Posts Tagged ‘unità d’italia’

L’anniversario della Disunità

settembre 15, 2010

Adriano Sofri per “La Repubblica

Tutto alla rovescia. L’Italia è sfatta, basta finir di disfare gli italiani. Si intitolarono piazze, anche la più bella, a Trieste, all’Unità d’Italia. Sembrerà almeno un po’ buffo correggere in “Piazza Divisione d’Italia”. Ma qualcosa bisognerà inventare, perché nel riavvolgere il Risorgimento all’indietro siamo andati lontano. E la celebrazione del prossimo anno sarà una commemorazione. Dice Bossi che il federalismo è cosa fatta. Il federalismo no, e Cattaneo è solo usurpato: ma uno sgretolamento avaro e rancoroso sì, e abbastanza irreversibile. In certe reazioni il sindaco Vassallo ammazzato ad Acciaroli è sembrato affare riservato al già Principato inferiore del Cilento. Perfino l’antica guerra fra cultori del Risorgimento e suoi detrattori in nome delle insorgenze e della conquista coloniale del Sud, benché riesacerbata, va ormai fuori bersaglio. Quella era una storia fratricida dunque anche fraterna. Fratelli d’Italia, anche l’un contro l’altro armati. Carlo Pisacane, biondo e socialista e martire (a Sanza, il lato del Cilento dirimpetto a Pollica) aveva un fratello, Filippo, rimasto, lui, ufficiale borbonico, e fra i due non venne mai meno mai l’affetto reciproco. Si disse che il fratello legittimista fosse designato al comando contro la spedizione di Sapri, e sostituito all’ultimo momento dal re Ferdinando. (more…)

Unità d’Italia, i nipotini di Togliatti cambiano idea

dicembre 18, 2009

di Eugenio Di Rienzo

Provo un deciso fastidio (quello che si prova sempre per certi strumentali fenomeni di trasformismo), per l’entusiasmo con cui i fogli della sinistra hanno monopolizzato la difesa dell’identità nazionale del nostro Paese, in occasione delle prossime celebrazioni del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia.

Evidentemente, a nostra insaputa, molta acqua deve essere passata sotto i ponti da quando Rosario Romeo, alla metà degli anni Settanta, aveva osservato che la gran parte degli intellettuali italiani vicini al Pci, piuttosto che valorizzare la nascita dello Stato italiano, si concentravano sull’obiettivo di correggere, se non di soffocare, i caratteri nazionali per imporre le forme della «modernità comunista».
Questa decomposizione del concetto di Nazione aveva trovato il suo acme nelle scialbe e distratte celebrazioni per il primo centenario dell’Unità italiana del 1961, egemonizzate dal disegno politico di un esecutivo a maggioranza democristiana, ormai proiettato in una irresistibile marcia di avvicinamento all’esperienza del centrosinistra. L’inedita intesa tra cattolici e socialisti puntava a enfatizzare il tema gramsciano del «Risorgimento tradito»: a gettare un anacronistico ponte fra il disinganno patito dai democratici di cento anni prima e la tardiva realizzazione dei loro ideali, che aveva dovuto attendere, per potersi realizzare, la stagione della lotta contro nazismo e fascismo.
In questo modo, sul primo anniversario dell’unità italiana si proiettava una manovra ideologica, concludeva Romeo, attuata dalle «nuove forze uscite dalla lotta di liberazione che sono quasi del tutto indipendenti dalla tradizione risorgimentale e rappresentano se mai quell’altra Italia, dei “rossi” e dei “neri”, che all’Italia liberale era rimasta in gran parte estranea». La grande macchina mediatica messa in piedi dal comitato promotore di quei festeggiamenti era criticata anche da Gioacchino Volpe che la definiva un megafono reclamistico di una vulgata che poteva «dar occasione ai nemici o tiepidi dell’Italia risorgimentale – comunisti, democristiani, clericali – di dire o ripetere che il Risorgimento fu una sopraffazione dei borghesi sui proprietari, e quindi sentirsi incoraggiati a disfare oggi quel che i nostri padri fecero ieri». (more…)