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Venezia e il fascino della donna gondoliere

agosto 14, 2010

Tiziano Scarpa per “La Stampa

Pochi sanno che a Ca’ Farsetti, la sede del Municipio di Venezia, c’è una lapide che dice: «Qui nacque l’anno 1646 Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureata nel mondo, il 25 giugno 1678». La lapide si trova vicino a un approdo delle gondole.

Imbarcandosi da lì, si può attraversare il Canal Grande al prezzo di cinquanta centesimi di euro. In tre minuti si arriva sull’altra riva, a San Silvestro, risparmiandosi un largo a giro a piedi, ponte di Rialto compreso. Si sta in piedi, o seduti sulle fiancate, in una gondola un po’ più grande di quelle usate per i giri turistici; può trasportare fino a quattordici passeggeri. È un servizio che uso anch’io.

Ecco, penso che il suo primo tragitto ufficiale da gondoliera patentata, sarebbe bello che Giorgia Boscolo lo facesse lì, partendo da sotto la lapide di Elena Cornaro.

Perché una donna gondoliere fa impressione? Quale salto di mentalità implica? Che tabù vìola? Forse il fatto che il gondoliere è uno dei simboli tradizionali della seduzione maschile? Secondo me, una spiegazione va cercata nel testo di una delle più famose canzoni veneziane dedicate alla gondola. Ve la traduco dal dialetto: «Io sono il gondoliere che in gondola vi dondola, se il remo scricchiola sullo scalmo copre lo schioccare dei baci… Non vi preoccupate di me, io faccio andare la gondola…». Il gondoliere non è il seduttore, ma il complice erotico, il reggimoccolo, l’agente disinibitore della coppia. Ha potere non tanto chi gode, ma chi rende possibile il godimento degli altri.

Nel lungo percorso storico che porterà alla spartizione del potere fra i sessi, l’episodio dell’investitura di Giorgia Boscolo fa parte di una tappa in cui anche le donne detengono il godimento di tutti, possono gestirlo senza doverlo per forza impersonare o subire.

L’ira funesta (e ignorante) di Bonito Oliva

novembre 26, 2009

REPLICA. Punta della Dogana vetrina delle collezioni di Pinault? Sciocchezze. Le accuse del critico sono lo specchio dell’autolesionismo italiano. Grazie al francese e alla Biennale, Venezia è l’unica città del mondo che coniuga antichità e contemporaneità

Ogni occasione è buona per il presidente dell’Accademia della Rosica professor Achille Bonito Oliva per usare al meglio l’italiano vulgaris. Così dopo le dimissioni della direttrice di Palazzo Grassi Monique Veaute, per la naturale conclusione di un ciclo con l’apertura di Punta della Dogana, ecco che il dr. Bo dell’arte italiana si scaglia contro François Pinault, l’imprenditore francese che ha investito decine di milioni di euro per ridare nuova vita ad uno degli edifici più spettacolari di Venezia, da 60 anni abbandonato. Nella sua tirata tourettiana, ecco le definizioni sprezzanti verso il sottoscritto e la sua collega Alison Gingeras, curatori dell’attuale mostra della collezione Pinault a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana. Secondo l’ira fumante del peloso Achille, siamo poveri servi di scena, non curatori o critici come lui. Siamo fortunati che in questa occasione il professore non ci ha paragonati a quelle che lui considera sotto categorie umane, tipo i camerieri o i filippini. Ma veniamo al nocciolo delle sue rimostranze. Pinault non fa vivere abbastanza gli spazi che possiede o gestisce. Mi chiedo, nonostante il bluff di Franco Miracco, portavoce del governatore Galan e consigliere della Biennale, che dice di avere investitori del calibro di Pinault per sostenere la fondazione Guggenheim, se questa avesse vinto la gara per Punta della Dogana, dove sono gli imprenditori nostrani con la visione del francese e, più che altro, la sua generosità. (more…)

Il sogno nichilista di Cacciari

novembre 9, 2009

29617_33137_massimocac_1903392_mediumIl programma politico-filosofico del sindaco di Venezia sta per realizzarsi: Venezia senza abitanti. Morte a Venezia, trasformata in parco tematico per zombie, un museo di bellissime rovine a cielo aperto. Se Venezia e il nordest non raccolgono la sfida delle Olimpiadi, la Serenissima e le sue province rischiano di diventare ancora più marginali in Europa e in Italia. E non saranno Brunetta o Laura Fincato a salvarla, né la classe dirigente della Lega, che pure si è rinnovata e ha un legame stretto, ma segue il suo popolo più di quanto lo guidi, megafono di un territorio che ha perso competitività per carenza di infrastrutture e ossequio delle rendite, come quelle dei gondolieri.

Ne è convinto, Cesare De Michelis, professore di Letteratura a Padova e presidente della Marsilio, che «finché io vivo rimarrà a Venezia, è l’unica condizione vera che ho chiesto quando siamo entrati nel gruppo Rcs», ci dice con orgoglio, anche perché ora, con il filone di gialli nordici, tra cui Stieg Larsson, la situazione economica è molto rosea.

De Michelis conosce Cacciari dai tempi della rivista “Angelus Novus”, che hanno diretto assieme dal 1964 al 1975, ma non riesce a perdonagli la sua «affascinante insofferenza» per la gente. «Cacciari sta realizzando il suo sogno nichilista. Venezia si sta spopolando, è in svendita, e lui nega persino che noi perdiamo abitanti», esordisce De Michelis, che incontriamo al bar dell’Hotel De Russie, a Roma, vicino a piazza del Popolo. (more…)

DUELLO IN GONDOLETA

giugno 11, 2009

imagesIL CARNEVALE FA LITIGARE CACCIARI E ARRIGO CIPRIANI – L’OSTE SNOB PREFERISCE IL JET SET DELLA BIENNALE AL “GREGGE VENEZIANO ALLA RICERCA DI UN PASTORE” – IL SINDACO: “DECIDA LA CITTÀ, POI QUALCUNO LO SPIEGHI A ESERCENTI E ALBERGATORI

 

L’affondo era arrivato da Arrigo Cipriani, patròn dell’Harry’s Bar, mitico locale a due passi da San Marco, ma la replica non si è fatta attendere. Ed è toccato a Massimo Cacciari in persona render pan per focaccia. La stilettata è arrivata dall'”oste veneziano” dopo aver registrato il successo della Biennale col suo pubblico colto, ma anche della contemporanea inaugurazione del Museo Pinault alla Punta della Dogana. (more…)