Posts Tagged ‘vaclav havel’

Senza sogni che politica è?

giugno 9, 2010

La forza degli ideali, oltre la lotta per il potere. Lo scrittore ex presidente cèco, vent’anni dopo

Nell’articolo:  “La verità e i valori essenziali come il rispetto dei diritti dell’uomo, la società civile, il fatto che la libertà fosse indivisibile, la sovranità del diritto, tutto questo ci faceva simili l’un l’altro e ci dava coraggio nell’impari lotta contro il potere”

VÁCLAV HAVEL da “La Stampa
L’8 e 9 giugno di venti anni fa si tennero in Cecoslavacchia le prime elezioni libere dopo la caduta del comunismo, in seguito alla «rivoluzione di velluto» del 1989. Oggi lo Stato di allora non esiste più, essendosi scisso il 1° gennaio 1993 nelle due entità separate della Repubblica Ceca e della Slovacchia. Il testo di cui proponiamo in questa pagina uno stralcio è quello di un discorso tenuto da Václav Havel il 12 dicembre 1992 a Wroclaw, in Polonia. Scrittore e drammaturgo, tra i principali esponenti della dissidenza, Havel è stato l’ultimo presidente della Cecoslovacchia tra il 1989 e il 1992 e il primo presidente della Repubblica Ceca dal 1993 al 2003. Il testo del suo discorso, rivisto dall’autore, viene pubblicato come postfazione in un libro di Ivan Medek, musicista, braccio destro del presidente Havel tra il 1993 e il 1998, dal titolo Tutto bene, grazie. Dalla Cecoslovacchia di Masaryk alla «rivoluzione di velluto» e la nuova Repubblica Ceca, a cura di Tiziana Menotti, che esce oggi per Medusa (pp. 176, e16,50). 

Agli ex dissidenti, o per lo meno ad alcuni di essi, viene rimproverato di essere dei sognatori, degli idealisti o dei moralizzatori, ciò che non va molto d’accordo con la politica reale, perché, parafrasando Baudelaire, le loro ali da giganti impediscono loro di camminare. 

Capita che certi si riconoscano in questa definizione, ma in altri casi è ingiusta. Comunque la si voglia vedere, non è per caso che la questione della dimensione etica o morale della politica si ponga in tale contesto: l’attività dei dissidenti aveva un’altra natura, un’altra struttura e un’altra origine rispetto all’attività politica normale in uno spazio di libertà normale. Di fronte a una macchina totalitaria sono sorti degli individui che, nonostante tutti i pericoli e l’incertezza che un cambiamento possa avvenire realmente, non cessavano di ripetere che il re è nudo. L’origine di questa situazione, che fa pensare a Sisifo, oppure a don Chisciotte, è essenzialmente morale, persino esistenziale, ed è dovuta a un sentimento profondo di responsabilità personale per il mondo. Il principio stesso dell’attività di dissidente aveva una dimensione spirituale e morale ben più profonda di quella che avrebbe potuto avere in un regime di libertà. Il modo di pensare, di comportarsi, di lavorare, l’approccio particolare a quello che si definisce il successo o la sconfitta, in sostanza i numerosi atti che derivavano da questa situazione possono apparire oggi, giustamente, come inadeguati, strani, inadatti o idealisti, se li si considera attraverso la lente di ingrandimento della politica reale in un Paese democratico.  (more…)

Havel: l’uomo è crocifisso

gennaio 26, 2010
«Cara Olga – scrive il prigioniero alla moglie –, probabilmente il Signore mi sta punendo per il mio orgoglio e può darsi che mi stia mettendo alla prova». Qualcosa non torna nelle biografie di Vaclav Havel. «Agnostico», «non credente», «anticomunista». Nella storia intima del drammaturgo, carismatico leader della Rivoluzione di Velluto, c’è dell’altro. Ora che l’editore Santi Quaranta ne ha pubblicato, per la prima volta in Italia, l’intera corrispondenza vergata durante i ripetuti periodi di detenzione, le Lettere a Olga (pagg. 480, euro15, santiquaranta.com) ci raccontano chi è davvero il dissidente che diventerà primo presidente della Cecolovacchia democratica. Un giorno Havel chiederà al direttore del penitenziario il libro di un teologo tedesco: l’Introduzione al cristianesimo del professor Joseph Ratzinger. Václav Malý, ora vescovo ausiliare di Praga, era stato tra i primi a sottoscrivere l’appello dei dissidenti di «Charta 77», divenendo poi portavoce del Forum Civico. Fino alla Rivoluzione non violenta del 1989 le riunioni del Forum guidato da Havel si aprivano con un Padre Nostro, anche se all’inizio quasi nessuno ne ricordava più le parole. Nelle Lettere c’è soprattutto lei, Olga. Moglie orgogliosa, volitiva, mai arrendevole. Quando «Vasék», così si faceva chiamare dalla consorte (sposata nel 1964 e deceduta nel 1991), le confiderà di aver forse sbagliato a rifiutare la proposta d’esilio con lei negli Usa, Olga lo rimetterà in riga. Accettare sarebbe stata una resa. «Per tutto il libro – osserva Ferruccio Mazzariol, editore e revisore delle Lettere –, Olga resta inafferrabile, come nascosta dal sipario di un palcoscenico. Olga è creatura della vita quotidiana con le sue piccole pigrizie, ma è anche un “personaggio” che viene dal teatro di Havel: indefinibile e sorprendente». Come il suo Vasék, «dissidente agnostico» che vede nel Cristo l’uomo «vittorioso grazie alle sue sconfitte».

LA LETTERA
«Cara Olga, siamo inchiodati al paradosso fra il mondo disperato e l’Essere pieno di senso»
Vaclav Havel

Cara Olga,
fra le migliaia di avvenimenti stupefacenti che formano il miracolo dell’Essere e della sua storia, l’evento che qui ho definito la costituzione o la genesi dell’«io» umano, ha indubbiamente un significato rivoluzionario. È un evento cioè che, a differenza di tutti gli altri, tocca in modo speciale l’essenza medesima dell’Essere, l’«essere dell’Essere». L’uomo non è semplicemente un’entità fra le altre entità, un qualcosa di distinto rispetto alle altre, ma è un’entità apertamente «differente». Non si differenzia dalle altre unicamente per ciò che è (per il fatto di essere essenzialmente più strutturata, ad esempio), ma soprattutto per come è, per il fatto che il suo stesso essere è sostanzialmente diverso da tutto quello che esiste al di fuori di lui. (…) (more…)