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Fidanzati, frenati, purificati

ottobre 31, 2009

Ritratto_della_famiglia_Stampa_di_SonicoTranschiacchiera pansessualista, inchiesta tra i bigotti sulla “buona vita”

Caro signor bigotto, puritano o tradizionalista, ci spieghi per favore come, secondo lei, si conduce una vita che scansi il peccato (per i religiosi) o il male che fa del male (per i non religiosi) o la confusione che squassa molte menti in questi giorni di gran sbigottimento politico e sessuale (quando non transessuale). Perché anche chi non vuole scansare alcunché e mai si scandalizza se l’è chiesto, almeno una volta nella vita, per necessità o per curiosità: chissà come vivono e come fanno gli altri. Chissà come funziona, chissà che regole adottano i “bravi e buoni” per non fare il male secondo la loro accezione di male. Lo sapremo da un giornalista cattolico e da un giovane cattolico che vogliono restare anonimi; dal professor Buttiglione, da Paola Binetti, da Francesco Agnoli e dal ginecologo cattolico Francesca Piol.

“Il male non è mai straordinario ed è sempre umano.
Divide il letto con noi e siede alla nostra tavola”. La massima di Wystan Hugh Auden fa bella mostra di sé sulla prima pagina del saggio “Psicologia del male” di Piero Bocchiaro (ed. Laterza), studio che prova come chiunque, in particolari circostanze, possa far del male a un altro essere umano. Far del male non per tutti è la stessa cosa che “fare il male”, primo problema. Male secondo chi?, dice poi, solitamente, il non bigotto a chi giudichi da fuori la sua condotta. Ed è il secondo problema. Ci sono insomma quelli per cui il male siede alla nostra tavola, ma non sempre si chiama male e non è neanche così male – eccoci qui, variamente relativisti, trasgressori, più o meno e comunque incoerentemente moralisti (vedi alcune reazioni da sinistra al caso Marrazzo). E poi ci sono quelli per cui è il bene a sedere alla nostra tavola – un bene “straordinariamente ordinario”, come dice un anonimo giornalista di chiara matrice cattolica, interpellato da questo giornale, per spiegare quella che chiama “la semplicità di quello che sembra complicato: essere felici facendo il bene”. Come fare questo bene è un mistero, forse, ma è comunque una domanda.
Qualcuno ci spieghi dunque perché avrebbe torto Oscar Wilde quando dice che il miglior modo di resistere a una tentazione è cedervi (e come si fa a non cedere). (more…)