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Tratto da “Venerati maestri”, di Edmondo Berselli (Mondadori)

aprile 15, 2010

FERRARA SARÀ PURE COME AURELIANO BUENDÍA, CHE, RACCONTA GARCÍA MÁRQUEZ, PROMOSSE 34 SOLLEVAZIONI ARMATE, PERDENDOLE TUTTE, MA HA INVENTATO «IL FOGLIO», LA PIÙ IMPORTANTE E FASTIDIOSA INIZIATIVA CULTURALE ITALIANA DEGLI ULTIMI DUE SECOLI

Ma il punto fondamentale è che Giuliano Ferrara, sempre lui, scuote l’Italia. Lasciamo perdere tutta la prima parte della sua carriera televisiva, quando nella sigla di un cavolo di programma, truccato da gatto, gli occhi bistrati, rovista nei bidoni della spazzatura e ne salta fuori tutto allegro con una lisca di pesce in bocca; oppure canta l’aria di Leporello nel Don Giovanni di Mozart, «Voglio fare il gentiluomo, e non voglio più servir.».

E buttiamo alle spalle anche tutta la questione socialista, quando il suo moto d’amore per Bettino, a un congresso a Milano, lo portò a fare un numero «alla Italo Balbo», come disse di sé; mentre Giampaolo Pansa lo battezzò «Cicciopotamo, socialista islamico», un fondamentalista del craxismo quasi più di don Gianni Baget Bozzo, socialista teologico.

E buttiamo via anche i sette mesi del primo, sconclusionato, governo Berlusconi, quando lui, ministro dei Rapporti con il Parlamento, si aggirava per Roma con un improbabile completo bianco, inadatto perché, come gli avrebbe detto Guia Soncini, il colore è di quelli che allargano, compreso un indefinibile panama, o comunque un cappello a tesa larga da freak, forse per mascherare con l’immagine pubblica da mostro lo stress che lo divorava, e che gli costò alla fine un arresto cardiaco, prova provata che governare diverte ma stanca. (more…)