, l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo , profeta dell’Lsd e dei rinfreschi elettrici (libro che sarebbe bene ristampare al più presto). Apple con le sue diavolerie sono già lì, almeno in potenza. Gli anni Ottanta e Novanta sono contenuti nei Sessanta. Lo stile di Wolfe è inimitabile, anche se in realtà è stato imitato (quanto gli deve Arbasino? Molto, credo). Quello che non si può imitare è il suo sguardo: caustico, pungente, ironico, sapiente, cattivo, elegante, paradossale, vertiginoso.

Per quanto difficile da far capire a un venusiano, o marziano, proverei a spiegargli che cos’è il New Journalism, formula vincente degli ultimi trent’anni, per cui sui giornali, e non solo lì, la parola d’ordine è: raccontare raccontare raccontare. La cosa più difficile da illustrare al mio ospite è il fondamentale conservatorismo di Tom Wolfe. Di più: il suo essere un profondo e totale reazionario. Reazionario ovvero uno che reagisce.

A cosa? Al conformismo dilagante. Solo un anticonformista poteva scoprire in anticipo la comicità orgiastica delle nuove generazioni americane, il loro postmodernismo. Uno dei suoi libretti più pungenti, piccolo capolavoro reazionario, è la messa sotto accusa dell’architettura modernista: From Bauhaus to Our House . L’avessero letto coloro che hanno distrutto il profilo delle nostre città con le loro pestilenziali architetture… Ma forse no, forse non serve. Gli architetti che distruggono non leggono. Regalerò dunque la mia copia al marziano. Buon Capodanno con l’Omino in bianco!

Precursori letterari. L’autore di «Radical Chic»

novembre 1, 2011

Marshall McLuhan

Luigi Mascheroni per “il Giornale

Marshall McLuhan fu un rigido conservatore che previde il futuro tecno-mediologico del villaggio globale partendo dall’America. E Tom Wolfe è un ironico conservatore che ha anticipato le mode socio-culturali americane osservando il mondo. La dimostrazione che ad attrarsi non sono gli opposti ma i simili, sta nel fatto che quando i due si conobbero capirono entrambi l’originalità dell’altro. (more…)

Il ritorno galattico di Tom Wolfe, dimenticato di lusso

marzo 4, 2011

Ristampato per gli ottant’anni dell’autore il romanzo “La stoffa giusta”. Ma troppi titoli ancora mancano…

Alessandro Gnocchi per “Il Giornale

Per festeggiare gli ottant’anni di Tom Wolfe, Mondadori pubblica, dopo anni di assenza,La stoffa giusta (Mondadori, pagg. 440, euro 10). Va a fare compagnia ad altri tre romanzi (Il falo delle vanità, Un uomo vero, Io sono Charlotte Simmons, tutti Mondadori) e a un pugno di saggi pubblicati da editori diversi (Mondadori, Castelvecchi, Bompiani, Allemandi) tra cui c’è anche il celeberrimo Radical chic (espressione inventata da Wolfe per descrivere la sinistra intellettuale e danarosa affascinata dalla violenza delle Pantere Nere). Pochissimo per un scrittore così originale da scontare un doppio pregiudizio. Culturale, perché troppo conservatore per gli standard nostrani. Ed editoriale, perché ritenuto, a torto, troppo «americano» per i lettori italiani. (more…)

Da Wolfe a Dick, gli autori che «spingono a drogarsi»

novembre 13, 2009

imagesLibri di scrittori come lo spagnolo Arturo Pérez-Reverte, lo statunitense Tom Wolfe, autore del celebre Radical chic e ancora William Burroughs sono stati inseriti in una “lista nera” del Servizio Antidroga russo per incitazione al consumo dei narcotici. Lo scandalo è scoppiato dopo che una bibliotecaria della piccola città di Orsk, negli Urali, ha denunciato nel suo blog in internet che le autorità avevano inviato alla biblioteca una lista di trentasette volumi libri che si raccomandava di non proporre ai lettori.

 La «lista delle opere che contengono elementi di propaganda e pubblicità di narcotici e sostanze stupefacenti» è stata diffusa dal dipartimento della Cultura del municipio su richiesta dell’ufficio locale del Servizio Federale della Lotta Antidroga russo (SFLA). (more…)