Posts Tagged ‘tunisia’

Tunisi, la disillusione dopo i giorni dell’euforia

settembre 8, 2011

La città è stata la capitale del mondo arabo in rivolta. Ma oggi, caduto Ben Alì e ripresi i barocchismi della politica, la rivoluzione sembra il ricordo d’una fiaba

Domenico Quirico per “La Stampa

Quello che ha dichiarato bancarotta nel mondo arabo è lo Stato. Lo Stato di diritto, uscito già morto dai movimenti di liberazione nazionale e dai falsi socialismi; a cui il ritorno al liberalismo economico non ha ridato certo vita. E ora sono scherniti e turlupinati dai ladri in guanti bianchi di paesi e ambienti dove si conta solo per miliardi e dove il milione è l’unità. Anche negli Stati arabi dove è consentito un certo grado di libertà di espressione quelli che mancano sono i cittadini: perché non è permessa l’alternanza. Compatti, opachi, senza falde autocritiche o faiblesses estetiche. Reazionari nelle midolla. L’islamismo, questa pericolosa teologia che è risposta a poteri inefficaci e iniqui, talora davvero empi, e reazione alla cultura della modernizzazione, replica e fa argine a questo fallimento dello Stato e delle ideologie progressiste. Anche i rifiuti tornano nell’alambicco, secondo un ciclo metabolico materno-cannibalesco. In questo senso è simile ai fascismi europei del periodo tra le due guerre mondiali. E invece quello che occorre agli arabi è diventare atei in politica.  (more…)

“Cartagine non è delenda. Stop alla cricca di Ben Ali”

agosto 25, 2011

Parla il nuovo ministro della Cultura tunisino, impegnato a salvare il patrimonio archeologico che il regime aveva lasciato saccheggiare

Daniela Fuganti per “La Stampa

Mentre la Tunisia si risolleva lentamente dai travagli rivoluzionari, il neoministro dei Beni culturali e della Salvaguardia del Patrimonio, Azedine Beschaouch, sta letteralmente travolgendo le cattive abitudini radicate negli anni passati, quando il suo ministero era essenzialmente uno strumento di propaganda politica per il regime di Ben Ali. Archeologo di fama internazionale, insieme al primo ministro Beji Caïd Essebsi è forse il personaggio più popolare dell’attuale governo transitorio.

Signor ministro, proprio lei, che ha contribuito con passione a salvare molti siti archeologici in tutto il mondo, facendoli iscrivere nelle liste dell’Unesco, ha dovuto invece assistere impotente agli scempi perpetrati contro il patrimonio del suo Paese nei vent’anni della dittatura di Ben Ali…
«Non è stato facile! Non passa giorno senza che la Commissione nazionale d’indagine sulla corruzione, messa al lavoro da me e diretta da un grande giurista, ritrovi reperti archeologici nelle dimore lussuose dei notabili di regime legati alla famiglia dell’ex presidente. Ma ancor più vergognoso è che questi “baroni” si siano permessi di snaturare gli oggetti per adattarli alla loro esigenze di arredamento: alcuni erano usati come colonne, altri come tavoli da cucina o recinzioni per piscine. Per esempio, è stato troncato e svuotato il torso di una statua per farne un lavabo; hanno fatto a pezzi una lastra musulmana antica per ricavarne soprammobili…». (more…)

I martiri di Kasserine

aprile 6, 2011

di Marco Benedettelli, da il manifesto, 5 aprile 2011, “Micromega

Il giubbotto di Mohamed ha un buco all’altezza del fianco. È il foro del proiettile che si è portato via la vita del fratello, Walid Saadawi, morto nei giorni della rivoluzione sotto il fuoco dei cecchini di Ben Alì. Ora Mohamed non si separa più da quel giaccone. È un modo, come mille altri che costellano la sua quotidianità, per ricordarlo. Walid, insieme a tutti gli altri martiri di Kasserine, riposa nel cimitero al centro della città.

Kasserine è un conglomerato di case bianche, basse e polverose nel cuore della Tunisia, un incubatore, da sempre, di rabbia sociale, città abbandonata al suo destino di isolamento e arretratezza. Qui Ben Alì, nel 1994, nella sua ultima visita ufficiale fu accolto da un lancio di patate. Kasserine è stata uno dei motori della rivoluzione di gennaio. Gli scontri di piazza del 2011 le sono costati 65 morti. «Ma dopo la rivoluzione non è cambiato nulla. Poveri eravamo e poveri siamo rimasti», spiega amaro Mohamed nella stanza da letto di casa sua, che è anche il tinello dove ricevere gli ospiti. E dove arriva il vocio dei ragazzini che si rincorrono pochi metri più in là, nella Piazza dei Martiri, il centro del quartiere di Cité Ezzouhour, il più povero della città. (more…)

Da idolo del ceto medio a tiranno, così Ben Ali ha costruito un incubo

gennaio 15, 2011

Ma per gli occidentali era un alleato laico nel mondo musulmano. Lui e la famiglia della seconda moglie Leila controllavano i media e tutte le attività economiche del paese

Bernardo Valli per “La Repubblica

ZINE EL ABIDINE BEN ALI aveva appena cominciato il suo quinto mandato presidenziale. A 74 anni era stato rieletto trionfalmente nell’ottobre 2009 e nessuno dubitava, fino a qualche settimana fa, che nel 2014 si sarebbe riproposto come capo dello Stato, poiché era convinto di essere insostituibile.

per quasi un quarto di secolo i fatti gli avevano dato ragione. Poi, improvvisa, è esplosa la rivolta popolare. La pacifica, mite Tunisia, terra di turismo e con una lunga tradizione commerciale, non presidiata dai militari come la vicina Algeria, né grintosa come il Marocco, si è stufata di quel presidente autoritario e affarista. E l’ha cacciato a furor di popolo. Può darsi che i successori, racimolati di gran fretta dall’esercito per evitare un pericoloso vuoto di potere, siano in realtà dei pretoriani, pronti a difendere nei limiti del possibile gli interessi dell’esule. Ma resta il fatto che il Maghreb ha perduto un dittatore e che gli occidentali (Stati Uniti, Francia, Italia) hanno un alleato “laico” in meno nel mondo musulmano.

La notizia della precipitosa fuga di Ben Ali da Tunisi non è stata certo accolta con indifferenza nei palazzi presidenziali del Maghreb. È arrivata come un annuncio di possibili future sventure. E a Washington, a Parigi, a Roma, nonostante le caute dichiarazioni o i silenzi imbarazzati, si sta in queste ore rimpiangendo un alleato che non brillava per il suo fervore democratico, ma che era considerato un nemico sicuro dell’integralismo islamico. Quindi un amico. La gioia dei tunisini è altrove fonte di preoccupazione. Per noi, al di là del Mediterraneo si è manifestata in queste ore una volontà popolare che, nell’impossibilità di praticare la democrazia, ha condotto a una liberazione, sia pure ancora da identificare. (more…)

Le ‘repubbliche dei Patriarchi’. I clan che reggono il Nord Africa

gennaio 13, 2011

Sergio Romano per “Il Corriere della Sera”

Ogni discorso sulle condizioni politiche ed economiche dei Paesi nordafricani di cui si è molto parlato nelle scorse settimane dovrebbe partire da alcuni dati anagrafici. Il presidente egiziano Hosni Mubarak ha 82 anni, è capo dello Stato dal 1981 e si accinge a completare il suo quarto mandato. Muammar Gheddafi, guida della rivoluzione libica, ha 69 anni ed è al potere dal 1969. Il presidente della Tunisia Zine el-Abidine Ben Ali ha 75 anni ed è capo dello Stato dal 1987. Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha 74 anni, è stato eletto per la prima volta nel 1999 e ha iniziato il suo terzo mandato nel 2009. Il primo di questi patriarchi è un generale dell’aeronautica, il secondo un colonnello, il terzo un poliziotto (per alcuni anni direttore della Pubblica sicurezza) e il quarto proviene dai ranghi della guerra di liberazione contro la Francia. Il primo ha conquistato la presidenza dopo l’assassinio del suo predecessore. Il secondo si è impadronito del potere con un colpo di Stato. Il terzo ha estromesso con la forza Habib Bourguiba, fondatore della Tunisia moderna. Il quarto è stato eletto dopo una guerra civile che ha provocato non meno di duecentomila morti. Per restare al potere tutti hanno «aggiustato» la costituzione o eliminato la clausola che limitava il numero dei mandati. (more…)