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La via della droga va dal Messico agli Usa

ottobre 5, 2011

Carta di Laura Canali

Il confine fra i due Stati è da secoli teatro di illegalità. Oggi, stupefacenti di ogni genere sono la merce principale dei traffici che interessano l’asse sud-nord, e il cui controllo è causa da cinque anni di sanguinosi conflitti

Fabrizio Maronta per “Limes

Quella delle attività illegali al confine tra Messico e Stati Uniti è una storia vecchia quanto il confine stesso. I primi contatti tra coloni americani e residenti messicani (in quello che oggi è il Sud statunitense, strappato al Messico con la guerra del 1845-48 e con il Louisiana Purchase del 1853) risalgono al Settecento, ben prima dell’indipendenza dal Regno Unito, quando i venditori di pellicce di castoro del nord varcavano illegalmente il confine meridionale per vendere la loro preziosa merce. Nei decenni successivi seguirono venditori e imbonitori di ogni tipo, in un curioso gioco a parti rovesciate in cui a sconfinare erano i gringos e a reprimere i messicani, al contrario di quanto avviene oggi.

Nel Novecento, tuttavia, il contrabbando è divenuto sempre più appannaggio delle organizzazioni criminali messicane, benché in stretto contatto con le loro controparti settentrionali. Al crescere del divario economico tra Messico e Stati Uniti, i secondi sono divenuti il mercato di sbocco dei traffici illegali (droga, immigrati clandestini e, durante il proibizionismo, alcol), il cui flusso si è via via consolidato sulla direttrice sud-nord.

Volume e guadagni di queste attività sono cresciuti esponenzialmente tra gli anni Ottanta e Novanta, quando il sensibile miglioramento della sorveglianza aerea e marittima nell’area caraibica ha spostato le tradizionali rotte della cocaina a nord, verso il Messico. È in questo periodo che la città di Guadalajara assume rilevanza come hub del crimine organizzato messicano: la sua collocazione geografica – nella parte centro-occidentale del Messico, vicino al porto di Manzanillo (il più grande del paese) e ben collegata da autostrada e ferrovia – ne ha fatto il cuore logistico dei potenti cartelli della droga messicani.

Se i campi di battaglia sono Tijuana e Ciudad Juarez, a ridosso del confine, dove le “famiglie” combattono fra loro e con il governo messicano una guerra senza quartiere per il controllo dei traffici, grazie anche al fiume di armi acquistate negli Usa con i proventi del crimine, la loro base logistica è Guadalajara, la cui (relativa) pace è presupposto fondamentale della fluidità dei traffici. Fino alla metà degli anni Ottanta, la città è stata saldamente in mano a un cartello composto da nomi “storici” della scena criminale messicana: Rafael Caro, Ernesto Fonseca, Miguel Angel Felix (cui è liberamente ispirata la figura del boss della droga nel film Collateral) furono i primi a intuire e intercettare le opportunità schiuse dalla diversione della rotta caraibica.

Nel 1985 un’offensiva governativa prese di petto il “cartello di Guadalajara”, dal cui smantellamento sorse una galassia di organizzazioni minori in seguito federatesi nel cartello di Tijuana, in quello di Juarez, in quello del Golfo e nella Federazione di Sinaloa, la quale assunse il controllo della piazza di Guadalajara. Il monopolio mafioso era finito, ma nei successivi vent’anni si andò consolidando un equilibrio infranto, nel 2008, dalla rottura della Federazione, la cui costola scissionista (l’organizzazione Beltran Levya) si è alleata agli spietati Los Zetas, attaccando l’infrastruttura dei Sinaloa sulla costa pacifica. (more…)

DOUBLE PAKISTAN! – I RAPPORTI TRA GLI USA E L’AMBIGUO ALLEATO SONO IN CRISI MA L’AMERICA FA FINTA DI NON VEDERE – ISLAMABAD DIETRO UN’IMBOSCATA DEL 2007 IN CUI MORÌ UN MAGGIORE SATUNITENSE. FERITI 3 UFFICIALI – I PAKISTANI APRIRONO IL FUOCO A TRADIMENTO AL TERMINE DI UN MEETING – WASHINGTON NON HA MAI VOLUTO FARE CHIAREZZA DAVVERO: MEGLIO UN PAKISTAN AMICO INAFFIDABILE CHE NEMICO…

settembre 27, 2011

Dagoreport da “The New York Times” – http://nyti.ms/qrxRxX 

Nuove rivelazioni gettano luce sugli ambigui rapporti tenuti dal Pakistan con gli Stati Uniti. Il “New York Times” di oggi racconta il retroscena di un’imboscata avvenuta a Teri Mangal, sul confine afgano, il 14 maggio del 2007. Un maggiore americano morì e tre ufficiali rimasero feriti. Dietro quell’attacco c’era proprio l’inaffidabile alleato.

Si trattò di una vera e propria trappola, scattata al termine di un incontro tra l’esercito Usa e alcuni ufficiali afgani, con degli ufficiali pakistani. Gli ufficiali pakistani erano ospiti. Il meeting si tenne all’interno di un edificio scolastico a ridosso del confine. L’imboscata era stata organizzata accuratamente. I pakistani aprirono il fuoco sugli americani non appena terminata la riunione. I soldati Usa risposero al fuoco, prima di riuscire a fuggire in elicottero. (more…)

La strategia americana in Afghanistan somiglia a quella sovietica

luglio 5, 2011

Original Version: US strategy in Afghanistan resembles that of the Soviet Union

La strategia americana di ritirarsi progressivamente, lasciando all’esercito afghano il compito di presidiare le principali città del paese, assomiglia a quella sovietica dopo il ritiro del 1989; ma questo significa che l’Afghanistan rimarrà sprofondato nella guerra – scrive l’analista Anatol Lieven

da “Medarabnews

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A quanto pare l’amministrazione Obama segue, in Afghanistan, praticamente la stessa strategia adottata da Mosca nel periodo tra il ritiro sovietico dall’Afghanistan nel 1989 e il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Vale a dire che Washington sta cercando di rafforzare l’Esercito Nazionale Afghano in modo che sia in grado di controllare le principali città nelle zone di etnia pashtun senza l’aiuto delle forze terrestri statunitensi, allo scopo di evitare il crollo del governo afghano e l’umiliazione degli Stati Uniti. La maggior parte delle truppe statunitensi si ritirerà, ma gli Stati Uniti manterranno alcune basi in Afghanistan dalle quali gli aerei potranno alzarsi in volo per reprimere eventuali concentrazioni di Talebani che tentino di prendere il controllo delle città. L’aeronautica e le forze speciali statunitensi continueranno a tenere sotto tiro nel paese qualsiasi gruppo identificabile come affiliato ad al-Qaeda. (more…)

Il futuro di Porto Rico

giugno 24, 2011

Voglia di indipendenza o annessione agli Usa come cinquantunesimo Stato? Le incognite sul futuro dell’isola. Reazioni contrastanti alla visita di Obama

Maurizio Stafanini per “Limes

Il “Grido di Lares” è del 23 settembre del 1868,quando un piccolo esercito indipendentista compreso tra i 400 e i 600 uomini iniziò la rivolta per l’indipendenza di Porto Rico dalla Spagna occupando appunto la città di Lares, dove il giorno dopo fu proclamata la Repubblica di Porto Rico.

 

La città fu subito ripresa dalle truppe spagnole, e il movimento stroncato. Il “Grido di Jayuya” è invece il 30 ottobre del 1950, quando il Partito nazionalista di Porto Rico scatenò a Ponce, Mayagüez, Naranjito, Arecibo, Utuado, San Juan e Jayuya un’insurrezione, che a Jayuya riuscì a impadronirsi della città, e a proclamare di nuovo una Repubblica di Porto Rico. (more…)

Incertezza e instabilità nella politica estera americana

giugno 23, 2011

Più che di imperialismo e collasso dell’ultima superpotenza, due libri ci parlano dell’umiltà e del pragmatismo della politica estera americana odierna. Una politica che fa i conti con l’incertezza del contesto e l’instabilità delle forme di governo

Enrico Beltramini per “Limes

Due libri appena pubblicati ci offrono l’opportunità di una pausa. Entrambi parlano di politica internazionale dal punto di vista degli Stati Uniti, ma lo fanno costruendo un discorso intorno a due parole che sembrano impronunciabili da esponenti dell’ormai ultima superpotenza rimasta.

La prima parola è “incertezza” ed è approfondita in un libro, “Uncertain Times:American Foreign Policy after the Berlin Wall and 9/11″, che riunisce politici e studiosi. La tesi del libro è semplice: viviamo un tempo di incertezza. Non tanto dalla Guerra fredda in poi, perché anche il crollo del Muro di Berlino trovò tutti impreparati; la fine della Guerra fredda appartiene al territorio sconosciuto, è a pieno titolo nel perimetro dei tempi incerti.  (more…)

La Casa Bianca val bene un viaggio a San Juán

giugno 22, 2011

A Portorico, Obama ha riaffermato il legame storico che unisce il paese latinoamericano agli Stati Uniti. Ma ha anche posto la prima pietra della campagna per le presidenziali del 2012

Fabrizio Maronta per “Limes

Nel mare magnum delle crisi internazionali – belliche, umanitarie, naturali ed economico-finanziarie, la recente visita di Barack Obama a Portorico ha ricevuto scarsa attenzione, almeno fuori dagli Stati Uniti (e in Italia meno che altrove). Eppure, essa segna indirettamente l’inizio “ufficioso” della campagna elettorale per le presidenziali del 2012.


Vista da Washington, San Juán non è una capitale latinoamericana come le altre. Dal 1967, il piccolo Stato che essa presiede – ex colonia spagnola, strappata dagli Usa alla madrepatria con la guerra delle Filippine del 1898 — gode infatti dello status di “libero Stato associato”. Una condizione giuridica particolare, che tra l’altro garantisce aiboricua (i portoricani nello slang ispano-statunitense, come attestano con orgoglio le canzoni di Jennifer Lopez, illustre rappresentante della categoria) un accesso privilegiato agli Stati Uniti. (more…)

La morte di Kashmiri è il nuovo atto del teatrino Usa-Isi

giugno 13, 2011

 L’eliminazione in Pakistan di una primula rossa del terrorismo islamico ad opera dei droni americani è un’ulteriore conferma dell’ambiguo rapporto tra Washington e i servizi segreti di Islamabad. Le visite di Clinton e Panetta. L’ascesa dell’islamismo

Francesca Marino per “Limes

La morte di Ilyas Kashmiri, avvenuta giorni fa ad opera di uno dei famigerati droni americani, è passata in Italia quasi completamente sotto silenzio, nonostante l’uomo fosse, quanto a importanza strategica e operativa, uno dei pezzi da novanta della cosiddetta internazionale del terrore. In effetti, nonostante fosse attivo fin dai bei tempi della jihad afghana contro i russi, l’elusivo comandante era entrato trionfalmente a far parte della lista dei terroristi internazionali soltanto nel 2010 ed era sconosciuto ai più da questa parte del mondo.

Eppure, secondo i pakistani, gli indiani e qualche settore illuminato dei servizi segreti internazionali, era stata opera di Kashmiri la strategia che aveva condotto all’attentato di Camp Chapman in Afghanistan in cui erano saltati in aria ben sette membri della Cia. Sempre opera sua il recente attacco alla base della Marina militare di Karachi così come due dei tre attentati alla vita dell’ex-presidente Musharraf per i quali era stato arrestato e in seguito rilasciato. (more…)

La partita tra Usa e Cina avrà uno svolgimento Pacifico

giugno 7, 2011

Il mar della Cina meridionale è al centro degli interessi economici e strategici di numerosi paesi. Il notevole sviluppo navale cinese e il desiderio degli Usa di rimanere protagonisti nell’area aggravano le tensioni

Stefano Felician per “Limes

Per secoli il mare Cinese meridionale è stato un luogo di incontro e scontro di molte civiltà; per Cina, Vietnam, Malesia, Indonesia e Filippine lo specchio d’acqua è vitale, anche per motivi di sicurezza, come dimostrato più volte durante il Ventesimo secolo. Basterà ricordare le operazioni anfibie della seconda guerra mondiale, l’isola “provincia ribelle” di Taiwan o l’incidente del Golfo del Tonchino, che diede inizio formalmente alle operazioni militari americane in Vietnam.

L’apparente stabilità politica odierna nasconde una serie di questioni aperte. Il ruolo del mare è strategico in questa regione, stante il carattere insulare di moltissimi Stati; sulla stessa area insistono poi importanti rotte commerciali nonché interessanti prospettive di sfruttamento dei fondali marini. (more…)

L’enigma del ritiro americano dall’Iraq

giugno 5, 2011

Original Version: لغز الانسحاب الأميركي من العراق

Così come l’accordo di sicurezza del 2008  tra Washington e Baghdad fu circondato dal mistero e dalla segretezza, lo stesso mistero attorno al ritiro americano continua a predominare oggi; ma è probabile che gli USA manterranno diverse migliaia di soldati in Iraq anche dopo il 2011 – scrive l’analista iracheno Abdel Hussein Shaaban,  intellettuale ed accademico iracheno; nei suoi scritti si è occupato di democrazia e diritti umani, riforme e questioni della società civile

da “Medarabnews

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“Attenti, che il tempo a Washington sta per scadere”. Questa è la frase che il segretario alla difesa americano Robert Gates rivolse ai responsabili iracheni per spingerli ad affrettarsi a chiedere una proroga della permanenza delle truppe USA in Iraq, nel corso di un’improvvisa visita a Baghdad nell’aprile 2011, in coincidenza con l’8° anniversario dell’invasione dell’Iraq.

Secondo l’accordo firmato da Baghdad e Washington nel novembre del 2008, le forze americane si sarebbero dovute ritirare dall’Iraq in base a un calendario che si sarebbe completato con la fine del 2011. In effetti, in base alla decisione del presidente americano Barack Obama, è stato completato il ritiro di 91.000 soldati nell’agosto del 2010, ma un dibattito a livello iracheno ed americano ha cominciato a contrapporre al completamento del ritiro la possibile permanenza di alcune migliaia di soldati americani dopo il termine previsto dall’accordo, cosa che richiederebbe una nuova intesa per regolamentare giuridicamente la permanenza di tali forze. (more…)

Usa-Cina la fatica del potere

maggio 30, 2011

Bill Emmott per “La Stampa

Desideriamo tutti la semplicità, o almeno spiegazioni facili. Mentre Barack Obama compiva il suo tour trionfale, da celebrità politica numero uno in Europa, in tanti hanno voluto credere che l’America resta la potenza mondiale dominante, egemonica, nonostante tutte le profezie di un suo declino. Pochi giorni dopo, alla notizia che la Cina si sarebbe presto dotata di una base navale in Pakistan, in tanti l’hanno interpretata come una defezione di Islamabad nel campo cinese, a conferma che il potere andava a Oriente. Quale delle due affermazioni è corretta? Nessuna.

La realtà è molto più complessa. La natura e la distribuzione del potere nel mondo sono cambiate. E’ una mutazione avvenuta gradualmente nel corso degli ultimi decenni, ma ogni tanto un improvviso spiraglio di luce svela il grado di cambiamento. (more…)

L’Afghanistan non sia diviso

agosto 5, 2010

Nell’articolo: Usa e Nato devono avviare dei colloqui con i talebani subito, creare un consenso regionale tra i paesi vicini per questi colloqui, offrire all’Afghanistan un impegno a lungo termine per la costruzione di uno stato e trasferire lentamente i poteri all’esercito e alla polizia afghani. Le chiacchiere su una divisione territoriale del paese vanno consegnate alla spazzatura della storia

Ahmed Rashid per “Il Sole 24 Ore

Negli ultimi 32 anni, gli afghani hanno combattuto diverse guerre per tenere insieme il loro paese. Nonostante tutte le macchinazioni delle grandi potenze e degli stati confinanti, nessun signore della guerra o leader afghano ha mai ceduto alle pressioni esterne per mettere fine all’unità nazionale.
Ora la guerra afghana è diventata più complicata con la pubblicazione di dossier militari segreti da parte del sito Wikileaks, un episodio molto imbarazzante per gli Usa, la Nato e il Pakistan. Ma nonostante il loro contenuto nefasto, queste fughe di notizie non devono distogliere l’attenzione da una serie di elementi fortemente positivi, che in passato hanno aiutato l’Afghanistan a sopravvivere.

L’Afghanistan è uno stato-nazione dal 1761, molto prima di quattro dei suoi vicini (Pakistan, Turkmenistan, Uzbekistan e Tagikistan). Pur avendo subìto gravi guerre intestine e colpi di stato, vittima di tutte le ideologie del 900, l’Afghanistan e gli afghani hanno dimostrato una considerevole capacità di resistenza. (more…)

Elezioni irachene all’ombra dello scontro Iran-Usa

marzo 3, 2010

La prima metà del 2009 era stata relativamente tranquilla per l’Iraq. Episodi salienti erano stati le elezioni provinciali di gennaio, il ritiro delle truppe americane dalle città irachene alla fine di giugno, ed una sensibile diminuzione della violenza nel paese.

Le elezioni provinciali avevano segnato una battuta d’arresto per i partiti di ispirazione più apertamente settaria, e l’affermazione dell’Alleanza per lo Stato di diritto, la nuova lista guidata dal primo ministro Nuri al-Maliki che intendeva proporsi come blocco politico di orientamento nazionale e non settario. Queste consultazioni avevano inoltre sancito l’accettazione del processo politico da parte dei sunniti, i quali avevano in precedenza boicottato in massa le elezioni legislative del 2005.

Tutto ciò aveva spinto alcuni a ritenere che l’Iraq si stesse avviando verso la normalizzazione del processo politico, lasciandosi alle spalle gli anni più bui della contrapposizione settaria e della guerra civile.

Tuttavia, nessuna delle ragioni profonde alla base della crisi irachena – dalla questione curda, alla necessità di una riconciliazione tra sunniti e sciiti, al tema federalismo e della distribuzione delle risorse del paese, al problema delle ingerenze straniere – ha trovato una risposta adeguata nel corso dell’anno passato.

L’approssimarsi delle nuove elezioni legislative, inizialmente previste per il gennaio 2010, ha – com’era prevedibile – riacutizzato i conflitti latenti nel paese, dapprima con le estenuanti trattative per la nuova legge elettorale, che hanno determinato fra l’altro il rinvio dell’appuntamento elettorale al 7 marzo, e poi con l’annuncio, a metà gennaio, dell’esclusione di oltre 500 candidati dalle liste elettorali a seguito della cosiddetta campagna di “debaathificazione”. (more…)

Terrorismo. La Cia nasconde un segreto a Vilnius

dicembre 23, 2009
GIULIETTO CHIESA
Esplode, non esplode, esplode. Lo scandalo della prigione segreta della Cia in Lituania si arricchisce di nuovi particolari, sempre più attendibili. La notizia arriva con oltre due anni di ritardo rispetto alle rivelazioni della americana Abc che avevano permesso di individuarne almeno due, in Polonia e in Romania, spingendo il Parlamento Europeo a formare una commissione speciale d’indagine sulle extraordinary renditions di presunti terroristi, cioè prelevamenti illegali di prigionieri con destinazione finale Guantanamo.
Molti aeroporti europei, tra cui quelli di Roma e di Aviano, erano serviti come tappa, tra il 2002 e il 2005. L’Italia aveva «aiutato» anche il rapimento a Milano di Abu Omar. Altri Paesi europei hanno fatto di più, cioè hanno concesso alla Cia di ospitare prigioni. Altri hanno fatto atterrare gli aerei segreti. (more…)

OBA-MAO

novembre 18, 2009

AL DIAVOLO I DIRITTI UMANI, MATRIMONIO D’INTERESSE TRA USA E CINA – COMPROMESSI DIETRO LE QUINTE E APERTURE DI PECHINO SU IRAN E AFGHANISTAN – IN PUBBLICO SI PRENDONO ACCORDI DI PRINCIPIO, IN PRIVATO SI PERSEGUONO QUELLI CONCRETI, SENZA FAR PERDERE LA FACCIA A NESSUNA DELLE PARTI – PIÙ CHE UN G2, UN’ALLEANZA CHE POTREBBE MARCARE IL SECOLO…

1 – WASHINGTON E PECHINO MATRIMONIO D’INTERESSE –
Francesco Sisci per “La Stampa

Entrambi si sono presentati con la cravatta rossa, l’abito scuro e la camicia bianca. L’uno però, il presidente cinese Hu Jintao, di ghiaccio, preciso a guardare verso il pubblico, in avanti. L’altro, il presidente americano Barack Obama, girato da un lato a dare uno sguardo di calore, di amicizia al collega. Così, con due stili diversi, e quasi un’identica divisa, ieri i capi di stato delle due nazioni più potenti del pianeta hanno annunciato se non un matrimonio, almeno un impegnativo fidanzamento.

Alle loro spalle nove pagine di una dichiarazione congiunta densa di promesse di principio, e certo vuota di azioni precise. Ma proprio questa forma teorica e di lungo termine è quello che i cinesi volevano e che per loro era molto più importante di uno o cento affari o convergenze tattiche. (more…)

Obama sequestra all’Iran un grattacielo e 4 moschee

novembre 13, 2009

afp_17205717_33110Un grattacielo nel cuore della Quinta Avenue è la base segreta del governo iraniano in America. L’Fbi ha disposto ieri il sequestro della Fondazione Alavi, un’associazione islamica (con la sua moschea) che ha la sede nel Piaget Building.

ll grattacielo di 36 piani al 650 di Fifth Avenue, all’altezza della 52esima strada, praticamente di fronte alla cattedrale di San Patrick. Con un mossa senza precedenti gli agenti hanno disposto il sequestro di altri tre luoghi di culto islamici in America, dalla California al Maryland. La libertà di culto è protetta negli States dal Primo Emendamento e il sequestro di luoghi religiosi è un evento rarissimo. (more…)

Birmania, la svolta degli USA

ottobre 5, 2009

imagesWashington ufficializza un cambiamento già intravisto: le sanzioni al regime continuano, ma l’amministrazione Obama intende dialogare con la giunta militare

Il cambiamento era nell’aria. A Washington lo facevano capire da mesi, che stavano cercando un approccio diverso. E a Naypyidaw, pur senza annunciarlo, anche la giunta militare lanciava segnali di volersi smarcare dal controllo cinese. Ora è ufficiale: gli Usa hanno una nuova politica verso la Birmania. Le sanzioni rimangono in piedi, ma con i generali si dialoga. E dagli arresti domiciliari, cercando di porre le sue condizioni, Aung San Suu Kyi approva e si dice pronta a collaborare, se può servire al Paese.

Gli Usa hanno applicato sanzioni economiche contro la Birmania dalla sanguinosa repressione del movimento per la democrazia nel 1988, rinnovandole lo scorso maggio. Ma già in febbraio il segretario di Stato Hillary Clinton aveva dichiarato che l’attuale politica aveva perso – se mai l’aveva avuta – la sua efficacia. Le trattative per la liberazione di John Yettaw, l’americano che con la sua nuotata fino a casa Suu Kyi ha fornito alla giunta il pretesto per estendere la prigionia domestica della leader dell’opposizione, avevano già portato a colloqui tra il senatore Jim Webb e il generalissimo Than Shwe. E la Clinton aveva prospettato investimenti americani in Birmania in caso di liberazione di Suu Kyi. (more…)

Obama e l’Iran, sogni e bombe

settembre 29, 2009

imagesdi Paul Wolfowitz*

Barack Obama ha dato prova di straordinaria flessibilità riguardo al dossier del nucleare iraniano. Ha sostenuto il «diritto a un programma di energia nucleare civile», si è detto pronto a incontri senza porre condizioni e ha prorogato le scadenze da lui stesso fissate per l’avvio di negoziati seri con Teheran. Ha mantenuto questa posizione a dispetto dei discorsi bellicosi dell’Iran e delle pressionidel Congresso per l’adozione di sanzioni.

Questo atteggiamento non ha prodotto tuttavia nessuna risposta positiva da parte di Teheran, ma ha dimostrato con chiarezza che l’ostacolo alla soluzione non era il rifiuto degli Usa di sedersi al tavolo delle trattative. Anche quando alla Casa Bianca c’era Bush gli Stati Uniti partecipavano regolarmente a colloqui multilaterali con l’Iran.Ma se con la precedente amministrazione poteva esserci qualche ambiguità sulla disponibilità a negoziare, con l’amministrazione Obama no. (more…)

Star wars, ultimo episodio

settembre 28, 2009

14703-220x220La nuova presidenza Obama mette da parte il sistema di difesa missilistico voluto da Bush in Europa orientale e fortemente osteggiato da Mosca. In Romania, paese delineatosi in questi anni come uno dei partner più entusiasti di Washington, la decisione ha sollevato dubbi e timori

Alcuni stati dell’Europa dell’Est hanno mostrato delusione all’annuncio del presidente Barack Obama della rinuncia americana al piano di installare uno scudo antimissilistico sul territorio di Polonia e Repubblica Ceca. Con l’amministrazione Obama il piano di difesa missilistica “Star Wars”, voluto da George W. Bush – ufficialmente come strumento di protezione da possibili attacchi balistici iraniani – è stato accantonato, attirando la netta condanna dei repubblicani. Il governo della Federazione Russa si è sempre opposto al progetto, ritenendolo come una diretta minaccia alla propria sicurezza. (more…)

Suv a case in svendita : il sogno americano finisce a passa la mano

settembre 23, 2009

imagesTonino Bucci
E pensare che col consumismo gli Stati Uniti hanno costruito il loro impero in tutto il pianeta. Lo scriveva qualche anno fa la storica Victoria De Grazia in un libro che si intitolava L’impero irresistibile. La società dei consumi americani alla conquista del mondo (uscito per Einaudi). Il modello americano è stato molto più di una potente miscela di forza militare e dominio economico. La sua egemonia (di cui tutto sommato si parla molto poco) ha funzionato molto di più quando non si è limitata a esportare il proprio sistema politico negli altri paesi con le armi. L’America più potente è quella che ha conquistato l’immaginario – oltre che i mercati – che ha dosato il napalm e i colpi di stato con il fascino seducente di cui era dotata la propria way of life . Uno stile di vita, per l’appunto, una filosofia esistenziale, un approccio al tempo che era la completa negazione dell’ascetismo e del sacrificio, la rivalutazione del consumare ora e qui – e così via per sempre – al posto dell’etica del risparmio. L’America ha vinto perché – direbbe il filosofo Slavoj Zizek – ha imposto al mondo l’imperativo «devi godere» (è appena uscita per Bollati Boringhieri la summa del suo pensiero, Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo ). (more…)

La politica estera afro-americana: il conflitto tra ebrei e neri

settembre 23, 2009

Obama_supportersAlla fine degli anni Settanta, un episodio inizialmente marginale si trasformò nella scintilla di un conflitto che infiammò l’America: quello tra ebrei e afroamericani. Le conseguenze sulla politica estera americana.

Meno di un mese prima delle elezioni presidenziali dell’anno scorso, Jesse Jackson se ne venne fuori con un’intervista abbastanza estemporanea. Dichiarò che i “Zionists who have controlled American policy for decades” (i sionisti che hanno controllato la politica Americana per decadi) avrebbero perso la loro influenza se Barack Obama fosse stato eletto presidente.

Immediatamente, lo staff elettorale di Obama emise un comunicato in cui precisava che Jackson “is not an adviser to the Obama campaign and is therefore in no position to interpret or share Barack Obama’s views on Israel and foreign policy.” Insomma, Jackson parla a titolo personale. A rincarare la dose, Wendy Morigi, il portavoce di Obama sui temi della sicurezza nazionale, ribadì che, una volta eletto, Obama “will ensure that Israel can defend itself from every threat it faces, stand with Israel in its quest for a secure peace with its neighbors, and use all elements of American power to end Iran’s illicit nuclear program”. Insomma, si riaffermava la relazione speciale tra Israele e Stati Uniti. Infine, David A. Harris, executive director dell’American Jewish Committee, ringraziava lo staff di Obama per aver declinato ogni supporto alla dichiarazione di Jackson e al contrario aver ribadito il suo “unshakeable commitment to Israel’s security”. (more…)

Usa, il problema del potere nel mondo multipolare

settembre 22, 2009
imagesJOSEPH S. NYE
Il National Intelligence Council degli Stati Uniti prevede che il dominio americano sarà «molto diminuito» entro il 2025, e che la superiorità americana (e il potere militare) saranno meno forti nel sempre più competitivo mondo del futuro. Il presidente russo Dmitri Medvedev ha definito la crisi finanziaria 2008 un segno che la leadership globale dell’America sta volgendo al termine. Il leader d’opposizione canadese Michael Ignatieff ne conclude che il potere degli Stati Uniti sia tramontando. Come possiamo sapere se queste previsioni sono corrette? (more…)

La vita è un po’ cara

settembre 20, 2009

Newsweek_nonnaOKNewsweek mette la spina (staccata) della nonna in copertina e rilancia l’eutanasia nel dibattito sulla sanità

L’assassinio della nonna è un punto della riforma sanitaria americana che le parti rifiutano di discutere. Repubblicani e democratici stanno usando stili diversi per intorbidire il problema ineludibile del fine vita: i primi urlano, i secondi glissano. Durante l’estate una parte del mondo conservatore ha lanciato anatemi incandescenti su una presunta e implicita deriva della riforma sanitaria di Barack Obama verso l’eutanasia. Il senatore Charles Grassley dice che Obama vuole “staccare la spina alla nonna”; Sarah Palin ha fissato la comune definizione di “death panel”, la commissione del consultorio federale che secondo i critici convoglierebbe il rapporto privato fra paziente, medico e famiglia in una struttura burocratica che più o meno tacitamente propenderebbe per l’interruzione delle terapie.
La Casa Bianca si è preoccupata di smentire tutto, ha evitato di affrontare il problema culturale che sta sotto ai dettagli clinici e ha sedato il dibattito su quali responsabilità lo stato possa e debba assumersi nella gestione di un affare privato che deborda nello spazio dell’etica pubblica. La copertina dell’ultimo numero di Newsweek, il settimanale che da qualche mese si occupa di idee per sottrarsi all’abbraccio nullista dei magazine popolari, è dedicata alla “morte della nonna”. (more…)

OBAMA CROLLA SOTTO I COLPI DI UNA NUOVA OPPOSIZIONE CONSERVATRICE CHE HA Paura delle tasse e DI PERDERE business

settembre 10, 2009

imagesDitte farmaceutiche e del petrolio cavalcano l’onda e finanziano – “Tea-party” e manifestazioni – Barack, LA POPOLARITà SCIVOLA SOTTO IL 50%…

Lucia Annunziata per “La Stampa”

 

Chi sono, quanti sono e chi rappresentano, gli oppositori che sono riusciti a trasformare la ripresa della stagione politica in Usa in una sorta di «forche caudine» di Obama? Contro l’amministrazione americana – costretta sulla difensiva in questo inizio di settembre – si è coagulato in un giro di tempo relativamente breve un fronte interessante, per profilo e protagonisti.

L’opposizione che oggi preme su Obama non nasce in Congresso, dalle file dei Repubblicani; è piuttosto un movimento che ha adottato strumenti e tattiche tipiche della base democratica, raccogliendosi intorno a Internet, ai blog, a un pugno di media militanti, esercitando il proprio peso nelle assemblee cittadine, i Town Hall di solito dominati dai democratici. (more…)

La politica estera afro-americana: i neri musulmani

settembre 9, 2009

Malcolm_150Insieme al legame con l’Africa, l’islam è il più importante elemento fondativo della politica estera della comunità afro-americana. Una componente importante della società nera esprime una fede musulmana. La storia di Malcolm X e della Nation of Islam

In generale, non è mai stato facile essere musulmano in America. Ai tempi della schiavitù, i pastori cristiani promettevano la libertà postmortem agli schiavi che abiuravano la loro fede islamica. E anche dopo, le cose non sono migliorate. E’ una lunga storia. In America, ci sono circa un milione e mezzo di neri islamici. Spesso sono stati guardati con sospetto in quanto non cristiani; a volte perché separazionisti. ‘Separazionisti’ vuol dire che propongono una specie di nazione nera islamica autonoma all’interno degli Stati Uniti. (more…)

Droga libera in Messico, negli Usa scatta l’allarme

agosto 23, 2009

imagesdal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
NEW YORK – Con una drastica svolta rispetto alla sua politica precedente, il Messico ha varato un’estesa depenalizzazione del consumo di droghe, e non solo leggere. Nessuno potrà più essere perseguito per il possesso di marijuana, eroina e cocaina, purché in modica quantità e per uso personale. La mossa segue il fallimento di anni di battaglia al narcotraffico basata sul pugno duro, e affidata a una polizia corrotta. Ma la riforma suscita allarme negli Stati Uniti, il principale mercato di sbocco per i narcos messicani. L’escalation della violenza dal Messico ha già cominciato a diffondersi negli Stati Usa confinanti. Ora Washington s’interroga sulle incognite di una liberalizzazione che può attirare i suoi concittadini verso un nuovo “turismo della droga”. (more…)

Trecento aguzzini nascosti negli Usa

agosto 12, 2009

imagesCirca trecento nazisti vivono alla luce del sole negli Stati Uniti. La denuncia arriva dal Simon Wiesenthal Center, la principale organizzazione al mondo che si occupa della caccia agli ex gerarchi e appartenenti alle formazioni del regime di Adolf Hitler. «Non abbiamo tempo da perdere – spiega Efraim Zuroff – Dobbiamo portarli dinanzi alla Giustizia prima che siano troppo vecchi o troppo malati per affrontare un processo». Secondo Zuroff, infatti, ci sono ancora molti nazisti che vivono e lavorano negli Stati Uniti come persone normali e hanno vicini o amici che sono del tutto all’oscuro del loro passato. Tra questi il centro Wiesenthal ne cita alcuni in un articolo pubblicato dal New York Post. (more…)

Solo il tempo lo dirà

luglio 29, 2009

imagesLotta alla droga e diritti umani, un connubio che sembra cambiare fini e mezzi della lotta al narcotraffico. Ma credere che sia finalmente una battaglia seria resta difficile

 

Gli scontri tra le mafie della droga in Messico, negli ultimi anni, si sono sparse a macchia d’olio dalla frontiera con gli Stati Uniti fino all’interno del Nordamerica. Dal dicembre 2006, circa 12.300 persone sono state ammazzate. Una carneficina, con cifre da vera e propria guerra. Che continua a crescere d’intensità: nei primi sei mesi di quest’anno, secondo il giornale messicano El Universal, sono caduti in 3.247 per mano del crimine organizzato. Ma se finora il governo messicano ha tentato a testa china di combattere questa piaga, militarizzando il paese e intascando i dollari Usa, adesso alza la cresta e punta il dito almeno sul metodo con cui la Casa Bianca affronta uno dei mercati più redditizi del mondo: la vendita illegale di marijuana. (more…)

Mao-Tze Dong a Park Avenue

luglio 29, 2009
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Alta più di tre metri, pesante 5,5 tonnellate e immersa ogni giorno in un fiume di taxi gialli, la statua di metallo con le fattezze della giacchetta di Mao posizionata nel bel mezzo di Park Avenue sta a testimoniare quanto la patria del capitalismo guardi alla Cina.Che si tratti di manodopera finanziaria, cittadini comuni o governanti di Washington, l’approccio non cambia: per i brokers di Wall Street i capitali cinesi sono «il partner più ambito», come scrive il magazine Forbes. (more…)

Cinquanta colpevoli

luglio 27, 2009

imagesLa politica fiscale non funziona se il governo federale fa una cosa e quello statale un’altra. Un articolo di James Surowiecki

 

Se dovessimo fare un elenco di ostacoli alla ripresa economica statunitense, la lista comprenderebbe tutti i soliti sospetti: il sistema bancario ancora debole, il crollo dei prezzi delle case, i consumatori troppo indebitati, le imprese troppo prudenti. Ma ci sono anche cinquanta colpevoli più insoliti: gli stati. Il federalismo, spesso considerato un punto di forza del sistema statunitense, è diventato un serio ostacolo all’uscita dalla crisi.Oggi, naturalmente, è facile ironizzare sui governi statali, mentre la California firma cambiali per pagare i conti e il governatorato di New York è diventato teatro di congiure di palazzo. Il vero problema non è l’inaffidabilità dei politici locali, ma il modo in cui gli stati devono gestire i loro affari. (more…)

La religione a stelle e strisce

luglio 11, 2009

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La nuova sfida americana di Al Jazeera

luglio 10, 2009

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Il bidone SAUDITA

luglio 9, 2009

imagesUn capo del Fbi molto credulone. Come il governo di Riyadh coprì al Qaeda, dopo i primi attentati contro gli Usa in Arabia saudita nel ’96, indirizzando le indagini (e gli americani) su un comodo nemico: l’Iran

 

Il 25 giugno 1996 un’autobomba esplose contro l’edificio delle torri Khobar, nell’omonima città dell’Arabia Saudita orientale dove aveva sede l’aviazione militare Usa , uccidendo 19 aviatori americani e ferendone 372: era il secondo attentato contro le forze americane in Arabia saudita in pochi mesi.Subito oltre 125 agenti dell’Fbi ebbero ordine di raccogliere ogni indizio e avviare le indagini. Ma quando due funzionari dell’ambasciata Usa arrivarono sul luogo, presto la mattina dopo, trovarono un bulldozer delle autorità saudite che stava già rimuovendo le macerie. Le macchine si fermarono solo dopo che Scott Erskine, agente speciale dell’Fbi per le indagini sul terrorismo internazionale, minacciò l’intervento dell’allora segretario di stato Warren Christopher, che si trovava in Arabia Saudita. (more…)

La Cina teme il dollaro: un nuovo ordine monetario?

luglio 1, 2009

AJ5EURFCA46KIWGCAWA1IBTCA77ZTYACAW3EQ1XCAQ18GK2CAZ0D2NWCA7QRA1QCAO1E1B5CA7KSE0GCAYV4IT8CASMFTKOCAY7L7JFCAMBMYZBCAY7UG4MCAOEGI36CAV7JZEXCALGNL7OCAP8JOS5Il rapporto annuale della Banca Centrale cinese chiede di legare le riserve a una moneta svincolata dagli interessi di un singolo paese

 

La banca centrale cinese con l’annuale rapporto sulla stabilità finanziaria presentato la scorsa settimana ha ribadito la necessità che le riserve internazionali siano detenute in una moneta svincolata dalle condizioni economiche e gli interessi sovrani di un qualsiasi singolo paese. “Un sistema internazionale dominato da una singola moneta nazionale ha intensificato la concentrazione del rischio e la diffusione della crisi”, è scritto nelle 170 pagine del rapporto, che non ha alcun bisogno di menzionare mai esplicitamente il dollaro. La banca centrale a tal proposito evidenzia il bisogno di un rafforzamento del Fondo Monetario Internazionale affinché eserciti una stretta supervisione delle economie e delle politiche finanziarie dei paesi cardine del sistema monetario internazionale. (more…)

Riforma sanitaria: Obama costretto allo stop

luglio 1, 2009

imagesChe fosse una montagna da scalare, il Presidente lo sapeva. Che fosse così alta, se lo immaginava fin dalla campagna elettorale. Che a renderla quasi invalicabile, contribuissero anche elementi del suo partito, forse, non l’aveva previsto. Il cammino di Barack Obama verso l’approvazione della (sua) riforma sanitaria è sempre più ripido, in salita. Troppi dubbi e distinguo dei legislatori, ma anche di una buona percentuale dell’opinione pubblica, timorosa di perdere le attuali prestazioni fornite dal settore privato. Un attrito così forte che Obama, dopo aver spinto sull’acceleratore nei giorni scorsi, ha dovuto poi compiere una decisa frenata. (more…)

Il traffico di immigrati non conosce crisi (anzi, la sfrutta)

giugno 25, 2009

AJUIDQZCAMHF9V4CAGA2SHWCAWFPY1YCAPCWOMACAZZF8RYCAGVLU84CAPVJ6IKCA68NCX3CANRQCUBCAVGIKYQCAS56OBLCAW4OEFXCA1EY3QLCARDO19ACA41CSXRCAKU3EIMCAFC3MTSCAR9A64TA Phoenix (Arizona) e nelle altre grandi città statunitensi del sud, i quartieri fantasma creati dalla crisi immobiliare diventano teatro di un nuovo business della malavita messicana, quello dei sequestri. A farne le spese, ancora una volta, gli immigrati irregolari

 

Picchiati e minacciati, pistola alla tempia, poi lasciati mezzi nudi, in piena estate come in pieno inverno, ammassati nelle stanze di un anonimo villino unifamiliare alla periferia di Phoenix, San Diego o Houston. Dove, se tutto va bene, sono trovati dalla polizia dopo una richiesta d’aiuto al 911, sussurrata da un telefono cellulare. È questo il destino di un numero crescente di aspiranti immigrati messicani, che provano ad entrare illegalmente negli Stati Uniti e a cui, negli ultimi due/tre anni, le stesse organizzazioni criminali cui essi si affidano per il viaggio chiedono riscatti fino a 5 mila dollari, per essere lasciati liberi (e vivi). Un prezzo alto, molto più alto dei circa mille dollari (pagamento anticipato) sborsati di solito per l’attraversamento del confine. (more…)