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VERBANO: 30 ANNI DI BUGIE

febbraio 21, 2010

Lunedì l’anniversario dell’assassinio del giovane autonomo romano. Oggi un corteo lo ricorderà. Carla Verbano aspetta ancora giustizia: «Dopo l’omicidio c’è stato il vuoto per troppo tempo. Rispetto il sindaco Alemanno, ma non dimentico chi è. I fascisti non mi sono mai piaciuti. Ho incontrato Mambro e Fioravanti, ma mi hanno mentito. Loro sanno chi è stato a uccidere mio figlio»

Il divano dove è stato ammazzato Valerio è ancora al suo posto. Nulla, o pochissimo, è cambiato nella casa al quarto piano di Via Monte Bianco. Carla Zappelli Verbano non se n’è mai voluta andare. A quella porta trent’anni fa, il 22 febbraio 1980, bussò un commando di tre persone e ad aprire fu lei. Erano venuti ad uccidere suo figlio Valerio, 19 anni, uno studente del liceo Archimede, un compagno, un militante nell’area dell’autonomia. «Non si preoccupi, gli dobbiamo solo fare qualche domanda», le dicevano mentre legavano e imbavagliavano lei e il marito. Li sequestrarono per un’ora. Nelle orecchie di Carla rimane il ricordo di una lotta feroce. Valerio cercò di difendersi in tutti i modi. Gli spararono un colpo alla nuca. Un’esecuzione in piena regola, unica nel suo genere nonostante il clima degli anni di piombo.
Perché è rimasta qui?
Perché dovrei andarmene? Questa è la mia casa, in questa stanza è morto Valerio, proprio dove c’è quel gattino di peluche. Oggi ho messo lì davanti anche le orchidee che questa mattina (ieri, ndr) mi ha donato una delegazione del liceo Archimede, che è venuta alla consegna del premio dedicato a Valerio istituito dalla provincia di Roma. Nell’altra stanza, nell’88, è morto mio marito. Quando mi sveglio dò loro il buongiorno, prima di andare a dormire la buona notte.
Lei in questi anni ha letto carte processuali, verbali, ha cercato personaggi dell’epoca, si è trasformata in un’investigatrice. Da quanto dura questa ricerca?
In realtà da pochissimo. Tutto è riscoppiato nel 2005. Mi chiamò l’Ansa per chiedermi un parere sul fatto che uno dei Mattei chiedeva giustizia per i suoi due fratelli uccisi (nel rogo di Primavalle del ’73, ndr). Dissi che ne aveva tutto il diritto. Da quella dichiarazione sono partite molte cose. In me si è riaccesa la volontà di sapere, di capire. (more…)