Posts Tagged ‘verità’

La rincorsa del «nuovo»

dicembre 8, 2011

Borges

Martin Morales per “Il Sole 24 Ore”

«La verità, la cui madre è la storia, emula del tempo, deposito delle azioni, testimone del passato, esempio e notizia del presente, avviso del l’avvenire». Quanto è antica, e quanto è moderna questa sentenza? La questione del Moderno è un’opportunità per considerare la problematicità della scrittura della storia. Un primo aspetto di questa complessità appare quando si concepisce la narrazione della storia come atto inquisitorio il cui risultato è la costituzione di fatti che funzionerebbero talvolta come indizi, talvolta come prove o simboli, e dai quali stillare una lezione o un programma per il presente. Secondo questa differenziazione, per fondare il Moderno della nostra società moderna, portati per mano dalla storia, madre e maestra, dovremmo rivolgere il nostro sguardo verso il passato per trovare in esso gli exempla da seguire per essere moderni oggi. La celebre frase di Johan Joachim Winckelmann: «La sola via per diventare grandi, o se possibile anche inimitabili, è imitare i Greci» (1755) è eloquente di questo movimento fondatore a ritroso. La funzione epidittica della storia, consolidata nel XVI secolo, è messa in discussione quando si comincia a descrivere la storia in modo eteroreferenziale, introducendo un concetto di verità che vuol sostituirsi a quello di verità morale:

tutto l’articolo qui

Le condizioni della verità

dicembre 4, 2011

Akeel Bilgrami

Akeel Bilgrami per “Il Sole 24 Ore”

Credo che la forma più convincente di realismo sia una combinazione tra l'”idealismo trascendentale” di Kant – privato però del richiamo alle “cose in sé” – e il “pragmatismo” di Peirce. Questo realismo ha un’ispirazione kantiana in quanto rinuncia a ciò che Hilary Putnam ha chiamato “realismo metafisico” – il “realismo trascendentale” della tradizione filosofica. Ma il realismo che prediligo ha anche un’ispirazione pragmatista, in quanto fa a meno del fallibilismo proprio dell’epistemologia cartesiana. Consideriamo prima il versante pragmatista. In questa prospettiva, ciò che è irrilevante per le pratiche cognitive con cui indaghiamo il mondo è irrilevante anche per l’epistemologia. È il caso del dubbio fallibilistico dello scetticismo cartesiano: essendo insignificante per le nostre pratiche cognitive, non ha alcun valore epistemologico. Lo scetticismo cartesiano si fonda su due tesi: che tutte le nostre credenze relative al mondo esterno possano essere contemporaneamente false e che nessuna credenza sul mondo è certa (si tratta di due tesi diverse, perché la seconda non implica la prima). La prima tesi è stata molto criticata, ma il pragmatismo si oppone anche alla seconda. L’idea è che se di nessuna credenza sul mondo potessimo sapere che è vera, allora la verità non sarebbe un obiettivo della nostra indagine sul mondo. Come potremmo sostenere che la verità è un obiettivo della nostra indagine e, insieme, che non possiamo mai essere certi di aver raggiunto quell’obiettivo?

tutto l’articolo qui