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Al galoppo nei pascoli dell’astratto

novembre 25, 2009

Kandinsky e il “Blaue Reiter”

di Sandro Barbagallo
L’occasione per riparlare di uno dei maggiori artisti del Novecento ce la offre il Guggenheim di New York che festeggia con una retrospettiva dedicata a Vassilij Kandinsky (1866-1944) il cinquantesimo anniversario della sua fondazione.
La prima immagine a cui si associa il pittore russo è quella di un cavaliere vestito di azzurro  a  galoppo su un cavallo bianco, mantello al vento, che salta come un ostacolo sulla copertina dello storico almanacco che prenderà il suo nome.
Siamo a Monaco nel 1911 ed è giusto chiedersi cosa rappresenti questo cavaliere azzurro. In realtà è una nuova associazione di artisti a cui Franz Marc e Kandinsky avevano dato forma chiacchierando dei loro pensieri sull’arte mentre passeggiavano nel giardino di Marc. Come in molte biografie di artisti, anche in quella di Kandinsky c’è un momento magico. Quel particolare attimo in cui il destino apre la sua porta per mostrare il giardino segreto oltre la soglia. La porta di Kandinsky si aprì a Vologoda, nella Russia settentrionale, nel 1889. In quell’anno per la prima volta Vassilij imparò a guardare un quadro non solo dall’esterno, ma a entrarvi dentro e a comprendere una vita che non gli apparteneva. Lui stesso racconta di aver visto una lampada per immagini, icone che mandavano scuri bagliori e stampe che narravano vividamente le battaglie di un leggendario cavaliere. Come un sensitivo l’artista aveva attraversato la “soglia” e questa esperienza gli aveva fatto capire come la terza dimensione potesse coincidere con uno spazio psichico. Da quel momento egli cercò sempre di tradurre in pittura la nozione di profondità.
“Per diversi anni lottai con tutte le forze per trovare il modo, la tecnica, per attrarre lo spettatore dentro il quadro stesso, perché vi si confondesse fino a farne parte”. (more…)